Il messaggio non era firmato, ma l’elegante scrittura era in carattere con Selene.
Rand piegò il foglio, lo ripose in tasca e uscì. Hurin aveva già preparato i cavalli.
C’era anche il capitano Caldevwin, con un ufficiale più giovane e cinquanta soldati a cavallo, che affollavano la via. I due ufficiali erano a capo scoperto, ma calzavano guanti dal dorso d’acciaio e sulla giubba azzurra avevano una piastra metallica con ornamenti in oro. Un corto bastone, legato all’armatura, sporgeva sopra la schiena dei due ufficiali e mostrava una bandierina rigida, azzurra, che arrivava più in alto della testa. La bandierina di Caldevwin aveva una stelletta bianca; quella dell’ufficiale più giovane, due strisce bianche. I due formavano uno stridente contrasto con i soldati in armatura comune ed elmo che pareva una campana tagliata in modo da mostrare il viso.
Quando lo vide uscire dalla locanda, Caldevwin rivolse a Rand un inchino. «Buon giorno a te, milord Rand. Ti presento Elricain Tavolin, che comanderà la tua scorta, se così posso definirla.» L’ufficiale subalterno, con la testa rasata come quella di Caldevwin, salutò con un inchino, ma non disse parola.
«Una scorta sarà benaccetta, capitano» rispose Rand, cercando di mostrarsi a suo agio. Fain non avrebbe fatto tentativi, contro cinquanta soldati, ma Rand avrebbe voluto essere sicuro che quelli fossero solo una scorta.
Il capitano guardò Loial, che si avvicinava al cavallo, portando lo scrigno avvolto nella coperta. «Un fardello pesante, Ogier» disse.
Loial rischiò di saltare un passo. «Non mi piace stare lontano dai miei libri, capitano» replicò. Sorrise, imbarazzato, e si affrettò a legare lo scrigno sulla sella.
Caldevwin corrugò la fronte e si guardò intorno. «Milady non è ancora scesa» disse. «E manca anche quel suo magnifico cavallo.»
«È partita stanotte» rispose Rand. «Doveva andare subito a Cairhien.»
Caldevwin inarcò il sopracciglio. «Stanotte? Ma i miei uomini... Con permesso, lord Rand.» Trasse da parte il subalterno e gli mormorò qualcosa, infuriato.
«Ha fatto sorvegliare la locanda, lord Rand» mormorò Hurin. «Lady Selene sarà riuscita a passare senza farsi vedere. Forse gli uomini di guardia si sono addormentati.»
Con una smorfia, Rand montò in sella. Se c’era una minima possibilità che Caldevwin non avesse sospetti, Selene l’aveva rovinata. «Troppa gente, ha scritto» borbottò tra sé. «Ce ne sarà molta di più, a Cairhien.»
«Prego, milord?»
Rand guardò Tavolin che si univa a loro, in sella a un castrone grigio. Anche Hurin era in sella e Loial aspettava a fianco del proprio cavallo. I soldati si erano già schierati. Caldevwin pareva scomparso.
«Niente va come dovrebbe» disse Rand.
Tavolin gli rivolse un breve sorriso, poco più d’un arricciare di labbra. «Partiamo, milord?»
Il bizzarro corteo si avviò alla strada in terra battuta che portava alla città di Cairhien.
22
Vedette
Con aria seccata: «Niente va come dovrebbe» brontolò Moiraine, senza aspettarsi risposta da Lan.
Il piano lucido del lungo tavolo al quale sedeva era ingombro di libri e di documenti, pergamene e manoscritti, molti dei quali erano coperti di polvere e rovinati dal tempo, altri ridotti a semplici frammenti. La stanza pareva fatta di libri, che riempivano gli scaffali lungo tutte le pareti e lasciavano solo spazio alla porta, alle finestre e al caminetto. Le sedie erano ben imbottite, con schienale alto; ma una buona metà di esse e quasi tutti i tavolini erano ingombri di libri e di pergamene arrotolate, sopra e sotto. Moiraine però aveva interesse solo per il mucchio davanti a lei.
Si alzò e si accostò alla finestra; scrutò nella notte le luci del villaggio poco lontano. Non correva pericolo d’inseguimento: chi si sarebbe aspettato che lei andasse lì? Doveva schiarirsi la mente e ricominciare, si disse, non c’era altra soluzione.
Nessuno, fra gli abitanti del villaggio, sospettava che le due anziane sorelle alloggiate in quella comoda casa fossero Aes Sedai. Non si hanno simili sospetti, in un piccolo villaggio come Tifan’s Well, una comunità agricola nel cuore delle piane erbose dell’Arafel. I paesani andavano dalle due sorelle a chiedere consigli e cure per le malattie: le consideravano due donne benedette dalla Luce, ma niente di più. Adeleas e Vandene erano andate insieme in ritiro volontario da tanto di quel tempo che pochi, anche nella Torre Bianca, si ricordavano di loro.
Con l’unico Custode, anche lui anziano, le due vivevano in pace e intendevano ancora scrivere, prima o poi, la storia del mondo a partire dalla Frattura e tutto quel che si sapeva del periodo precedente. Nel frattempo, c’erano tante informazioni da raccogliere, tanti enigmi da risolvere. La loro casa era per Moiraine il luogo ideale dove cercare l’informazione di cui aveva bisogno. Purtroppo, lì non c’era.
Con la coda dell’occhio Moiraine colse un movimento e si girò. Lan se , ne stava in ozio accanto al caminetto di mattoni gialli, imperturbabile come una roccia. «Lan, ti ricordi di quando ci siamo conosciuti?»
S’aspettava che il Custode reagisse, altrimenti non avrebbe notato la rapida contrazione del sopracciglio. Non le accadeva spesso di cogliere Lan di sorpresa. Il loro primo incontro era un argomento di cui non parlavano mai; quasi vent’anni prima, Moiraine aveva detto a Lan, con tutto l’orgoglio d’una ragazza ancora tanto giovane da essere chiamata giovane, che non ne avrebbe mai più parlato e che s’aspettava la stessa cosa da lui.
«Ricordo» fu la risposta di Lan.
«E ancora non ti sei scusato, eh? Mi gettasti in un laghetto.» Non sorrise, anche se ora quel ricordo la divertiva. «Ogni pezzo di stoffa che indossavo s’inzuppò, in quella che voi delle Marche di Confine chiamate primavera. Rischiai di congelare.»
«Ricordo pure che accesi un fuoco e appesi delle coperte perché tu ti scaldassi in privato.» Attizzò i ceppi ardenti e appese al gancio l’utensile. Perfino le notti estive erano gelide, nelle Marche di Confine. «Ricordo pure che quella notte, mentre dormivo, mi versasti addosso mezzo lago. Ci saremmo risparmiati tutt’e due un mucchio di brividi, se m’avessi detto subito d’essere Aes Sedai, anziché dimostrarmelo. E anziché cercare di togliermi la spada. Non è certo il modo migliore di presentarsi a un uomo delle Marche, anche per una ragazza.»
«Ero davvero giovane e sola; e tu eri robusto come adesso e avevi un’aria anche più fiera. Non volevo farti sapere d’essere Aes Sedai. A quel tempo mi pareva che, ignorandolo, avresti risposto più liberamente alle mie domande.» Rimase in silenzio per un istante, ripensando agli anni trascorsi da quell’incontro. Era stato bello trovare un compagno che si unisse a lei nella ricerca. «Nelle settimane seguenti, hai sospettato che volessi chiederti di legarti a me? Fin dal primo giorno avevo deciso che eri l’uomo adatto.»
«Non l’ho mai sospettato» rispose Lan, asciutto. «Ero troppo impegnato a domandarmi se sarei riuscito a scortarti a Chachin conservando intatta la pelle. Ogni notte avevi per me una sorpresa diversa. Ricordo in particolare le formiche. Non credo d’avere avuto per tutto il viaggio una notte di sonno tranquillo.»
Moiraine si permise un lieve sorriso. «Ero giovane» ripeté, «E il legame ti irrita, dopo tutti questi anni? Non sei tipo da sopportare facilmente il guinzaglio, anche se leggero come il mio.» Era un commento pungente, fatto di proposito.
«No» rispose Lan, freddo; ma riprese l’utensile e riattizzò il fuoco, con più energia del necessario. Una pioggia di faville risalì la cappa. «Ho fatto una libera scelta, consapevole delle conseguenze.» Riappese rumorosamente al gancio la sbarretta di ferro e rivolse a Moiraine un inchino formale. «Onorato di servirti, Moiraine Sedai. È stato e sarà così, sempre.»
Moiraine sbuffò. «La tua umiltà, Lan Gaidin, è sempre stata arroganza maggiore di quanto gran parte dei re può permettersi con un esercito alle spalle. Dal primo giorno che ti ho conosciuto, non è mai cambiata.»