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Con sorpresa di Perrin, gli shienaresi parvero accettare la storia di Ingtar. Alcuni parvero scettici (Masema arrivò al punto di sputare in segno di disprezzo) ma Huno annuì pensierosamente e a molti questo bastò. Mat fu il più difficile da convincere.

«Un annusatore! Tu? Ritroverai a fiuto gli assassini? Perrin, sei pazzo quanto Rand. Sono rimasto l’unico sano di mente, fra quelli di Emond’s Field, visto che Egwene e Nynaeve vanno a Tar Valon per diventare...» S’interruppe di colpo, con un’occhiata impacciata agli shienaresi.

Perrin prese il posto di Hurin a fianco di Ingtar e la piccola colonna si diresse a meridione. Mat continuò con i commenti sprezzanti, finché Huno non trovò le prime tracce lasciate da Trolloc e da uomini a cavallo, ma Perrin non gli badò: era occupato a impedire ai lupi di correre avanti per uccidere i Trolloc. Ai lupi interessava solo fare strage dei Deformi; per loro, gli Amici delle Tenebre non erano diversi dagli altri due-gambe. Perrin quasi vedeva gli Amici delle Tenebre fuggire agli otto venti, mentre i lupi sbranavano i Trolloc, e portare con sé il Corno di Valere e il pugnale. Morti i Trolloc, non sapeva come suscitare l’interesse dei lupi per rintracciare degli esseri umani, anche se avesse avuto l’idea di chi cercare. Ebbe con i lupi una discussione e sudò freddo, prima di ricevere una serie d’immagini che gli rivoltarono lo stomaco.

Fermò di colpo il cavallo. Gli altri lo imitarono e lo guardarono, aspettando spiegazioni. Perrin guardò avanti a sé e imprecò sottovoce.

I lupi uccidevano gli uomini, ma gli uomini non erano la loro preda preferita. Intanto, i lupi ricordavano le antiche cacce insieme, e poi i due-gambe avevano un cattivo sapore. In fatto di cibo, i lupi erano più schizzinosi di quanto lui non avesse creduto: non mangiavano carogne, a meno d’essere davvero affamati; e pochi uccidevano più di quanto potevano mangiare. L’impressione che Perrin ricevette dai lupi era di vero e proprio disgusto. E c’erano le immagini, più chiare di quanto a Perrin sarebbe piaciuto. Corpi umani, uomini, donne e bambini, ammucchiati l’uno sull’altro. Terra inzuppata di sangue, calpestata da zoccoli e da piedi mossi in frenetici tentativi di fuga. Brandelli di carne. Teste mozzate. Avvoltoi volteggianti e ali sporche di rosso; teste insanguinate e prive di piume che strappavano lembi di carne e s’ingozzavano. Perrin interruppe il contatto, prima di vomitare.

Sopra alcuni alberi lontani riusciva appena a distinguere puntini neri che roteavano bassi, si lasciavano cadere e risalivano. Avvoltoi che si disputavano il pasto.

«C’è qualcosa di brutto da quella parte» disse, impacciato, incontrando lo sguardo di Ingtar. Come poteva spiegarglielo, in modo che il racconto si adattasse alla storia d’essere un annusatore? Non voleva avvicinarsi tanto da vedere il massacro. Ma loro avrebbero voluto investigare, appena visti gli avvoltoi. Bisognava dire quel poco sufficiente a farli girare intorno alla zona. «Gli abitanti di quel villaggio... I Trolloc li avevano presi prigionieri e ora li hanno sterminati, credo.»

Huno iniziò a imprecare sottovoce e alcuni altri borbottarono tra sé. Ma nessuno parve ritenere bizzarro il suo annuncio. Lord Ingtar aveva detto che era un annusatore e gli annusatoli fiutavano le uccisioni.

«C’è qualcuno che ci segue» disse Ingtar.

Mat girò il cavallo. «Forse è Rand. Sapevo che non mi avrebbe lasciato.»

A settentrione si scorgevano nuvolette di polvere: un cavallo attraversava al galoppo una zona d’erba scarsa. Gli shienaresi si allargarono a ventaglio, con la lancia pronta. Non erano luoghi dove prendere alla leggera qualsiasi estraneo.

Comparve un puntino... un cavallo col cavaliere; una donna, agli occhi di Perrin, molto prima che uno degli altri la distinguesse, e si avvicinò rapidamente. Quando fu vicino, la donna rallentò al trotto e si sventagliò con la mano. Era grassoccia, brizzolata, col mantello legato dietro la sella; li guardò battendo le palpebre, con aria svagata.

«Un’Aes Sedai» disse Mat, deluso. «La conosco. Verin.»

«Verin Sedai» lo riprese Ingtar, aspro; poi rivolse alla donna un profondo inchino.

«Lord Ingtar, mi manda Moiraine Sedai» annunciò Verin, con un sorriso di soddisfazione. «Pensa che potresti avere bisogno di me. Che galoppata ho fatto! Non credevo di raggiungerti prima del Cairhien. Hai visto il villaggio, vero? Uno spettacolo orribile. E quel Myrddraal. C’erano avvoltoi e corvi su ogni tetto, ma nessuno gli si è avvicinato, per quanto fosse morto, Però ho dovuto scacciare il peso del Tenebroso stesso in mosche, prima di capire cos’era. Peccato non avere il tempo di staccarlo. Non ho mai avuto l’opportunità di studiare un...» All’improvviso socchiuse gli occhi e l’aria svagata svanì come fumo. «Dov’è Rand al’Thor?»

Ingtar fece una smorfia. «Scomparso, Verin Sedai. Ieri notte, senza lasciare traccia. Lui, l’Ogier e Hurin, uno dei miei uomini.»

«L’Ogier, lord Ingtar? E il tuo annusatore è andato con lui? Cosa hanno in comune questi due, con...» Ingtar la fissava a bocca aperta e lei sbuffò. «Credevi di poter tenere segreto uno come Hurin?» Sbuffò di nuovo. «Annusatori. Svaniti, hai detto?»

«Sì, Verin Sedai.» Ingtar pareva turbato: non era mai facile scoprire che le Aes Sedai conoscevano i segreti altrui e Perrin si augurò che Moiraine non avesse parlato di lui a nessuno. «Ma ho... ho un nuovo annusatore» continuò Ingtar. Indicò Perrin. «Pare che anche lui abbia questa abilità. Troverò il Corno di Valere, come ho giurato di fare, non avere paura. La tua compagnia è bene accetta, Aes Sedai, se desideri venire con noi.» Ma, con sorpresa di Perrin, non pareva troppo contento.

Verin lanciò un’occhiata a Perrin, che cambiò posizione a disagio, «Un nuovo annusatore, proprio quando perdi il vecchio. Davvero... provvidenziale, Non hai trovato tracce? No, naturalmente. Hai detto che non ce n’erano. Curioso. Ieri notte.» Si girò sulla sella e guardò indietro; per un momento Perrin pensò che sarebbe tornata da dove era venuta. Ingtar si accigliò. «Pensi che la loro scomparsa abbia a che fare con il Corno, Aes Sedai?»

Verin si girò. «Il Corno? No. No, penso di no. Ma è bizzarro. Molto bizzarro. Non mi piacciono le cose bizzarre, finché non le capisco.»

«Posso farti accompagnare da due uomini nel posto dove sono scomparsi, Verin Sedai. Non avranno difficoltà a condurti lì.»

«No, Se hai detto che sono svaniti senza lasciare traccia...» Per un lungo istante esaminò Ingtar, con viso impassibile. «Verrò con te. Forse li ritroveremo, o loro troveranno noi. Mentre procediamo, lord Ingtar, dimmi tutto quello che sai di quel giovanotto. Tutto quello che ha fatto, tutto quello che ha detto.»

Ripartirono fra un tintinnio di finimenti e d’armature; Verin si mantenne vicinissima a Ingtar e lo interrogò attentamente, ma a voce troppo bassa perché gli altri udissero. Perrin cercò di mantenersi al loro fianco e l’Aes Sedai lo guardò di brutto; allora lui rimase più indietro.

«Lei cerca Rand, non il Corno» borbottò Mat.

Perrin annuì. Si augurò che Rand, dovunque fosse, vi rimanesse. Era più sicuro.

15

Kinslayer

Quando Rand le guardava, le montagne lontane e curiosamente sbiadite parevano scivolare verso di lui in un modo che gli faceva girare la testa, a meno che lui non si rifugiasse nel vuoto. A volte si trovava avvolto nel vuoto senza accorgersene, ma cercava di evitarlo come la morte stessa. Preferiva avere le vertigini che trovarsi avvolto nel vuoto con quella sua luce inquietante. Era molto meglio fissare il territorio sbiadito. Tuttavia Rand cercò di non guardare niente di troppo lontano, a meno che non si trovasse proprio davanti.