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«Paladi...» Crysania cercò d’innalzare una preghiera, ma sentì che l’anima le veniva succhiata fuori del corpo dal tocco mortale della creatura.

Poi sentì vagamente e molto lontano una debole voce intonare parole magiche. La luce esplose intorno a lei. Quella testa così vicina alla sua scomparve con un urlo acuto, quelle mani scheletriche lasciarono la stretta. Si sentì un acre odore di zolfo.

«Shirak.» La luminosità spettrale era scomparsa. Un tranquillo chiarore illuminava la stanza.

Crysania si sollevò a sedere. «Raistlin!» bisbigliò con gratitudine. Barcollando, trascinandosi carponi, attraversò il pavimento annerito e distrutto per raggiungere il mago, il quale giaceva disteso sulla schiena respirando affannosamente. Teneva una mano appoggiata al Bastone di Magius. La luce s’irradiava dalla sfera di cristallo stretta nell’artiglio del drago dorato in cima al bastone.

«Raistlin! Stai bene?»

Inginocchiandosi accanto a lui, fissò il suo volto pallido e sottile mentre apriva gli occhi. Il mago annuì stancamente. Poi, alzando un braccio, l’attirò giù, su di sé. Abbracciandola, le accarezzò i morbidi capelli neri. Crysania potè sentire il battito del suo cuore. Lo strano calore del suo corpo mise in fuga il gelo.

«Non aver paura,» le bisbigliò lui, tranquillizzandola, sentendola tremare. «Non ci faranno del male. Mi hanno visto e mi hanno riconosciuto. Ti hanno fatto qualcosa?»

Crysania non riuscì a rispondere, potè soltanto scuotere la testa. Raistlin tornò a sospirare. Crysania, gli occhi chiusi, giaceva nel suo abbraccio, smarrita ma confortata.

Poi, quando la mano riandò ai suoi capelli, sentì il suo corpo tendersi. Quasi con rabbia lui l’afferrò per le spalle e la spinse lontana da sé.

«Dimmi cos’è successo,» le ordinò, sia pure con un filo di voce.

«Mi sono svegliata qui...» balbettò Crysania. L’orrore della sua esperienza e il ricordo del caldo tocco di Raistlin la confondevano e la spaventavano. Ma, vedendo i suoi occhi che diventavano freddi e impazienti, si indusse a continuare, mantenendo calma la voce. «Ho sentito Caramon che gridava...»

Gli occhi di Raistlin si spalancarono. «Mio fratello?» esclamò, sorpreso. «Così, l’incantesimo ha trasportato anche lui. Sono sorpreso di essere ancora vivo. Dov’è?» Sollevando leggermente la testa vide suo fratello che giaceva privo di sensi sul pavimento. «Cos’ha?»

«Ho... ho lanciato un incantesimo. È cieco,» disse Crysania, arrossendo. «Non avevo intenzione di farlo, è stato quando ha tentato di ucci... ucciderti, a Istar, subito prima del Cataclisma... »

«Lo hai accecato! Paladine... lo hai accecato!» Raistlin scoppiò a ridere. Il suono della risata riverberò sulle gelide pietre, e Crysania si ritrasse provando un brivido di orrore. Ma la risata s’impigliò nella gola di Raistlin. Il mago cominciò a soffocare e rantolò per respirare.

Crysania lo guardò impotente, fino a quando gli spasimi non furono passati e Raistlin giacque di nuovo tranquillo. «Prosegui,» bisbigliò, irritato.

«L’ho sentito gridare, ma non riuscivo a vedere al buio. Ma il medaglione mi ha fatto luce, ho trovato Caramon e... ho capito che era cieco. E ho trovato anche te. Eri privo di sensi. Non potevo svegliarti. Caramon mi ha detto di descrivere dove ci trovavamo, e poi ho visto...» rabbrividì, «ho visto quegli... quegli orrendi...»

«Continua,» disse Raistlin.

Crysania tirò un profondo sospiro. «Poi la luce del medaglione ha cominciato a diminuire...»

Raistlin annuì.

«... e quegli esseri sono venuti verso di noi. Ti ho chiamato usando il nome di Fistandantilus. Ciò li ha fatti fermare. Poi...» la voce di Crysania perse la sua paura e fu venata da una punta di collera,

«tuo fratello mi ha afferrato e mi ha scagliato sul pavimento, urlando qualcosa come “Lascia che lo vedano come esiste nella sua oscurità!” Quando la luce di Paladine non ti ha più toccato, quelle creature...» Rabbrividì e si coprì il volto con le mani, udendo ancora il terribile urlo di Raistlin echeggiarle nella mente.

«Mio fratello ha detto questo?» chiese Raistlin con voce sommessa, un istante dopo.

Crysania mosse le mani per guardarlo, perplessa dal tono della sua voce, ammirato e stupito insieme. «Sì,» disse con freddezza un istante dopo. «Perché?»

«Ci ha salvato la vita,» osservò Raistlin, con un tono di voce ancora più caustico. «Quel grosso imbecille ha avuto davvero una buona idea. Forse dovresti lasciarlo cieco, lo aiuta a pensare.»

Raistlin cercò di ridere, ma la risata divenne una tosse che quasi lo fece soffocare. Crysania si mosse verso di lui per aiutarlo, ma lui la fermò con espressione feroce, mentre il suo corpo si contorceva per il dolore. Rotolandosi su un lato, vomitò.

Ricadde sulla schiena indebolito, le labbra macchiate di sangue, le mani che si contraevano. Il suo respiro era poco profondo e troppo veloce. Di tanto in tanto un nuovo accesso di tosse gli squassava il corpo.

Crysania lo fissò impotente.

«Una volta mi dicesti che gli dei non possono guarire questa malattia. Ma tu stai morendo, Raistlin! Non c’è qualcosa che io possa fare?» chiese con voce sommessa, non osando toccarlo.

Raistlin annuì, ma per un istante non riuscì né a parlare né a muoversi. Alla fine, con ovvio sforzo, sollevò una mano tremante dal pavimento gelato e fece segno a Crysania di avvicinarsi. Quando lei si chinò sopra di lui, sollevando la mano Raistlin le toccò la guancia, attirando a sé il suo volto. Il suo respiro era ardente.

«Acqua!» rantolò Raistlin con voce troppo fioca. Crysania riuscì a capirlo solamente leggendo il movimento delle sue labbra incrostate di sangue. «Una pozione... mi aiuterebbe...» Con un debole movimento la sua mano andò a una tasca delle sue vesti. «Ah... è il calore d’un fuoco. Non... ho... la forza...»

Crysania annuì, per mostrare che aveva capito.

«Caramon?» Le sue labbra articolarono la parola.

«Quegli... quegli esseri l’hanno attaccato,» disse Crysania, lanciando un’occhiata al corpo immobile del grosso guerriero. «Non sono sicura che sia ancora vivo...»

«Abbiamo bisogno di lui! Devi... guarirlo!» Raistlin non riuscì a continuare ma giacque ansante, respirando con difficoltà, gli occhi chiusi.

Crysania inghiottì, rabbrividendo. «Ne... ne sei sicuro?» chiese, esitante. «Ha cercato di assassinarti...»

Raistlin sorrise, poi scosse la testa. Il cappuccio nero frusciò lievemente a quel movimento.

Aprendo gli occhi, sollevò lo sguardo su Crysania, che potè vedere nelle profondità dei loro abissi castani. La fiamma dentro il mago bruciava bassa, donando ai suoi occhi un diffuso calore assai diverso dai fuochi furiosi che vi ardevano in precedenza.

«Crysania...» mormorò, «sto per... perdere conoscenza... Rimarrai sola... in questo luogo tenebroso... Mio fratello... potrà aiutarti... Il calore...» I suoi occhi si chiusero, ma la sua stretta sulla mano di Crysania si accentuò, come per sforzarsi di usare la forza vitale della donna per tenersi aggrappato alla realtà. Con uno sforzo violento, aprì di nuovo gli occhi per guardare direttamente dentro quelli di lei.

«Non lasciare questa stanza!» le intimò, pur muovendo le labbra a fatica. Gli occhi gli si arrovesciarono nelle orbite.

Sarai sola! Crysania si guardò intorno, più che mai intimorita, sentendo che il terrore saliva in lei a soffocarla. Acqua! Calore! Come avrebbe potuto riuscire a farcela? Non poteva! Non in quella camera del male!

«Raistlin,» implorò, stringendo la fragile mano del mago tra le sue, appoggiandovi la guancia.

«Raistlin, per favore, non lasciarmi!» bisbigliò, ritraendosi al tocco della sua pelle fredda. «Non posso fare quello che mi chiedi! Non ne ho il potere! Non posso creare l’acqua dalla polvere...»

Gli occhi di Raistlin si aprirono. Erano scuri quanto la stanza in cui si trovava. Muovendo la mano, la mano che lei reggeva, tracciò una linea dai suoi occhi giù lungo la guancia. Poi la sua mano s’indebolì e la testa gli ricadde su un lato.

Crysania sollevò la propria mano sulla sua pelle, in preda alla confusione, chiedendosi cosa mai avesse inteso dire con quello strano gesto... Non era stata una carezza. Aveva forse cercato di dirle qualcosa. Ma cosa mai? La pelle le bruciava per il suo tocco... riportandole alla mente dei ricordi...