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Quello era un commento molto strano. Elayne desiderava sapere come stesse Mat. E il caro Thom. E il povero piccolo Olver. Ogni notte rivolgeva preghiere affinché fossero riusciti a sfuggire sani e salvi dai Seanchan. Però non c’era nulla che lei potesse fare per aiutarli. Aveva abbastanza problemi di cui occuparsi al momento. «Mi obbedirà? Sulle balestre?»

Birgitte scosse il capo ed Elayne sospirò. Era dannoso impartire ordini che non sarebbero stati eseguiti. Dava alle persone l’abitudine alla disobbedienza.

Avvicinandosi, parlò quasi in un sussurro. «Sembri stanca, Birgitte.» Quel commento arrivò alle sue orecchie. Il volto di Birgitte era teso, i suoi occhi sofferenti. Chiunque poteva vederlo, ma il legame diceva che era esausta, come da diversi giorni ormai. D’altro canto Elayne avvertiva la stessa spossatezza, come se i suoi arti fossero di piombo. Il loro legame non rispecchiava soltanto le emozioni. «Non devi guidare ogni contrattacco di persona.»

«E chi altro c’è?» Per un momento la spossatezza gravò anche sulla voce di Birgitte e le sue spalle si afflosciarono per davvero, ma lei si affrettò a rimettersi dritta e a rafforzare il proprio tono. Era pura forza di volontà. Elayne poteva percepirla, dura come una pietra nel legame, così tanto da farle venire voglia di piangere. «I miei ufficiali sono ragazzi inesperti» proseguì Birgitte «oppure uomini già andati in pensione e che dovrebbero starsene a riscaldarsi le ossa davanti al caminetto con i loro nipoti. Tranne per i capitani mercenari, comunque, e non ce n’è nessuno di cui mi fiderei senza qualcun’altro che lo sorvegliasse. Perciò, chi altri se non io?»

Elayne aprì la bocca per obiettare. Non sui mercenari. Birgitte le aveva spiegato di loro, con amarezza e in modo esaustivo. A volte i mercenari combattevano duramente quanto ogni membro della Guardia, ma altre si tiravano indietro per non subire troppe perdite. Meno uomini significava meno oro per il loro ingaggio successivo, a meno che non potessero essere rimpiazzali da uomini altrettanto abili. Battaglie che potevano essere vinte erano state invece perdute poiché alcuni mercenari avevano lasciato il campo per preservare i loro numeri. Evitavano di farlo se c’erano a osservarli altri che non fossero anch’essi mercenari. Era qualcosa che rovinava la loro reputazione e abbassava il loro prezzo di ingaggio. Ma doveva esserci qualcun altro. Non poteva permettersi che Birgitte crollasse dalla fatica. Per la Luce, desiderava che Gareth Bryne fosse lì. Egwene aveva bisogno di lui, ma anche lei. Aprì la bocca e all’improvviso dei boati rimbombanti risuonarono dalla città alle sue spalle. Si voltò e la sua bocca rimase spalancata dallo stupore.

Dove solo pochi momenti prima sulla Città Interna c’era stato un cielo sereno, un enorme ammasso di nuvole nere incombeva come ripide montagne e delle saette squarciavano una grigia parete di pioggia che sembrava solida quanto le mura cittadine. Le cupole dorate del palazzo reale, che avrebbero dovuto brillare al sole, erano invisibili dietro quella barriera. La pioggia Torrenziale cadeva solo sopra la Città Interna. Da ogni altra parte il cielo rimaneva sereno e luminoso. Non c’era nulla di naturale in quello. Lo stupore durò solo pochi istanti. Quei fulmini azzurro-argento, ramificandosi in tre o in cinque saette, stavano colpendo all’interno di Caemlyn e causando danni e forse morti. Come si erano generate quelle nubi? Si protese ad abbracciare saidar per disperderle. La Vera Fonte scivolò via da lei, e poi ancora. Era come cercare di afferrare una perla seppellita in un vasetto di grasso. Proprio quando pensava di averla persa, schizzava via. Questo le accadeva fin troppo spesso, ormai.

«Aviendha, vuoi occupartene tu, per cortesia?»

«Ma certo» replicò Aviendha, abbracciando saidar con facilità. Elayne represse un’ondata di gelosia. La sua difficoltà era dannatamente colpa di Rand, non di sua sorella. «E grazie. Mi fa bene un po’ di pratica.»

Quello non era vero, solo un tentativo per non urtare i suoi sentimenti. Aviendha iniziò a tessere Aria, Fuoco, Acqua e Terra in disegni complessi, compiendolo in modo omogeneo come avrebbe potuto fare lei stessa, anche se molto più lentamente. A sua sorella mancava l’abilità di Elayne con il tempo atmosferico, ma d’altra parte lei non aveva avuto il vantaggio degli insegnamenti del Popolo del Mare. Le nuvole non potevano semplicemente sparire, ovvio. Per prima cosa i fulmini diventarono saette singole, diminuirono di numero, poi cessarono. Quella era la parte più complessa.

Chiamare il fulmine era come rigirare una piuma fra le dita, in confronto a fermarlo. Quello era più simile a raccogliere l’incudine di un fabbro con le mani. Poi le nubi cominciarono ad allargarsi, assottigliarsi e diventare più pallide. Anche questo avvenne lentamente. Fare troppo e troppo in fretta col tempo atmosferico poteva provocare effetti che si sarebbero propagati nella campagna per leghe e non si poteva mai sapere quali sarebbero stati. Tempeste furiose e inondazioni erano probabili quanto giorni sereni e brezze gentili. Quando le nuvole raggiunsero le mura esterne di Caemlyn, erano grigie e lasciavano cadere un fitto acquazzone che inzuppò Elayne tanto da appiccicarle rapidamente i ricci alla testa.

«È sufficiente?» Sorridendo, Aviendha voltò il viso verso l’alto per lasciar colare la pioggia lungo le sue guance. «Amo guardare l’acqua cadere dal cielo.» Per la Luce, si poteva pensare che ne avesse avuto abbastanza, della pioggia. Aveva piovuto quasi ogni dannato giorno dall’inizio della primavera!

«È tempo di tornare a palazzo, Elayne» disse Birgitte, infilando la corda del suo arco nella tasca della giacca. Aveva iniziato a rimuoverla non appena le nubi avevano cominciato a spostarsi verso di loro. «Alcuni di questi uomini hanno bisogno delle attenzioni di una Sorella. E mi sembrano passati due giorni da quando ho fatto colazione.»

Elayne si accigliò. Il legame trasmetteva una cautela che le diceva tutto quello che aveva bisogno di sapere. Dovevano tornare a palazzo per togliere Elayne dalla pioggia, nelle sue delicate condizioni. Come se potesse sciogliersi! Tutt’a un tratto divenne consapevole dei gemili dei feriti e il suo volto arrossì. Quegli uomini avevano davvero bisogno di una Sorella. Perfino se lei fosse stata in grado di trattenere saidar, la più piccola delle loro ferite andava oltre le sue modeste capacità, e Aviendha non era molto meglio di lei nella Guarigione.

«Sì, e davvero tempo» disse. Se solo fosse riuscita a riportare sotto controllo le proprie emozioni! Anche Birgitte ne sarebbe stata lieta. Chiazze rosse coloravano anche le sue guance, echi della vergogna di Elayne. Parevano molto strane accanto alla sua fronte corrugata mentre faceva affrettare Elayne all’interno della Torre.

Cuore di fuoco, Mageen e gli altri cavalli si trovavano tutti pazientemente dove le loro redini erano state lasciate, come Elayne si aspettava. Perfino Mageen era ben addestrata. Ebbero la strada delle mura tutta per loro finché Alise e le altre donne della Famiglia uscirono da una via più stretta. Non c’erano carri o carretti in vista. Ogni porta che riuscivano a scorgere era sigillata, ogni finestra con le tende tirate, anche se poteva non esserci nessuno dietro qualcuna di esse. Parecchie persone avevano avuto abbastanza buonsenso da andarsene non appena avevano avuto sentore che centinaia di uomini stavano per cominciare a vibrare spade nei loro paraggi. Una tenda si increspò; un volto di donna apparve per un momento, poi sparì. Invece c’erano altri che provavano un piacere morboso a osservare.

Parlando piano fra loro, le quattro donne della Famiglia presero i loro posti dove avevano aperto il passaggio qualche ora prima. Scrutarono i cadaveri per strada e scossero il capo, ma quelli non erano i primi morti che avevano visto. A nessuna era stato permesso di sottoporsi alla prova per diventare un’Ammessa, eppure erano calme, sicure di loro, solenni come Sorelle malgrado la pioggia che inzuppava loro capelli e vestiti. Apprendere i progetti di Egwene per la Famiglia — essere associata alla Torre e diventare un posto in cui le Aes Sedai potessero andare a riposo — aveva diminuito le loro paure per il futuro, in particolare una volta scoperto che la loro Regola sarebbe rimasta valida e anche le ex Aes Sedai avrebbero dovuto seguirla. Non tutte ci credevano — nel corso dell’ultimo mese, sette di loro erano fuggite senza neanche lasciare un messaggio — eppure molte sì, e traevano forza da quella convinzione. Avere del lavoro da fare ridava loro orgoglio. Elayne non si era resa conto che quello era stato intaccato finché non avevano smesso di considerarsi come delle rifugiate totalmente dipendenti da lei. Ora avevano anche un portamento più eretto, lì non erano così rapide a piegarsi di fronte a una Sorella, purtroppo. Anche se quella parte in effetti era iniziata prima. Una volta avevano considerato le Aes Sedai qualcosa di superiore alla carne mortale, ma con propria delusione avevano appreso che lo scialle non rendeva una donna migliore di quanto lo era senza.