«Ci sto pensando,» sbottò Crysania, lanciandogli un’occhiata incollerita. «Astinus è conosciuto come il Senza Età. È stato il primo a mettere piede su Krynn, così dicono le leggende, e sarà l’ultimo a lasciarlo.»
Caramon la fissò, scettico.
«Registra tutta la storia a mano a mano che passa, sa tutto quello che è accaduto nel passato e quello che accade nel presente. ma,» Crysania lanciò a Raistlin un’occhiata preoccupata, «non può vedere il futuro. Perciò non sono sicura di quale aiuto potrà esserci.»
Caramon era ancora dubbioso e, ovviamente, non credendo neppure alla metà di quella storia inverosimile, aveva discusso a lungo per cercare d’indurla a non andare. Ma Crysania era divenuta ancora più decisa, fino a quando perfino Caramon si era reso conto di non avere nessun’altra scelta.
Raistlin era peggiorato, invece di migliorare. La pelle gli bruciava per la febbre, piombava in periodi di completa incoerenza e, quand’era di nuovo se stesso, voleva sapere con rabbia per quale motivo Crysania non fosse ancora andata a far visita ad Astinus.
Così, Crysania aveva affrontato i terrori del Bosco, e quelli ugualmente spaventosi delle strade di Palanthas. Adesso s’inginocchiò accanto al letto del mago, con il cuore addolorato nel vedere che lottava per rizzarsi a sedere, con l’aiuto di suo fratello, il suo sguardo luccicante fisso avidamente su di lei.
«Dimmi tutto» le intimò con voce roca. «Esattamente com’è successo. Non lasciare fuori niente.»
Annuendo muta, ancora scossa dalla terrorizzante camminata attraverso la Torre, Crysania si sforzò di calmarsi e di districare i propri pensieri.
«Sono andata nella Grande Biblioteca e... e ho chiesto di vedere Astinus,» cominciò a dire, lisciando nervosamente le pieghe della semplice veste bianca che Caramon le aveva portato per sostituire il vestito macchiato di sangue che prima aveva indossato. «Gli estetici si sono rifiutati di farmi entrare, ma poi ho loro mostrato il medaglione di Paladine. Questo li ha gettati nella confusione, come puoi ben immaginare. Da cento anni non si manifestava più alcun segno degli antichi dei, così, alla fine, uno di loro è corso ad avvertire Astinus.
«Dopo aver aspettato un po’, sono stata condotta nella camera dove siede tutto il giorno e molte volte fino a notte inoltrata, a registrare la storia del mondo.» Crysania fece una pausa, d’un tratto spaventata dall’intensità dello sguardo di Raistlin. Pareva che, se avesse potuto, le avrebbe strappato le parole dal cuore. Distogliendo per un attimo lo sguardo da lui per ricomporsi, Crysania continuò, con lo sguardo adesso fisso sul fuoco: «Sono entrata nella stanza e lui... lui sedeva là, intento a scrivere, ignorandomi. Poi l’estetico che era con me ha annunciato il mio nome: “Crysania della casa di Tarinius”, come tu mi avevi detto di dirgli. E poi...»
Si interruppe, corrugando leggermente la fronte.
Raistlin si agitò. «Cosa?»
«Poi Astinus ha sollevato lo sguardo,» disse Crysania, in tono perplesso, tornando a voltarsi verso Raistlin. «Ha addirittura smesso di scrivere e ha messo giù la penna. E ha detto, Tu!, con una voce così tonante che sono rimasta sorpresa e l’estetico che era con me è quasi svenuto. Ma prima che io potessi dire qualcosa o chiedergli quello che avesse voluto dire, o anche soltanto come facesse a conoscermi, ha preso la penna e, portandola sopra le parole che aveva appena scritto, le ha depennate!»
«Depennate? ripetè Raistlin, pensieroso, con gli occhi scuri fissi nel vuoto. «Depennate,» mormorò ancora, riaffondando nel suo giaciglio.
Vedendo Raistlin assorto nei suoi pensieri, Crysania rimase zitta fino a quando non lo vide rialzare lo sguardo e fissarla.
«E poi cos’ha fatto?» chiese il mago, sempre più stanco.
«Ha riscritto qualcosa sopra il punto in cui aveva commesso l’errore, se di questo si trattava. Poi ha sollevato di nuovo lo sguardo su di me, e ho creduto che si sarebbe incollerito. Anche l’estetico l’ha creduto. Ma Astinus è rimasto del tutto calmo. Ha congedato l’estetico e mi ha pregato di sedermi.
Poi mi ha chiesto per quale motivo ero venuta.
“Gli ho detto che stavamo cercando il Portale. Ho aggiunto, come tu mi hai detto, che avevamo ricevuto informazioni le quali ci avevano indotto a credere che il Portale si trovasse nella Torre della Grande Stregoneria di Palanthas, ma che, dopo alcune ricerche, avevamo scoperto che le nostre informazioni erano sbagliate. Il Portale non si trovava là.
“Ha annuito, come se la cosa non lo sorprendesse affatto. “Il Portale è stato trasferito quando il Gran Sacerdote ha cercato di conquistare la Torre. Per ragioni di sicurezza, naturalmente. Col tempo, potrebbe tornare nella Torre della Grande Stregoneria di Palanthas, ma adesso non è là che si trova”.
“Dov’è che si trova, allora?” gli ho chiesto.
Per parecchi istanti non mi ha risposto, e poi...” Qui Crysania prese a balbettare e lanciò un’occhiata intimorita a Caramon, come per avvertirlo di tenersi saldo.
Vedendo la sua espressione, Raistlin si rizzò a sedere sul giaciglio. «Dimmelo!» le intimò con asprezza.
Crysania tirò un profondo sospiro. Avrebbe guardato altrove, ma Raistlin la prese per il polso e, malgrado la sua debolezza, la strinse con tanta fermezza che Crysania scoprì di non potersi liberare.
«Ha... ha detto che una simile informazione ti sarebbe costata. Ogni uomo ha il suo prezzo, perfino lui.» «Costarmi!» ripetè Raistlin, con un impercettibile mormorio, gli occhi ardenti.
Crysania tentò senza successo di liberarsi, mentre la stretta si accentuava dolorosamente.
«Qual è il costo?» volle sapere Raistlin.
«Ha detto che tu l’avresti saputo!» rantolò Crysania. «Ha detto che glielo avevi promesso molto tempo fa.”
Raistlin le liberò il polso. Crysania ricadde all’indietro, lontano da lui, sfregandosi il braccio ed evitando lo sguardo impietosito di Caramon. Improvvisamente l’omone si alzò in piedi e si allontanò a grandi passi. Ignorandolo, e ignorando Crysania, Raistlin riaffondò nei suoi cuscini sfilacciati, con la faccia pallida e tirata, gli occhi improvvisamente scuri e cerchiati.
Crysania si alzò in piedi e andò a versarsi un bicchiere d’acqua. Ma la mano le tremava talmente che versò la maggior parte del contenuto sulla scrivania e fu costretta a metter giù la caraffa.
Arrivandole alle spalle, Caramon versò l’acqua e le porse il bicchiere, con un’espressione grave sul viso.
Portando il bicchiere alle labbra, Crysania fu improvvisamente conscia che Caramon le guardava il polso. Abbassando lo sguardo, vide i segni della mano di Raistlin sulla sua pelle. Rimettendo giù il bicchiere sulla scrivania, Crysania tirò rapidamente la veste sopra il braccio ferito.
«Non aveva intenzione di farmi del male,» disse con voce sommessa, in risposta all’occhiata severa, furente e silenziosa di Caramon. “Il dolore lo rende impaziente. Cos’è la nostra sofferenza, paragonata alla sua? Certamente fra tutti sei tu quello che lo capisce meglio. È talmente preso dalla sua grandissima visione che non sa neppure quando fa del male agli altri.»
Voltandosi, tornò là dove giaceva Raistlin, lo sguardo fisso sul fuoco, senza però vederlo.
«Oh, lo sa benissimo,» borbottò Caramon tra sé. «Comincio proprio adesso a rendermene conto. L’ha sempre saputo.»
Astinus di Palanthas, storico di Krynn, sedeva nella sua stanza, intento a scrivere. L’ora era tarda, molto tarda, in effetti era passata Vegliascura. Gli estetici avevano da tempo chiuso e sbarrato le porte della Grande Biblioteca. Pochi vi erano ammessi durante il giorno, nessuno di notte. Ma le sbarre e le serrature non erano nulla per l’uomo che era entrato nella Biblioteca e che adesso si ergeva, figura di tenebra, davanti ad Astinus.
Lo storico neppure sollevò lo sguardo. «Cominciavo a chiedermi dov’eri,« disse, continuando a scrivere.
«Non stavo bene,» rispose la figura, con le vesti nere che frusciavano. Come se le fosse appena venuto in mente di farlo, la figura tossì.