Perfino adesso, mentre conduceva il cavallo al passo attraverso la tranquilla foresta alla luce del crepuscolo, poteva ancora udire la sua voce e vedere i suoi occhi lampeggianti mentre la rampognava.
Me lo sono meritato, ammise a se stessa. Avevo abbandonato la mia fede. Stavo usando il mio «fascino» per cercare di portarlo a me, invece dei mio esempio per portare lui a Paladine.
Sospirando, si passò con aria assente le dita tra i capelli aggrovigliati. Se non fosse stato per la sua forza di volontà, sarei caduta.
La sua ammirazione, già intensa, per il giovane arcimago si accentuò ancora di più, proprio come Raistlin aveva previsto. Decise di ripristinare la fede che lui aveva in lei e di dimostrarsi, ancora una volta, degna della sua fiducia e del suo rispetto, poiché temeva... e a questo punto arrossì... che adesso Raistlin avesse un’opinione molto bassa di lei. Tornando al campo con un corpo di seguaci, di veri credenti, non soltanto intendeva dimostrare che lui si sbagliava, che il tempo poteva venir alterato introducendo dei chierici in un mondo in cui, prima, non ce n’era neppure uno, ma anche sperava di diffondere i suoi insegnamenti nello stesso esercito.
Pensando a tutto questo, formulando i suoi piani, Crysania si sentiva più in pace con se stessa, più di quanto si fosse sentita durante tutti i mesi trascorsi da quando erano giunti in quel periodo di tempo. Almeno per una volta, stava facendo qualcosa da sola. Non seguiva la scia di Raistlin, né si faceva comandare da Caramon. Il suo morale si alzò. Stando ai suoi calcoli avrebbe dovuto raggiungere il villaggio appena prima che facesse buio.
La pista che stava seguendo si era costantemente inerpicata lungo il fianco della montagna. Adesso superò un’altura e cominciò a scendere dentro una piccola valle. Crysania fece fermare il cavallo. Là, annidato in fondo alla valle, potè finalmente vedere il villaggio che era la sua destinazione.
Il villaggio aveva qualcosa di strano, ma Crysania non era ancora un viaggiatore abbastanza esperto da aver imparato a fidarsi dei propri istinti, in casi del genere. Sapendo soltanto che voleva raggiungere il villaggio prima del calar delle tenebre, e ansiosa di dar subito corso al suo piano, Crysania salì ancora una volta in sella al destriero e scese lungo il sentiero, stringendo nella mano il medaglione di Paladine che portava appeso al collo.
«Be’, cosa facciamo adesso?» chiese Caramon, in groppa al cavallo, scrutando il corso d’acqua nelle due direzioni.
«Sei tu l’esperto di donne,» lo rimbeccò Raistlin.
«D’accordo, ho commesso un errore,» borbottò Caramon. «Questo, comunque, non ci aiuta. Fra poco farà buio, e allora non ritroveremo mai la sua pista. Non ti ho sentito tirar fuori nessun suggerimento utile,» grugnì, lanciando un’occhiata funesta a suo fratello. «Non puoi fare qualche magia?»
«Avrei “fatto una magia” al tuo cervello tanto tempo fa, se avessi potuto,» sbottò Raistlin, con un moto d’irritazione. «Cosa vuoi da me, che la faccia apparire dal nulla oppure che la cerchi nella sfera di cristallo? No, non intendo sprecare le mie forze. Inoltre, non è necessario. Hai con te una mappa, oppure non sei riuscito ad essere così previdente?»
«Ho una mappa,» replicò Caramon, cupo, tirandola fuori dalla cintura e porgendola a suo fratello.
«Tanto vale che abbeveri i cavalli e li faccia riposare,» disse Raistlin, scivolando giù dalla sua cavalcatura. Anche Caramon smontò e condusse i cavalli fino al ruscello mentre Raistlin studiava la mappa.
Quando Caramon ebbe impastoiato i cavalli a un arbusto e fu tornato da suo fratello, il sole stava calando del tutto. Raistlin teneva la mappa vicinissima al naso cercando di leggere alla luce sempre più scarsa. Caramon lo sentì tossire e lo vide ingobbirsi dentro il suo mantello da viaggio.
«Non dovresti esser fuori nell’aria della notte,» osservò Caramon, burbero.
Tossendo un’altra volta, Raistlin gli scoccò un’occhiata piena di amarezza. «Starò bene.»
Scrollando le spalle, Caramon sbirciò la mappa da sopra la spalla di suo fratello. Raistlin indicò con un dito sottile un minuscolo punto a metà strada su per la montagna.
«Là,» disse.
«E perché? Perché mai dovrebbe andare in un posto fuori dal mondo come quello?» chiese Caramon perplesso, corrugando la fronte. «Non ha alcun senso.»
«Perché non hai ancora capito il suo scopo!» replicò Raistlin. Pensierosamente arrotolò la mappa, con gli occhi fissi sulla luce morente. Una linea scura comparve fra le sue sopracciglia.
«Allora?» lo sollecitò Caramon, in tono scettico. «Cos’è questo grande scopo di cui continui a parlare? Di cosa si tratta?»
«Si è esposta a un grave pericolo,» esclamò Raistlin all’improvviso, la sua voce fredda si era tinta di rabbia. Caramon lo fissò allarmato.
«Cosa? Come fai a saperlo? Vedi...»
«No, io non posso vedere, grosso idiota che non sei altro!» ringhiò Raistlin senza voltarsi, mentre s’incamminava rapidamente verso il suo cavallo. «Io penso! Io uso il cervello. Crysania sta andando in quel villaggio per rifondare l’antica religione. Va lassù per parlar loro dei vecchi dei!»
«Per l’Abisso!» imprecò Caramon, spalancando gli occhi. «Hai ragione, Raist,» aggiunse, dopo aver riflettuto un momento. «L’ho sentita dire che voleva tentare, adesso che ci penso. Ma non ho mai creduto che parlasse seriamente.»
Poi, vedendo che suo fratello slegava il cavallo e si preparava a montare in sella, lo raggiunse di corsa e appoggiò una mano sulle briglie. «Un momento, Raist! Adesso non c’è niente che possiamo fare. Dovremo aspettare fino a domani.» Indicò con un gesto le montagne. «Sai bene quanto me che non possiamo avventurarci a cavalcare lungo quegli impervi sentieri dopo il tramonto. C’è il rischio che i cavalli incespichino in una buca e si rompano una gamba. Per non parlare di ciò che vive in quei boschi abbandonati dagli dei.»
«Ho il mio bastone per fare luce,» replicò Raistlin, indicando il Bastone di Magius, al sicuro nella custodia di cuoio sul fianco della sella. Cominciò a salire in groppa al cavallo, ma un accesso di tosse lo costrinse a fermarsi, ad aggrapparsi alla sella e ad ansimare penosamente per riuscire a respirare.
Caramon aspettò fino a quando gli spasimi non si calmarono. «Ascolta, Raist,» disse in tono più pacato, «sono preoccupato per lei almeno quanto te, ma penso che la tua reazione sia eccessiva. Non è come se stesse andando a cacciarsi in una tana di goblin! Quella luce magica attirerà su di noi tutto ciò che è in agguato là fuori nella notte, come la fiamma d’una candela fa con le falene. I cavalli hanno il fiato corto. Tu sei troppo stanco per proseguire, e ancora di più per combattere, se ci trovassimo costretti a farlo. Ci accamperemo qui per la notte. Ti riposerai un po’, e domattina, quando saremo freschi e rilassati, ci rimetteremo in viaggio.»
Raistlin ristette, con le mani sulla sella, fissando suo fratello. Parve sul punto di mettersi a discutere, ma fu colto da un altro accesso di tosse. Le mani gli scivolarono lungo il corpo, e appoggiò la testa sul fianco del cavallo, come se fosse troppo esausto per muoversi.
«Hai ragione, fratello mio,» mormorò, quando infine fu in grado di parlare.
Sorpreso da quell’insolita arrendevolezza, Caramon fu quasi sul punto di andare ad aiutare il suo gemello, ma si frenò in tempo. Mostrarsi preoccupato avrebbe causato soltanto un rimprovero ancora più amaro. Comportandosi come se niente fosse, cominciò a slegare il sacco a pelo di suo fratello, continuando a chiacchierare senza badar molto a ciò che stava dicendo.
«Adesso ti stendo questo, poi riposerai. È probabile che possiamo rischiare un piccolo fuoco, così potrai scaldare quella tua pozione per alleviare la tosse. Ho qui un po’ di carne e degli ortaggi che Garic ha messo insieme per me,» Caramon continuò a parlare, senza neppure rendersi conto di quello che stava dicendo. «Preparerò uno stufato. Sarà come ai vecchi tempi.