Elayne rise e batte le mani dalla contentezza. «Meraviglioso, capitano Guybon! Meraviglioso!» Arymilla era ancora in superiorità numerica, ma non quanto prima.
«Tenente della Guardia, mia signora. Sono un tenente.»
«Da questo momento, sei il capitano Guybon.»
«E il mio secondo» aggiunse Birgitte «almeno per adesso. Hai dimostrato intraprendenza, sei abbastanza vecchio da avere esperienza, e a me servono entrambe le cose.»
Guybon parve sopraffatto, inchinandosi e mormorando ringraziamenti balbettanti. Be’, un uomo della sua età di norma si sarebbe aspettato di servire almeno altri dieci o quindici anni prima di essere preso in considerazione per il grado di capitano, men che mai secondo del capitano generale, per quanto temporaneo.
«E ora è tempo che ci andiamo a mettere abiti asciutti» continuò Birgitte. «Specialmente tu, Elayne.» Il legame del Custode trasmise un’implacabile determinazione che lasciava intendere che avrebbe potuto trascinare Elayne, se lei avesse indugiato.
La collera avvampò, rovente e acuta, ma Elayne la represse. Aveva quasi raddoppiato il numero dei suoi soldati e non avrebbe permesso a nulla e nessuno di rovinarle quella giornata. E poi anche lei desiderava vestiti asciutti.
14
Abiti bagnati
All’interno, le lampade dorate su sostegni erano accese, dal momento che la luce non penetrava mai così in profondità nel palazzo, con le fiammelle che tremolavano su di esse senza coperture di vetro. Gli specchi delle lampade fornivano una buona illuminazione al corridoio brulicante di attività; e lo era davvero, con servi in livrea che si affrettavano in ogni direzione, oppure che spazzavano o passavano lo straccio. Servitori con il Leone Bianco sul petto sinistro delle loro giacche rosse stavano in cima ad alte scale per togliere gli arazzi invernali, perlopiù fiori e scene estive, e mettere quelli primaverili, molti dei quali mostravano il variopinto fogliame autunnale. La tradizione era quella di mostrare nella maggior parte degli arazzi le due stagioni venture, per offrire un leggero sollievo al freddo invernale o alla calura estiva, per ricordali che mentre su tutti gli alberi c’era la rinascita della primavera i rami sarebbero diventati spogli e le nevi sarebbero tornate, per rammentare anche che, quando cadevano le toglie morte, giungevano le prime nevi e i giorni diventavano sempre più freddi, ci sarebbe poi stata una primavera. Tra essi erano raffigurale anche alcune battaglie che mostravano giorni di particolare gloria per l’Andor, ma a Elayne non piaceva più guardarli come quando era una ragazza. Tuttavia avevano anch’essi il loro valore ora, moniti di quello che la battaglia era in realtà. La differenza fra come le cose venivano viste da una bambina e da una donna. La gloria era ottenuta sempre con il sangue. Gloria a parte, le cose necessarie venivano spesso pagate con battaglie e sangue.
C’erano pochi servitori per eseguire tali compiti in modo tempestivo, e in buona parte si trattava di pensionati dai capelli bianchi con schiene curve che di rado si muovevano rapidamente. Per quanto fossero lenti, lei era lieta che fossero tornati dalla pensione di loro spontanea volontà per addestrare quelli appena assunti e per rimettere a posto la trascuratezza lasciata da coloro che erano fuggiti mentre regnava Gaebril o dopo che Rand aveva preso Caemlyn, altrimenti il palazzo avrebbe assunto l’aspetto di un granaio, ormai. Un granaio sudicio. Almeno tutte le passatoie invernali erano state tolte dai pavimenti. Elayne lasciò una scia umida dietro di sé sulle piastrelle rosse e bianche, e con tutte le piogge primaverili sulle passatoie umide sarebbe cresciuta la muffa prima di sera. Servitori in bianco e rosso che si affrettavano in giro per le loro faccende parvero sbigottiti mentre si inchinavano o le rivolgevano riverenze, cosa che non fece nulla per migliorare il suo umore. Non sembravano turbati nel vedere Aviendha o Birgitte zuppe e sgocciolanti, o nemmeno le donne della Guardia. Che fosse folgorata, se tutti non avessero smesso di aspettarsi che lei venisse viziata tutto quanto il giorno! Il suo cipiglio era tale che i servitori iniziarono a porgerle le loro riverenze in tutta fretta e precipitarsi via. Il suo caratteraccio stava diventando materia per racconti serali attorno al caminetto, anche se lei cercava di non darvi sfogo sui servitori. Su nessuno, in effetti, ma a maggior ragione sui servitori. Erano privi del lusso di poter controbattere.
Intendeva andare dritto ai suoi appartamenti e cambiarsi, ma, intenzionata o meno, cambiò strada quando vide Reanne Corly camminare in un corridoio intersecante dove le piastrelle erano tutte rosse. Le reazioni dei servitori non avevano nulla a che fare con quello. Lei non si stava comportando in modo testardo. Era bagnata e voleva vestiti asciutti e un asciugamano caldo, ma vedere la donna della Famiglia era una sorpresa, e anche le due donne che erano con lei attirarono la sua attenzione. Birgitte borbottò un’imprecazione prima di seguirla, sferzando il suo arco di lato attraverso l’aria come se stesse pensando di colpire qualcuno. Il legame trasmetteva un miscuglio di sopportazione e irritabilità, presto repressa. Aviendha non lasciò mai il fianco di Elayne, anche se era impegnata a cercare di strizzare acqua dal suo scialle. Nonostante tutta la pioggia che aveva visto, tutti i fiumi che aveva incontrato da quando aveva attraversato la Dorsale del Mondo e le enormi cisterne sotto la città, Aviendha sussultava per quello spreco quando l’acqua schizzava inutilizzata sul pavimento. Le otto donne della Guardia, lasciate indietro dall’improvvisa deviazione, si affrettarono a raggiungerle, imperturbabili e silenziose tranne per i tonfi dei loro stivali sulle piastrelle. Bastava dare a qualcuno una spada e degli stivali e quello iniziava a camminare a passi pesanti.
Una delle donne con Reanne era Kara Defane, che era stata la Sapiente o Guaritrice di un villaggio di pescatori a Capo Toman prima che i Seanchan le mettessero il collare. Grassoccia e dallo sguardo allegro, abbigliata in lana marrone con fiori bianchi e azzurri ricamali ai polsi, Kara pareva poco più vecchia di Elayne, anche se aveva quasi cinquant’anni. L’altra si chiamava Jillari, una ex damane da Seanchan. Malgrado tutto, vederla fece gelare il sangue di Elayne. Qualunque altra cosa si potesse dire di lei, quella donna era proprio seanchan, dopotutto.
Nemmeno Jillari stessa sapeva quanti anni aveva, anche se pareva aver appena raggiunto la mezza età. Di corporatura esile, con lunghi capelli rosso fuoco e occhi verdi come quelli di Aviendha, lei e Marille, l’altra damane di origine seanchan rimasta a palazzo, insistevano a sostenere di essere ancora damane, che doveva essere messo loro il collare per via di quello che erano in grado di fare. Passeggiate quotidiane erano uno dei modi in cui la Famiglia stava cercando di farle abituare alla libertà. Passeggiate attentamente sorvegliate, certo. Erano sempre tenute sotto controllo, giorno e notte. Ciascuna di loro avrebbe potuto tentare di liberare le sul’dam. A quel proposito, non ci si poteva fidare della stessa Kara con nessuna delle sul’dam, né di Lemore, una giovane nobile tarabonese a cui era stato messo il collare quando era caduta Tanchico. Non avrebbero avuto quell’idea da sole, tuttavia non si poteva dire cosa avrebbero fatto se una sul’dam avesse ordinato a una di loro di aiutarla a fuggire. L’abitudine all’obbedienza era ancora forte sia in Kara che in Lemore.
Gli occhi di Jillari si sgranarono alla vista di Elayne e immediatamente cadde in ginocchio con un tonfo. Cercò di ripiegarsi come un fagotto sul pavimento, ma Kara le prese le spalle e gentilmente la indusse a rimettersi in piedi. Elayne cercò di non lasciar trasparire il proprio disgusto. E sperò che, se non ci fosse riuscita, tutti l’avrebbero ritenuto rivolto all’inginocchiarsi e accucciarsi. Lo era solo in parte. Com’era possibile che una persona volesse avere il collare? Udì di nuovo la voce di Lini e rabbrividì. ‘Non puoi conoscere le ragioni di un’altra donna se non hai indossato i suoi abiti per un anno.’ Che fosse folgorata se aveva il desiderio di farlo!