«Con piacere, amico Ogier» sorrise la locandiera. «Ce ne vuole, per riempire uno come te. Catrine, porta un’altra porzione e non perdere tempo.» Una cameriera si allontanò di corsa. Padrona Madwen si girò verso Rand e sorrise. «Milord» disse «avevo qui un uomo che suonava la tarabusa, ma ha sposato una ragazza delle fattorie e lei ora lo costringe a pizzicare le corde dell’aratro. Non ho potuto fare a meno di notare quello che pare un astuccio di flauto e che sporge dal fagotto del tuo servitore. Dal momento che il mio musico non c’è più, lasceresti che il tuo servitore ci intrattenga con un po’ di musica?»
Hurin parve imbarazzato.
«Lui non suona» spiegò Rand. «Suono io.»
La donna batté le palpebre. A quanto pareva, i lord non suonavano il flauto, almeno nel Cairhien.
«Ritiro la richiesta, milord. La Luce m’è testimone che non intendevo offenderti. Non avrei mai chiesto a un signore del tuo rango di suonare in una sala comune di locanda.»
Rand esitò solo un attimo. Da un bel pezzo non usava il flauto, ma la spada; e le monete che aveva in tasca non sarebbero durate per sempre. Appena si fosse liberato di quei vestiti eleganti — appena avesse restituito il Corno a Ingtar e il pugnale a Mat — avrebbe avuto bisogno del flauto per guadagnarsi di nuovo la cena, mentre cercava un posto sicuro dalle Aes Sedai.
«A me non importa» disse. «Hurin, passami l’astuccio.»
In oro lavorato e intarsiato d’argento, il flauto pareva proprio il tipo di strumento adatto a un lord. Rand provò a muovere le dita e notò con piacere che l’airone marchiato a fuoco sul palmo non gli dava fastidio: gli unguenti di Selene avevano avuto ottimi risultati. Per associazione d’idee, cominciò a suonare ‘Il volo dell’airone’.
Hurin seguiva il tempo muovendo la testa e Loial tamburellava sul tavolo, Selene guardò Rand come se si domandasse chi era davvero quel giovane ("Non sono un lord, milady” le disse tra sé Rand. “Sono un pastore e suono il flauto nelle locande.") ma i soldati smisero di chiacchierare per ascoltare la musica e l’ufficiale chiuse la copertina di legno del libro che si era messo a leggere dopo mangiato. Notando lo sguardo fisso di Selene, Rand s’intestardì e a bella posta evitò musiche adatte a un palazzo o al maniero d’un lord. Suonò ‘Un solo secchio d’acqua’ e ‘Gli antichi boschi dei Fiumi Gemelli’, ‘Il vecchio Jak sull’albero’ e ‘Il piffero di compare Priket’.
A questo punto i sei soldati cominciarono a cantare con voce rauca, ma non le parole che Rand conosceva.
Non era la prima volta che, in luoghi diversi, una musica cambiava titolo e parole, a volte perfino da villaggio a villaggio d’una stessa zona. Rand accompagnò il canto, finché i soldati non smisero e presero a darsi manate sulle spalle e a fare commenti volgari sul modo di cantare degli altri.
Quando Rand abbassò il flauto, l’ufficiale si alzò con un gesto brusco. I soldati si zittirono di colpo; si portarono la mano al petto, rivolsero un inchino all’ufficiale — e a Rand — e uscirono senza più girarsi.
L’ufficiale si avvicinò al tavolo di Rand e salutò con un inchino, mano sul cuore; la fronte rasata pareva ricoperta da un velo di cipria. «La grazia ti favorisca, milord» salutò. «Mi auguro che con i loro canti non t’abbiano infastidito. Sono gente comune, ma non intendevano insultarti. Mi chiamo Aldrin Caldevwin, milord. Capitano al servizio di Sua Maestà, la Luce l’illumini.» Lasciò scivolare lo sguardo sulla spada di Rand: probabilmente aveva già notato gli aironi.
«Nessun insulto» rispose Rand. La cadenza dell’ufficiale gli ricordò Moiraine: parole precise e pronunciate con chiarezza. «Siedi, prego, capitano.» Caldevwin prese una sedia da un altro tavolo. «Volevo domandarti, se non ti spiace: di recente hai visto altri forestieri? Una dama, bassa e snella, e un guerriero con occhi azzurri? Un uomo alto, che a volte porta la spada di traverso sulla schiena.»
«Non ho visto nessun forestiero» rispose il capitano, sedendosi rigidamente. «A parte te e la tua lady, milord. Non sono molti, i nobili che vengono da queste parti.» Rivolse un’occhiata a Loial e corrugò la fronte; ignorò Hurin, qualificandolo un semplice servitore.
«Era solo un’idea.»
«Milord, non intendo mancarti di rispetto, ma potrei sapere il tuo nome? Qui vengono talmente pochi forestieri che mi piacerebbe conoscerli tutti.»
Rand si presentò. Non si attribuì alcun titolo, ma l’ufficiale parve non notarlo. Poi, come con la locandiera, soggiunse: «Provengo dai Fiumi Gemelli, nell’Andor.»
«Una nazione meravigliosa, ho sentito dire, lord Rand... posso chiamarti così? E grandi uomini, gli andoriani. Nessun cairhienese ha mai portato una spada da mastro spadaccino in età così giovane come la tua. Una volta ho conosciuto degli andoriani, fra cui il Capitano Generale delle Guardie della Regina. Con mio grande imbarazzo, non ne ricordo il nome. Per caso puoi rinfrescarmi la memoria?»
Sullo sfondo, le cameriere cominciavano a sparecchiare e pulire. Caldevwin aveva l’aria di fare solo conversazione, ma intanto indagava.
«Si chiama Gareth Bryne» disse Rand.
«Ah, già, ora ricordo. Giovane, per una carica così importante.»
«Gareth Bryne ha tanto di quel grigio nei capelli da poter essere tuo padre, capitano» replicò Rand, in tono neutro.
«Chiedo scusa, milord Rand, ma volevo dire che è giunto giovane alla carica.» Caldevwin si rivolse a Selene e per un istante si limitò a fissarla. Alla fine si scosse, come se uscisse da uno stato di trance. «Chiedo scusa se ti guardo in questo modo e se ti parlo con questo tono» le disse. «Ma la Grazia ti ha certamente favorito. Ti spiace darmi un nome da abbinare a tanta bellezza?»
Proprio mentre Selene apriva bocca, una cameriera mandò uno strillo e lasciò cadere il lume che toglieva da una mensola. L’olio si rovesciò e formò sul pavimento una pozza ardente. Rand balzò in piedi, come gli altri seduti al tavolo; ma, prima che uno di loro potesse intervenire, comparve padrona Madwen e aiutò la ragazza a spegnere le fiamme, servendosi dei grembiuli.
«Ti avevo detto di fare attenzione, Catrine» la rimproverò, agitandole sotto il naso il grembiule ora pieno di macchie. «Finirai per bruciare la locanda con te dentro.»
La ragazza parve sul punto di scoppiare in lacrime. «Facevo attenzione, padrona! Ma ho sentito una fitta acutissima al braccio.»
Padrona Madwen alzò le mani al cielo. «Hai sempre la scusa pronta e rompi più piatti tu di tutte le altre insieme. Ah, va bene. Ora pulisci e non bruciarti.» Si rivolse a Rand e agli altri, ancora in piedi intorno al tavolo. «Mi auguro che nessuno di voi se la prenda a male. La locanda non si sarebbe certo incendiata. La ragazza lascia cadere qualche piatto, se comincia a montarsi la testa per un bel giovanotto, ma con i lumi ha sempre fatto attenzione.»
«Vorrei che mi mostrassi la mia stanza» disse Selene, in tono cauto, come se fosse incerta del proprio stomaco; ma per il resto aveva l’aria fredda e calma di sempre. «Non mi sento molto bene, a dire il vero. Sarà il viaggio, e l’incidente.»
La locandiera ridacchiò come una chioccia. «Ma certo, milady. Ho una bella camera per te e per il tuo lord. Vuoi che chiami Mamma Caredwain? Le sue erbe medicamentose fanno miracoli.»
Selene divenne più brusca. «No. E desidero una stanza tutta per me.»
Padrona Madwen lanciò un’occhiata a Rand, ma subito guidò Selene verso la scala interna. «Come desideri, milady. Lidan, su, da brava, porta i bagagli di milady.» Una cameriera corse a prendere da Hurin le bisacce di Selene e le tre donne sparirono al piano superiore.