«Perché tutti questi discorsi di giorni passati, Moiraine?»
Per la centesima volta, o così le pareva, Moiraine considerò le parole da usare. «Prima di lasciare Tar Valon, ho preso degli accordi. Se dovesse accadermi qualcosa, il tuo legame passerà a un’altra.» Lan la fissò, in silenzio. «Quando sentirai la mia morte» riprese Moiraine «sarai costretto a cercare immediatamente quest’altra Aes Sedai. Non voglio che per te sia una sorpresa.»
«Costretto» disse piano Lan, con rabbia. «Non una volta hai usato il legame, per costringermi! Credevo che lo disapprovassi.»
«Se non l’avessi fatto, alla mia morte saresti stato libero del legame e nemmeno il mio ordine più autoritario sarebbe servito. Non voglio che tu muoia nell’inutile tentativo di vendicarmi. E non ti permetterò di tornare alla tua altrettanto inutile guerra privata nella Macchia. Noi due combattiamo la stessa guerra, se solo ti decidi a capirlo, e Provvederò affinché tu la combatta per uno scopo. Non servirebbero né la vendetta, né una morte senza sepoltura nella Macchia.»
«Prevedi che la tua morte giunga presto?» domandò Lan. La voce era calma, il viso era inespressivo, l’una e l’altro gelidi come pietra nel cuore d’una tormenta: atteggiamento che Moiraine aveva visto molte volte, di solito quando lui era sul punto di compiere azioni violente. «Hai fatto qualche piano, in cui io non figuro, che ti porterà alla morte?» domandò ancora Lan.
«A un tratto sono felice che in questa stanza non ci sia un laghetto» mormorò Moiraine; alzò le mani, perché Lan si era irrigidito, offeso dal tono leggero. «Vedo la mia morte in ogni giornata, come te» riprese. «Come potrei fare diversamente, con il compito che abbiamo perseguito in questi anni? Ora che ci avviciniamo alla resa dei conti, devo ritenerla ancora più probabile.»
Per un momento Lan si esaminò le mani, grandi e tozze. «Non avevo mai pensato» disse lentamente «di non essere io il primo dei due a morire. Anche nelle peggiori ipotesi, mi pareva sempre...» A un tratto si fregò le mani. «Se c’è la possibilità d’essere dato come cagnolino di compagnia, vorrei almeno sapere a chi sono stato dato.»
«Non ti ho mai considerato un cagnolino» replicò Moiraine, brusca. «E Myrelle neppure.»
«Myrelle» ripeté Lan, con una smorfia. «Già, doveva essere una Verde, oppure una ragazzina appena promossa Sorella.»
«Se Myrelle riesce a tenere in riga i suoi tre Gaidin, forse ha una possibilità anche con te. Le piacerebbe tenerti, lo so, però mi ha promesso di passare a un’altra il tuo legame, se troverà un’Aes Sedai che ti si addica meglio.»
«Ah. Non un cagnolino, ma un pacco regalo. Myrelle sarà... la guardiana. Moiraine, nemmeno le Verdi trattano così i propri Custodi. Negli ultimi cento anni, nessuna Aes Sedai ha passato il legame del proprio Custode; ma tu intendi farmi questo scherzo, non una volta sola, addirittura due!»
«Ormai l’ho fatto e non intendo cambiare.»
«Luce santa, se devo essere passato di mano in mano, hai almeno idea delle mani in cui finirò?»
«Quel che faccio, lo faccio per il tuo bene, e forse per il bene di un’altra. Può darsi che Myrelle trovi una ragazzina appena promossa Sorella... hai detto così, no?... bisognosa d’un Custode indurito in battaglia ed esperto del mondo, una ragazzina bisognosa di qualcuno che la getti in un laghetto. Tu hai molto da offrire, Lan; vederlo sprecato in una tomba senza nome, o lasciato in pasto ai corvi, mentre potrebbe andare a una donna che ne ha bisogno, sarebbe peggiore del peccato di cui cianciano i Manti Bianchi. Sì, penso che le farai comodo.»
Lan sgranò leggermente gli occhi, reazione che per lui equivaleva a restare a bocca aperta per una congettura sorprendente. Di rado Moiraine l’aveva visto così fuori di sé. Lan aprì la bocca due volte, prima di parlare. «E chi hai in mente, per questo...»
Moiraine lo interruppe. «Sei sicuro che il legame non ti irriti, Lan Gaidin? Ti rendi conto, solo ora per la prima volta, di quanto sia forte, profondo? Potresti ritrovarti con una Bianca in boccio, tutta logica e niente cuore, o con una giovane Marrone che veda in te nient’altro che un paio di mani per portare libri e appunti. Posso mandarti dove voglio, come un pacco, o un cagnolino... e tu non puoi fare altro che andare. Sei sicuro che il legame non ti irriti?»
«A questo mira tutta la storia?» domandò Lan, con voce stridula e con una smorfia. Gli occhi ardevano come fuoco azzurro. Per la prima volta, da quando lo conosceva, Moiraine lo vide mostrare apertamente la collera. «Tutti questi discorsi erano una prova per vedere se riuscivi a rendermi irritante il legame? Dopo tutto questo tempo? Dal giorno che mi sono impegnato con te, ho cavalcato dove dicevi di cavalcare, anche quando lo ritenevo una sciocchezza, anche quando avevo motivo d’andare da un’altra parte. Non hai mai avuto bisogno del legame, per forzarmi. Sulla tua parola ti ho guardato camminare nel pericolo e mi sono trattenuto, anche se volevo sguainare la spada e aprirti un sentiero verso la salvezza. Dopo tutto questo, mi metti ancora alla prova?»
«Non è una prova, Lan. Ti ho parlato chiaramente, senza giri di frase, e ho fatto come ho detto. Ma a Fal Dara ho iniziato a chiedermi se eri ancora completamente con me.» Mostrò negli occhi una luce di stanchezza. “Lan, perdonami, non avrei abbattuto il muro a cui tanto tieni, ma devo sapere." «Perché ti sei comportato in quel modo, con Rand?» Lan rimase sorpreso: non s’aspettava questa domanda, era chiaro. Moiraine sapeva che cosa lui s’era aspettato e non intendeva mollare, adesso che era fuori di sé. «L’hai portato davanti all’Amyrlin e l’hai fatto parlare e agire come un lord delle Marche e un guerriero nato. In un certo modo la cosa s’adatta ai piani che avevo fatto per lui, ma noi due non abbiamo mai parlato d’insegnargli queste cose. Perché, Lan?»
«Mi pareva... giusto. Un giovane segugio deve pur incontrare il primo lupo, una volta o l’altra; ma se il lupo lo vede cucciolo, se lui si comporta da cucciolo, il lupo lo ucciderà di sicuro. Il segugio dev’essere un segugio, agli occhi del lupo ancor più che ai propri, se vuole sopravvivere.»
«Vedi così le Aes Sedai? L’Amyrlin? Me? Lupi in campo per abbattere il tuo giovane segugio?» Lan scosse la testa. «Sai cos’è Rand. Sai cosa deve diventare. Quello per cui ho lavorato dal giorno del nostro primo incontro e anche prima. Ora hai dei dubbi sulle mie azioni?»
«No, no. Però...» Lan si era ripreso, aveva ricostruito le sue mura personali, ma non completamente. «Quante volte hai detto che i ta’veren tirano quelli intorno a loro come ramoscelli in un gorgo? Forse anch’io sono stato tirato. So solo che mi pareva la cosa giusta da fare. Quella gente di campagna aveva bisogno di qualcuno dalla loro parte. Rand l’ha fatto, almeno. Moiraine, credo nel tuo operato, anche ora che non ne conosco neppure la metà. Ci credo, come credo in te. Non ho chiesto d’essere rilasciato dal mio legame, né lo chiederò. Malgrado i tuoi progetti di morire e di... scaricarmi... in sicurezza, trarrò grande piacere nel mantenerti in vita e nel fare in modo che questi piani, almeno, falliscano.»
«Ta’veren» sospirò Moiraine. «Forse era questo. Anziché guidare un truciolo lungo il torrente, cerco di guidare un tronco tra le rapide. Ogni volta che lo spingo, ne sono spinta; e più andiamo avanti, più il tronco diventa grosso. Eppure devo arrivare alla fine.» Rise. «Ma non sarò infelice, mio vecchio amico, se riuscirai a rovinare quei piani. Ora, per favore, lasciami sola. Devo riflettere,» Lan esitò solo un istante, prima di girarsi verso la porta. All’ultimo momento però Moiraine non riuscì a lasciarlo andare via senza un’ultima domanda. «Lan, sogni mai qualcosa di diverso?»
«Tutti sognano. Ma so che i sogni sono sogni. Questa» e toccò l’elsa «è realtà.» Le mura si erano riformate, alte e robuste come sempre.