Raistlin era al centro del mondo, con le mani tese, e tutti i suoni, tutte le luci, perfino l’aria stessa, parevano precipitarsi con impazienza dentro la sua stretta. Il terreno sotto i piedi di Caramon cominciò a pulsare in ondate che scorrevano verso l’arcimago.
Raistlin sollevò le mani ancora più in alto, la sua voce divenne impercettibilmente più forte. Fece una pausa, poi prese a sillabare con fermezza ogni parola del canto. I venti si levarono, il terreno sussultò. Caramon ebbe la pazzesca impressione che il mondo si precipitasse su suo fratello, e piantò saldamente i piedi per terra, timoroso di venire risucchiato anche lui nel vortice scuro di Raistlin.
***
Le dita di Raistlin si puntarono verso il cielo grigio e ribollente. L’energia che aveva estratto dal suolo e dall’aria sgorgò impetuosamente attraverso il suo corpo. Lampi argentei balenarono dalle sue dita, colpendo le nubi. In risposta, una vivida luce frastagliata schizzò verso il suolo, toccando la piccola casa dove si trovava il corpo del giovane chierico. Con un’esplosione squassante, una palla di fuoco biancoazzurro avvolse l’edificio.
Raistlin parlò ancora una volta, e ancora una volta i lampi argentei schizzarono fuori dalle sue dita.
Ancora una volta una saetta giunse in risposta, colpendo il mago. Questa volta fu Raistlin ad essere avvolto nella fiamma rosso-verde.
Crysania urlò. Lottando nella stretta di Caramon, tentò di liberarsi. Ma, ricordando le parole di suo fratello, Caramon la tenne stretta, impedendole di precipitarsi al fianco di Raistlin.
«Guarda!» bisbigliò con voce rauca, stringendola con forza. «Le fiamme non lo toccano!»
In piedi in mezzo alla vampa, Raistlin sollevò ancora più in alto le braccia sottili, e le vesti nere gli sbatterono intorno come se fossero al centro d’un violento uragano. Parlò di nuovo. Dita di fuoco guizzanti si diffusero su di lui, illuminando la tenebra, sfrecciando in mezzo all’erba umida, danzando sulla superficie dell’acqua come se fosse coperta d’olio. Raistlin si trovava al centro, il mozzo d’una grande ruota di fiamma.
Crysania non poteva muoversi. Terrore e sgomento quali non aveva mai provato prima la paralizzavano. Si strinse a Caramon, ma lui non le offriva nessun conforto. I due si stringevano l’uno all’altra come bambini spaventati mentre le fiamme si levavano intorno a loro. Propagandosi lungo le vie, le fiamme raggiunsero gli edifici, incendiandoli, causando un’esplosione dopo l’altra.
Il fuoco avvampò verso l’alto, purpureo, rosso, azzurro e verde, illuminando il cielo, prendendo il posto del sole oscurato dalle nubi. Gli avvoltoi volteggiarono impauriti quando gli alberi sui quali si erano appollaiati divennero torce infuocate.
Raistlin parlò ancora, un’ultima volta. Con un’esplosione di pura luce bianca, il fuoco eruttò giù dal cielo, consumando i corpi nella fossa comune.
Il vento generato dalle fiamme sibilava a raffiche intorno a Crysania, soffiandole via il cappuccio dalla testa. Il calore era intenso e le sferzava il volto. Il fumo la soffocava, impedendole di respirare.
Una pioggia di scintille cadeva intorno a lei, le fiamme guizzarono ai suoi piedi fino a quando parve che anche lei finisse per far parte della conflagrazione. Ma niente la toccava. Lei e Caramon si trovavano al sicuro al centro dell’incendio. E poi Crysania divenne conscia dello sguardo di Raistlin puntato su di lei.
Dall’inferno di fuoco nel quale si trovava, il mago fece un cenno nella sua direzione.
Crysania rantolò, stringendosi ancora di più addosso a Caramon.
Raistlin fece un altro gesto, le vesti nere sbattevano intorno al suo corpo, increspandosi al vento generato dalla tempesta di fuoco che aveva creato. In piedi, al centro delle fiamme, tese le mani in direzione di Crysania.
«No!» gridò Caramon, stringendola a sé. Ma Crysania, senza mai togliere gli occhi da Raistlin, si liberò delicatamente dalla stretta e prese ad avanzare verso di lui.
«Vieni da me, Reverenda Figlia!» La morbida voce di Raistlin la toccò in mezzo al caos, e seppe che l’udiva nel suo cuore. «Vieni a me attraverso le fiamme. Vieni ad assaporare il potere degli dei...»
Il calore del fuoco avvampante che avvolgeva l’arcimago pareva inaridire, ardere l’anima di Crysania, e la sua pelle sembrava sul punto di annerirsi e accartocciarsi. Sentì crepitare i propri capelli. Il respiro le venne risucchiato dai polmoni, prosciugandoli dolorosamente. Ma il vivido bagliore del fuoco l’ammalliava, le fiamme danzanti l’attraevano, mentre la sommessa voce di Raistlin continuava a sollecitarla a muoversi verso di lui.
«No!» Crysania udì gridare Caramon alle sue spalle... ma Caramon non era niente per lei, meno del battito del proprio cuore. Raggiunse la cortina di fiamme. Raistlin tese la mano ma, per un istante, titubò, esitò.
La mano gli bruciava! Crysania la vide accartocciarsi, la pelle annerirsi e carbonizzarsi.
«Vieni da me, Crysania...» bisbigliò la sua voce.
Crysania allungò la propria mano, tremando, e la immerse in mezzo alla fiamma. Per un istante vi fu un dolore bruciante, che quasi le fermò il cuore. Gridò per il dolore e l’angoscia, poi la mano di Raistlin si chiuse sopra la sua, attirandola attraverso la cortina fiammeggiante. Involontariamente Crysania chiuse gli occhi.
Un vento fresco la calmò. Poteva respirare in un’aria dolce. L’unico calore che sentiva era quello intenso e familiare del corpo del mago. Aprì gli occhi e vide che si trovava vicino a lui. Alzò la testa e lo guardò in viso... e avvertì una fulminea, tagliente fitta al cuore.
Il volto sottile di Raistlin luccicava di sudore, i suoi occhi riflettevano la fiamma bianca e pura dei corpi che ardevano, il suo respiro era corto e veloce. Pareva smarrito, inconsapevole di dove si trovasse. E c’era un’espressione estatica sulla sua faccia, un’espressione di esultanza e di trionfo.
«Capisco,» si disse Crysania, aggrappandosi alle sue mani. «Capisco. E per questo che non mi può amare. Ha un solo amore nella sua vita, la sua magia. A questo amore darà qualsiasi cosa, per questo amore rischierà qualsiasi cosa!»
Il pensiero era doloroso, malinconico e tuttavia quasi piacevole.
«Ancora una volta,» disse di nuovo fra sé, e i suoi occhi si velarono di lacrime, «egli è il mio esempio. Per troppo tempo ho lasciato che la mia mente vagasse tra le cose insignificanti di questo mondo, di me stessa. Ha ragione. Adesso assaporo il potere degli dei. Devo essere degna... di loro e di lui!»
Raistlin chiuse gli occhi; Crysania, reggendosi a lui, sentì la magia scorrer via dal suo essere, come se il suo sangue colasse fuori da una ferita. Le braccia gli ricaddero lungo i fianchi. La sfera di fuoco che li aveva avvolti tremolò e si spense.
Con un sospiro che era poco più di un sussurro, Raistlin cadde in ginocchio sul terreno riarso. La pioggia riprese. Crysania la sentì sibilare quando colpì i resti carbonizzati del villaggio ancora fumante. Il vapore si levò nell’aria, aleggiando fra gli scheletri degli edifici, vagando lungo la strada come gli spettri dei suoi defunti abitanti.
Inginocchiata accanto al’arcimago, Crysania gli lisciò i capelli castani con la mano. Raistlin aprì gli occhi, guardandola senza riconoscerla. E in essi vide un dolore profondo e imperituro, l’espressione di qualcuno a cui è stato concesso di entrare in un reame di bellezza perigliosa e micidiale e che poi si trovi, ancora una volta, ricacciato nel mondo grigio spazzato dalla pioggia.
Il mago si accasciò in avanti, la testa china, le braccia penzoloni. Crysania sollevò lo sguardo su Caramon, quando l’omone arrivò di corsa.
«Stai bene?» le chiese.