Non aveva ancora avuto il tempo di tirare un respiro quando venne aggredito da qualcosa che si era materializzato dalla tenebra.
Urla stridule e ululati d’indignazione si levarono intorno a lui. Forme scure sfrecciarono dall’oscurità, sfidando la luce del Bastone, mentre dita bianche come ossa lo ghermivano alla gola e gli afferravano le vesti, lacerando il tessuto. L’attacco era stato talmente rapido e improvviso e così orrenda l’ondata d’odio, che Raistlin rischiò d’essere irrimediabilmente travolto.
Ma quasi subito riprese la padronanza di sé. Facendo descrivere al Bastone un ampio arco, urlando rauche parole magiche, respinse gli spettri.
“Parlate con loro!” ordinò ai due guardiani che erano con lui. “Dite loro chi sono!”
“Fistandantilus,” sentì che dicevano in mezzo al frastuono che gli rombava nelle orecchie. “Anche se il suo tempo non è ancora venuto com’è stato predetto... un esperimento di magia...”
Indebolito e stordito, Raistlin raggiunse barcollando una poltrona e si accasciò su di essa.
Maledicendosi amaramente per essersi trovato impreparato a un assalto come quello e imprecando a quel suo corpo debole che ancora una volta lo tradiva, si asciugò il sangue da un taglio sul viso e lottò per non perdere i sensi.
Questa è opera tua, mia Regina. I pensieri gli affluivano tetri attraverso una nebbia di dolore. Non osi combattere apertamente. Sono troppo forte per te su questo... mio piano... d’esistenza! Hai la tua testa di ponte in questo mondo. Già da ora il tuo Tempio è comparso a Neraka nella sua forma perversa. Hai svegliato i draghi del male. Stanno rubando le uova dei draghi buoni. Ma la porta rimane chiusa, la Pietra delle Fondamenta è stata bloccata dal sacrificio altruistico dell’amore. E questo è stato il tuo errore poiché adesso, grazie al tuo ingresso nel nostro piano, hai reso possibile il nostro ingresso nel tuo! Non posso ancora raggiungerti... tu non puoi raggiungere me... Ma verrà il momento... verrà il momento...
“Non ti senti bene, Maestro?” chiese una voce spaventata accanto a lui. “Sono davvero desolato che non ci sia stato possibile impedire che ti facessero del male, ma ti sei mosso troppo in fretta! Per favore, perdonaci. Lascia che ti aiutiamo...”
“Non potete far nulla!” ringhiò Raistlin, tossendo. Sentì alleviarsi il dolore nel petto. “Lasciatemi solo un momento... Ho bisogno di riposare. Cacciate fuori di qui questi altri.”
“Sì, Maestro.”
Chiudendo gli occhi, aspettando che passassero quell’orrendo stordimento e il dolore, Raistlin rimase seduto per un’ora nel buio a rivedere mentalmente i suoi piani. Aveva bisogno di due settimane ininterrotte di riposo e di studio per prepararsi. Qui avrebbe potuto trovare facilmente quel tempo. Crysania era sua, l’avrebbe seguito volontariamente, addirittura con slancio, invocando i poteri di Paladine per aiutarlo ad aprire il Portale e combattere gli spaventevoli guardiani che si trovavano al di là di esso.
Disponeva delle conoscenze di Fistandantilus, conoscenze accumulate dal mago nell’arco dei secoli.
E aveva anche le proprie conoscenze, oltre alla forza del suo giovane corpo. Quando fosse stato pronto ad entrare, si sarebbe trovato all’apice del suo potere, il più grande arcimago mai vissuto su Krynn!
Questo pensiero lo confortò e gli diede rinnovata energia. Finalmente lo stordimento scomparve, il dolore si attenuò. Alzandosi in piedi lanciò una rapida occhiata intorno a sé. Riconosceva il laboratorio, naturalmente. Aveva esattamente lo stesso aspetto di quando vi era entrato in un passato che adesso si trovava duecento anni nel futuro. Allora vi era giunto con il potere, com’era stato predetto. La porta si era aperta, i guardiani malefici l’avevano accolto con reverenza, non l’avevano aggredito.
Mentre percorreva il laboratorio con il Bastone di Magius che gli illuminava la strada, Raistlin lanciò intorno a sé occhiate incuriosite. Notò delle strane differenze che lo lasciavano perplesso.
Ogni cosa avrebbe dovuto essere esattamente com’era quando sarebbe arrivato tra duecento anni.
Ma un becher adesso intatto era rotto quando l’aveva trovato. E un libro degli incantesimi giaceva sul pavimento mentre adesso si trovava sopra un grande tavolo di marmo.
“I guardiani toccano gli oggetti?” chiese ai due che erano rimasti con lui. Le vesti gli frusciarono intorno alle caviglie mentre si dirigeva verso l’estremità opposta del vasto laboratorio, avvicinandosi alla Porta Che Non Veniva Mai Aperta.
“Oh, no, Maestro” rispose uno dei due, sbigottito. “Non ci è permesso toccare alcunché.”
Raistlin scrollò le spalle. Un mucchio di cose potevano accadere in duecento anni, per spiegare fatti come quelli. “Forse un terremoto,” commentò fra sé, perdendo interesse alla cosa mentre si avvicinava alle ombre prospicienti il Portale.
Sollevando il Bastone di Magius, fece risplendere davanti a sé la luce magica. Le ombre fuggirono dal lato più lontano del laboratorio, l’angolo in cui si trovava il Portale con le sue incisioni in platino che raffiguravano le cinque teste di drago, e i suoi giganteschi battenti d’argento e acciaio che nessuna chiave su Krynn poteva aprire.
Raistlin sollevò in alto il Bastone... e dette in un rantolo.
Per lunghi momenti non potè fare altro che guardare, respirando affannosamente, con i pensieri che ribollivano e ardevano. Poi il suo urlo acuto di rabbia, collera e furore penetrò il tessuto vivente dell’oscurità della Torre.
Talmente orrendo fu il grido che echeggiò attraverso i bui corridoi della Torre, che i guardiani malefici si rintanarono in mezzo alle loro ombre, chiedendosi se per caso la temuta Regina non fosse piombata in mezzo a loro.
Caramon udì il grido quando varcò la porta ai piedi della Torre. Rabbrividendo per l’improvviso terrore, lasciò cadere i pacchi che trasportava e, con mano tremante, accese la torcia che aveva portato con sé. Poi, stringendo in pugno la lama nuda della nuova spada che aveva comperato, il grosso guerriero salì di corsa la scala, a due gradini per volta.
Piombando nello studio, vide Dama Crysania che si guardava intorno con occhi assonnati e impauriti.
“Ho sentito un urlo...” disse, sfregandosi gli occhi e alzandosi in piedi.
“Stai bene?” ansimò Caramon, cercando di riprendere fiato.
“Sì... sì...” lei rispose, sorpresa, quando si rese conto di quello che lui stava pensando. “Non sono stata io. Devo essermi addormentata. Mi ha svegliato...”
“Dov’è Raist?” volle sapere Caramon.
“Raistlin!” ripetè lei, allarmata, e fece per uscire dalla porta, oltrepassando Caramon, ma lui l’afferrò.
“È per questo che hai dormito,” disse con voce cupa, toccandole i capelli e facendo scivolare giù da essi una sottile sabbia bianca. “L’incantesimo del sonno.”
Crysania sbatté le palpebre. “Ma perché...”
“Lo scopriremo.”
“Guerriero,” disse una voce gelida, quasi sfiorandogli l’orecchio.
Girandosi di scatto, Caramon scagliò Crysania dietro di sé, sollevando la spada quando una figura spettrale abbigliata di nero si materializzò nella tenebra. “Cerchi lo stregone? È di sopra, nel laboratorio. Ha bisogno di aiuto, ma ci è stato ordinato di non toccarlo.”
“Vado,” esclamò Caramon. “Da solo.”
“Vengo con te,” replicò Crysania. “Sì, con te,” ripetè in tono deciso, in risposta all’accigliarsi di Caramon.
Questi fece per discutere poi, ricordando che lei era un chierico di Paladine e già una volta aveva esercitato i suoi poteri su quelle creature delle tenebre, scrollò le spalle e si arrese, anche se con assai poca grazia.
“Cosa gli è successo, se vi è stato dato l’ordine di non toccarlo?” chiese Caramon con voce burbera allo spettro, mentre insieme a Crysania lo seguiva fuori dallo studio nel buio corridoio.
“Rimani vicino a me,” borbottò rivolto a Crysania, ma l’ordine non era necessario.
Se prima l’oscurità era parsa animata, adesso pulsava, palpitava, fremeva di vita, mentre i guardiani, sconvolti dall’urlo, si accalcavano nei corridoi. Anche se adesso era vestito con indumenti caldi che aveva comperato al mercato, Caramon rabbrividiva convulsamente per il gelo che s’irradiava dai loro corpi non morti. Accanto a lui Crysania tremava al punto che quasi non riusciva a camminare.