Il campo sobbalzò e ondeggiò impetuoso. A mano a mano che il congegno magico cresceva e si diffondeva, le sue potenti vibrazioni indussero a cantare le rocce stesse della fortezza. Come un’onda devastante i loro canti montarono intorno a Raistlin. Giunsero in risposta le urla stridenti e rabbiose dei draghi. Le voci senza tempo delle rocce e le voci senza tempo dei draghi lottarono, fluttuarono insieme, e alla fine si unirono in una cacofonia discordante capace di annientare la mente.
Il suono era assordante, penetrante. La forza dei due potenti incantesimi frantumò il suolo. La terra sotto i piedi di Raistlin tremò. Le rocce che cantavano si spalancarono. Le teste metalliche dei draghi si creparono...
Lo stesso Portale cominciò a sbriciolarsi.
Raistlin cadde sulle ginocchia. Il campo magico si stava lacerando, spaccandosi con le pietre stesse del mondo. Si stava rompendo, scheggiando e, poiché Raistlin si teneva ancora aggrappato ad esso, cominciò a lacerare anche lui.
Il dolore gli trafisse la testa. Il suo corpo fu colto dalle convulsioni, si contorse per le insopportabili sofferenze.
Quella che si trovava ad affrontare era una scelta terribile. Se l’avesse lasciato andare, sarebbe precipitato, precipitato verso la sua condanna, sarebbe precipitato in un nulla al quale la tenebra più abbietta sarebbe stata preferibile. Eppure, si tenne aggrappato ad esso, sapeva che sarebbe stato lacerato, il suo corpo smembrato dalle forze della magia che aveva generato e che non riusciva più a controllare.
I muscoli gli si strapparono dalle ossa, i nervi si sbriciolarono, i tendini si spezzarono.
«Caramon!» gemette Raistlin, ma Caramon e Tas erano svaniti. Il congegno magico, riparato dall’unico gnomo le cui invenzioni funzionavano, aveva veramente funzionato. Se n’erano andati.
Non c’era nessuna possibilità di aiuto.
Raistlin aveva pochi istanti di vita, pochi momenti per agire. Ma quel dolore era straziante al punto da impedirgli di pensare.
Le articolazioni gli venivano strappate dalle loro sedi, gli occhi divelti dal viso, il cuore sradicato dal suo petto, il cervello risucchiato via dal cranio.
Poteva udire se stesso urlare e seppe che era il suo grido di morte. Tuttavia, continuò a combattere come aveva combattuto durante tutta la sua vita.
Io... prenderò... il controllo... Le parole sgorgarono dalla sua mente, macchiate di sangue...
Prenderò il controllo...
Allungò il braccio, la sua mano si chiuse sul Bastone di Magius. Io lo farò!
E poi venne scaraventato in avanti in mezzo a un’onda accecante e turbinante di luci multicolori che tutto schiantava...
Torna a casa... torna a casa...