«Come ha potuto, una creatura dell’Ombra, venirti così vicino senza che tu te ne accorgessi?» domando Adeleas.
«Era protetto» rispose Moiraine.
«Impossibile» obiettò Adeleas, brusca. «Solo una Sorella potrebbe...» Si bloccò. Vandene si girò a guardare Moiraine.
Moiraine disse le parole che nessuna di loro voleva udire. «L’Ajah Nera.»
Dal villaggio provennero delle grida. «Meglio nasconderlo in fretta» disse Moiraine, indicando il Draghkar disteso scompostamente su di un’aiuola. «Verranno a chiedere se vi serve aiuto. Se lo vedono, metteranno in giro voci che non vi piacerebbero.»
«Sì, certo» disse Adeleas. «Jaem, vai loro incontro. Di’ che non sai la causa del fracasso. Tienili a bada.» Il Custode si allontanò in fretta nel buio. Adeleas si girò a studiare il Draghkar, come se fosse un oscuro passo d’un libro. «Anche ammettendo che le Aes Sedai siano implicate, cosa l’avrà portato qui?» Vandene fissò in silenzio Moiraine.
«Devo lasciarvi, purtroppo» disse Moiraine. «Lan, ti spiace preparare i cavalli?» Il Custode si allontanò e lei soggiunse: «Vi lascerò alcune lettere da inviare alla Torre Bianca, se avrete la cortesia di provvedere.» Adeleas annuì con aria assente, ancora concentrata sulla creatura distesa per terra.
«E troverai le risposte che cerchi, dove andrai?» domandò Vandene.
«Forse ne ho già trovata una che nemmeno sapevo di cercare. Mi auguro solo di non essere in ritardo. Mi occorre penna e pergamena.» Tirò Vandene verso la casa, lasciando Adeleas a occuparsi del Draghkar.
23
La prova
Con uguale diffidenza Nynaeve guardò la vasta sala nei sotterranei della Torre Bianca e Sheriam, al suo fianco. La Maestra delle Novizie pareva ansiosa, forse persino un po’ impaziente. Nei pochi giorni trascorsi a Tar Valon, Nynaeve aveva visto sul viso dell’Aes Sedai solo serenità e sorridente accettazione d’eventi che sarebbero giunti al momento stabilito.
La sala dal soffitto a cupola era scavata nel letto di roccia dell’isola; la luce dei lumi posti su alti palchi si rifletteva sulle pareti chiare di pietra levigata. Al centro, sotto la cupola, c’era una costruzione composta di tre archi d’argento, arrotondati, ciascuno abbastanza alto da camminarci sotto, disposti a triangolo sopra uno spesso anello d’argento, con gli apici a contatto. Archi e anello erano un solo blocco. Nynaeve non scorgeva che cosa ci fosse all’interno: tra gli archi le luci guizzavano in maniera bizzarra e le davano un senso di nausea, se le fissava a lungo. Dove gli archi toccavano l’anello, un’Aes Sedai sedeva a gambe incrociate sul nudo pavimento di pietra e fissava l’argentea costruzione. Un’altra stava nei pressi, accanto a un normale tavolo sul quale erano posti tre calici d’argento. Ciascuno di essi conteneva acqua pura. Le quattro Aes Sedai portavano lo scialle dell’Ajah d’appartenenza, come Sheriam: frangia azzurra per quest’ultima, rossa per la donna di carnagione scura accanto al tavolo, verde, grigia e bianca per le tre alla base degli archi. Nynaeve indossava ancora uno degli abiti ricevuti a Fal Dara, verde chiaro ricamato a fiorellini bianchi.
«Prima mi lasciate a girarmi i pollici da mattina a sera» brontolò «e ora avete fretta.»
«L’ora non aspetta donna» replicò Sheriam. «La Ruota gira e ordisce come vuole... e quando vuole. La pazienza è una virtù che va imparata, ma tutte dobbiamo essere pronte in qualsiasi istante.»
Nynaeve cercò di non fissarla con odio. La caratteristica più irritante di quella Aes Sedai dai capelli color fiamma era che a volte parlava come se citasse sempre dei proverbi. «Cos’è quell’affare?»
«Un ter’angreal.»
«Be’, non mi dice niente. Cosa fa?»
«I ter’angreal fanno molte cose, bambina. Come gli angreal e i sa’angreal, sono anch’essi resti dell’Epoca Leggendaria che usano l’Unico Potere, pur essendo meno rari degli altri due. Alcuni ter’angreal, come questo, devono essere messi in funzione da Aes Sedai; altri invece reagiscono alla semplice presenza di qualsiasi donna in grado d’incanalare il Potere. Si pensa che ce ne siano perfino alcuni che funzionano con qualsiasi donna. A differenza degli angreal e dei sa’angreal, furono costruiti per funzioni specifiche. Nella Torre ne abbiamo un altro che rende vincolanti i voti. Quando sarai Sorella a pieno titolo, prenderai i voti finali reggendo in mano proprio quel ter’angreal. Non dire parola che non sia vera. Non fare arma con cui un uomo ne uccida un altro. Non usare mai come arma l’Unico Potere, se non contro gli Amici delle Tenebre o la progenie dell’Ombra o, in caso disperato, per difendere la tua stessa vita, quella del tuo Custode o di un’altra Sorella.»
Nynaeve scosse la testa. Le pareva che fosse un voto troppo vasto e troppo limitato insieme, e lo disse.
«Un tempo alle Aes Sedai non si chiedevano voti. Si sapeva cosa rappresentavano e questo bastava. Molte di noi vorrebbero che fosse ancora così. Ma la Ruota gira e i tempi cambiano. Questi voti consentono alle nazioni di trattare con noi senza paura d’essere vittime del nostro potere. Nel periodo fra le Guerre Trolloc e la Guerra dei Cento Anni abbiamo fatto questa scelta: per questo la Torre Bianca è ancora in piedi e noi possiamo ancora fare del nostro meglio per combattere l’Ombra.» Trasse un respiro profondo. «Luce santa, bambina, dovrei insegnarti in pochi minuti cose che ogni altra donna nella tua situazione avrebbe imparato in anni di studio. Non è possibile. Adesso dobbiamo pensare ai ter’angreal. Non sappiamo perché siano stati costruiti; osiamo servirci solo di un numero limitato di essi; e il modo in cui li usiamo forse è del tutto diverso da quello inteso da chi li costruì. Abbiamo imparato a caro prezzo a non servirci di molti di essi. Non poche Aes Sedai sono rimaste uccise o hanno perduto il Talento, nel tentativo d’imparare a usarli.»
Nynaeve rabbrividì. «E tu vuoi che entri in questo?» Dentro gli archi, la luce ora tremolava meno, ma non per questo Nynaeve scorgeva più chiaramente quel che c’era all’interno.
«Sappiamo cosa fa. Ti metterà faccia a faccia con le tue peggiori paure.» Sheriam sorrise. «Nessuna di noi ti domanderà cos’hai affrontato. Di’ pure solo quel che ti garba. Ognuna è padrona delle proprie paure.»
Vagamente Nynaeve pensò al proprio nervosismo nei confronti dei ragni, soprattutto nel buio, ma non ritenne che Sheriam si riferisse a paure del genere. «Devo solo entrare da un arco e uscire dall’altro? Per tre volte e basta?»
Con un movimento della spalla, l’Aes Sedai, irritata, si aggiustò lo scialle. «Se proprio vuoi semplificare, sì» rispose, asciutta. «Per strada ti ho detto quel che devi sapere della cerimonia, tutto quello che ciascuna ha il permesso di sapere in anticipo. Se tu fossi una novizia, lo sapresti a memoria, ma non preoccuparti d’eventuali errori. Ti suggerirò io, se occorre. Sei sicura d’essere pronta ad affrontare la prova? Se vuoi fermarti ora, posso sempre iscriverti nell’elenco delle novizie.»
«No!»
«Benissimo, allora. Adesso ti dirò due cose che nessuna donna apprende finché non è in questa stanza. La prima è questa: una volta iniziato, devi continuare fino alla fine. Se ti rifiuti, per quanto grande sia il potenziale, sarai gentilmente cacciata fuori della Torre, con tanto argento da mantenerti per un anno, e non avrai più il permesso di tornare.» Nynaeve aprì bocca per dire che non avrebbe rifiutato, ma Sheriam la bloccò con un gesto brusco. «Ascolta e parla quando sai cosa dire. La seconda: sforzarsi, impegnarsi, significa conoscere il pericolo. Qui conoscerai il pericolo. Alcune donne sono entrate e non sono più uscite. Disattivato infine il ter’angreal, loro non c’erano più! E nessuno le ha riviste. Se vuoi sopravvivere, devi essere risoluta. Esita, fallisci, e...» Il suo silenzio fu più eloquente di tante parole. «Questa è la tua ultima possibilità, bambina. Puoi tirarti indietro adesso, proprio ora: t’iscriverò nell’elenco delle novizie e avrai solo un punto a tuo sfavore. Potrai venire qui altre due volte; solo al terzo rifiuto sarai cacciata dalla Torre. Non è vergognoso rifiutare. Molte rifiutano. Io stessa non me la sono sentita, la prima volta. Ora parla pure.»