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«Dove... dove si trova questo Portale?» chiese Caramon all’improvviso.

«Nel laboratorio sopra di noi, in cima alla Torre,» rispose Raistlin. «I portali venivano tenuti nel luogo più sicuro che gli stregoni potessero concepire, poiché, come puoi ben immaginare, sono estremamente pericolosi.»

«È tipico degli stregoni immischiarsi in cose che farebbero assai bene a lasciar stare,» ringhiò Caramon. «In nome degli dei, perché mai hanno creato una porta sull’Abisso?»

Congiungendo le punte delle dita, Raistlin fissò il fuoco, parlando alle fiamme come se fossero le uniche che avessero il potere di capirlo.

«Quando c’è sete di conoscenza, molte cose vengono create. Alcune sono buone e tutti noi ne traiamo beneficio. Una spada nella tua mano, Caramon, difende la causa della giustizia e della verità, e protegge gli innocenti. Ma una spada nella mano di... diciamo della nostra amata sorella Kitiara, troncherebbe in due la testa degli innocenti, se ciò facesse i suoi interessi. È forse colpa di colui che ha creato la spada?»

«N...» cominciò a dire Caramon, ma il suo gemello lo ignorò.

«Molto tempo fa, durante l’Era dei Sogni, quando i fruitori di magia erano rispettati e la magia fioriva su Krynn, le cinque Torri della Grande Stregoneria si ergevano come fari di luce nel buio mare dell’ignoranza che si stendeva su questo mondo. Là venivano operate grandi magie che andavano a beneficio di tutti. E c’erano progetti per attuarne anche di più grandi. Chi lo sa? adesso avremmo potuto cavalcare i venti, librarci nei cieli come i draghi. Forse avremmo perfino potuto lasciare questo mondo e andare ad abitare su altri, molto, molto lontani...»

La sua voce si era fatta sommessa e tranquilla. Caramon e Crysania ascoltavano immobili, incantati dal suono della sua voce, ammaliati dalla visione della sua magia.

Sospirò. «Ma così non sarebbe stato. Nel desiderio di accelerare le loro grandi opere, gli stregoni decisero che era indispensabile comunicare direttamente gli uni con gli altri, da una Torre all’altra, senza bisogno degli scomodi incantesimi di teletrasporto. E così vennero costruiti i Portali.»

«Ci riuscirono, dunque?» Gli occhi di Crysania brillarono di meraviglia.

«Sì, ci riuscirono!» sbuffò Raistlin. «Al di là dei loro sogni più sfrenati,» abbassò la voce, «e dei loro peggiori incubi. Poiché i Portali non soltanto davano la possibilità di trasferirsi con un solo passo dall’una all’altra Torre o fortezza della magia, anche le più remote, ma anche di accedere ai regni degli dei, come un inetto stregone del mio stesso ordine ebbe a scoprire per propria sventura.»

D’un tratto Raistlin rabbrividì, e si strinse ancora più addosso le vesti nere, rannicchiandosi vicino al fuoco.

«Tentato dalla Regina delle Tenebre, come soltanto lei può tentare i mortali quando decide di farlo,» il volto di Raistlin impallidì ancora di più, «usò il Portale per entrare nel suo regno e conquistare il premio che lei gli offriva ogni notte, nei suoi sogni.» Raistlin scoppiò a ridere, una risata amara, sarcastica.

«Sciocco! Cosa gli sia successo non lo sa nessuno. Non fece mai più ritorno attraverso il Portale. Ma la Regina lo fece. E con lei arrivarono legioni di draghi...»

«Le prime Guerre dei Draghi!» rantolò Crysania.

«Sì, causateci da uno della mia razza sprovvisto di disciplina e di autocontrollo. Il quale si era lasciato sedurre...» Interrompendosi, Raistlin fissò pensieroso il fuoco.

«Ma questo io non l’avevo mai sentito!» protestò Caramon. «Secondo le leggende, i draghi arrivarono insieme a...»

«La tua storia è limitata alle favole che si raccontano ai bambini quando vanno a letto, fratello mio!» esclamò Raistlin, insofferente. «E dimostra, infatti, quanto poco tu sappia dei draghi. Sono creature indipendenti, orgogliose, egocentriche, e del tutto incapaci di mettersi insieme per cucinare la cena, e ancora meno di coordinare qualunque sforzo per intraprendere una guerra. No, quella volta la Regina entrò nel mondo in tutta la sua completezza, non soltanto l’ombra che era stata durante la nostra guerra contro di lei. Intraprese la guerra contro il mondo e fu soltanto grazie al grande sacrificio di Huma che venne ricacciata.»

Raistlin tacque per qualche istante con le mani sulle labbra, riflettendo. «Qualcuno dice che Huma non usò la Dragonlance per distruggerla fisicamente, come narra la leggenda. Ma che piuttosto la lancia avesse alcune proprietà magiche e che gli permisero di ricacciare la Regina dentro il Portale e chiuderlo ermeticamente. Il fatto che l’abbia ricacciata dimostra che, in questo mondo, ella è vulnerabile.» Raistlin fissò le fiamme. «Se ci fosse stato qualcuno... qualcuno dotato di un vero potere, al Portale, quando entrò, qualcuno capace di distruggerla del tutto invece di ricacciarla semplicemente indietro, allora è senz’altro possibile che la storia sarebbe stata riscritta.»

Nessuno parlò. Crysania teneva gli occhi fissi sulle fiamme, vedendovi forse la stessa visione gloriosa dell’arcimago. Caramon fissò il volto del suo gemello.

Lo sguardo di Raistlin lasciò all’improvviso le fiamme, lampeggiando e tornando a fuoco con gelida e limpida intensità. «Domani, quando sarò più forte, salirò da solo nel laboratorio,» la sua occhiata severa spazzò sia Caramon che Crysania, «e comincerò i miei preparativi. Tu, Dama, sarà meglio che inizi ad entrare in comunione con il tuo dio.»

Crysania deglutì nervosamente. Rabbrividendo, tirò la sua poltrona più vicina al fuoco. Ma d’un tratto, Caramon si alzò in piedi fermandosi davanti a lei. Chinandosi, le strinse le braccia con le mani robuste, costringendola a guardarlo negli occhi.

«Questa è follia. Dama,» disse con voce sommessa e compassionevole. «Lascia che ti porti via da questo luogo buio! Tu sei spaventata, e hai delle buone ragioni per esserlo! Forse non tutto ciò che Par-sallian ha detto su Raistlin era vero. Forse neppure tutto quello che ho pensato su di lui era vero. Forse l’ho giudicato male. Ma questa è una cosa che vedo chiaramente, Dama: sei spaventata, e non ti biasimo! Lascia che Raistlin faccia questa cosa da solo! Lascialo sfidare gli dei, se è questo che vuole! Ma non andare con lui... torna a casa! Lascia che ti riporti nel tuo tempo, lontano da qui.»

Raistlin non parlò, ma i suoi pensieri echeggiarono nella mente di Crysania con la stessa chiarezza come se li avesse pronunciati ad alta voce. Hai sentito il Gran Sacerdote! Hai detto tu stessa che conosci il suo errore! Paladine ti favorisce. Perfino in questo luogo tenebroso esaudisce le tue preghiere. Sei tu la sua prescelta! Tu avrai successo dove il Gran Sacerdote ha fallito! Vieni con me, Crysania. È questo il nostro destino!

«Sì, sono spaventata,» disse Crysania, liberando con gentilezza le proprie braccia dalle mani di Caramon. «E la tua preoccupazione per me mi commuove davvero. Ma questa mia paura è una debolezza che devo combattere. Con l’aiuto di Paladine la vincerò, prima di entrare nel Portale insieme a tuo fratello.»

«Così sia, allora,» replicò Caramon con gravità, distogliendo lo sguardo.

Raistlin sorrise, un sorriso tenebroso, segreto, che non si rifletté nei suoi occhi, e neppure nella sua voce.

«E adesso, Caramon,» disse caustico, «se hai finito d’immischiarti in faccende che sei del tutto incapace di comprendere, farai meglio a prepararti per il tuo viaggio. È metà mattina, adesso. I mercati, per quello che sono in quest’epoca di desolazione, stanno giusto per aprirsi.» Affondando una mano in una tasca delle sue vesti nere, Raistlin tirò fuori diverse monete e le lanciò a suo fratello. «Questo dovrebbe essere sufficiente per i nostri bisogni.»

Caramon afferrò al volo le monete, con un movimento istintivo. Poi esitò, fissando suo fratello con la stessa espressione che Crysania gli aveva visto assumere nel Tempio a Istar, e ricordò di aver pensato: che terribile odio... che terribile amore!

Infine Caramon abbassò lo sguardo, ficcando il denaro nella cintura.

«Vieni qui da me, Caramon,» disse Raistlin con voce sommessa.

«Perché?» borbottò Caramon, d’un tratto sospettoso.