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Si domandò se la donna del sogno era Moiraine e si rimproverò per quel pensiero. Liandrin si adattava meglio al ruolo. O forse Alanna: anche lei era interessata a Rand.

Non riuscì a raccontare il sogno a Anaiya. Disse: «So che sembra una sciocchezza, ma lui è in pericolo, In grave pericolo. Lo so. Lo sento. Ancora adesso.»

Anaiya assunse un’aria pensierosa. «Be’, c’è una possibilità che di sicuro nessuno ha preso in considerazione» disse con calma. «Potresti essere una Sognatrice. È una possibilità remota, bambina, però... Da quasi cinquecento anni non abbiamo più avuto una Sognatrice. E il Sogno è strettamente collegato alla Predizione. Se davvero Sogni, forse puoi anche Predire. Questo sì che sarebbe un dito nell’occhio delle Rosse. Certo, può anche trattarsi di un normale incubo, provocato dal poco sonno, dal cibo freddo, dal viaggio duro. E dalla lontananza del tuo giovanotto. Sarebbe molto più probabile. Sì, sì, bambina, lo so: sei preoccupata per lui. Il sogno indicava il tipo di pericolo?»

«Nel sogno lui è svanito e io ho sentito il pericolo. E il male. L’ho sentito anche prima che Rand svanisse.» Rabbrividì e si strofinò le mani. «Lo sento ancora adesso.»

«Be’, ne parleremo con più calma a bordo della Regina del fiume. Se sei davvero una Sognatrice, farò in modo che tu abbia l’addestramento che Moiraine dovrebbe... Tu, laggiù!» gridò all’improvviso. Egwene sobbalzò. Un uomo alto, che si era appena seduto su di un barile di vino, sobbalzò anche lui. «Il barile va caricato, non usato da sedile. Ne parleremo a bordo, bambina. No, stupido! Non puoi portarlo da solo! Vuoi farti male?» Anaiya si allontanò a passo deciso giù per il molo e apostrofò gli sfortunati paesani, con un linguaggio insospettabile in una come lei.

Egwene scrutò nel buio, verso meridione. Rand era laggiù, da qualche parte. Non a Fal Dara, non nella Macchia. Ne era sicura. “Tieni duro, testa di rapa” pensò. “Se ti fai uccidere prima che ti tolga dagli impicci, ti scortico vivo!" Non le venne in mente di chiedersi come l’avrebbe tolto dagli impicci, visto che andava a Tar Valon.

Si strinse nel mantello e cercò una barca per salire a bordo della Regina del fiume.

13

Di Pietra in Pietra

Rand si svegliò ai primi raggi del sole e si domandò se sognava. Si alzò lentamente, con lo sguardo fisso. Tutto era cambiato, o quasi. Sole e cielo erano al loro solito posto, pallido il primo e quasi sereno il secondo. Loial e Hurin, avvolti nel mantello e addormentati, erano ancora distesi accanto a lui; i cavalli erano sempre impastoiati a un passo di distanza; ma tutti gli altri erano spariti: soldati, cavalli, i suoi amici, tutti e tutto.

La conca stessa era cambiata e ora loro tre si trovavano al centro, non più sul bordo. Accanto alla testa di Rand si alzava una colonna di pietra grigia, alta almeno sei braccia e larga un passo intero, coperta di centinaia, forse migliaia, di segni profondamente incisi, lettere d’una lingua che Rand non conosceva. Pietre bianche lastricavano il fondo della conca, livellate come pavimento e levigate quasi al punto da luccicare. Alti e larghi gradini salivano fino al bordo della conca, in anelli concentrici di pietra di diverso colore. E intorno al bordo gli alberi erano anneriti e contorti, come se fra di essi fosse passata una tempesta di fuoco. Ogni cosa, sole compreso, pareva più pallida del normale, più sfumata, come velata dalla nebbia. Ma non c’era nebbia. Solo loro tre e i cavalli parevano realmente solidi. Ma quando Rand toccò la pietra sotto di sé, anche quella gli parve solida.

Allungò la mano e scosse Loial e Hurin. «Svegliatevi! Ditemi che sogno! Per favore, svegliatevi!»

«È già mattino?» disse Loial. Si alzò a sedere, rimase a bocca aperta e sgranò gli occhi.

Hurin si destò con un sobbalzo, poi scattò in piedi come una pulce su di una pietra ardente e guardò da tutte le parti. «Dove siamo? Cos’è accaduto? Dove sono gli altri? Dove siamo, lord Rand?» Si lasciò cadere sulle ginocchia, torcendosi le mani, ma continuò a saettare lo sguardo da ogni parte. «Cos’è avvenuto?»

«Non lo so» rispose lentamente Rand. «Speravo fosse un sogno, ma... Forse è davvero un sogno.» Aveva esperienze di sogni che non erano sogni, esperienze che non voleva ripetere né ricordare. Si alzò con cautela. Ogni cosa rimase com’era.

«Non credo» disse Loial. Esaminava la colonna e non aveva un’aria contenta. «Direi che questa è la stessa pietra accanto alla quale ci siamo addormentati ieri sera. E ora credo di sapere che cos’è.» Una volta tanto parve infelice di sapere.

«Questa è...» No! Che fosse la stessa pietra era follia, ma non più della scomparsa di Mat e Perrin e gli shienaresi, non più del cambiamento di ogni cosa. A meno che lui stesso non fosse impazzito. Guardò Loial e Hurin: non si comportavano come se lui fosse pazzo, anche loro vedevano le stesse cose. Fu colpito dal diverso colore dei gradini, sette colori che andavano dall’azzurro al rosso. «Uno per ogni Ajah» disse.

«No, lord Rand» gemette Hurin. «No. Le Aes Sedai non farebbero una cosa del genere proprio a noi! Io cammino nella Luce.»

«Anche noi, Hurin» disse Rand. «Le Aes Sedai non ti farebbero niente.» A meno che l’annusatore non ostacolasse i loro piani, pensò. E se fosse stata opera di Moiraine? «Loial» soggiunse «hai detto di sapere cos’è questa pietra. Spiegati meglio.»

«In un antico libro, di cui restavano solo alcune pagine, ho visto il disegno di questa pietra. Di questa Pietra...» e diede un’enfasi particolare alla parola «o di una molto simile. In calce al disegno era scritto: “Di Pietra in Pietra corrono le linee del ‘se’, fra i mondi che potrebbero essere".»

«Cosa significa? Mi sembrano parole prive di senso.»

L’Ogier scosse tristemente la testa. «Erano solo alcune pagine. Vi si diceva che nell’Epoca Leggendaria le Aes Sedai, quelle in grado di Viaggiare, le più potenti, potevano usare queste Pietre. Come, non era spiegato. Ma, da quel che ho potuto dedurre, forse le Aes Sedai usavano le Pietre per viaggiare in mondi diversi dal nostro.» Alzò lo sguardo verso gli alberi bruciati e si affrettò a distoglierlo, come se non volesse pensare a quel che c’era al di là del bordo. «In ogni caso, con noi non ci sono Aes Sedai in grado d’incanalare il Potere, quindi non capisco come sia accaduto.»

Rand si sentì formicolare la pelle. Le Aes Sedai usavano quelle Pietre, nell’Epoca Leggendaria... quando esistevano Aes Sedai maschi. Ricordò vagamente che, quando si stava per addormentare, era stato circondato dal vuoto, pieno di quel bagliore spiacevole. E ricordò la stanza di quel villaggio e la luce verso cui si era proteso per fuggire. Se era la metà maschile della Vera Fonte... Forse era stato lui a trasportare tutt’e tre in un mondo diverso. Non voleva pensare a questa possibilità. «Mondi che potrebbero essere? Non capisco, Loial.»

L’Ogier si strinse nelle spalle.

«Nemmeno io, Rand. Gran parte dello scritto suonava così. “Se una donna va a sinistra o va a destra, il flusso del Tempo si divide? La Ruota tesse allora due Disegni? O mille, per ogni giro? O tanti quante sono le stelle? Uno solo è reale, mentre gli altri sono semplici ombre e immagini riflesse?" Vedi, non è molto chiaro. Quasi tutte domande che paiono contraddirsi. Ed era solo un frammento.» Tornò a fissare la colonna, ma aveva l’aria di chi vorrebbe trovarsi da un’altra parte. «In teoria esistono parecchie di queste Pietre, sparse in tutto il mondo; ma non ho mai udito che ne sia stata trovata una. Né che sia stato trovato un luogo come questo.»