L’annusatore balzò in sella, ansioso di fare qualcosa e forse anche di allontanarsi dalla conca, e risalì gli ampi gradini colorati. Gli zoccoli del cavallo risuonarono rumorosamente sulla pietra, ma non lasciarono segno.
Rand ripose nella bisaccia le pastoie di Red, prese arco e faretra e montò in sella.
Loial si avvicinò, portando sottomano il cavallo; con la testa arrivava alla spalla di Rand in sella. Pareva ancora perplesso.
«Pensi che dovremmo restare qui?» disse Rand. «E cercare di nuovo di usare la Pietra? Se gli Amici delle Tenebre sono qui, dobbiamo trovarli. Non possiamo lasciare in mano loro il Corno di Valere. Hai udito anche tu l’Amyrlin. E dobbiamo ricuperare il pugnale. Mat morirà, senza di esso.»
Loial annuì. «Sì, Rand. Ma le Pietre...»
«Ne troveremo un’altra. Hai detto che erano sparse in diversi luoghi; se si trovano tutte in anfiteatri come questo, non sarà difficile scoprirne un’altra.»
«Rand, quel frammento diceva che le Pietre provengono da un’Epoca più antica dell’Epoca Leggendaria e che perfino le Aes Sedai allora non le capivano, anche se alcune le usavano, con l’aiuto dell’Unico Potere. Come pensi di usare questa Pietra, o un’altra, per riportarci nel nostro mondo?»
Rand rimase a fissare l’Ogier, riflettendo rapidamente. «Se sono più antiche dell’Epoca Leggendaria» obiettò «forse per usarle non era necessario il Potere. Ci sarà un altro modo. Gli Amici delle Tenebre sono arrivati fin qui e di sicuro non hanno usato il Potere. Quale che sia quest’altro modo, lo troverò. Vi riporterò indietro, Loial.» Guardò l’alta colonna di pietra, con i suoi simboli bizzarri, e sentì un formicolio di paura. Se solo non avesse dovuto usare il Potere, per riportarli indietro! «Te lo prometto, Loial. In un modo o nell’altro.»
L’Ogier annuì, dubbioso. Montò a cavallo e seguì Rand su per i gradini, per raggiungere Hurin, fermo tra gli alberi anneriti.
Il terreno era una distesa ondulata, scarsamente boscosa, con tratti d’erba tagliati da torrenti. In lontananza Rand credette di scorgere un’altra chiazza bruciata. Ogni cosa era pallida, con colori slavati. Non c’era segno d’opere umane, tranne il cerchio di pietra alle loro spalle. Il cielo era vuoto, senza fumo di comignoli, senza uccelli: solo alcune nuvole e un pallido sole giallo.
La cosa peggiore di tutte, però, era un’altra: il terreno pareva distorcere l’occhio. Le cose vicine parevano giuste, come quelle viste dritto in lontananza. Ma ogni volta che Rand girava la testa, cose che con la coda dell’occhio parevano lontane sembravano precipitarsi verso di lui e farsi più vicine, quando le fissava direttamente. Si aveva un senso di vertigine: perfino i cavalli nitrivano e roteavano gli occhi, innervositi. Rand provò a muovere la testa piano piano: l’apparente movimento di cose che dovevano essere fisse non sparì, ma l’effetto di vertigine parve diminuire.
«Quel frammento di libro diceva niente, a questo proposito?» domandò a Loial.
L’Ogier scosse la testa, poi deglutì con forza, come se rimpiangesse il movimento brusco. «Niente» rispose.
«Immagino che non ci sia nessun rimedio. Da quale parte, Hurin?»
«Meridione, lord Rand.» Il fiutatore teneva gli occhi fissi sul terreno.
«Meridione, allora» disse Rand e spronò Red. Cercò d’assumere un tono leggero, come se non vedesse molte difficoltà nel loro compito «Cos’aveva detto, Ingtar? Tre o quattro giorni dal monumento di Artur Hawkwing? Chissà se anch’esso esiste qui, come le Pietre. Se questo è un mondo che potrebbe essere, forse il monumento è ancora in piedi. Non sarebbe una cosa da vedere, Loial?»
Cavalcarono verso meridione.
14
Fratello dei lupi
Era furioso. «Spariti?» domandò Ingtar all’aria. «E le mie guardie non hanno visto niente. Niente! Non possono essere semplicemente svaniti!»
Ascoltandolo, Perrin ingobbì le spalle e guardò Mat, fermo a poca distanza, con la fronte corrugata, borbottando qualcosa. Discuteva tra sé, pensò Perrin. Il sole faceva capolino all’orizzonte e il gruppo doveva già essere in cammino. I cavalli da soma, carichi e legati in fila, battevano con impazienza gli zoccoli; ognuno aspettava accanto alla propria cavalcatura.
Huno si accostò a Ingtar. «Non una maledetta impronta, milord» disse. Pareva offeso: il fallimento lo toccava nella sua abilità. «La Luce m’incenerisca, nemmeno un maledetto graffio di zoccolo. Svaniti!»
«Tre uomini e tre cavalli non svaniscono come fumo nell’aria» ringhiò Ingtar. «Studia di nuovo il terreno, Huno. Sei l’unico che può scoprire da che parte sono andati.»
«Forse sono solo fuggiti» disse Mat. Huno si fermò e lo fissò con odio. Come se avesse maledetto un’Aes Sedai, pensò Perrin, stupito.
«Perché dovevano scappare?» domandò Ingtar, con voce bassa e minacciosa. «Rand, l’Ogier, il mio annusatore... il mio annusatore! Perché mai, non dico tutt’e tre, ma anche uno solo di loro doveva scappare?»
Mat si strinse nelle spalle. «Non lo so. Rand era...» Perrin avrebbe voluto tirargli qualcosa per farlo tacere, ma Ingtar e Huno guardavano. Vide con sollievo che Mat esitava, allargava le mani e borbottava: «Non so perché. Pensavo solo che forse erano scappati.»
«Scappati» ringhiò Ingtar, con una smorfia, come se non ci credesse nemmeno per un istante. «Il Costruttore può andare dove gli pare, ma Hurin non sarebbe mai scappato. E neppure Rand al’Thor. Non lo farebbe: ora sa qual è il suo dovere. Avanti, Huno. Fruga di nuovo il terreno.» Huno eseguì un mezzo inchino e si allontanò in fretta. Ingtar continuò a brontolare. «Perché Hurin se ne andrebbe così, nel cuore della notte, senza una parola? Sa cosa cerchiamo. Come faccio a rintracciare questa feccia generata dall’Ombra, senza di lui? Darei mille corone d’oro per una muta di segugi. Se non sapessi come stanno le cose, direi che è un trucco degli Amici delle Tenebre per deviare di nascosto a levante o a ponente. Santa pace, non sono neppure sicuro di sapere realmente come stanno le cose!» Si diresse dietro Huno.
Perrin si smosse a disagio. Indubbiamente gli Amici delle Tenebre si allontanavano a ogni minuto. E, con loro, il Corno di Valere e il pugnale. Non credeva che Rand, qualsiasi cosa fosse diventato, avrebbe abbandonato la caccia. Ma dov’era andato? E perché? Loial poteva anche accompagnarlo per amicizia... ma Hurin?
«Forse è scappato davvero» borbottò. Si guardò intorno. Pareva che nessuno avesse udito; perfino Mat non gli badava. Si grattò i capelli. Se le Aes Sedai l’avessero inseguito, convinte che fosse un falso Drago, sarebbe scappato anche lui. Ma preoccuparsi per Rand non li aiutava a rintracciare gli Amici delle Tenebre.
C’era un modo, forse... se era disposto a tentarlo. Ma non voleva imboccare quella strada. L’aveva sempre evitata, ma forse, ora, non poteva più farlo. Pareva la giusta punizione per quello che aveva detto a Rand. Ora anche lui avrebbe voluto fuggire. Pur sapendo quel che poteva — quel che doveva — fare per essere d’aiuto, esitò.
Nessuno lo guardava. Nessuno, anche se l’avesse guardato, avrebbe saputo quel che lui vedeva. Alla fine, con riluttanza, Perrin chiuse gli occhi e lasciò che i suoi pensieri andassero alla deriva, lontano da lui.
Fin dal principio aveva cercato di negarlo, molto prima che il colore dei suoi occhi cambiasse dal castano scuro al giallo dell’oro brunito. Da quel primo incontro, da quel primo istante di riconoscimento, si era rifiutato di credere e aveva continuato a fuggire. E voleva ancora fuggire.
I suoi pensieri vagarono, sentendo quel che doveva essere lì fuori, quel che c’era sempre lì fuori, in un territorio dove gli uomini erano scarsi o assai distanziati, sentendo i suoi fratelli. Non gli piaceva considerarli suoi fratelli, ma lo erano.
All’inizio aveva avuto paura che si trattasse di una contaminazione del Tenebroso, o dell’Unico Potere, due cose ugualmente brutte per chi voleva solo fare il fabbro e vivere la propria vita nella Luce e in pace. Da quella volta capiva in parte come si sentiva Rand, atterrito di se stesso, impuro. Lui stesso non aveva ancora superato questo stadio. Però la sua capacità era più antica dell’uso dell’Unico Potere da parte degli esseri umani e risaliva alla nascita del Tempo. Non era il Potere, gli aveva detto Moiraine, ma un Talento svanito da lungo tempo e tornato a manifestarsi. Anche Egwene sapeva, per quanto a lui dispiacesse: avrebbe voluto che nessuno sapesse. Si augurò che Egwene non ne avesse parlato a nessuno.