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«Non so usare le Pietre Portali, Rand. Se ne ho fatto uso, non so com’è avvenuto.»

Rand la guardò: sedeva a schiena dritta, regale come in precedenza, ma pareva anche un po’ più ammorbidita. Orgogliosa, eppure vulnerabile e bisognosa di lui. Le aveva dato l’età di Nynaeve, cinque anni più di lui, ma si era sbagliato, capì. Era più giovane, della sua stessa età, e bellissima, e aveva bisogno di lui. Gli guizzò in testa il pensiero, solo il pensiero, del vuoto e della luce. Saidin. Per usare la Pietra Portale doveva tuffarsi nella contaminazione.

«Resta con me, Selene» disse. «Troveremo il Corno e il pugnale di Mat e la via per tornare. Te lo prometto. Solo, resta con me.»

«Sei sempre...» Selene trasse un profondo sospiro per calmarsi. «Sei sempre così testardo! Be’, apprezzo una certa testardaggine, in un uomo. Non vale molto, chi ubbidisce troppo facilmente.»

Rand diventò di tutti i colori: le stesse cose che a volte diceva Egwene. E loro due erano stati quasi fidanzati da quand’erano bambini. Da Selene, quelle parole, e lo sguardo diretto che le accompagnava, erano sconvolgenti. Si girò per dire a Hurin di seguire la pista.

Dalle loro spalle provenne un brontolio lontano, simile a colpo di tosse. Prima che Rand potesse girarsi a guardare, risuonò un secondo latrato, subito seguito da altri tre. Sulle prime Rand non distinse niente, perché il panorama parve ondeggiare sotto i suoi occhi; poi, al di là dei radi boschetti, proprio in cima a una collina, scorse cinque sagome, distanti solo mezzo miglio, che avanzavano a balzi di trenta piedi.

«Grolm» disse Selene, calma. «Un piccolo branco. Ma ci hanno fiutati, si direbbe.»

17

Scelte

Rand disse: «Ce la daremo a gambe.» Hurin, puoi andare al galoppo e seguire la pista? «Sì, lord Rand.»

«Forza, allora. Faremo...»

«Non servirà a niente» disse Selene. La sua giumenta era l’unico cavallo a non agitarsi per i rauchi latrati. «I grolm non rinunciano alla preda, mai. Fiutato l’odore, continueranno l’inseguimento, giorno e notte, finché non t’avranno preso. Devi ucciderli tutti o trovare un modo per andare da un’altra parte. Rand, la Pietra Portale può portarci da un’altra parte.»

«No! Possiamo ucciderli! Uno l’ho già ucciso. Sono solo cinque. Se trovo...» Si guardò intorno, alla ricerca d’un luogo adatto. «Seguitemi!» soggiunse e spronò Red al galoppo.

Raggiunse una montagnola rotonda, priva d’alberi, alla quale era impossibile avvicinarsi senza farsi vedere. Con un volteggio smontò di sella e si tolse di tracolla l’arco.

Anche Loial e Hurin smontarono; l’Ogier sollevò il grosso bastone e l’annusatore impugnò la corta spada. Quelle armi sarebbero risultate inutili, in uno scontro ravvicinato con i grolm. Ma Rand si ripromise di non lasciare che le creature si avvicinassero.

«Non è necessario correre questo rischio» disse Selene. «Possiamo arrivare facilmente alla Pietra Portale prima di loro.»

«Li fermerò io» replicò Rand. Contò in fretta le frecce: gliene restavano diciotto, ciascuna lunga come il suo braccio, fra cui dieci con la punta rinforzata per trapassare l’armatura dei Trolloc. Queste ultime sarebbero andate bene anche contro i grolm. Ne conficcò quattro nel terreno davanti a sé e incoccò la quinta. «Loial, Hurin, voi montate in sella e tenetevi pronti a portare Selene alla Pietra, se qualche grolm riesce a passare.» Si domandò se, all’occorrenza, sarebbe riuscito a uccidere con la spada una di quelle creature. Che pazzia! Perfino il Potere era preferibile a uno scontro ravvicinato con quei mostri.

Loial disse qualcosa, ma Rand non udì: già cercava il vuoto. Sapeva che cosa l’aspettava, ma in quel modo non doveva toccare il Potere. Il bagliore di Saidin era lì, appena fuori vista: pareva fluire verso di lui. Ma lui era tutt’uno con l’arco, con la freccia, con le creature già in cima all’altura più vicina.

I grolm avanzarono a balzi, superandosi l’un l’altro: cinque grandi sagome con tre occhi e fauci cornee spalancate. Rand, avvolto nel suo bozzolo di vuoto, udì a stento i loro grugniti di richiamo.

Non si rese conto di sollevare l’arco, di accostare alla guancia l’impennatura. Era tutt’uno con le belve, con l’occhio centrale della prima. Scagliò la freccia. Il primo grolm morì. Un compagno gli piombò addosso e col becco strappò brandelli di carne. Ringhiò agli altri, che girarono alla larga, ma continuarono ad avanzare. L’altro, quasi costretto, abbandonò la preda e li seguì: aveva già le fauci sporche di sangue.

Rand continuò a incoccare e rilasciare una freccia dopo l’altra, con gesti sciolti, quasi inconsapevole.

La quinta freccia saettò. Mentre il quarto grolm cadeva come un enorme burattino a cui avessero tagliato i fili, Rand abbassò l’arco: anche se l’ultima freccia volava ancora, lui sapeva che non occorreva un altro tiro. Il quinto grolm crollò come se gli si fossero rammollite le ossa: dall’occhio centrale gli sporgeva un’asticciola piumata.

«Magnifico, lord Rand» disse Hurin. «Non ho mai visto nessuno tirare d’arco con simile precisione!»

Il vuoto trattenne Rand. La luce lo chiamò e lui... allungò la mano... verso di essa. La luce lo circondò, lo riempì.

«Lord Rand?» Hurin gli toccò il braccio e Rand sobbalzò, mentre il vuoto si riempiva di quel che lo circondava. «Stai bene, milord?»

Con la punta delle dita Rand si strofinò la fronte: era secca, ma gli dava l’impressione d’essere imperlata di sudare. «Sto... sto benissimo, Hurin» rispose.

«Diventa più facile ogni volta che lo fai, ho sentito» disse Selene. «Più vivi nell’Interezza, più è facile.»

Rand le scoccò un’occhiata. «Be’, non ne avrò più bisogno, per un poco.» Cosa gli era accaduto? Voleva... voleva ancora, capì, inorridito... tornare nel vuoto, sentirsi di nuovo pieno di quella luce. In quel momento gli era parso d’essere davvero vivo: adesso era solo un’imitazione di vita. No, peggio. Era stato quasi vivo e aveva capito che cosa significava ‘vivere’. Bastava allungare la mano verso Saidin...

«Non di nuovo» borbottò. Diede un’occhiata ai grolm morti, cinque sagome mostruose distese sul terreno, ormai inoffensive. «Ora possiamo rimetterci in...»

Un latrato simile a colpo di tosse, fin troppo noto, risuonò al di là delle carcasse dei grolm, dietro l’altura più vicina. Altri latrati risposero. Altri ancora s’aggiunsero ai primi, da levante, da ponente.

Rand alzò l’arco.

«Quante frecce ti rimangono?» gli domandò Selene. «Puoi uccidere venti grolm? Trenta? Cento? Dobbiamo andare alla Pietra Portale.»

«Ha ragione lei, Rand» disse lentamente Loial. «Non hai scelta, ora.» Hurin fissava ansiosamente Rand. I grolm lanciarono nuovi richiami, una ventina di latrati che si mescolavano l’uno all’altro.

«E va bene» acconsentì Rand, di mala voglia. Rimontò in sella e si mise a tracolla l’arco. «Guidaci a questa Pietra, Selene.»

La donna annuì e girò la giumenta, avviandola al trotto. Rand e gli altri due la imitarono, loro con impazienza, lui con riluttanza. I latrati dei grolm li seguirono: pareva che alcune centinaia di quelle mostruose creature si fossero disposte a semicerchio e lasciassero libera una direzione sola.

Con rapidità e sicurezza Selene li guidò fra le colline. Il terreno si alzò per dare inizio alle montagne; i pendii divennero più ripidi; i cavalli furono costretti ad arrampicarsi sopra scoloriti affioramenti rocciosi, fra gli scarsi arbusti che vi attecchivano. Il percorso diventò difficoltoso; la pendenza del terreno, sempre più accentuata.