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«Credo sia saggio che tu rimanga a parlargli,» mormorò Crysania. «Queste tenebrose paure lo logoreranno e ostacoleranno il processo di guarigione. Tornerò da sola nella mia stanza, con l’aiuto di Paladine.»

«Così, siamo d’accordo nel non dirlo a Caramon?» Raistlin lanciò un’occhiata obliqua a Crysania.

«Sì,» rispose Crysania in tono deciso. «Non farebbe altro che preoccuparlo inutilmente.» Riportò lo sguardo sul suo paziente. «Tornerò domattina, Tasslehoff. Parla a Raistlin, sgrava la tua anima. E poi, dormi.» Appoggiando la sua fresca mano sulla fronte intrisa di sudore di Tas, aggiunse: «Possa Paladine essere con te.»

«Caramon?» chiese Tas, speranzoso. «Hai detto Caramon? E qui?»

«Sì, e quando avrai dormito, mangiato e riposato, ti porterò da lui.»

«Non potrei vederlo adesso?» gridò Tas, fremente, poi lanciò, timoroso, un’occhiata obliqua a Raistlin. «Sempre... sempre che non sia di troppo disturbo, s’intende...»

«Ha molto da fare,» dichiarò Raistlin, con freddezza. «Adesso è un generale, Tasslehoff. Ha eserciti da comandare, una guerra da combattere. Non ha tempo per i kender.»

«No, su... suppongo di no,» sospirò Tas, con un filo di voce, riadagiandosi sul cuscino, sempre con gli occhi puntati su Raistlin.

Con un’ultima, delicata carezza sulla sua testa, Crysania si alzò in piedi. Reggendo in mano il medaglione di Paladine, mormorò una preghiera e se ne andò, svanendo nella notte.

«E adesso, Tasslehoff,» disse Raistlin con una voce sommessa che fece tremare Tas, «siamo soli.»

Con le sue forti mani, il mago tirò li-coperte sopra il corpo del kender, e gli raddrizzò il cuscino sotto la testa. «Ecco, sei comodo?»

Tas non riuscì a parlare. Poteva soltanto fissare l’arcimago con crescente orrore.

Raistlin si sedette sul letto accanto a lui. Appoggiando una mano sottile sulla fronte di Tas, accarezzò con fare distratto la pelle del kender e gli lisciò all’indietro i capelli bagnati.

«Ti ricordi di Dalamar, il mio apprendista, Tas?» chiese Raistlin, come iniziando una conversazione. «Credo che tu l’abbia visto nella Torre della Grande Stregoneria, giusto?» Le dita di Raistlin erano leggere come zampe di ragno sul volto di Tas. «Ricordi che, a un certo punto, Dalamar si è lacerato le vesti nere, rivelando cinque ferite sul suo petto? Sì, vedo che te ne ricordi. Era la sua punizione, Tas. La punizione per avermi nascosto delle cose.» Le dita di Raistlin smisero di strisciare sulla pelle del kender e si arrestarono dov’erano, esercitando una certa pressione sulla fronte di Tas.

Il kender rabbrividì, mordendosi la lingua per evitare di urlare. «Sì, me ne ricordo, Raistlin.»

«Un’esperienza interessante, non credi?» chiese Raistlin con noncuranza. «Posso fonderti con un tocco, così come potrei fondere, diciamo,» scrollò le spalle, «il burro con un coltello arroventato. I kender amano le esperienze interessanti, credo.»

«Non... non così interessanti,» bisbigliò Tas, miseramente. «Ti racconterò tutto, Raistlin! Ti racconterò tutto quello che... che è successo.» Chiuse gli occhi per un istante, poi cominciò a parlare, con tutto il corpo che tremava al ricordo del terrore. «Non... non ci è sembrato tanto di sollevarci fuori dall’Abisso... ma che l’Abisso, al contrario, precipitasse via sotto di noi! E poi, come ho detto, ho visto che non era vuoto. Potevo vedere delle ombre, e ho pensato... ho pensato che fossero vallate e montagne...»

Gli occhi di Tas si spalancarono di colpo. Fissò il mago in preda allo sgomento. «Ma non lo erano! Quelle ombre erano i suoi occhi, Raistlin! E le colline e le vallate erano il suo naso e la sua bocca e ho... ho pensato che stesse per inghiottirci! Ma abbiamo continuato a sollevarci sempre di più, e lei precipitava via sotto di noi, turbinando, e poi mi ha guardato e ha detto... e ha detto...»

«Cos’ha detto?» volle sapere Raistlin. «Il messaggio per me! Dev’esserlo stato! È per questo che ha mandato te! Cos’ha detto la Regina?»

La voce di Tas divenne un flebile sussurro. «Ha detto, “Torna a casa...”».

Capitolo tredicesimo.

L’effetto delle sue parole su Raistlin sbalordì Tasslehoff più di qualunque altra cosa. Altre volte Tas aveva visto Raistlin arrabbiato. L’aveva visto soddisfatto, l’aveva visto commettere degli assassinii, aveva visto il volto del mago quando Kharas, l’eroe dei nani, aveva conficcato la spada nelle sue carni.

Ma non aveva mai visto una simile espressione.

Il volto di Raistlin divenne cinereo, impallidì talmente che Tas pensò, per un incoerente momento, che il mago fosse morto, che fosse rimasto fulminato sul posto. Quegli occhi simili a specchi parvero infrangersi ; Tas si vide riflesso nelle minuscole schegge della vista del mago. Poi vide quegli occhi perdere ogni capacità di riconoscimento, diventare completamente vuoti, fissare ciechi ciò che avevano davanti.

La mano appoggiata sulla sua testa cominciò a tremare violentemente. E, mentre il kender osservava con stupore, vide Raistlin che sembrò accartocciarsi davanti a lui. Il suo volto invecchiò in maniera percettibile. Quando si alzò in piedi, sempre con lo sguardo fisso intorno a sé senza vedere, l’intero corpo del mago era scosso da un tremito.

«Raistlin?» chiese Tas innervosito, lieto che il mago avesse distolto l’attenzione da lui, ma sconcertato dal suo strano aspetto.

Il kender si rizzò a sedere, in preda alla debolezza. Ma quella terribile sensazione di vertigine era scomparsa, insieme a quella bizzarra e insolita paura. Si sentiva, di nuovo, quasi del tutto se stesso.

«Raistlin... non avevo nessuna cattiva intenzione. Starai male, adesso? Hai un aspetto tremendamente strano...»

Ma l’arcimago non rispose. Barcollando all’indietro, Raistlin cadde contro la parete di pietra e rimase là, respirando affannosamente. Coprendosi il volto con una mano, lottò disperatamente per riprendere il controllo di sé, una lotta con qualche arcano avversario che era invisibile a Tas, come se il mago stesse combattendo contro uno spettro.

Poi con un lento, cavernoso urlo di rabbia, Raistlin si lanciò in avanti. Afferrò il Bastone di Magius e, con le vesti nere che gli sbattevano intorno, fuggì via attraverso la porta aperta.

Seguendo Raistlin con lo sguardo stupito, Tas lo vide passare di corsa davanti al nano scuro di guardia accanto alla soglia. Il nano lanciò un’occhiata al volto cadaverico di Raistlin, mentre il mago gli passava accanto correndo alla cieca e, con uno stridulo grido farneticante, si girò di scatto e schizzò via nella direzione opposta.

Questa fulminea successione di eventi fu così stupefacente che Tas impiegò parecchi istanti a rendersi conto che non era più prigioniero.

«Sai,» disse il kender fra sé e sé, portandosi la mano alla fronte, «Crysania aveva ragione. Mi sento meglio adesso che me lo sono tolto dalla mente. Non è servito molto a Raistlin, sfortunatamente, ma d’altronde... a me, cosa importa? Be’, non molto.» Tas sospirò. «Non capirò mai perché ha ucciso il povero Gnimsh. Forse, un giorno, avrò la possibilità di chiederglielo.

«Ma adesso,» il kender si guardò intorno, «la prima cosa da fare è trovare Caramon e dirgli che ho il congegno magico, e che possiamo andare a casa. Non ho mai pensato che l’avrei detto,» proseguì Tas con nostalgia, ruotando le gambe e appoggiando i piedi sul pavimento, «ma “casa” in questo momento suona tremendamente simpatico!»

Era sul punto di alzarsi, ma a quanto pareva le sue gambe preferivano tornare a letto, poiché Tas si ritrovò di nuovo seduto.

«Questo non va bene!» esclamò il kender, fissando con furore le parti disobbedienti del suo corpo.

«Senza di me non siete niente! Ricordatevelo! Sono io il capo, e quando dico muovetevi, voi vi muovete! Adesso, sto per alzarmi di nuovo,» ribadì, ammonendo severamente le sue gambe. «E mi aspetto un po’ di collaborazione.»

Quel discorso ebbe un certo effetto. Questa volta le sue gambe si comportarono un po’ meglio e il kender, anche se ancora un po’ traballante, riuscì ad attraversare la stanza buia verso il corridoio illuminato dalle torce che poteva vedere al di là della porta.