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Senza guardare Loial né Hurin, Rand si affrettò a farla rialzare. «Un uomo che non rischi la vita per salvare una donna, non è un uomo» disse; e subito arrossì. Aveva citato un detto dello Shienar. «Voglio dire... non è stato...» Che idiota! Non poteva dire alla donna che salvarle la vita non era stato niente «Il mio onore lo richiedeva» concluse. La frase suonava vagamente shienarese e formale. Rand si augurò che fosse appropriata. Non trovava nient’altro da dire.

A un tratto si accorse che la donna lo fissava: non aveva cambiato espressione, ma i suoi occhi scuri lo trapassavano, lo facevano sentire nudo. E senza volerlo la immaginò nuda. Arrossì di nuovo. «Aaah! Da... da dove vieni, Selene?» domandò. «Non abbiamo visto un’anima, dal nostro arrivo. La tua città è nelle vicinanze?»

La donna lo guardò, pensierosa, e Rand arretrò d’un passo, troppo consapevole della sua vicinanza.

«Non sono di questo mondo, milord» disse Selene. «Qui non ci sono persone. Nessun essere vivente, a parte i grolm e alcune altre creature simili. Provengo dal Cairhien e non so esattamente come sono giunta qui. Durante una passeggiata a cavallo mi sono fermata per un pisolino; al risveglio, mi sono ritrovata qui. Posso solo sperare, milord, che mi salvi una seconda volta e mi aiuti a tornare a casa.»

«Selene, non sono un... ah, per favore, chiamami solo Rand.»

«Se preferisci... Rand.» Gli sorrise, mozzandogli il fiato. «Mi aiuterai?»

«Naturalmente!» Quant’era bella! E lo guardava come se fosse un eroe delle storie! Scosse la testa per scacciare queste stupidaggini. «Prima, però, dobbiamo trovare gli uomini che inseguiamo. Cercherò di tenerti fuori dei pericoli, ma dobbiamo trovarli. Meglio venire con noi che stare qui da sola.»

Per un momento lei rimase in silenzio e parve studiarlo di nuovo. «Un uomo ligio al dovere» disse infine, con un lieve sorriso. «Mi piace. Sì. Chi sono i furfanti che inseguite?»

«Amici delle Tenebre e Trolloc, milady» s’intromise Hurin, con un goffo inchino. «Nella rocca di Fal Dara hanno ucciso alcune persone e rubato il Corno di Valere. Ma lord Rand lo riporterà indietro.»

Rand fissò tristemente l’annusatore: addio segreto! Hurin gli rivolse un debole sorriso. Tanto, pensò Rand, lì il segreto non aveva molta importanza; però, tornati nel loro mondo... «Selene, non devi parlare del Corno a nessuno. Se si viene a sapere, avremo alle calcagna centinaia di persone che cercheranno di prendercelo.»

«No, non sarebbe bene che cadesse nelle mani sbagliate» disse Selene, «Il Corno di Valere. Non so dirti quante volte ho sognato di toccarlo, di tenerlo fra le mani. Prometti di lasciarmelo toccare, quando l’avrai ricuperato.»

«Prima dobbiamo trovarlo. Meglio metterci in cammino.» Rand le offrì la mano per aiutarla a montare in sella, Hurin scese di cavallo e si precipitò a reggere la staffa. «Non so cosa sia quel mostro che ho ucciso... quel grolm?» disse Rand. «Ma potrebbero essercene altri qui intorno.» La mano di lei era ferma, forte, e la pelle era... Seta? Qualcosa di più morbido, di più liscio. Rand provò un brivido.

«Ci sono sempre» disse Selene. La giumenta bianca si agitò e snudò i denti a Red, ma si calmò appena Selene toccò le redini.

Rand si mise a tracolla l’arco e montò in sella. Possibile che esistesse una pelle così morbida? «Hurin, la pista? Hurin! Hurin!»

L’annusatore sobbalzò e smise di fissare Selene. «Sì, lord Rand. Ah... la pista. Meridione, milord. Sempre meridione.»

«Allora andiamo.» Rivolse un’occhiata inquieta al corpo del grolm in mezzo al torrente. Si era sentito meglio quando credeva che in quel mondo non ci fossero altri esseri viventi. «Segui la pista, Hurin.»

All’inizio Selene cavalcò a fianco di Rand, parlando di questo e di quello, rivolgendogli domande e chiamandolo lord. Una decina di volte Rand fu sul punto di dirle che non era un lord, solo un pastore, e ogni volta, guardandola, non riuscì a parlare. Una dama come lei non avrebbe parlato allo stesso modo a un pastore, anche se quel pastore le aveva salvato la vita.

«Sarai un grand’uomo, quando avrai trovato il Corno di Valere» disse Selene. «Un uomo da leggenda. L’uomo che suona il Corno crea la propria leggenda.»

«Non voglio suonarlo e non voglio entrare in nessuna leggenda» replicò Rand. Non sapeva se la donna usasse profumi, ma da lei proveniva un aroma dolce e pungente che gli pizzicava il naso e gli dava alla testa.

«Tutti cercano grandezza. Potresti essere l’uomo più importante di tutte le Epoche.»

Parole troppo simili a quelle di Moiraine, pensò Rand. Senza dubbio il Drago Rinato avrebbe segnato l’Epoca.

«Io no» replicò con fervore. «Io sono soltanto...» Si disse che Selene l’avrebbe disprezzato, se le avesse detto d’essere un semplice pastore e cambiò la conclusione della frase: «...uno che lo cerca. E che vuole aiutare un amico.»

Lei rimase in silenzio un momento. «Ti sei ferito alla mano» disse poi.

«Non è niente» rispose Rand. Cercò d’infilare nella giubba la mano, che gli pulsava perché reggeva le redini, ma lei gliela prese.

Rand, sorpreso, la lasciò fare; poi non ebbe scelta: o la ritraeva sgarbatamente o le permetteva di togliere il fazzoletto. Il tocco di Selene era fresco e sicuro. Sul palmo, arrossato e gonfio, il segno dell’airone era sempre ben visibile.

Con un dito Selene sfiorò il marchio a fuoco, ma non fece commenti, nemmeno per domandare come se l’era procurato. «Se non lo curi» disse poi «rischi di restare con la mano paralizzata. Ho un unguento che dovrebbe farti bene.» Da una tasca interna del mantello estrasse una boccetta di pietra, tolse il turacciolo e con delicatezza si mise a spalmare sull’ustione un balsamo bianco.

L’unguento, freddo all’inizio, parve scaldarsi e penetrare nella carne. E si mostrò efficace, come a volte i medicamenti di Nynaeve. Sotto la carezza delle dita di Selene, l’infiammazione regredì e il gonfiore diminuì.

«Alcuni uomini» disse lei, senza alzare gli occhi «decidono di cercare la grandezza, mentre altri sono costretti a cercarla. È sempre meglio decidere, anziché essere costretti. Chi è costretto a fare una cosa, non è mai interamente il padrone di se stesso. Sarà sempre il burattino di chi lo costringe.»

Rand liberò la mano: il marchio pareva vecchio d’una settimana, quasi guarito. «Cosa vuoi dire?» domandò.

«Mi riferivo al Corno, ovviamente» rispose Selene, calma, riponendo la boccetta. «Se trovi il Corno di Valere, acquisterai grandezza. Ma ti è stato imposto o hai deciso da te? Ecco il punto.»

Rand fletté le dita. Selene parlava come Moiraine. «Sei Aes Sedai?» le domandò.

Lei inarcò le sopracciglia; gli occhi mandarono uno scintillio, ma la voce era calma. «Aes Sedai?» disse. «Io? No.»

«Scusa, non volevo offenderti.»

«Offendermi? Non mi sono offesa, ma non sono Aes Sedai.» Arricciò le labbra in un ghigno di scherno e anche la smorfia era bella. «Si rincantucciano dove si ritengono al sicuro, mentre potrebbero fare molto di più. Servono, mentre potrebbero governare; lasciano che ci siano le guerre, mentre potrebbero portare ordine nel mondo. No, non chiamarmi mai Aes Sedai.» Sorrise e gli posò sul braccio la mano, per mostrare di non essere in collera.

Ma Rand si sentì più sollevato, quando lei rimase indietro per affiancarsi a Loial. Ma ne sentì anche la mancanza, Precedeva Selene solo di qualche passo (si girò sulla sella a fissare le donna, che cavalcava a fianco di Loial; l’Ogier era piegato quasi in due, per parlarle) ma avrebbe preferito averla accanto, per sentirne il profumo inebriante, per toccarla. Si girò di nuovo, arrabbiato con se stesso. Non voleva toccarla sul serio (amava Egwene e si sentì in colpa perché aveva dovuto fare uno sforzo per ricordarlo) ma Selene era bellissima e lo riteneva un lord e diceva che poteva diventare un grand’uomo. Anche Moiraine sosteneva che lui era il Drago Rinato. Selene non era Aes Sedai. Era una nobildonna del Cairhien e lui un pastore. E lei non lo sapeva. Per quanto tempo le avrebbe lasciato credere una menzogna? Solo finché non fossero andati via da quel posto. Se ne fossero andati via. Se. Con quel se, i suoi pensieri assunsero un silenzio imbronciato.