Sfortunatamente, quando Gnimsh vi si sedette sopra, la sedia s’inclinò troppo all’indietro facendo precipitare il nano che batté la testa per terra. Brontolando, lo gnomo si arrampicò di nuovo su di essa e mosse una leva. Questa volta l’appoggio per i piedi schizzò in alto, colpendolo al naso. Nel medesimo istante lo schienale scattò in avanti e, dopo un po’, Tas dovette intervenire per aiutare Gnimsh a salvarsi dalla sedia che pareva volesse divorarlo.
«Dannazione!» esclamò lo gnomo e, con un gesto della mano, rispedì la sedia nel luogo, qualunque fosse, da dov’era uscita, sedendosi poi, sconsolato, sullo sgabello di Tasslehoff.
Avendo visitato gli gnomi, e avendo già visto altre volte le loro invenzioni, Tasslehoff borbottò qualche parola adatta alla circostanza, sul tipo di «Molto interessante... davvero un modello d’avanguardia nel campo delle sedie...»
«No, non lo è,» sbottò Gnimsh, con grande stupore di Tas. «È un modello schifoso. Apparteneva al primo cugino di mia moglie. Non avrei mai dovuto pensarci. Ma,» sospirò, «talvolta ho nostalgia di casa.»
«Lo so,» annuì Tas, mandando giù un improvviso nodo alla gola. «S... se non ti dispiace che te lo chieda, cosa ci fai qui se non sei... uh... morto?»
«E tu, mi dirai cosa ci fai, qui?» replicò Gnimsh.
«Naturalmente,» disse Tas, poi gli venne un pensiero improvviso. Guardandosi intorno guardingo, si sporse in avanti. «Non è che qualcuno si arrabbi, vero?» chiese con un bisbiglio. «Se noi stiamo parlando, voglio dire? Forse non dovremmo farlo...»
«Oh, a loro non importa,» rispose Gnimsh, sprezzante. «Fintanto che non li importuniamo con la nostra presenza, siamo liberi di andare dappertutto. Naturalmente,» aggiunse, «dappertutto assomiglia a questo posto qui, perciò non è che ne valga molto la pena.»
«Capisco,» annuì Tas, interessato. «Tu, come ti sposti?»
«Con la mente. Non te n’eri ancora accorto? No, probabilmente no.»
Lo gnomo sbuffò. «I kender non sono mai stati famosi per il loro cervello.»
«Gli gnomi e i kender sono imparentati,» gli fece notare Tas, in tono stizzito.
«Così ho sentito dire,» rispose Gnimsh, scettico. Era ovvio che non ci credeva affatto.
Tasslehoff decise, nell’interesse della pace, di cambiare argomento. «Così, se voglio andare da qualche parte, devo soltanto pensare al posto, e arriverò là?»
«Entro certi limiti, naturalmente,» disse Gnimsh. «Per esempio, non puoi entrare in nessuno dei sacri recinti dove vanno i chierici scuri...»
«Oh.» Tas sospirò. Quei luoghi si erano trovati in cima alla sua lista di attrazioni turistiche. Poi tornò a rincuorarsi. «Tu hai fatto sbucare dal nulla quella sedia e, a ben pensarci, ho creato io questo letto e questo sgabello. Se penso a qualcosa, questa appare?»
«Provaci,» gli suggerì Gnimsh.
Tas pensò a qualcosa.
Gnimsh sbuffò quando una rastrelliera per cappelli comparve all’estremità del letto.
«Questa sì che è comoda.»
«Stavo soltanto facendo pratica,» ribatté Tas in tono offeso.
«Sarà meglio che tu faccia attenzione,» disse lo gnomo, vedendo illuminarsi la faccia di Tas.
«Talvolta, le cose che compaiono non sono proprio come te le aspetti.»
«Già.» Tas ricordò d’un tratto l’albero e il nano. Rabbrividì. «Immagino che tu abbia ragione. Be’, per lo meno qui ci siamo noi due. Qualcuno con cui parlare. Non puoi immaginare quanto fosse noioso.» Il kender tornò a sedersi sul letto immaginando per prima cosa, e con cautela, un cuscino.
«Insomma, vai avanti. Raccontami la tua storia.»
«Comincia tu.» Gnimsh lanciò un’occhiata in tralice a Tas.
«No, sei mio ospite.»
«Insisto. »
«Insisto anch’io.»
«Tu. Dopotutto sono qua da più tempo di te.»
«Come fai a saperlo?»
«Lo so e basta... Vai avanti.»
«Ma...» D’un tratto Tas si accorse che così non sarebbe arrivato da nessuna parte, e anche se, a quanto pareva, avevano a disposizione tutta l’eternità, lui non aveva in mente di passarla a discutere con uno gnomo.
Inoltre non c’era nessuna ragione per cui non dovesse raccontare la sua storia. E, in ogni caso, gli piaceva raccontare storie. Così, abbandonandosi comodamente con la schiena sul cuscino, raccontò la sua storia. Gnimsh l’ascoltò con interesse, anche se irritò parecchio Tas interrompendolo in continuazione per dirgli di «andare avanti» proprio nei momenti più eccitanti.
Infine Tas giunse alla conclusione. «E così, eccomi qua. Adesso la tua,» disse, contento di potersi fermare per tirare il fiato.
«Insomma,» disse Gnimsh esitante, guardandosi intorno con espressione cupa, come se temesse che qualcuno potesse ascoltare, «tutto è cominciato molti, moltissimi anni fa, con la Cerca per la Vita della mia famiglia. Lo sai, tu,» fissò Tas con occhi furenti, «cos’è una Cerca per la Vita?»
«Certo,» replicò Tas, loquace. «Il mio amico Gnosh aveva una Cerca per la Vita. Soltanto che la sua riguardava i globi dei draghi. Ad ogni gnomo viene assegnato un particolare progetto che deve completare con successo altrimenti non entrerà mai nell’Aldilà...» A Tas venne un pensiero improvviso. «Non sarà per questo che tu ti trovi qui, vero?»
«No.» Lo gnomo scosse la testa coperta di radi ciuffi. «La Cerca per la Vita della mia famiglia consisteva nello sviluppare un’invenzione che potesse trasportarci da un piano di esistenza a un altro. E,» Gnimsh tirò un sospiro, «la mia ha funzionato.»
«Ha funzionato?» chiese Tas, rizzandosi a sedere in preda allo stupore.
«In modo perfetto,» rispose Gnimsh con crescente irritazione.
Tasslehoff lo fissò sbalordito. Mai prima di allora aveva sentito parlare di una cosa del genere, un’invenzione gnomica che funzionava... e in modo perfetto, per giunta!
Gnimsh gli lanciò un’occhiata. «Oh, so quello che stai pensando,» disse. «Sono un fallimento. Tu non conosci neanche la metà della storia. Vedi, tutte le mie invenzioni funzionano. Tutte. »
Gnimsh si prese la testa fra le mani.
«Come... come mai questo fa di te un fallimento?» chiese Tas, confuso.
Gnimsh sollevò la testa, fissandolo. «Ah, a cosa serve inventare qualcosa se poi funziona? Dov’è la sfida? Il bisogno di creatività? Il pensare in avanti? Cosa ne sarebbe del progresso? Sai,» disse con tristezza sempre più profonda, «che se non fossi venuto qui si preparavano a esiliarmi? Dicevano che ero una chiara minaccia per la società. Che avevo fatto arretrare di cento anni l’esplorazione scientifica.»
Gnimsh chinò la testa. «È per questo che non mi spiace trovarmi qui. Come te, me lo merito. È dove probabilmente finirò in ogni caso.»
«Dov’è il tuo congegno?» chiese Tas, colto da un’improvvisa eccitazione.
«Oh, loro me l’hanno portato via, naturalmente,» rispose Gnimsh, agitando una mano.
«Be’» il kender pensò un momento, «non ne puoi immaginare uno? Hai immaginato quella sedia!»
«E hai visto cos’ho fatto!» rispose Gnimsh. «Ho buone probabilità di ritrovarmi con l’invenzione di mio padre. L’ha portato su un altro piano di esistenza, senza alcun dubbio. Il Comitato dei Congegni Esplodenti la sta studiando proprio adesso, infatti, o per lo meno lo stavano facendo quando mi sono trovato incastrato in questo posto. Cosa stai cercando di fare? Di trovare un modo per uscire dall’Abisso?»
«Devo farlo,» dichiarò Tas con risolutezza. «Altrimenti la Regina delle Tenebre vincerà la guerra, e sarà stata tutta colpa mia. Inoltre ho degli amici che stanno correndo un terribile pericolo. Be’, uno di loro non è esattamente un amico, ma è una persona interessante e, anche se ha cercato di uccidermi facendomi rompere il congegno magico, sono sicuro che non è stato niente di personale. Aveva una buona ragione...»
Tas smise di parlare.
«Ecco!» disse, saltando giù dal letto. «Ecco!» gridò con una tale eccitazione che un’intera foresta di rastrelliere per cappelli comparve tutt’intorno al letto con grande allarme da parte dello gnomo.