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Marin tirò Nynaeve per la manica. «Dobbiamo scappare. Dobbiamo nasconderci. Nynaeve, vieni. Cenn le avrà detto chi sei. E lei patisce perfino che qualcuno ti nomini.»

L’arco argenteo attirava gli occhi di Nynaeve. “La via del ritorno..." Nynaeve scosse la testa e si sforzò di ricordare. “Non è reale." Guardò Marin: il terrore puro le distorceva il viso. “Non devi esitare, per sopravvivere."

«Ti prego, Nynaeve. Mi ha vista con te. Mi ha vista! Ti prego, Nynaeve!»

Malena venne più vicino, implacabile. “La mia gente." L’arco risplendeva. “La via del ritorno. Non è reale."

Con un singhiozzo, Nynaeve liberò il braccio dalla stretta di Marin e si tuffò nel bagliore argenteo.

L’urlo di Marin l’inseguì. «Per amore della Luce, Nynaeve, aiutami! Aiutami!»

Il bagliore l’avviluppò.

A occhi sbarrati, barcollando, Nynaeve uscì dall’arco, a malapena consapevole della sala e delle Aes Sedai. L’ultimo grido di Marin le risuonava ancora nelle orecchie. Non trasalì neppure, quando a un tratto si sentì versare in testa un rivolo d’acqua fredda.

«Sei mondata del falso orgoglio. Sei mondata della falsa ambizione. Vieni a noi pulita e pura, nel cuore e nell’anima.» Mentre l’Aes Sedai Rossa arretrava d’un passo, Sheriam si affiancò a Nynaeve.

Quest’ultima sobbalzò, poi capì di chi si trattava. Con tutt’e due le mani l’afferrò per il collo della veste. «Dimmi che non era reale! Dimmelo!»

«Brutta esperienza?» Sheriam la costrinse ad aprire le mani, come se fosse abituata a simili reazioni. «E la terza volta è peggiore delle altre due.»

«Ho abbandonato la mia amica... ho abbandonato la mia gente... nel Pozzo del Destino, per tornare.» “Luce santa, fa’ che non sia stato reale. Non è vero che ho abbandonato... Gliela farò pagare, a Moiraine! Devo fargliela pagare!"

«C’è sempre una ragione per non tornare, qualcosa che te lo impedisce, qualcosa che ti distrae. Il ter’angreal ti monta trappole, ispirandosi alla tua stessa mente, e le rende robuste, più resistenti dell’acciaio e più micidiali del veleno. Per questo lo adoperiamo per la prova. Il tuo desiderio d’essere Aes Sedai deve superare qualsiasi cosa, ti deve permettere d’affrontare qualsiasi prova e di vincere qualsiasi difficoltà. La Torre Bianca non può accettare di meno. Lo esigiamo da te.»

«Esigete moltissimo» replicò Nynaeve. Fissò il terzo arco, mentre Sheriam l’accompagnava in quella direzione. La terza volta era la peggiore. «Ho paura» mormorò. Cosa c’era di peggio dell’esperienza appena affrontata?

«Bene» disse Sheriam. «Tu vuoi diventare Aes Sedai, incanalare l’Unico Potere. Nessuna si dovrebbe accostare alla prova senza paura e timore reverenziale. La paura t’ispirerà prudenza; la prudenza ti manterrà in vita.» Fece girare Nynaeve in modo che si trovasse di fronte all’arco, ma non arretrò subito. «Nessuno ti costringe a entrare per la terza volta, bambina.»

Nynaeve si umettò le labbra. «Se rifiuto, mi caccerete dalla Torre e non mi lascerete più venire.» Sheriam annuì. «E questa è l’esperienza peggiore.» Sheriam annuì di nuovo. Nynaeve inspirò a fondo. «Sono pronta» disse.

«La terza volta» intonò formalmente Sheriam «è per quello che sarà. La via del ritorno si presenterà solo una volta. Non esitare.»

Nynaeve si lanciò di corsa verso l’arco.

Ridendo, corse fra nugoli turbinanti di farfalle che s’alzavano dai fiori di campo che coprivano d’un tappeto multicolore alto fino al ginocchio il prato in cima all’altura. La sua giumenta grigia si agitò nervosamente, con le redini penzoloni, al limitare del prato e Nynaeve si fermò per non spaventarla maggiormente. Alcune farfalle si posarono sul suo vestito, sui fiori ricamati, o svolazzarono intorno agli zaffiri e alle lunarie che le ornavano i capelli sciolti sulle spalle.

Ai piedi dell’altura, la collana dei Mille Laghi si allargava nella città di Malkier e rifletteva le Sette Torri che sfioravano il cielo, con gli stendardi della Gru Dorata che garrivano in cima tra la foschia. La città aveva mille giardini, ma Nynaeve preferiva il prato incolto in cima all’altura. “La via del ritorno si presenterà solo una volta. Non esitare."

Si girò allo scalpitio di zoccoli.

Al’Lan Mandragoran, re di Malkier, smontò dal cavallo da guerra e si mosse verso di lei, tra le farfalle, ridendo. Aveva viso duro, ma il sorriso addolciva i lineamenti di pietra.

Nynaeve lo guardò, sorpresa, quando lui la prese fra le braccia e la baciò. Per un momento gli rimase stretta addosso, senza toccare terra, e rispose al bacio.

Poi lo spinse via e scostò il viso. «No» disse. Spinse più forte. «Lasciami andare. Mettimi giù.» Perplesso, Lan la posò e lei arretrò d’un passo. «Questo, no» disse Nynaeve. «Posso affrontare qualsiasi cosa, ma non questo.» “Per favore, fatemi affrontare di nuovo Aginor." I ricordi turbinarono. Aginor? Non sapeva da dove le giungesse quel pensiero. I ricordi turbinarono, frammentati e mobili come schegge di ghiaccio sulla superficie d’un fiume al disgelo. Nynaeve artigliò i frammenti, cercò qualcosa a cui aggrapparsi.

«Stai bene, amore mio?» domandò Lan, preoccupato.

«Non chiamarmi così! Non sono l’amore tuo! Non posso sposarti!»

Lan la sorprese, scoppiando a ridere. «L’implicazione che non siamo sposati rischia di sconvolgere i nostri figli, moglie mia. E perché non posso chiamarti amore mio? Non ho nessun’altra e non avrò altre.»

«Devo tornare.» Disperatamente cercò l’arco, trovò solo prato e cielo. “Più dure dell’acciaio e più micidiali del veleno. Lan. I figli di Lan. Luce santa, aiutami!" «Devo tornare subito.»

«Tornare? E dove? A Emond’s Field? Se lo desideri. Manderò un messaggio a Morgase e ti farò dare una scorta.»

«Da sola» borbottò Nynaeve, continuando a cercare. “Dov’è? Devo andare." «Non voglio essere coinvolta in tutto questo. Non posso sopportarlo. Devo andare subito!»

«Coinvolta in cosa, Nynaeve? Cosa non puoi sopportare? No, Nynaeve. Qui puoi andare a cavallo da sola, se lo desideri; ma se la regina dei malkieri entrasse nell’Andor senza una scorta adeguata, Morgase si scandalizzerebbe, forse si offenderebbe. Non vuoi offenderla, vero? Credevo che voi due foste amiche.»

Nynaeve si sentì come se l’avessero colpita in testa, con una serie di colpi che la intontivano. «Regina?» disse, esitando. «Abbiamo figli piccoli?»

«Sei sicura di stare bene? Forse è meglio che t’accompagni da Sharina Sedai.»

«No.» Nynaeve arretrò di nuovo. «Niente Aes Sedai.» “Non è reale. Non mi lascerò tirare in questa storia, stavolta!"

«Bene» disse Lan lentamente. «Visto che sei mia moglie, non puoi essere che regina. Siamo malkieri, qui, non gente del meridione. Sei stata incoronata nelle Sette Torri, quando ci siamo scambiati l’anello.» Istintivamente mosse la sinistra: un cerchietto d’oro gli serrava l’indice. Nynaeve diede un’occhiata alla propria mano, all’anello che sapeva vi avrebbe visto; vi chiuse sopra l’altra mano, non sapeva se per nasconderlo o per tenerlo stretto. «Ricordi, ora?» proseguì Lan. Protese la mano, come per accarezzarle la guancia, e Nynaeve arretrò di altri sei passi. Lan sospirò. «Come vuoi, amore mio. Abbiamo tre figli, ma uno solo è ancora piccolo. Maric ti arriva già alla spalla e ancora non ha deciso se ama di più i cavalli o i libri. Elnore ha già cominciato a far girare la testa ai ragazzi, se non tormenta Sharina chiedendole quando avrà l’età giusta per andare alla Torre Bianca.»

«Elnore era il nome di mia madre» disse piano Nynaeve.

«Così hai detto, quando l’hai scelto. Nynaeve...»

«No. Non mi lascerò tirare in questa storia, stavolta. No!» Dietro Lan, fra gli alberi al limitare del prato, vide l’arco d’argento. Prima era nascosto dagli alberi. “La via del ritorno si presenterà solo una volta." Si girò verso l’arco. «Devo andare» disse. Lan le prese la mano e per Nynaeve fu come se i piedi avessero messo radici nella pietra.