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«Il sotterraneo del Tempio!» Adesso la figura si fermò a pochissimi pollici da Tasslehoff. I suoi capelli grigi fluttuavano come se fossero stati agitati da un vento rovente. Adesso Tas poteva vedere che i suoi occhi avevano lo stesso colore rosso del cielo, il suo volto era grigio, cinereo.

«Sì!» Tas deglutì. A parte tutto il resto, la figura emanava l’odore più orribile che si potesse immaginare. «Sta... stavo seguendo Dama Crysania e lei stava seguendo Raistlin, e...»

«Raistlin!» La figura pronunciò il nome con una voce che fece letteralmente rizzare i capelli in testa a Tas. «Vieni con me!»

La mano della figura, una mano dall’aspetto estremamente singolare, si chiuse sul polso di Tasslehoff. «Uh!» squittì Tas, quando il dolore gli saettò attraverso il braccio. «Mi fai male...»

Ma la figura non gli prestò nessuna attenzione. Chiudendo gli occhi, come smarrita in profonda concentrazione, strinse con forza il kender, e il terreno intorno a Tas cominciò d’un tratto a muoversi e a sollevarsi. Il kender cacciò un rantolo di sorpresa quando il paesaggio stesso assunse un rapido, fluido movimento.

Noi non ci stiamo muovendo, si rese conto Tas, sgomento. E il suolo che si muove!

«Uh,» disse Tas, con un filo di voce. «Dove hai detto che ero?»

«Sei nell’Abisso,» disse la figura con tono sepolcrale.

«Oh, cielo,» esclamò Tas addolorato. «Non pensavo di essere stato così cattivo.» Una lacrima gli scese lungo il naso. «Allora, sarebbe questo l’Abisso. Spero non ti dispiaccia se ti dico che sono terribilmente deluso. Avevo sempre pensato che l’Abisso sarebbe stato un luogo affascinante. Ma finora non lo è. Proprio per niente. È... è spaventosamente noioso e... brutto... e, non intendo davvero essere sgarbato, ma c’è un odore molto singolare.» Tirando su col naso, se lo pulì sulla manica, troppo infelice anche soltanto per cercare un fazzoletto. «Dove hai detto che stiamo andando?»

«Hai chiesto di vedere la persona incaricata di questo posto,» disse la figura, e la sua mano scheletrica si chiuse sul medaglione che portava al collo.

Il paesaggio cambiò. Divenne ogni città che Tas aveva visitato nella sua vita, così almeno pareva, ma nello stesso tempo non era nessuna. Gli era familiare, eppure non riconobbe niente. Era nero, piatto e senza vita, eppure pullulava di vita. Non poteva vedere né sentire niente, ma tutt’intorno a lui c’erano suoni e movimenti.

Tasslehoff fissò la figura accanto a lui, e i piani mutevoli al di là e sopra e sotto di lui, e ammutolì.

Per la seconda volta in vita sua (la prima era stata quando aveva trovato Fizban vivo, mentre il vecchio avrebbe dovuto essere recentemente defunto) Tas non riuscì a pronunciare una sola parola.

Se a ogni kender sulla faccia di Krynn fosse stato chiesto di citare i Posti Che Mi Piacerebbe Visitare Di Più, il piano di esistenza in cui dimorava la Regina delle Tenebre si sarebbe piazzato almeno al terzo posto in qualsivoglia lista.

Ma, adesso, Tasslehoff Burrfoot si trovava proprio lì, in piedi nella sala d’aspetto della grande e terribile Regina, in uno dei luoghi più interessanti conosciuti dagli uomini e dai kender, e non si era mai sentito più infelice in vita sua.

Tanto per cominciare, la stanza in cui il chierico abbigliato di nero e dai capelli grigi gli aveva intimato di aspettare era completamente vuota. Non c’era nessun tavolo con qualche interessante soprammobile, non c’erano sedie (per questo era in piedi). Non c’erano neppure pareti] In realtà, l’unica cosa che gli permetteva di capire che si trovava in una stanza era stata la sensazione di trovarsi in una stanza quando il chierico gli aveva intimato di “rimanere nella sala d’aspetto”.

Ma in realtà, da quello che poteva vedere, lui si trovava nel mezzo del nulla. Era ormai al punto che non era neppure più certo della direzione in cui si trovasse l’alto, o il basso. Entrambi parevano uguali, un arcano chiarore color fiamma.

Cercò di confortarsi, continuando a ripetere in continuazione che avrebbe incontrato la Regina delle Tenebre. Ricordava la storia che Tanis gli aveva raccontato del suo incontro con la Regina nel Tempio di Neraka.

«Ero circondato da una grande tenebra,» aveva detto Tanis e, malgrado fossero passati mesi da quell’esperienza, la voce ancora gli tremava, «ma era parsa più un’oscurità scaturita dalla mia mente che una vera e propria presenza fisica. Non potevo respirare. Poi l’oscurità si levò e mi parlò, anche se non disse una parola. La sentii nella mia mente. E la vidi in tutte le sue forme: il Drago a Cinque Teste, il Guerriero Scuro, la Tentatrice Tenebrosa, poiché non era ancora completamente passata nel nostro mondo. Non aveva ancora conquistato il controllo.»

Tas ricordava Tanis che scuoteva la testa. «Malgrado ciò, la sua maestà e la sua potenza erano grandi. Lei è, dopotutto, una dea, uno dei creatori del mondo. I suoi occhi scuri mi guardarono ben dentro l’anima, ed io non potei fare a meno di genuflettermi ed adorarla...»

E adesso lui, Tasslehoff Burrfoot, avrebbe incontrato la Regina così com’era sul proprio piano di esistenza, forte e potente.

«Forse mi apparirà come il Drago dalle Cinque Teste,» disse Tas per tirarsi su di morale. Ma neppure quella meravigliosa prospettiva l’aiutava, anche se non aveva mai visto qualcosa a cinque teste prima di allora, e ancora meno un drago. Era come se tutta la sua curiosità e il suo spirito di avventura gli stessero colando fuori come sangue che sgocciolasse da una ferita.

«Canterò un po’,» si disse, giusto per udire il suono della propria voce. «Di solito questo mi tira su di morale.»

Cominciò a canticchiare la prima canzone che gli venne in mente, un Inno all’Alba che Goldmoon gli aveva insegnato.

Persino la notte deve venir meno poiché la luce dorme negli occhi e l’oscurità diventa oscurità all’oscurità fino a quando l’oscurità muore.
Ben presto l’occhio risolve le complessità della notte nell’immobilità, dove il cuore cade nella luce favolosa.

Tas stava giusto per cominciare la terza strofa quando divenne consapevole, con profondo orrore, che la sua canzone gli rispondeva come un’eco, soltanto che adesso le parole erano contorte e terribili...

Persino la notte deve venir meno quando la luce dorme negli occhi, quando l’oscurità diventa oscurità all’oscurità e nell’oscurità muore.
Ben presto l’occhio dissolve confuso dalla notte stuzzicante dentro l’immobilità del cuore una favola di luce caduta.

«Smettila!» gridò Tas freneticamente nel silenzio arcano e bruciante che riecheggiava con la sua canzone. «Non intendevo dire questo! Io...» Con sorprendente repentinità il chierico abbigliato di nero si materializzò davanti a Tasslehoff, dando l’impressione di condensarsi dal nulla in quell’ambiente desolato.

«Sua Maestà Tenebrosa ti riceverà subito» annunciò il chierico e, prima che Tasslehoff potesse sbattere le palpebre, si trovò in un altro luogo.

Seppe che era un altro luogo non perché si fosse mosso anche di un solo passo o anche soltanto perché quel luogo era diverso dall’ultimo, ma perché sentì di trovarsi in un altro luogo. C’erano ancora lo stesso chiarore arcano, lo stesso vuoto, soltanto... adesso aveva l’impressione di non essere solo.

Nel momento in cui si rese conto di questo, vide comparire un semplice scranno nero, con lo schienale rivolto verso di lui. Seduta sullo scranno c’era una figura vestita di nero, con un cappuccio calato sulla testa.