Con uno schianto il fulmine mandò in frantumi la pietra al di sopra della testa di Aginor. Il Reietto sbarrò gli occhi, barcollò e arretrò. «Non puoi! È impossibile!» Balzò via, mentre il fulmine colpiva il punto dove si era trovato e la pietra schizzava una fontana di schegge.
Decisa, Nynaeve avanzò verso di lui. E Aginor fuggì.
Saidar era un torrente tumultuoso dentro di lei. Nynaeve sentiva le pietre intorno a sé e l’aria, sentiva i minuscoli frammenti dell’Unico Potere che le permeavano, che le costituivano. E sentiva Aginor fare... qualcosa, anche lui. Lo sentiva vagamente, in lontananza, come se fosse una cosa che lei non avrebbe mai potuto conoscere sul serio, ma intorno a sé ne vide gli effetti e li riconobbe per quel che erano.
Il terreno brontolò e si sollevò. Muri crollarono davanti a lei, mucchi di pietre le bloccarono la via. Lei si arrampicò, senza badare se gli spigoli aguzzi le tagliavano mani e piedi, senza mai perdere di vista Aginor. Si levò il vento e ululò per i passaggi, contro di lei: infuriò fino ad appiattirle le guance e a farle lacrimare gli occhi, cercò si sbatterla a terra; Nynaeve mutò il flusso e Aginor rotolò nel passaggio come un arbusto sradicato. Nynaeve toccò il flusso nel terreno, lo indirizzò diversamente: mura di pietra crollarono intorno a Aginor e lo imprigionarono. Fulmini caddero intorno al Reietto, fecero esplodere la pietra, sempre più vicino. Nynaeve sentiva che Aginor lottava per respingerla, ma a poco a poco i fulmini avanzavano verso il Reietto.
Qualcosa brillò lontano alla sinistra di Nynaeve, qualcosa portata alla luce dal crollo dei muri.
Nynaeve sentiva Aginor indebolirsi, sentiva i suoi colpi di risposta farsi più deboli, più frenetici. Eppure sapeva che il Reietto non aveva ceduto. Se l’avesse lasciato andare adesso, le avrebbe dato la caccia, appena ricuperate le forze, convinto che dopotutto lei era troppo debole per sconfiggerlo, troppo debole per impedirgli di fare quel che voleva.
Dove prima c’era pietra, adesso si apriva un arco, pieno di luminosità morbida e argentea. La via del ritorno...
Nynaeve capì che il Reietto abbandonava l’attacco, che si sforzava solo di farle cambiare direzione. E che non aveva potere sufficiente per deviare i suoi colpi: Aginor doveva sottrarsi agli schizzi di pietra fusa sollevati dai suoi fulmini, alle esplosioni che lo sbattevano a terra. “La via del ritorno si presenterà solo una volta. Non esitare."
I fulmini smisero di cadere. Nynaeve si girò a fissare l’arco. Tornò a guardare Aginor, appena in tempo per vedere che strisciava sopra il mucchio di pietre e scompariva. Sibilò di rabbia. Gran parte del labirinto era ancora in piedi e c’erano centinaia di nuovi posti dove nascondersi, nelle macerie provocate da lei e dal Reietto. Sarebbe occorso tempo, per ritrovarlo; ma Nynaeve era sicura che, se non l’avesse trovato per prima, lui avrebbe trovato lei. Ricuperate le forze, l’avrebbe assalita quando lei meno se l’aspettava.
"La via del ritorno si presenterà solo una volta."
Spaventata, Nynaeve vide con sollievo che l’arco era ancora lì. Se avesse trovato in fretta Aginor...
"Non esitare."
Con un grido di rabbia, si arrampicò sul mucchio di pietre e si diresse all’arco. «Troverò chi mi ha mandato qui» brontolò «e gli farò desiderare quel che ha avuto Aginor. Gli farò...» Passò sotto l’arco e fu sopraffatta dalla luce.
«Gli farò...» Nynaeve uscì dall’arco. La scena era sempre uguale: il ter’angreal d’argento, le Aes Sedai, la sala. Era emersa dallo stesso arco da cui era entrata.
La Sorella Rossa alzò uno dei calici d’argento e versò sulla testa di Nynaeve un rivolo d’acqua chiara e fresca.
«Sei mondata da qualsiasi peccato tu abbia commesso» intonò «e da quelli commessi contro di te. Sei mondata da qualsiasi crimine tu abbia commesso e da quelli commessi contro di te. Vieni a noi pulita e pura, nel cuore e nell’anima.»
Nynaeve rabbrividì, mentre l’acqua le colava lungo il corpo e sgocciolava sul pavimento.
Sheriam le prese il braccio, con un sorriso di sollievo, ma nel tono non mostrò traccia d’ansia. «Finora vai bene» disse. «Tornare significa andar bene. Ricorda il tuo scopo e andrai bene.» Cominciò a guidarla intorno al ter’angreal, verso il secondo arco.
«Era così reale» disse Nynaeve in un bisbiglio. Ricordava ogni cosa. Ricordava d’avere incanalato l’Unico Potere con la stessa facilità con cui si alza la mano. Ricordava Aginor e le sue minacce. Rabbrividì di nuovo. «Era reale?» domandò.
«Nessuno lo sa» rispose Sheriam. «Sembra reale, nel ricordo; e alcune novizie sono tornate con i segni delle ferite ricevute all’interno. Altre là dentro sono state tagliate a pezzi e sono uscite senza un segno. L’esperienza è sempre differente da una all’altra. Gli antichi dicevano che esistevano molti mondi. Forse questo ter’angreal porta in questi mondi. Ma ha regole assai rigide, per un meccanismo inteso solo a spostare una persona da un posto a un altro. Secondo me, l’esperienza non è reale. Però il pericolo è reale, come coltello conficcato nel cuore.»
«Ho incanalato il Potere. Era facilissimo.»
Sheriam trasalì. «In teoria, è impossibile. Non dovresti nemmeno ricordare d’esserne in grado,» Osservò attentamente Nynaeve. «Eppure non hai riportato danni. Percepisco in te l’abilità, forte come sempre.»
«A sentirti, si direbbe che sia pericoloso» disse lentamente Nynaeve.
Sheriam esitò. «Si ritiene superfluo dare l’avvertimento, poiché non lo si dovrebbe ricordare, ma... Questo ter’angreal fu trovato durante le Guerre Trolloc. Abbiamo negli archivi i resoconti delle Sorelle che lo esaminarono. La prima Sorella a entrarvi fu munita delle più potenti protezioni possibili, dal momento che non si conosceva la funzione del ter’angreal. La Sorella mantenne i propri ricordi e, quando fu minacciata, incanalò l’Unico Potere. Tornò con il talento ridotto in cenere, incapace d’incanalare, incapace perfino di percepire la Vera Fonte. Anche la seconda fu munita di protezioni, eppure fu rovinata nello stesso modo. La terza entrò senza protezioni, all’interno non ricordò niente e tornò senza un graffio. Per questo ti mandiamo senza protezioni. Nynaeve, dentro il ter’angreal non devi più incanalare il Potere. Ti sarà difficile, ma cerca di ricordartene.»
Erano arrivate al secondo arco. Il bagliore li riempiva ancora tutt’e tre. Sheriam rivolse a Nynaeve un’ultima occhiata d’ammonimento e la lasciò.
«La seconda volta è per quello che è. La via del ritorno si presenterà solo una volta. Non esitare.»
Nynaeve fissò il lucente arco argenteo. Che cosa c’era all’interno, questa volta? Le altre aspettavano, osservavano. Nynaeve avanzò con decisione nella luce.
Con sorpresa fissò la comune veste marrone che indossava, poi trasalì. Perché fissava il proprio vestito? “La via del ritorno si presenterà solo una volta."
Si guardò intorno e sorrise. Si trovava a Emond’s Field, al limitare del Parco, circondata di case dal tetto di stoppie, proprio di fronte alla locanda Fonte di Vino. La Fonte stessa sgorgava da un affioramento roccioso al centro del Parco e formava il ruscello che scorreva a levante, sotto i salici, a lato della locanda. Le vie erano deserte, ma a quell’ora del mattino quasi tutta la gente era già al lavoro.
Nel guardare la locanda, Nynaeve perdette il sorriso. L’edificio pareva abbandonato: l’intonaco era sbiadito, un’imposta penzolava, l’estremità d’una trave ormai marcia era visibile da uno squarcio nelle tegole. Cosa gli era preso, a Bran? Era tanto impegnato a fare il Sindaco da lasciare che la locanda andasse in malora?
La porta si spalancò e ne uscì Cenn Buie, che si fermò di botto, vedendo lei. Il vecchio costruttore di tetti di stoppie era nodoso come una radice di quercia e le rivolse un’occhiata altrettanto amichevole. «Ah, così sei tornata, eh? Be’, puoi anche andartene di nuovo.»