Cercò di osservare il terreno... Selene diceva che c’erano altre creature come quel grolm e lui le credeva; Hurin era troppo intento a fiutare la traccia per notare altro; anche Loial era troppo impegnato nella conversazione per vedere qualcosa prima che gli morsicasse le gambe. Ma era difficile tenere d’occhio il territorio. Girare la testa troppo in fretta gli faceva lacrimare gli occhi; una collina o un folto d’alberi parevano distanti un miglio, da un’angolazione, e solo un centinaio di passi, da un’altra.
Però si avvicinavano alla catena montuosa, di questo Rand era sicuro. Il Pugnale del Kinslayer, stagliato contro il cielo, era una distesa seghettata di cime incappucciate di neve. Tutt’intorno già si vedevano le alture pedemontane che rivelavano la vicinanza della catena montuosa. Sarebbero giunti alla base delle montagne vere e proprie prima del buio, forse in un’altra ora o poco più. Cento e passa leghe, percorse in meno di tre giorni. Anzi, no: nel mondo reale avevano trascorso a meridione dell’Erinin la maggior parte di una giornata. Cento e passa leghe in meno di due giorni.
«Dice che avevi ragione, su questo posto.»
Rand sobbalzò: non si era accorto che Loial gli sì era accostato. Selene era accanto a Hurin, che sogghignava e chinava la testa a ogni sua parola. Rand guardò di sottecchi l’Ogier. «Da come vi tenevate testa a testa, sono sorpreso che tu sia riuscito a staccarti da lei. Cosa significa che avevo ragione?»
«Una donna affascinante, vero? Alcuni Anziani conoscono la storia molto meno di lei, in particolare a proposito dell’Epoca Leggendaria e delle... oh, sì. Dice che avevi ragione, a proposito delle Vie. Alcune Aes Sedai studiarono mondi come questo e il loro studio servì di base alla creazione delle Vie. Ci sono mondi dove non cambia la distanza, ma il tempo. Passi un giorno in uno di questi mondi e nel mondo reale è trascorso un anno, o venti. O viceversa. Questi mondi sono immagini del mondo reale, dice lei. Qui tutto ci sembra slavato perché si tratta di un’immagine debole, di un mondo con poche probabilità d’esistere. Altri sono quasi simili al nostro. E abitati. Dalla stessa gente, dice lei. Pensa, Rand! Puoi andare in uno di questi mondi e incontrare te stesso. Il Disegno ha infinite variazioni, dice lei, e ogni variazione che può esistere, esisterà.»
Rand scosse la testa e subito rimpianse d’averlo fatto, perché il panorama guizzò avanti e indietro procurandogli un senso di nausea. «Come fa a sapere tutte queste cose? Tu hai una cultura eccezionale, Loial, eppure di questo mondo non sapevi quasi niente.»
«Lei è cairhienese, Rand. La Biblioteca Reale di Cairhien è una delle più vaste del mondo, forse la più vasta, dopo quella di Tar Valon. Gli Aiel la risparmiarono di proposito, sai, quando incendiarono Cairhien. Non distruggerebbero mai un libro. Sapevi che gli Aiel...»
«Non m’importa niente degli Aiel» lo interruppe Rand, con foga. «Se Selene sa tutte queste cose, mi auguro che abbia letto anche come si fa ad andare via di qui. Vorrei che Selene...»
«Vorresti cosa?» Con una risata Selene si unì a loro.
Rand la guardò come se fosse stata via mesi interi: ed era proprio la sensazione che provava.
«Vorrei che Selene cavalcasse di più accanto a me» disse. Loial ridacchiò e Rand divenne tutto rosso.
Selene sorrise e si rivolse a Loial. «Ti prego di scusarci, alantin.»
L’Ogier rispose con un inchino e rimase indietro di qualche passo; ma abbassò le orecchie irsute, per la riluttanza.
Per un poco Rand cavalcò in silenzio, godendosi la presenza di Selene. Di tanto in tanto la guardava con la coda dell’occhio. Non poteva essere un’Aes Sedai, anche se l’aveva negato? Inviata da Moiraine per spingerlo sul sentiero che, secondo i piani delle Aes Sedai, lui avrebbe dovuto seguire? Però Moiraine non poteva sapere che lui sarebbe finito in quel mondo bizzarro e nessuna Aes Sedai avrebbe tenuto a bada con un bastone quella belva, dal momento che col Potere poteva fulminarla o metterla in fuga. Bene. Dal momento che Selene lo riteneva un lord e che nessuno nel Cairhien sapeva la verità, avrebbe continuato a lasciarglielo credere. Selene era di sicuro la donna più bella che lui avesse mai visto, intelligente e istruita, e lo riteneva coraggioso: cosa può pretendere di più, un uomo, dalla propria moglie? Che idea pazza! Lui, se avesse potuto sposarsi, avrebbe sposato Egwene; ma non poteva chiedere a una donna di maritare un uomo che sarebbe impazzito, che forse l’avrebbe uccisa. Ma Selene era davvero bella.
Notò che lei studiava la sua spada. Preparò le risposte: no, non era mastro spadaccino; aveva avuto quella spada da suo padre. Tarn. Luce santa, perché non poteva essere davvero suo padre? Scacciò con decisione questo pensiero.
«Era un tiro magnifico» disse Selene.
«No, non sono uno spa...» cominciò Rand; si bloccò, sorpreso. «Un tiro?»
«Sì. Un bersaglio piccolo, l’occhio: in movimento e a cento passi. Sei davvero bravo, con l’arco.»
Rand si mosse a disagio. «Ah... grazie. Un trucco imparato da mio padre.» Le parlò del vuoto e di come Tarn gli aveva insegnato a usarlo nel tiro con l’arco. Si ritrovò a parlare perfino di Lan e delle lezioni di scherma.
«L’Interezza» disse lei; e parve soddisfatta. Notò l’occhiata interrogativa di Rand e soggiunse: «Si chiama così... in alcuni luoghi. L’Interezza. Per impararne l’uso completo, è meglio tenersi avviluppati di continuo nell’Interezza. Così ho sentito dire.»
Rand non doveva nemmeno pensare a quel che c’era in attesa nel vuoto per sapere la risposta, ma disse: «Ci penserò.»
«Indossa questo tuo vuoto in ogni momento, Rand al’Thor, e imparerai usi che neppure sospetti.»
«Ho detto che ci penserò.» Lei aprì di nuovo la bocca, ma Rand la prevenne. «Tu sai un mucchio di cose. Sul vuoto... l’Interezza, la chiami. Su questo mondo. Loial legge in ogni occasione, ha letto più libri di quanti io non ne abbia visti, eppure ha trovato soltanto un frammento che parli delle Pietre.»
Selene si raddrizzò in sella. A un tratto gli ricordò Moiraine, e la regina Morgase, quando erano in collera.
«Esisteva un libro che parlava di questi mondi» disse, in tono teso. «Si chiamava Riflessi della Ruota. Vedi, gli alantin non conoscono tutti i libri esistenti.»
«Perché lo chiami alantin? Non ho mai sentito...»
«La Pietra Portale accanto a cui mi sono svegliata si trova lassù» disse Selene, senza rispondere alla sua domanda. Indicò le montagne, a levante rispetto alla loro direzione di marcia. Rand si scoprì a desiderare di nuovo il suo calore e i suoi sorrisi. «Se mi accompagni fin lì, puoi farmi tornare a casa, come hai promesso. Per arrivarci basterà un’ora.»
Rand quasi non guardò nella direzione da lei indicata. Usare la Pietra (Pietra Portale, l’aveva chiamata lei) significava usare il Potere, se voleva davvero riportare Selene nel mondo reale. «Hurin, com’è la pista?»
«Più debole che mai, lord Rand, ma c’è ancora.» Hurin trovò il tempo per un rapido sogghigno e un inchino a Selene. «Credo che cominci a deviare verso ponente. Ci sono alcuni facili valichi, intorno alla punta del Pugnale, se ben ricordo da quella volta che andai nel Cairhien.»
Rand sospirò. Fain, o uno dei suoi Amici delle Tenebre, di sicuro conoscevano un altro modo per usare le Pietre. Loro non potevano servirsi del Potere. «Devo seguire il Corno, Selene» disse.
«Come fai a sapere che il tuo prezioso Corno è davvero in questo mondo? Vieni con me, Rand. Troverai la tua leggenda, te lo prometto. Vieni con me.»
«Usa pure per conto tuo la Pietra Portale» rispose lui, con ira. Rimpianse subito lo scatto. Ma perché Selene continuava a parlare di leggende? «La Pietra Portale non ti ha portato qui di propria iniziativa. Sei stata tu, a usarla. Se sei riuscita a farti portare qui, puoi farti riportare indietro. Io devo seguire il Corno.»