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«Confido che ti senta meglio.» Astinus non sollevò la testa.

«Mi sto riprendendo lentamente,» disse la figura. «Molte cose mettono a dura prova le mie forze.»

«Siediti, allora,» l’invitò Astinus, indicando con un gesto della penna d’oca una sedia, senza distogliere lo sguardo dal suo lavoro.

La figura, con un sorriso contorto sulla faccia, si avvicinò alla sedia con passo felpato e si sedette. Il silenzio si prolungò nella stanza, interrotto soltanto dal raschiare della penna di Astinus e dagli occasionali colpi di tosse dell’intruso abbigliato di nero.

Infine Astinus mise giù la penna e sollevò lo sguardo per incontrare quello del visitatore. Questi tirò indietro il cappuccio nero dal viso. Fissandolo in silenzio per lunghi momenti, Astinus annuì fra sé.

«Non conosco questo viso, Fistandantilus, ma conosco i tuoi occhi. Però hanno qualcosa di strano.

Vedo il futuro nelle loro profondità. Così, sei diventato maestro del tempo, eppure non sei tornato con il potere, come è stato predetto.”

«Il mio nome non è Fistandantilus, Immortale. È Raistlin, e questa è una spiegazione sufficiente per quello che è successo.» Il sorriso di Raistlin scomparve, i suoi occhi si strinsero. «Ma certamente lo sapevi, no?» Fece un gesto. «Certamente la battaglia ?finale tra noi è stata registrata...»

«Ho registrato il nome, così come ho registrato la battaglia,” replico Astinus, con freddezza. “Vuoi vedere l’annotazione... Fistandantilus?»

Raistlin corrugò la fronte, i suoi occhi luccicarono pericolosamente. Ma Astinus rimase imperturbato. Lasciandosi andare contro lo schienale, studiò con calma l’arcimago.

“Hai portato quello che ho chiesto?”

“L’ho fatto,” rispose Raistlin con amarezza. “La sua creazione mi è costata giorni di dolore e ha minato le mie forze, altrimenti sarei venuto prima.”

E adesso, per la prima volta, un accenno di emozione brillò sul volto freddo e senza età di Astinus.

Si sporse avidamente in avanti, con gli occhi che gli ri splendevano, quando Raistlin scostò lentamente le pieghe delle sue vesti nere, rivelando quello che sembrava un globo di vetro vuoto sospeso nella cavità vuota del suo petto, simile a un cuore limpido e cristallino.

Perfino Astinus non riuscì a trattenere un sussulto a quella vista, ma a quanto pareva non era niente più d’una illusione perché, con un gesto, Raistlin fece ondeggiare in avanti il globo. Con l’altra mano si ricoprì l’esile petto con il tessuto nero.

Non appena il globo gli fluttuò accanto, Astinus vi posò le mani sopra, accarezzandolo amorevolmente. Al suo tocco il globo si riempì di luce lunare: argentea, rossa, perfino la strana aura della luna nera era visibile. Sotto le lune turbinavano le visioni, in rapida successione.

«Tu ora vedi scorrere il tempo anche mentre sediamo qui,» disse Raistlin, la sua voce si tinse d’un inconsapevole orgoglio. «E così, Astinus, non dovrai più affidarti ai tuoi invisibili messaggeri dei piani oltre stanti per sapere ciò che accade intorno a te. Da questo momento in avanti i messaggeri saranno i tuoi stessi occhi.»

«Sì! Sì!» mormorò Astinus; gli occhi guardavano dentro il globo luccicanti di lacrime, le mani appoggiate su di esso gli tremavano.«E adesso il mio pagamento,» continuò Raistlin con freddezza.

«Dov’è il Portale?»

Astinus sollevò lo sguardo dal globo. «Non riesci a indovinare, Uomo del Futuro e del Passato? Hai letto la storia...»

Raistlin fissò Astinus senza parlare, il suo volto divenne sempre più pallido e gelido fino ad assomigliare a una maschera di morte.

«Hai ragione, ho letto la storia. Allora è per questo che Fistandantilus andò a Zhaman,» disse infine l’arcimago.

Astinus annuì in silenzio.

«“Zhaman, la fortezza magica, situata nelle Pianure di Dergoth... vicino a Thorbardin, la dimora dei nani delle montagne. E Zhaman è la terra dominata dai nani delle montagne,» proseguì Raistlin con voce priva d’espressione, come se stesse leggendo un libro di testo. «E dove, in questo stesso momento, i loro cugini, i nani delle colline, stanno andando, sospinti dal male che ha consumato il mondo sin dall’epoca del Cataclisma, per chiedere rifugio nell’antica patria tra i monti.»

«Il Portale si trova...»

«... nelle viscere delle segrete di Zhaman,» concluse Raistlin con amarezza. “Là Fistandantilus combatté la Grande Guerra dei Nani.. . »

«Combatterà...» lo corresse Astinus.

«Combatterà,» mormorò Raistlin, «la guerra che abbraccerà la sua stessa fine!»

Il mago tacque. Poi, d’un tratto, si alzò in piedi e si avvicinò alla scrivania di Astinus. Appoggiando la mano sul libro, lo girò verso di sé. Astinus l’osservò con freddo e distaccato interesse.

«Hai ragione,» disse Raistlin, scorrendo la scrittura ancora umida sulla pergamena. «Vengo dal futuro, ho letto le Cronache, così come tu le hai composte. Parte di esse, comunque. Ricordo di aver letto questa annotazione, quella che scriverai là.» Indicò uno ?spazio vuoto, poi recitò a memoria:

«In questa data, cadendo il 30 dopo Scuraveglia, Fistandantilus mi ha portato il Globo del Passaggio del Tempo Presente.»

Astinus non rispose. La mano di Raistlin cominciò a tremare. «Scriverai questo?» insistè, con voce stridula per la rabbia.

Astinus non rispose per qualche istante, poi glielo confermò, con una leggera scrollata di spalle.

Raistlin sospirò. «Così non farò nulla che non sia stato fatto prima!» Serrò all’improvviso le mani, e quando parlò di nuovo la sua voce era tesa per lo sforzo indispensabile a controllarsi.»

«Dama Crysania è venuta parecchi giorni or sono. Ha detto che, quando è entrata, stavi scrivendo e, dopo averla vista, hai depennato qualcosa. Mostrami cos’era.»

Astinus corrugò la fronte.

«Mostramelo!» La voce di Raistlin era rotta, quasi stridula. Mettendo il globo su un lato del tavolo, dove rimase sospeso accanto a lui, Astinus tolse con riluttanza le mani dalla sua superficie di cristallo. La luce si spense, il globo divenne scuro e vuoto. Allungando le mani dietro di sé, lo storico tirò fuori un grande volume rilegato in cuoio e, senza esitazione, trovò la pagina richiesta.

Girò il libro, in modo che Raistlin potesse vedere. L’arcimago lesse quello che era stato scritto, poi anche la correzione. Quando si drizzò, con le vesti nere che gli frusciavano intorno mentre infilava le mani nelle maniche, il suo volto era d’un pallore mortale, ma calmo. «Questo altera il tempo.»

«Questo non altera niente,» ribatté Astinus, gelido. «Lei è venuta al suo posto, è tutto. Uno scambio alla pari. Il tempo continua a scorrere imperturbato.»

«E mi trasporta con sé?»

«A meno che tu non abbia il potere di cambiare il corso dei fiumi buttandoci dentro un sasso,» osservò Astinus con sarcasmo.

Raistlin lo guardò, ed ebbe un fugace sorriso. Poi indicò il globo. «Stai attento, Astinus,» bisbigliò,

«stai attento al sasso! Arrivederci, Immortale.» D’un tratto la stanza fu vuota, salvo che per Astinus.

Lo storico rimase seduto in silenzio a riflettere. Poi, girando il libro verso di sé, lesse ancora una volta quello che stava scrivendo quando Crysania era entrata: In questa data, levandosi 15

Dopoveglia, Denubis, un chierico di Paladine, è arrivato qui, essendo stato mandato dal grande arcimago Fistandantilus, per scoprire dove si trova il Portale. In cambio del mio aiuto, Fistandantilus creerà ciò che mi ha promesso da molto tempo: il Globo del Passaggio del Tempo Presente...

Il nome di Denubis era stato depennato, era stato aggiunto quello di Crysania.

Capitolo settimo.

«Sono morto,» disse Tasslehoff Burrfoot. Tenne gli occhi chiusi ed Aspettò un momento, con ansia.

«Sono morto,» disse di nuovo. «Cielo, cielo. Questo dev’essere l’Aldilà.»

Passò un altro momento.

«Be’, c’è una cosa che posso dire in proposito, che è proprio buio.»