Caldevwin rimase a fissarle finché non furono sparite, poi si scosse di nuovo. Attese che Rand si sedesse e riprese posto. «Chiedo scusa, milord Rand, se fissavo milady, ma la Grazia l’ha di certo favorita. Detto senza offesa.»
«Niente, niente» rispose Rand. Si domandò se, nel guardare Selene, ogni uomo si sentisse come lui, «Mentre venivo al villaggio, capitano, ho visto un’enorme sfera, di cristallo, pareva. Cos’è?»
L’altro socchiuse gli occhi. «Fa parte della statua, milord Rand» disse lentamente. Scoccò un’occhiata a Loial e per un istante parve riflettere su di una nuova idea.
«Statua? Ho visto una mano e una faccia. Dev’essere enorme.»
«Infatti, milord Rand. E antica.» Esitò. «Risale all’Epoca Leggendaria, a quanto dicono.»
Rand sentì un brivido. L’Epoca Leggendaria, quando l’uso dell’Unico Potere era diffuso ovunque, se le storie erano attendibili.
«L’Epoca Leggendaria» disse Loial. «Sì, certo. Da allora nessuno ha mai fatto opere così monumentali. Un bel lavoro, riportarla alla luce, capitano.»
Hurin rimase in silenzio, come se non ascoltasse, anzi, come se non fosse nemmeno presente.
Caldevwin annuì con riluttanza. «Ho cinquecento operai, in un campo dietro gli scavi; ma passerà l’estate, prima di terminare. Sono uomini di Fuoriporta. Metà del mio lavoro consiste nel farli scavare e metà nel tenerli lontano dal villaggio. Quelli di Fuoriporta hanno un debole per bevute e baldorie, capisci, mentre la gente di qui ama la vita tranquilla.» Dal tono, le sue simpatie andavano tutte agli abitanti del villaggio.
Rand annuì. Non gli interessavano quelli di Fuoriporta, chiunque fossero. «Cosa ne farai, della statua?» domandò. Il capitano esitò, ma Rand si limitò a fissarlo, finché l’altro non rispose.
«Galldrian in persona ha ordinato che sia portata nella capitale.»
«Un’impresa notevole» disse Loial, sorpreso. «Non so come si possa trasportare tanto lontano una statua così grossa.»
«È un ordine di Sua Maestà» disse Caldevwin, brusco. «La statua sarà posta all’esterno della capitale, monumento alla grandezza di Cairhien e della Casa Riatin. Gli Ogier non sono gli unici a sapere come muovere la pietra,» Loial parve imbarazzato e il capitano, con uno sforzo visibile, si calmò. «Chiedo scusa, amico Ogier. Ho parlato in fretta e sgarbatamente.» Suonò ancora burbero. «Ti fermerai a lungo a Tremonsien, lord Rand?»
«Andiamo via domattina. Siamo diretti a Cairhien.»
«Ah, proprio domani rimando nella capitale alcuni miei uomini. Devo impiegarli a rotazione: ammuffiscono, se stanno troppo tempo e guardare gente che muove pale e picconi. Ti dispiace se ti accompagnano?» La frase era posta sotto forma di domanda, ma dava per scontata una risposta affermativa. Sulla scala comparve padrona Madwen e Caldevwin si alzò. «Con permesso, milord Rand. Devo svegliarmi presto. A domani, allora. La Grazia ti favorisca.» Gli rivolse un inchino, salutò con un cenno Loial e uscì.
Mentre la porta si richiudeva, la locandiera si avvicinò al tavolo.
«Ho provveduto a sistemare milady» disse. «E ho fatto preparare le stanze per te, per il tuo servitore e per te, amico Ogier.» Esitò, esaminando Rand. «Scusami se oltrepasso i limiti, milord, ma penso di poter parlare liberamente a un lord che permette al suo servitore di intervenire nei discorsi. Se sbaglio... be’, non intendevo offenderti. Per ventitré anni Barin Madwen e io litigavamo, quando non ci baciavamo, per così dire. In altre parole, ho una certa esperienza. In questo momento tu sarai convinto che milady non voglia più vederti, ma se stanotte busserai alla sua porta, secondo me ti farà entrare. Sorridile e riconosci che è stata colpa tua, anche se non è vero.»
Rand si schiarì la voce e si augurò di non arrossire. Egwene l’avrebbe ucciso, se avesse saputo che aveva solo pensato di entrare nella stanza di Selene; e Selene l’avrebbe ucciso, se fosse entrato... o no? Quest’ultimo pensiero gli imporporò le guance. «Ti... ti ringrazio per il suggerimento, padrona Madwen» rispose. «Le stanze...» Evitò di guardare lo scrigno nascosto dalla coperta, posato accanto alla sedia di Loiaclass="underline" non osavano lasciarlo senza sorveglianza. «Noi tre dormiremo tutti nella stessa stanza.»
La padrona della locanda parve sconvolta, ma si riprese in frétta. «Come vuoi, milord. Da questa parte, prego.»
Rand la seguì su per la scala. Loial portava lo scrigno — i gradini gemettero sotto il peso, ma parve che la locandiera attribuisse gli scricchiolii al solo peso dell’Ogier — e Hurin le bisacce e il mantello con dentro il flauto e l’arpa.
Padrona Madwen fece portare nella stanza un terzo letto e lo fece preparare in fretta. Uno dei due già nella stanza, chiaramente destinato a Loial, andava quasi da parete a parete. C’era appena spazio sufficiente per camminare fra i letti. Appena la locandiera se ne fu andata, Rand si girò verso gli altri: Loial aveva spinto sotto il letto lo scrigno e provava il materasso; Hurin posava le bisacce.
«Perché il capitano era così sospettoso nei nostri confronti?» domandò Rand. «Pareva quasi che potessimo rubare quella statua, da come parlava.»
«Daes Dae’mar, lord Rand» rispose Hurin. «Il Grande Gioco. Il Gioco delle Case, lo chiamano alcuni. Caldevwin pensa che tu faccia qualcosa che ti torni di vantaggio, altrimenti non saresti qui. E che potrebbe ritorcersi contro di lui. Quindi dev’essere prudente.»
«Il grande gioco? Quale gioco?»
«Non è affatto un gioco, Rand» spiegò Loial, disteso sul letto. Aveva tolto di tasca un libro e lo teneva, ancora chiuso, sul petto. «Non ne so molto, perché gli Ogier non fanno di queste cose, ma ne ho sentito parlare. I nobili e le Case nobili manovrano a proprio vantaggio. Fanno cose che secondo loro li aiuteranno, o danneggeranno un nemico, o l’uno e l’altro. Di solito agiscono in segreto, oppure in modo da far sembrare che fanno una cosa diversa da quella reale.» Si grattò l’orecchio, perplesso. «Anche se so di cosa si tratta, non ci capisco niente. L’Anziano Haman dice sempre che occorre una mente più acuta della sua, per capire quel che fanno gli esseri umani... e io conosco ben pochi che siano intelligenti quanto l’Anziano Haman. Voi esseri umani siete strambi.»
Hurin diede all’Ogier un’occhiata di sguincio. «Ha descritto bene il Daes Dae’mar, lord Rand» disse. «I cairhienesi lo praticano più di tanti altri, ma è un gioco diffuso in tutto il meridione.»
«Quei soldati domattina. Fanno parte delle mosse di Caldevwin in questo Grande Gioco? Non possiamo lasciarci coinvolgere in un gioco del genere.» Non era necessario nominare il Corno. Tutt’e tre erano fin troppo consapevoli della sua presenza.
«Non so, Rand» disse Loial. «Lui è un essere umano, perciò questa storia dei soldati può significare qualsiasi cosa.»
«Hurin?»
«Non so neanch’io.» Parve preoccupato quanto l’Ogier. «Forse fa proprio quel che ha detto, o forse... Funziona così, il Gioco delle Case: non c’è mai niente di sicuro. Quando sono stato a Cairhien, lord Rand, per la maggior parte del tempo sono rimasto a Fuoriporta, quindi non so molto della nobiltà cairhienese, ma... be’, Daes Dae’mar può essere pericoloso dappertutto, ma in particolare a Cairhien, ho sentito dire.» A un tratto s’illuminò. «Lady Selene, lord Rand. Lei ne saprà più di me e del Costruttore. Domattina chiedi a lei.»
Ma al mattino Selene era scomparsa. Quando Rand scese nella sala comune, padrona Madwen gli diede una pergamena sigillata. «Col tuo perdono, milord, dovevi darmi retta. E bussare alla porta di milady.»
Rand attese che la locandiera s’allontanasse e ruppe il sigillo. La ceralacca recava l’impronta d’una falce di luna e alcune stelle.
Devo lasciarti per un certo periodo. Qui c’è troppa gente e non mi piace Caldevwin. T’aspetto a Cairhien. Non pensare alla mia lontananza. Sarai sempre nei miei pensieri, come sarò nei tuoi.