A lasciare le stalle della regina dietro lei e Hark fu un gruppo più numeroso di quanto Elayne si aspettava. Birgitte aveva insistito per portare cinquanta donne della Guardia, anche se tutto quello che avrebbero fatto sarebbe stato perdere il sonno, una colonna in fila per due con elmi e pettorali laccati di rosso, nera nella notte, che serpeggiava lungo il palazzo dietro le Aes Sedai e i Custodi. Raggiungendo la facciata del palazzo, fiancheggiarono la Piazza della Regina, il grande ovale ora affollato di rozzi ripari che ospitavano uomini della Guardia e armigeri di nobili che dormivano. Gli uomini erano acquartierati ovunque si poteva trovare spazio, ma c’erano sotterranei, soffitte e stanze vuote insufficienti abbastanza vicino al palazzo e ai parchi dove i circoli di donne della Ha miglia portavano gli uomini nei posti dove servivano. Combattevano a piedi, sulle mura, perciò tutti i loro cavalli erano picchettati nei parchi vicini e nei vasti terreni del palazzo. Alcune sentinelle cambiarono posizione al loro passaggio, con le teste che si voltavano per seguirle, ma con i loro cappucci alzati l’unica cosa di cui potevano essere certi era che un grosso contingente delle donne della Guardia stava scortando un manipolo di persone nella notte. Il cielo a est era ancora buio, ma dovevano mancare meno di due ore alle prime luci. Che la Luce volesse che all’alba Falion e Marillin fossero prigioniere. E un’altra. Almeno un’altra.
Strade tortuose conducevano sopra e attorno alle colline oltre strette torri piastrellate che avrebbero luccicato di cento colori quando il sole si fosse alzato e scintillavano alla luce della luna anche se in parte oscurata dalle nubi, oltre botteghe silenziose e locande spente, semplici case di pietra con tetti in ardesia e piccoli palazzi che potevano essere adatti a Tar Valori. Il tintinnio dei ferri di cavallo sulle pietre del selciato e il debole cigolio del cuoio delle selle risuonavano fragorosi nel silenzio. Tranne per un cane occasionale che se la svignò nelle ombre più profonde dei vicoli, nient’altro si muoveva. Le strade erano pericolose a quell’ora, ma nessun malvivente sarebbe stato tanto folle da farsi solo vedere da una comitiva così grande. Mezz’ora dopo aver lasciato il palazzo reale, Elayne condusse Cuore di fuoco attraverso il Cancello Mondel, un ampio arco alto venti piedi nelle elevate mura bianche della Città Interna. Una volta qui ci sarebbero stati degli uomini della Guardia in servizio, per mantenere la pace, ma ora i ranghi della Guardia della regina erano troppo assottigliati per quello.
Non appena furono nella Città Nuova, Hark svoltò a est in un intrico di viuzze che serpeggiavano in ogni direzione per le colline della città. L’uomo cavalcava in modo goffo, su una giumenta baia che era stata trovata per lui. I tagliaborse di rado passavano tempo in sella. Qui alcune delle vie erano piuttosto strette, e fu in una di quelle che lui infine arrestò la propria cavalcatura, con tutt’intorno case di pietra a due, tre o perfino quattro piani. Birgitte sollevò una mano per fermare la colonna. L’improvviso silenzio parve assordante.
«È appena oltre l’angolo lì, mia signora, lo è, dall’altro lato della strada,» disse Hark quasi con un sussurro «ma se ci andiamo a cavallo, potrebbero sentirci o vederci. Perdonami, mia signora, ma se queste Aes Sedai sono quello che tu dici che sono, non voglio che mi vedano.» Scese di sella in modo impacciato e alzò lo sguardo su di lei, torcendosi le mani in ansia e col volto ombreggiato dalla luna.
Smontando, Elayne condusse Cuore di fuoco all’angolo e fece capolino attorno allo spigolo di una stretta casa a tre piani. Le case lungo l’altra strada erano tutte buie tranne una, quattro solidi piani di pietra con accanto una stalla col cancello chiuso. Non un edificio elaborato, ma abbastanza grande per un ricco mercante o un banchiere. Ma era improbabile che banchieri e mercanti fossero in piedi a quell’ora.
«Là» disse Hark con voce roca, indicando. Rimase molto indietro, così dovette sporgersi in avanti per puntare il dito. Aveva davvero paura di essere visto. «Quella con la luce al secondo piano, è quella.»
«Meglio scoprire se qualcun altro è sveglio lì dentro» disse Vandene, scrutando oltre Elayne.
«Jaem? Non entrare nella casa.»
Elayne si aspettava che il Custode vecchio e magro attraversasse furtivo la strada, ma lui si limitò a camminare tenendo il mantello chiuso attorno a sé contro il freddo del primo mattino. Perfino la pericolosa grazia da Custode pareva essere venuta meno. Vandene parve percepire la sua sorpresa.
«Muoversi in modo furtivo attira gli sguardi e crea sospetto» disse. «Jaem è solo un uomo che cammina, e anche se è presto per essere in strada, non lo sta facendo di soppiatto, perciò chiunque lo veda penserà a qualche motivo normale per cui si trova fuori.»
Raggiungendo il cancello del cortile della stalla, Jaem lo aprì e lo attraversò come se avesse il pieno diritto di farlo. Passarono lunghi minuti prima che uscisse di nuovo, chiudendo con attenzione il cancello dietro di sé e poi camminando di nuovo lungo la strada nella loro direzione. Svoltò l’angolo e la grazia del leopardo ricomparve nel suo passo.
«Tutte le finestre sono buie tranne quella» disse piano a Vandene. «La porta della cucina non è chiusa col chiavistello. Così la porta sul retro. Quella conduce in un vicolo. Fiduciosi, per essere degli Amici delle Tenebre. Oppure tanto pericolosi che non si preoccupano di scassinatori. C’è un grosso tizio che dorme nel granaio, su nel fienile. Tanto grosso da spaventare qualunque scassinatore, ma è così ubriaco che non si è svegliato mentre lo stavo legando.» Vandene sollevò un sopracciglio interrogativo. «Pensavo fosse meglio andare sul sicuro. A volte gli ubriachi si svegliano quando meno te l’aspetti. Non vorrete certo che vi veda entrare e iniziare a fare trambusto.» Lei annuì in approvazione.
«È tempo di prepararsi» disse Elayne. Ritirandosi dall’angolo e porgendo le redini a Birgitte, tentò di abbracciare la Fonte. Era come provare ad afferrare il fumo con le dita. Frustrazione e rabbia montarono dentro di lei, tutte emozioni che era necessario soffocare se si voleva incanalare. Provò di nuovo e di nuovo fallì. Falion e Marillin sarebbero riuscite a fuggire. Giungere così vicino... Dovevano essere in quella stanza illuminata. Lei lo sapeva. E stavano per scappare. La tristezza sostituì la rabbia e all’improvviso saidar fluì dentro di lei. Soffocò a malapena un sospiro di sollievo. «Fonderò io i flussi, Sareitha. Vandene, tu unisciti a Careane.»
«Non capisco perché dobbiamo collegarci» borbottò la Marrone tarenese, ma si mise al margine dell’abbracciare il Potere. «Con due di loro e quattro di noi, siamo in superiorità numerica, ma collegate siamo due contro due.» Un indizio? Forse preferiva che fossero tre contro tre?
«Due abbastanza forti da sopraffarle perfino se stanno trattenendo il Potere, Sareitha.» Elayne si protese dentro di lei come se fosse un angreal e il bagliore di saidar circondò l’altra donna quando il collegamento fu completato. In realtà le circondava entrambe, ma lei poteva vedere solo la parte attorno a Sareitha... fin quando non intessé Spirito attorno a lei. Allora il bagliore scomparve. Fece lo stesso flusso su sé stessa e preparò quattro schermi e diversi altri flussi, tutti invertiti. Si sentiva quasi in preda all’eccitazione, ma non intendeva lasciarsi cogliere di sorpresa. Frustrazione pulsava lungo il legame, ma per il resto la sensazione di Birgitte era quella di una freccia pronta a essere scagliata. Elayne le toccò il braccio. «Andrà tutto bene.» Birgitte sbuffò e si gettò la folta treccia dietro la spalla. «Tieni d’occhio mastro Hark. Sarebbe un peccato se dovesse essere impiccato perché è stato tentato di fuggire.» Hark squittì.
Scambiò uno sguardo con Vandene, che disse: «Faremo bene ad andare.»
Le quattro donne percorsero Via della Luna Piena, lentamente, come se fossero in giro per una passeggiata, e si intrufolarono nel cortile delle stalle ammantato di ombre. Elayne aprì piano la porta della cucina, ma i cardini erano ben oliati e non emisero alcun cigolio. La cucina dalle pareti in mattoni era illuminata solo da un fuocherello nell’ampio caminetto di pietra dove pendeva un bollitore fumante, tuttavia non fu sufficiente perché riuscissero ad attraversare la stanza senza andare a sbattere contro il tavolo o le sedie. Qualcuna sospirò e lei si portò un dito ammonitore alle labbra. Vandene si accigliò verso Careane, che parve imbarazzata e allargò le mani.