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Un breve corridoio conduceva alle scale sul davanti della casa. Raccogliendo le sue gonne, Elayne iniziò a salire, silenziosa con delle pantofole ai piedi. Fu attenta a tenere Sareitha dove poteva vederla. Vandene stava facendo lo stesso con Careane. Non potevano fare nulla con il Potere, ma questo non significava certo che non potessero fare proprio nulla. Alla seconda rampa di scale, lei iniziò a sentire un mormorio di voci. Della luce si spandeva da una porta aperta.

«...non interessa quello che pensi» disse una donna in quella stanza. «Lascia che sia io a pensare e fa’ come ti viene detto.»

Elayne si mosse verso la porta. Era un salotto, con lampade dorate su sostegni, ricchi tappeti sul pavimento e un alto caminetto in marmo azzurro, ma lei aveva occhi solo per le tre donne lì dentro.

Solo una, una donna dal volto affilato, era seduta. Quella doveva essere Shiaine. Le altre due erano in piedi dando le spalle alla porta, con il capo chino come penitenti, di occhi della donna dal volto affilato la videro nella soglia, ma Elayne non le lasciò il tempo di aprire bocca. Le due Sorelle Nere urlarono allarmate quando gli schermi si posarono su di loro e flussi di Aria legarono le loro braccia contro i fianchi, serrando le gonne attorno alle loro gambe. Altri flussi di Aria assicurarono Shiaine alla sua poltrona dorata.

Elayne attirò Sareitha nella stanza con lei e si spostò dove poteva vedere tutte le loro facce. Sareitha cercò di tirarsi indietro. Forse stava solo cercando di lasciarle il posto di rilievo, ma Elayne la prese per la manica, tenendo anche lei nella sua visuale. Vandene e Careane si unirono a loro. Il volto stretto di Marillin manteneva una calma da Aes Sedai, ma Falion ringhiava in silenzio.

«Cosa significa tutto questo?» domandò Shiaine. «Ti riconosco. Tu sei Elayne Trakand, l’erede al trono. Ma questo non ti da il diritto di introdurti in casa mia e aggredirmi.»

«Falion Bhoda,» disse Elayne con calma «Marillin Gemalphin, Shiaine Avarhin, io vi arresto come Amici delle Tenebre.» Be’, la sua voce era calma. Dentro di sé voleva saltare di gioia. E Birgitte che pensava che sarebbe stato pericoloso!

«Questo è ridicolo» ribatte Shiaine in toni glaciali. «Io cammino nella Luce!»

«Non se cammini assieme a queste due» le disse Elayne. «Ho la certezza che si sono dimostrate essere dell’Ajah Nera a Tar Valon, Lear e Tanchico. Non le senti negarlo, vero? Questo perché sanno che io...»

All’improvviso alcune scintille danzarono su tutto il suo corpo, da capo a piedi. Si contrasse debolmente, con i muscoli in preda agli spasmi, saidar che scivolava via dalla sua stretta. Poteva vedere Vandene, Careane e Sareitha sussultare mentre anche su di loro luccicavano delle scintille. Durò solo un momento, ma quando quelle faville scomparvero, Elayne si sentì come se fosse stata passata attraverso un mangano. Dovette reggersi a Sareitha per rimanere in piedi, e Sareitha si aggrappò a lei con altrettanta forza. Vandene e Careane si stavano sostenendo a vicenda, ondeggiando, ciascuna col mento sulla spalla dell’altra. Sui volti di Falion e Marillin ci furono espressioni sbigottite, ma la luce del Potere le avviluppò nel giro di pochi istanti. Elayne percepì lo schermo serrarsi su di lei e lo vide poggiarsi sulle altre tre. Non c’era bisogno di legarlo. Ciascuna di loro sarebbe crollata senza sostegno. Se avesse potuto avrebbe urlato. Se avesse pensato che Birgitte e gli altri avessero potuto fare altro se non morire.

Quattro donne che Elayne riconobbe entrarono nella stanza. Asne Zaramene e Temaile Kinderode. Chesmal Emry ed Eldrith Jhondar. Sorelle Nere. Avrebbe potuto piangere. Sareitha gemette piano.

«Perché avete aspettato così tanto?» domandò Asne a Falion e a Marillin. Gli scuri occhi obliqui della Saldeana erano irati. «Ho usato questo in modo che non ci percepissero abbracciare saidar, ma voi perché siete rimaste lì impalate?» Agitò una piccola verga nera piegata, forse di un pollice di diametro, che aveva uno strano aspetto smorto. Quella cosa pareva affascinarla. «Un ‘dono’ da parte di Moghedien. Un’arma dall’Epoca Leggendaria. Posso uccidere un uomo da cento passi con questa, oppure soltanto stordirlo se voglio interrogarlo.»

«Io posso uccidere un uomo se riesco a vederlo» disse Chesmal in tono di disprezzo. Alta e affascinante, era l’immagine di un’arroganza glaciale.

Asne tirò su col naso. «Ma il mio bersaglio potrebbe essere circondato da un centinaio di Sorelle e nessuno saprebbe cosa l’ha ucciso.»

«Suppongo che possa tornare utile» ammise Chesmal in tono riluttante. «Perché ve ne siete state lì impalate?»

«Ci hanno schermato» rispose Falion con amarezza.

A Eldrith si mozzò il fiato e si portò una mano grassoccia a una gota paffuta. «Questo è impossibile. A meno che...» I suoi occhi scuri diventarono penetranti. «Hanno scoperto un modo per nascondere il bagliore, per celare i loro flussi. Ora, questo sì che potrebbe tornare utile.»

«Avete i miei ringraziamenti per il vostro provvidenziale salvataggio,» disse Shiaine alzandosi «ma avete un motivo per essere venute qui stanotte? Vi ha mandato Moridin?»

Asne incanalò un flusso di Aria che colpì la guancia di Shiaine con uno schiocco fragoroso, tacendola barcollare. «Mantieni un linguaggio civile e forse ti permetteremo di venire via con noi. Oppure possiamo lasciarti indietro morta.» La guancia di Shiaine era arrossata, ma le sue mani rimanevano contro i fianchi. Il suo volto era privo di espressione.

«Elayne è l’unica che ci occorre» disse Temaile. Era graziosa con dei lineamenti volpini, quasi una fanciulla fragile malgrado il suo volto senza età, ma nei suoi occhi azzurri c’era una luce malsana. Si toccò le labbra con la punta della lingua. «Mi piacerebbe giocare con le altre, ma sarebbero un fardello di cui non abbiamo bisogno.»

«Se avete intenzione di ucciderle» disse Marillin come se stesse discutendo il prezzo del pane «risparmiate Careane. È una di noi.»

«Un dono da Adeleas» mormorò Vandene, e Careane strabuzzò gli occhi. La sua bocca si aprì ma non ne uscì alcun suono. Le due donne si afflosciarono e caddero sul tappeto. Vandene fece per issarsi su, ma Careane giacque con lo sguardo fisso sul soffitto, l’elsa del pugnale di Vandene che spuntava da sotto il suo sterno.

Il bagliore circondò Chesmal e lei toccò Vandene con un flusso complesso di Fuoco, Terra e Acqua. La donna canuta crollò come se le sue ossa si fossero sciolte. Lo stesso flusso toccò Sareitha e lei trascinò Elayne giù sopra di sé mentre cadeva. Gli occhi di Sareitha stavano già diventando vitrei.

«Ora arriveranno anche i loro Custodi» disse Chesmal. «Qualcun altro da uccidere.»

Scappa, Birgitte, pensò Elayne, desiderando che il legame potesse trasmettere parole. Scappa!

32

Mantenere l’accordo

Birgitte era appoggiata contro il muro di pietra della casa a tre piani, pensando tristemente a Gaidal, quando il fascio di emozioni e sensazioni fisiche sul fondo della sua testa, la sua consapevolezza di Elayne, ebbe uno spasimo improvviso. Quella era l’unica parola per descriverlo. Di qualunque cosa si trattasse, durò solo un momento, ma poi il legame fu pieno di... fiacchezza. Elayne era cosciente, ma malsicura. Non era spaventata, però. Tuttavia, Birgitte gettò indietro il suo mantello e si spostò all’angolo per scrutare lungo Via della Luna Piena. Elayne era fin troppo coraggiosa. La cosa più difficile nell’essere la Custode di Elayne era impedirle di mettersi in pericolo oltre il necessario. Nessuno era indistruttibile, ma quella dannata donna pensava maledettamente di esserlo, il suo sigillo sarebbe dovuto essere un leone di ferro, non un giglio dorato. Quella luce risplendeva alla finestra, riversando una pozza pallida nella strada stretta, e non c’era alcun suono tranne per un gatto che gnaulava da qualche parte nella notte.