Nynaeve, che cavalcava al suo fianco, scosse la testa. «Rand se la caverà benissimo. Ha con sé lord Ingtar e venti lancieri. In ogni caso, tu non puoi farci niente. E io nemmeno.» Lanciò un’occhiata in direzione di Moiraine: la snella giumenta bianca dell’Aes Sedai e l’alto morello di Lan formavano un’insolita coppia. «Per il momento» concluse.
La colonna deviò verso ponente e non tenne grande velocità. Fra le colline dello Shienar i fanti, anche in mezza armatura, non potevano muoversi rapidamente e mantenere a lungo l’andatura. Comunque procedevano alla velocità massima.
La sera si accampavano tardi; l’Amyrlin ordinava la sosta solo quando la luce era appena sufficiente a montare le tende, bianche e a forma di cupola appiattita, alte quanto una persona. Ogni coppia di Aes Sedai della stessa Ajah divideva una tenda, mentre l’Amyrlin e la Custode ne avevano una ciascuno. Moiraine dormiva nella stessa tenda delle due Azzurre. I soldati avevano un proprio accampamento e dormivano a cielo aperto; i Custodi si avvolgevano nel mantello e restavano nelle vicinanze della tenda dell’Aes Sedai a cui erano legati. La tenda delle Rosse pareva malinconica, senza Custodi; quella delle Verdi, quasi festosa, con le due Aes Sedai spesso sedute fuori, fino a sera inoltrata, a chiacchierare con i loro Custodi, quattro in tutto.
Lan venne una volta nella tenda che Egwene divideva con Nynaeve e si appartò con la Sapiente, poco lontano. Da dentro, Egwene li osservò, ma non udì che cosa dicevano; alla fine Nynaeve ebbe uno scatto di collera e tornò a passo deciso; si avvolse nella coperta e si rifiutò di fare commenti. Egwene pensò che avesse le guance umide, ma Nynaeve nascose il viso sotto un angolo della coperta. Lan rimase a fissare la tenda per un bel pezzo. Da quella sera non andò più alla loro tenda.
Moiraine si limitava a un cenno di saluto, quando passava nelle vicinanze. Nel tempo libero, discuteva con altre Aes Sedai, di tutte le Ajah tranne la Rossa, prendendole da parte una per una, durante il percorso a cavallo. L’Amyrlin concedeva poche soste per riposare, e sempre brevi.
«Forse non ha più tempo per noi» osservò Egwene, in tono triste. Moiraine era l’unica Aes Sedai che conosceva; forse, ma non le piaceva ammetterlo, l’unica di cui poteva fidarsi. «Ci ha trovate. Siamo in viaggio per Tar Valon. Ora avrà altre cose di cui preoccuparsi.»
Nynaeve sbuffò piano. «Crederò che con noi avrà finito, solo quando la vedrò morta... o saremo morte noi. È furba, quella lì.»
Altre Aes Sedai vennero nella loro tenda. Egwene quasi saltò in aria, la prima sera, quando il lembo della tenda fu spinto da parte ed entrò un’Aes Sedai grassoccia, dal viso quadrato, con i primi capelli grigi, occhi scuri e un’aria vagamente distratta. La donna diede un’occhiata alla lanterna e la fiamma divenne un po’ più vivida. Egwene pensò di sentire qualcosa, di scorgere qualcosa intorno all’Aes Sedai, quando la fiamma si ravvivò. Moiraine le aveva detto che, dopo un certo periodo d’addestramento, avrebbe visto quando un’altra incanalava il Potere e avrebbe capito se poteva incanalarlo.
«Sono Verin Mathwin» disse la donna, con un sorriso. «E voi siete Egwene al’Vere e Nynaeve al’Meara. Dei Fiumi Gemelli, terra che un tempo si chiamava Manetheren. Sangue forte, quello. Canta.»
Egwene e Nynaeve si scambiarono un’occhiata e si alzarono.
«È una convocazione dell’Amyrlin Seat?» domandò Egwene.
Verin rise. Aveva sul naso una macchia d’inchiostro. «Oh, no» rispose. «L’Amyrlin si occupa di cose più importanti di due ragazze che ancora non sono neppure novizie. Anche se non si può mai dire: voi due avete un potenziale notevole; tu in particolare, Nynaeve. Un giorno...» Esitò, pensierosa, e si strofinò il naso, passando il dito proprio sulla macchia d’inchiostro. «Ma oggi non è quel giorno. Sono qui per darti una lezione, Egwene. Purtroppo hai cercato d’anticipare i tempi.»
Innervosita, Egwene lanciò un’occhiata a Nynaeve. «Cosa ho fatto, senza volerlo?»
«Oh, niente di sbagliato. Un po’ pericoloso, forse, ma non proprio sbagliato.» Verin si mise a sedere sul pavimento di tela, a gambe incrociate. «Sedete anche voi. Non voglio farmi venire il torcicollo.»
Egwene si accomodò per terra di fronte all’Aes Sedai e si sforzò di non guardare Nynaeve. Non doveva mostrarsi colpevole, si disse, finché non avesse scoperto d’esserlo davvero; e forse nemmeno allora. «Cos’ho fatto, di pericoloso ma non proprio sbagliato?»
«Ah, be’, hai incanalato il Potere, bambina.»
Egwene rimase a bocca aperta. Nynaeve esplose: «Ridicolo! Proprio per questo andiamo a Tar Valon.»
«Moiraine mi ha... voglio dire, Moiraine Sedai mi ha dato lezioni» disse Egwene.
Verin alzò la mano perché stessero zitte e loro ubbidirono. Forse aveva l’aria distratta, ma era pur sempre un’Aes Sedai. «Bambina, credi che le Aes Sedai insegnino subito come incanalare il Potere a ogni ragazza che vuole diventare una di noi? Be’, immagino che voi due siate diverse dalle altre, ma questo non cambia niente...» Scosse la testa, con aria grave.
«Allora perché l’ha fatto?» domandò Nynaeve. A lei Moiraine non aveva dato lezioni. Egwene ancora non era sicura che Nynaeve non se la fosse presa.
«Perché Egwene aveva già incanalato il potere» rispose Verin, paziente.
«L’ho... l’ho fatto anch’io» obiettò Nynaeve. Non parve felice.
«Le circostanze erano diverse, bambina. Il fatto che tu sia ancora viva dimostra che hai controllato da sola le varie crisi. Credo che tu sappia quanto sei stata fortunata. Su quattro donne costrette a fare quel che hai fatto tu, solo una sopravvive. Naturalmente, le selvatiche...» Fece una smorfia. «Oh, scusami, ma spesso nella Torre Bianca chiamiamo così le donne che, senza addestramento, hanno ottenuto un rozzo controllo... di solito, come nel tuo caso, casuale e appena sufficiente, ma pur sempre una sorta di controllo. Le selvatiche hanno delle difficoltà, è vero. Quasi sempre erigono intorno a sé delle pareti per non sapere che cosa fanno e queste pareti interferiscono con il controllo cosciente. Più durano, queste pareti, più diventa difficile abbatterle; ma in caso positivo... be’, alcune fra le Sorelle migliori erano delle selvatiche.»
Nynaeve cambiò posizione, irritata, e guardò l’ingresso della tenda, quasi volesse uscire.
«Non capisco come tutto questo mi riguardi» disse Egwene.
Verin batté le palpebre, sorpresa. «Oh, certo, non ti riguarda affatto. Il tuo caso è totalmente diverso. In genere, le ragazze che vogliono diventare Aes Sedai, anche quelle che ne hanno il seme, come te, sono atterrite. Anche dopo essere entrate nella Torre, anche dopo avere imparato cosa fare e come farlo, per mesi devono essere guidate, passo passo, da una Sorella o da una delle Ammesse. Ma tu no. Da quel che mi ha detto Moiraine, ti sei buttata a pesce, appena hai saputo di poterlo fare, cercando a tentoni la strada, senza mai domandarti se il passo successivo ti avrebbe fatto precipitare in un pozzo senza fondo. Oh, ce ne sono state altre, come te: non sei l’unica. Moiraine stessa era una di loro. Appena ha scoperto cosa avevi fatto, non ha avuto scelta e ha cominciato a insegnarti. Non te ne ha mai parlato?»
«Mai» rispose Egwene. «Aveva... altre cose a cui badare.» Nynaeve sbuffò piano.
«Be’, Moiraine è sempre stata dell’idea di dire a ciascuno solo quel che gli occorre sapere. La conoscenza non ha uno scopo ben preciso, ma lo stesso discorso vale per l’ignoranza. Per quel che mi riguarda, preferisco sempre sapere.»
«C’è davvero? Un pozzo, voglio dire.»
«Finora no, ovviamente» rispose Verin, piegando di lato la testa. «Ma al prossimo passo?» Si strinse nelle spalle. «Vedi, bambina, più cerchi di toccare la Vera Fonte, più cerchi d’incanalare l’Unico Potere, più facile diventa farlo realmente. Sì, all’inizio ti protendi verso la Fonte e la maggior parte delle volte credi d’afferrare solo aria. O tocchi davvero Saldar: ma, anche se senti fluire in te l’Unico Potere, scopri di non saperlo utilizzare. O lo utilizzi, ma non nel modo che intendevi. Ecco il pericolo. Di solito, con una guida, con l’addestramento e con la paura che fa da freno, la capacità di toccare la Fonte e d’incanalare il Potere si unisce a quella di controllare le proprie azioni. Ma tu hai iniziato i tentativi d’incanalare il Potere senza nessuno che t’insegnasse a controllare le tue azioni. Sai di non avere fatto progressi ed è vero: sembri una che abbia imparato da sola a scalare le montagne, ma non a scendere dall’altra parte. Se non impari anche questo, prima o poi cadrai. Non mi riferisco a quel che accade a un povero maschio che cominci a incanalare il Potere: tu non impazzirai, né morirai, con le Sorelle che t’insegnano e ti guidano... ma cosa potresti fare accidentalmente, senza averne l’intenzione?» Per un istante Verin aveva perduto l’aria distratta e girato lo sguardo da Egwene a Nynaeve, con la stessa acutezza di quello dell’Amyrlin. «Il tuo talento innato è forte, bambina; e diverrà più forte. Devi imparare a controllarlo, prima di nuocere a te stessa, o a qualcun altro, o a molti altri. Moiraine voleva insegnarti proprio questo. In questo cercherò d’aiutarti io stasera e una Sorella le altre sere, finché non sarai nelle abili mani di Sheriam. Sheriam è la Maestra delle Novizie.»