«Sto bene,» lei lo rassicurò. «Ma lui?»
Insieme, aiutarono Raistlin ad alzarsi in piedi. Pareva del tutto inconsapevole della loro esistenza.
Barcollando per lo sforzo, si afflosciò contro suo fratello.
«Si rimetterà. Gli succede sempre.» La voce di Caramon si spense, poi ripetè, borbottando:
«Succede sempre? Ma cosa sto dicendo? Non ho mai visto niente del genere in vita mia! In nome degli dei,» fissò il suo gemello in preda allo sgomento. «Non ho mai visto un potere del genere! Non lo sapevo! Non lo sapevo...»
Sorretto dal forte braccio di Caramon, Raistlin si appoggiò al suo gemello. Cominciò a tossire, ansimando per respirare, soffocando, fino a quando non riuscì a malapena a reggersi in piedi.
Caramon lo tenne stretto. La nebbia e il fumo turbinavano intorno ai loro piedi, la pioggia ticchettava intorno a loro. Qua e là si sentiva lo schianto della legna che, bruciando, si crepava, lo sfrigolio dell’acqua sul fuoco. Quando l’accesso di tosse passò, Raistlin sollevò la testa, la vita e la coscienza riemersero nei suoi occhi.
«Crysania,» disse con voce sommessa, «ti ho chiesto di farlo perché devi avere una fede implicita in me e nel mio potere. Se avremo successo nella nostra Cerca, Reverenda Figlia, allora varcheremo il Portale e ci addentreremo nell’Abisso ad occhi aperti: un luogo di orrori inimmaginabili.»
Crysania cominciò a tremare incontrollabilmente, là, immobile, davanti a lui, ipnotizzata dai suoi occhi lucidi.
«Devi essere forte, Reverenda Figlia,» lui riprese, scandendo le parole. «Ed è questa la ragione per la quale ti ho condotta con me in questo viaggio. Io ho superato le mie prove. Tu devi superare le tue. A Istar hai affrontato le prove del vento e dell’acqua. Hai vinto la prova della tenebra all’interno della Torre, e adesso dovevi sopportare la prova del fuoco. Ma un’altra prova ti aspetta, Crysania! Un’altra ancora, e devi prepararti, come dobbiamo farlo tutti noi.»
I suoi occhi si chiusero stancamente. Barcollò. Caramon, il volto cupo e all’improvviso smunto, sorresse il suo gemello e, sollevandolo di peso, lo trasportò fino al punto in cui i cavalli erano in attesa.
Crysania si affrettò a seguirli, accelerando il passo, guardando Raistlin preoccupata. Malgrado la sua debolezza, c’era un’espressione di pace sublime e di esultanza sul suo volto.
«Cosa c’è che non va?» chiese Crysania.
«Sta dormendo,» disse Caramon con voce profonda e burbera, nascondendo qualche emozione che lei non riusciva a indovinare.
Raggiunti che ebbero i cavalli, Crysania si fermò un momento, voltandosi per guardare dietro di sé.
Il fumo si levava dalle rovine carbonizzate del villaggio. Gli scheletri degli edifici erano crollati formando mucchi di cenere d’un bianco puro, gli alberi erano ridotti a volute di fumo che si levavano verso il cielo.
Mentre Crysania guardava, la pioggia si abbatté sulla cenere trasformandola in fango e trascinandola via. La nebbia si sfilacciò, il fumo venne spazzato via e disperso dai venti della tempesta.
Il villaggio era scomparso come se non ci fosse mai stato.
Crysania fu scossa da un brivido e, stringendosi nel mantello, si voltò verso Caramon, il quale stava mettendo Raistlin in sella, scrollandolo, costringendolo a svegliarsi quel tanto che bastava per cavalcare.
«Caramon,» disse Crysania, quando il guerriero si avvicinò per aiutarla, «cos’ha voluto dire Raistlin con... “un’altra prova”? Ho visto l’espressione del tuo viso quando l’ha detto. Tu lo sai, vero? Tu capisci.»
Caramon lasciò passare qualche istante prima di rispondere. Accanto a loro, Raistlin ondeggiava, ancora stordito, sulla sella. Alla fine, la testa china, il mago sprofondò una volta ancora nel sonno.
Dopo aver aiutato Crysania, Caramon si avvicinò al proprio cavallo, e vi montò in arcione. Poi, allungando un braccio, prese le redini dalle mani flaccide del fratello addormentato. Risalirono il pendio della montagna in mezzo alla pioggia, senza che Caramon si voltasse una sola volta a guardare ciò che restava del villaggio, alle sue spalle.
In silenzio, il guerriero condusse i cavalli su per il sentiero. Accanto a lui, Raistlin si era accasciato sul collo della sua cavalcatura. Caramon teneva in sella suo fratello con mano ferma ma delicata.
«Caramon,» fece Crysania con voce sommessa, quando raggiunsero la sommità della montagna.
Il guerriero si voltò verso Crysania. Quindi, con un profondo sospiro, il suo sguardo volse verso sud dove, lontano da loro, si trovava Thorbardin. Le nubi tempestose si stavano ammassando dense e cupe sul remoto orizzonte.
«Secondo un’antica leggenda, prima di affrontare la Regina delle Tenebre, Huma venne messo alla prova dagli dei. Superò le prove del vento, del fuoco, dell’acqua. E la sua ultima prova,» concluse Caramon con calma, «fu quella del sangue.».
Libro Terzo.
Orme sulla sabbia.
L’esercito di Fistandantilus avanzò verso sud come un’onda di piena raggiungendo Caergoth proprio mentre il vento staccava le ultime foglie dai rami degli alberi e la gelida mano dell’inverno serrava nella sua morsa il paese.
Le sponde del Nuovo Mare fecero arrestare l’esercito. Ma Caramon, sapendo che comunque dovevano attraversarlo, aveva già da molto tempo fatto i preparativi. Affidato il comando del grosso del suo esercito a suo fratello e al più fedele dei suoi subordinati, Caramon guidò un gruppo dei suoi uomini meglio addestrati fino alle sponde del Nuovo Mare. Inoltre, con lui c’erano tutti i fabbri, i falegnami e i carpentieri che si erano uniti all’esercito.
Caramon stabilì il suo quartier generale nella città di Caergoth. Aveva sentito parlare di quella famosa città portuale da quando era nato (nella sua vita precedente). Trecento anni dopo il Cataclisma sarebbe stata, appunto, un’attiva e prosperosa città portuale. Ma adesso, solo a cent’anni dal giorno in cui la montagna di fuoco si era abbattuta su Krynn, Caergoth era una città in preda alla confusione. Un tempo piccola comunità agricola nel mezzo della Pianura Solamnica, Caergoth era ancora sconvolta a causa dell’improvvisa comparsa di un mare alle sue porte.
Guardando giù dal suo quartier generale, dove all’improvviso le strade della città s’interrompevano in un precario precipizio lungo i ripidi dirupi fino alle spiagge sottostanti, Caramon pensò, incongruamente, a Tharsis. Il Cataclisma aveva derubato quella città del suo mare, lasciando le sue imbarcazioni arenate sui banchi di sabbia come morenti uccelli marini, mentre qui a Caergoth il Nuovo Mare lambiva quello che era stato terreno arato.
Caramon ripensò con nostalgia a quelle navi arenate a Tharsis. Qui a Caergoth c’era qualche imbarcazione, ma non in numero sufficiente per le sue necessità. Mandò i suoi uomini ad esplorare la costa in entrambe le direzioni per centinaia di miglia, con l’ordine di acquistare, o sequestrare, vascelli di ogni tipo, se possibile insieme ai loro equipaggi. Con questi, le navi salparono fino a Caergoth, dove i fabbri e i carpentieri le ristrutturarono per consentire il trasporto del maggior carico possibile per il breve viaggio attraverso i bassi fondali di Shallsea, fino all’Abanasinia.
Ogni giorno, Caramon riceveva puntualmente rapporti sulla consistenza dell’esercito dei nani; su come Pax Tharkas veniva fortificata; su come i nani avevano importato schiavi (nani dei fossi) per far funzionare miniere e fucine per forgiare l’acciaio giorno e notte, sfornando armi e armature; su come queste erano trasportate su carri fino a Thorbardin e trasferite dentro la montagna. Aveva ricevuto rapporti anche da emissari dei nani delle colline e degli uomini delle pianure. Aveva avuto notizia del grande raduno delle tribù in Abanasinia, le quali avevano accantonato le proprie faide decidendo di combattere unite per la sopravvivenza. Aveva sentito parlare dei preparativi fatti dai nani delle colline, i quali stavano anch’essi forgiando armi, usando gli stessi schiavi impiegati dai loro cugini, i nani delle montagne.