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Lei rimase ferma a guardarlo. La luna le brillò negli occhi scuri. «M’è venuto in mente» disse Selene «che porto questa veste da troppo tempo. Potrei spazzolarla, almeno, se avessi altro da indossare mentre la pulisco. Una delle tue camicie, forse.»

Rand annuì, sollevato. La veste di Selene gli pareva pulita come la prima volta che l’aveva vista, ma sapeva che se nella veste di Egwene compariva una macchiolina, lei non era contenta se non la ripuliva immediatamente.

«Certo» disse. Aprì la tasca dove aveva infilato tutto tranne lo stendardo e tirò fuori una delle camicie di seta bianca.

«Grazie.» Selene si portò le mani alla schiena. Per sbottonare la veste, capì Rand. Subito si girò.

«Se mi aiuti, farò meno fatica. Rand si schiarì la gola.»

«Non sarebbe corretto. Non è come se fossimo promessi o...» “Smettila di pensare a queste cose! Non potrai mai sposarti." «Insomma, non sarebbe corretto.»

La risatina di Selene gli mandò un brivido lungo la schiena, come se lei gli passasse il dito lungo la spina dorsale. Rand cercò di non prestare orecchio ai fruscii alle sue spalle. Disse: «Ah... domani... domani partiremo per Cairhien.»

«E il Corno di Valere?»

«Forse ci siamo sbagliati. Forse non vengono affatto qui. Hurin dice che ci sono diversi passi per attraversare il Pugnale del Kinslayer. Un po’ più a ponente non devono neppure inoltrarsi fra le montagne.»

«Ma la pista che abbiamo seguito portava qui. Verranno qui. Il Corno verrà qui. Puoi girarti, ora.»

«Lo dici tu, ma non sappiamo...» Si girò e le parole gli morirono sulle labbra. Selene reggeva fra le braccia la veste e indossava la sua camicia che le penzolava addosso, troppo larga. Era una camicia fatta per uno della sua altezza, ma Selene era alta, per essere una donna. Il lembo inferiore le arrivava a metà polpaccio. Non che lui non avesse mai visto gambe femminili: nei Fiumi Gemelli, le ragazze si tiravano su le sottane per andare nei laghetti del Waterwood. Ma smettevano di farlo, molto prima d’essere tanto adulte da portare la treccia... e poi, stavolta era di notte. La pelle di Selene luccicava al chiaro di luna.

«Cosa non sai, Rand?»

Il suono della voce gli sgelò le giunture. Con un forte colpo di tosse, Rand si girò a guardare da un’altra parte. «Ah... penso... ah... io...»

«Pensa alla gloria, Rand» disse Selene. Gli toccò la schiena e lui rischiò di fare una figuraccia lasciandosi scappare uno strillo. «La gloria che toccherà a chi ritrova il Corno di Valere. Quanto sarei orgogliosa di stare vicino a chi regge il Corno. Non immagini nemmeno le altezze che scaleremo insieme, tu e io. Col Corno di Valere in mano tua, puoi diventare re. Puoi essere un altro Artur Hawkwing. Puoi...»

«Lord Rand!» Hurin, ansimante, arrivò nell’accampamento. «Milord, loro...» Si fermò di colpo, con un borbottio strozzato. Abbassò gli occhi e rimase a torcersi le mani. «Chiedo perdono, milady. Non volevo... Chiedo scusa.»

Loial si alzò a sedere, gettando da parte coperta e mantello. «Cosa succede? È già il mio turno?» Guardò dalla parte di Rand e di Selene: anche al chiaro di luna fu evidente che sgranò gli occhi.

Rand udì alle sue spalle il sospiro di Selene. Si allontanò da lei, sempre senza guardarla. Le sue gambe erano così bianche, così lisce... «Cosa c’è, Hurin?» Controllò il tono di voce: era arrabbiato con Hurin, con se stesso o con Selene? Non c’era motivo per essere arrabbiato con lei. «Hai visto qualcosa?»

L’annusatore rispose senza alzare gli occhi. «Un fuoco, milord, giù fra le alture. Sulle prime non l’ho scorto. È piccolo, nascosto dagli occhi d’eventuali inseguitori, non da chi sta più avanti e più in alto. A due miglia, lord Rand. Di sicuro meno di tre.»

«Fain» disse Rand. «Ingtar non avrebbe timore d’essere seguito. Di sicuro è Fain.» A un tratto non sapeva più che cosa fare. Avevano aspettato Fain, ma ora che costui era solo a un paio di miglia da loro, lui era incerto. «Domattina... Domattina lo seguiremo. Quando Ingtar e gli altri ci raggiungeranno, indicheremo loro l’esatta posizione.»

«Così» disse Selene «lascerai che questo Ingtar prenda il Corno di Valere. E la gloria.»

«Non voglio...» Senza pensarci, si girò, e lei era lì, con le gambe nude illuminate dal chiaro di luna, noncurante come se fosse da sola. “Come se noi due fossimo da soli” pensò Rand. “Vuole l’uomo che troverà il Corno." «In tre non possiamo prenderlo» replicò. «Ingtar ha con sé venti lancieri.»

«Come fai a dirlo? Quanti seguaci ha, quell’uomo? Non sai neppure questo. Non sai nemmeno se gli uomini accampati più in basso hanno il Corno. L’unico modo è scendere a vedere. Prendi con te l’alantin: la sua razza ha vista acuta anche al chiaro di luna. E lui ha la forza per trasportare lo scrigno del Corno, se prendi la decisione giusta.»

Aveva ragione, si disse Rand: non era sicuro che si trattasse di Fain. «Andrò da Solo» dichiarò. «Hurin e Loial faranno là guardia a te.»

Selene gli sorrise e si accostò con tanta grazia che parve quasi danzare. Le ombre gettate dalla luna le velavano il viso, le davano un’aria di mistero che la rendeva ancora più bella. «Sono capace di difendermi da sola, finché non torni a proteggermi. Prendi l’alantin.»

«Ha ragione, Rand» disse Loial, alzandosi. «Al chiaro di luna ci vedo meglio di te. Non sarà necessario avvicinarci tanto.»

«E va bene.» Rand prese la spada e se l’agganciò alla cintura. Lasciò arco e faretra dov’erano: un arco non era di grande utilità, al buio, e lui intendeva guardare, non combattere. «Hurin, mostrami questo fuoco.»

L’annusatore lo guidò su per il pendio, fino all’affioramento roccioso, simile a un enorme pollice di pietra che sporgesse dalla montagna. Il fuoco era soltanto un puntino: sulle prime, Rand non lo scorse, quando Hurin glielo indicò. Chiunque l’avesse acceso, non voleva che si vedesse. Rand si fissò in mente la posizione.

Tornarono all’accampamento, dove Loial aveva già sellato Red e il proprio cavallo. Mentre Rand montava in sella al baio, Selene gli prese la mano. «Ricorda la gloria» disse piano. «Ricorda.» La camicia la copriva meglio di quanto lui non ricordasse e le modellava le forme.

Rand trasse un profondo respiro e staccò la mano. «Proteggila a costo della vita, Hurin» disse. «Loial?» Diede di sprone. L’Ogier lo seguì.

Non cercarono di muoversi rapidamente. La notte ammantava il fianco della montagna e le ombre proiettate dalla luna rendevano incerti gli appoggi. Rand non scorgeva più il fuoco, ma ne ricordava la posizione. Per uno che aveva imparato a cacciare nell’intricato Westwood, trovare quel fuoco non presentava difficoltà. E poi? Davanti a lui si stagliò il viso di Selene. Quanto sarei orgogliosa di stare vicino a chi regge il Corno, aveva detto.

«Loial, perché continua a chiamarti alantin?» domandò a un tratto, cercando di pensare ad altro.

«Una parola della Lingua Antica, Rand.» Il cavallo dell’Ogier avanzava a passi incerti, ma Loial lo guidava con sicurezza, quasi come se fosse giorno. «Significa Fratello ed è un’abbreviazione di tia avende alantin, Fratello degli Alberi. Una parola molto formale, ma mi risulta che i cairhienesi amino le formalità. Le Case nobili, almeno. La gente comune non è affatto formale.»

Rand corrugò la fronte. Un pastore non sarebbe stato accettabile, per una Casa nobile del Cairhien. Luce santa, Mat aveva ragione. Era pazzo e anche stupido. Ma se avesse potuto sposarsi...

Non voleva più pensare: senza preavviso, dentro di lui si formò il vuoto e gli rese i pensieri cose remote, quasi estranee a lui. Saidin brillò, lo invitò. Rand digrignò i denti e lo ignorò: era come ignorare un tizzone ardente dentro la propria testa, ma almeno riusciva a tenerlo a bada. Per un pelo. Gli Amici delle Tenebre erano là fuori nella notte, più vicino, adesso. E i Trolloc. Aveva bisogno del vuoto, anche della fastidiosa calma del vuoto. Non era obbligato a toccare Saidin.