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«Sareitha si sente... intontita» borbottò Ned Yarman accanto a lei. Il volto da ragazzo dell’alto e giovane Custode era una cupa maschera in ombra all’interno del cappuccio del suo mantello. «Si sente debole.» Birgitte divenne consapevole degli altri Custodi che si assieparono vicino a lei, col volto impassibile e gli occhi duri. Quello era evidente perfino alla luce della luna. Era successo qualcosa a tutte le Aes Sedai, pareva. Ma cosa? «Lady Elayne ha detto che avrebbe urlato se avesse avuto bisogno di noi» disse loro, più che altro per rassicurare sé stessa. Perfino se Careane e Sareitha fossero state entrambe Amici delle Tenebre, così collegate sarebbero state incapaci di fare qualunque cosa, e apparentemente quello che era successo aveva coinvolto anche loro. Che fosse folgorata, avrebbe dovuto insistere che lei e gli altri Custodi andassero assieme a loro.

«Careane non sarà compiaciuta se interferiamo senza necessità» disse Venr Kosaan piano. Magro come una lama e scuro, con tocchi di bianco nei suoi ricciuti capelli neri e nella corta barba, pareva del tutto a suo agio. «Te dico di aspettare. Lei si sente fiduciosa, qualunque cosa stia succedendo.»

«Ancora di più di quando è entrata» aggiunse Cieryl Arjuna, guadagnandosi un’occhiata brusca da Venr. Ancora più giovane della mezza età, Cieryl sembrava tutt’ossa, anche se aveva spalle larghe. Birgitte annuì. Anche Elayne era fiduciosa. D’altra parte Elayne si sarebbe sentita così anche camminando su una corda lesa sopra una fossa piena di punte acuminate. Un cane iniziò ad abbaiare in lontananza e il gatto gnaulante si azzitti, ma altri cani risposero al primo come un’onda che si diffuse e poi svanì rapida com’era iniziata.

Attesero, con Birgitte che si crucciava in silenzio. All’improvviso Venr borbottò un’imprecazione e si liberò del suo mantello. L’istante successivo aveva la sua lama in mano e stava correndo su per la strada seguito da Cieryl e Tavan, con i mantelli che sventolavano dietro di loro e anche le loro lame sfoderate. Prima che ebbero fatto due passi, Jaem proruppe in un urlo selvaggio. Estraendo la spada, gettò a terra il suo mantello e corse dietro gli altri tre a una velocità che smentiva la sua età. Con un grido di rabbia, anche Ned corse, l’acciaio nel suo pugno che scintillava alla luce della luna. Il legame fu trafitto di furia, come quella che si impadroniva di alcuni uomini in battaglia. E anche tristezza, ma non paura. Birgitte udì il debole raspare di spade che venivano sfoderate dietro di lei e si voltò, col mantello che le svolazzava attorno. «Mettetele via! Non servono qui.»

«So bene quanto te cosa vuoi dire che i Custodi stiano correndo dentro, mia signora» disse Yurith in toni cortesi, obbedendo all’istante. E con evidente riluttanza. Snella e alta quanto parecchi uomini, la Saldeana negava di essere di nobili natali, ma quando la conversazione andava a parare su quello che aveva fatto prima di pronunciare il giuramento come Cacciatrice del Corno, esibiva sempre uno dei suoi rari sorrisi e cambiava argomento. Era abile con la spada, però. «Se le Aes Sedai stanno morendo...»

«Elayne è viva» la interruppe Birgitte. Viva e nei guai. «Lei è la nostra preoccupazione, ora, ma ci serviranno molte più spade per salvarla.» E non solo spade. «Qualcuno acciuffi quell’uomo!» Due donne della Guardia afferrarono Hark per la giacca prima che potesse svignarsela nell’oscurità. A quanto pareva non aveva la minima voglia di stare vicino al posto dove erano morte delle Aes Sedai. Nemmeno lei. «Radunate i... cavalli in più e seguitemi» disse lei, volteggiando sulla sella di Freccia. «E cavalcate come il vento!» Prestò fede alle sue parole conficcando i talloni nei fianchi dello slanciato castrone grigio senza aspettare.

Fu una galoppata selvaggia attraverso strade buie e tortuose dove la gente stava appena iniziando a comparire. Fece girare Freccia attorno ai pochi carri e carretti fuori così presto, ma uomini e donne dovettero balzar via dalla sua strada, spesso scuotendo pugni e gridando maledizioni. Lei non fece altro che spronare il castrone a correre più forte, col suo mantello che le svolazzava dietro. Prima di raggiungere il Cancello Monde!, Elayne si stava muovendo, era stata incerta sulle prime, ma ora non ci si poteva sbagliare. Elayne si stava dirigendo a nordest più o meno alla velocità di una passeggiata. Il legame diceva che era troppo intontita per una lunga scarpinata o forse addirittura per stare in piedi, ma un carro avrebbe tenuto la stessa andatura. Il cielo stava diventando grigio. Quanto sarebbe passato prima di riuscire a radunare quello che le serviva? Nella Città Interna le strade curvavano verso il centro, salendo e superando torri che scintillavano di cento colori verso le cupole dorate e le pallide guglie del palazzo reale, in cima ai colli più alti di Caemlyn. Mentre galoppava lungo il bordo della Piazza della Regina, i soldati la fissarono. Venivano nutriti da bricchi neri in cima a carretti a mano, con i cuochi che versavano mestoli di qualche genere di stufato bruno in piatti di stagno, e ogni uomo che lei poteva vedere indossava la sua corazza e aveva l’elmo che gli pendeva dall’elsa della spada. Bene. Ogni momento risparmiato era un momento che contribuiva al salvataggio di Elayne.

Due file di donne della Guardia si stavano esercitando con la spada nel cortile delle stalle della regina quando lei vi entrò al galoppo, ma le spade ricoperte di listelle di legno smisero di sbatacchiare quando lei saltò giù di sella lasciando cadere le redini di Freccia e correndo verso il colonnato. «Hadora, corri a dire alle Cercavento di incontrarsi subito con me nella Sala della Mappa!» urlò senza rallentare. «Tutte quante! Sancire, tu fa’ lo stesso con il capitano Guybon! E fa’ sellare un altro cavallo per me!» Freccia era esausto. In un attimo stiperò le colonne, ma non si guardò indietro per vedere se stessero obbedendo. L’avrebbero fatto.

Corse per corridoi con arazzi appesi alle pareti e su per rampe di scale di marmo, si perse e urlò imprecazioni mentre tornava rapida sui suoi passi. Servitori e servitrici in livrea rimasero a bocca aperta nel togliersi dalla sua strada. Alla fine raggiunse le porte istoriate col leone della Sala della Mappa, dove si solferino solo il tempo necessario a dire ai due corpulenti uomini della Guardia in servizio di far entrare le Cercavento non appena fossero comparse, poi entrò. Guybon era già li, nella sua corazza lucidata con i tre galloni dorati sulla spalla, e anche Dyelin, tenendo delicatamente sollevate le sue gonne di seta blu mentre si muoveva; entrambi guardavano accigliali l’enorme mappa a mosaico, dove oltre una dozzina di dischi rossi contrassegnavano le mura settentrionali della città. Prima d’ora non c’erano mai stati così tanti assalti allo stesso tempo, nemmeno dieci, ma Birgitte degnò i dischi a malapena di un’occhiata. «Guybon, mi serve ogni cavallo e alabarda che puoi radunare» disse, slacciandosi il mantello e gettandolo sul suo lungo scrittoio. «I balestrieri e gli arcieri dovranno gestire da soli tutto quello che salterà fuori per qualche ora. Elayne è stata catturata da Aes Sedai che sono Amici delle Tenebre e cercheranno di portarla fuori dalla città.» Alcuni dei funzionari e dei messaggeri iniziarono a mormorare, ma comare Anford li zittì con un brusco ordine di occuparsi del loro lavoro. Elayne pareva muoversi verso il Cancello dell’Alba e la strada per il fiume Erinin, ma perfino se avessero usato uno dei cancelli più piccoli, erano andati troppo lontano per essere diretti da qualche uscita che non fosse nelle mura orientali. «Probabilmente saranno fuori dai cancelli per quando saremo pronti a muoverci. Viaggeremo appena da questo lato della sporgenza a est della città. E porteremo quello che accadrà via dalle strade, lontano dalle case della gente. Sarebbe meglio all’aperto in ogni caso. In quel groviglio di strade, con cavalieri e alabardieri incastrati assieme, si metterebbe di mezzo troppa gente, troppi rischi di incidenti.»