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Il giovane uomo della Guardia si sforzò di mettersi a sedere finché Birgitte non lo spinse giù. «Tre o quattro compagnie di mercenari stanno attaccando il Cancello di Far Madding, mia signora» disse, col dolore che gli deturpava il volto e segnava la sua voce. «Da dentro la città, intendo. Hanno piazzato arcieri per tirare a chiunque cercasse di agitare le bandiere di segnalazione per chiedere aiuto, ma io sono riuscito a scappare e il mio cavallo ha resistito appena quanto bastava.»

Birgitte mugugnò un’imprecazione. Cordwyn, Gomaisen e Bakuvun sarebbero stati fra loro, era pronta a scommettere. Avrebbe dovuto premere affinché Elayne li estromettesse dalla città non appena avevano fatto le loro richieste. Non si rese conto di aver parlato ad alta voce finché la guardia ferita non replicò.

«No, mia signora. Perlomeno non Bakuvun. Lui e una dozzina circa dei suoi uomini sono passati per giocare... ehm, per passare il tempo, e il tenente ritiene che siano stati l’unica ragione per cui siamo riusciti a resistere. Sempre che stiano ancora resistendo. Stavano usando arieti d’assedio sulle porte della Torre quando mi sono guardato indietro. Ma c’è altro, mia signora. Ci sono uomini che si stanno ammassando in Caemlyn Bassa fuori dai cancelli. Diecimila, forse il doppio. Difficile a dirsi, da quanto sono contorte quelle strade.»

Birgitte trasalì. Diecimila uomini sarebbero stati sufficienti a portare un attacco dall’esterno, che i mercenari fossero trattenuti o meno finché lei non fosse riuscita a mandare tutti quanti, e non poteva. Cosa doveva fare, per la Luce? Che fosse folgorata, era in grado di progettare un’incursione per liberare qualcuno da una fortezza oppure perlustrare dei territori tenuti dal nemico con la fiducia di sapere quello che stava facendo, ma questa era una battaglia da cui dipendevano le sorti di Caemlyn e forse del trono, eppure doveva farlo. «Comare Harfor, riporta quest’uomo a palazzo e provvedi affinché le sue ferite vengano curate, per favore.» Non c’era altro interesse nel chiedere alle Cercavento di guarirlo: avevano già messo in chiaro che quello, a loro parere, era come prendere parte alla guerra. «Dyelin, lasciami gli uomini a cavallo e mille alabardieri. Tu prendi il resto e tutti i balestrieri e gli arcieri disponibili. E ogni uomo che riesci a rimediare in grado di tenere in mano una spada. Se il cancello regge ancora quando le donne della Famiglia vi faranno arrivare lì, assicurati che continui a tenere. Se è perduto, riprendilo. E tieni quelle dannate mura finché non riesco ad arrivare lì.»

«Molto bene» disse Dyelin come se quelli fossero gli ordini più semplici al mondo da eseguire.

«Conail, Catalyn, Branlet, Perival, voi con me. La vostra fanteria combatterà meglio con voi lì.» Conail parve deluso, senza dubbio vedendosi cavalcare in una carica eroica, ma raccolse le sue redini e sussurrò qualcosa che fece ridacchiare i due ragazzi più giovani.

«Anche la mia cavalleria combatterebbe meglio» protestò Catalyn. «Io voglio aiutare a salvare Elayne.»

«Sei venuta qui per aiutarla ad assicurarsi il trono» disse Dyelin in tono brusco «e andrai dove c’è bisogno di te per questo, oppure tu e io avremo un’altra chiacchierata più Lardi.» Qualunque cosa volesse dire, il volto paffuto di Catalyn arrossì, ma lei seguì imbronciata Dyelin e gli altri quando si avviarono.

Guybon guardò Birgitte, tuttavia non disse nulla, anche se probabilmente si stava domandando perché non inviava più uomini. Non l’avrebbe sfidata in pubblico. Il problema era che lei non sapeva quante Sorelle Nere ci sarebbero state con Elayne. Le serviva ogni Cercavento, aveva bisogno che loro credessero di essere tutte necessario. Se ci fosse stato tempo, avrebbe tolto le sentinelle dalle torri esterne, le avrebbe tolte perfino dai cancelli.

«Create il passaggio» disse a Chanelle. «Appena da questo lato della sporgenza a est della città, proprio in cima alla strada dell’Erinin e rivolto fuori città.»

Le Cercavento si radunarono in cerchio, facendo tutto quello che dovevano fare per collegarsi e prendendosela dannatamente comoda. All’improvviso il taglio verticale azzurro-argento di un passaggio comparve, allargandosi in un’apertura alta cinque passi e che copriva l’intera ampiezza del terreno sgombro, che mostrava un’ampia strada di argillosa terra battuta che saliva su per il gentile pendio dell’alta sporgenza di dieci spanne che conduceva verso il fiume Erinin. Arymilla aveva degli accampamenti oltre quell’altura. Date le notizie, potevano essere vuoti — con un po’ di fortuna lo sarebbero stati —, ma in ogni caso ora non poteva preoccuparsi di quelli.

«Avanzate e disponetevi come ordinato!» urlò Guybon, e spronò il suo alto baio attraverso l’apertura seguito dai nobili radunati e da uomini della Guardia in fila per dieci. Le guardie iniziarono a svoltare sulla sinistra e fuori vista mentre i nobili presero posizione un poco sopra la sporgenza. Alcuni iniziarono a scrutare la città attraverso dei cannocchiali. Guybon smontò e corse, accucciandosi per scrutare oltre la cresta attraverso il suo. Birgitte poteva quasi percepire l’impazienza delle donne della Guardia in attesa dietro di lei.

«Non ti serviva un passaggio così grande» disse Chanelle, accigliandosi verso la colonna di cavalieri che fluiva dentro l’apertura. «Perché...?»

«Vieni con me» disse Birgitte, prendendo la Cercavento per il braccio. «Voglio mostrarti qualcosa.» Tirandosi dietro il bruno grigiastro per le redini, iniziò a condurre la donna verso il passaggio.

«Potrai tornare indietro una volta che l’avrai visto.» Se c’era qualcosa che sapeva di Chanelle era che sarebbe stata lei quella che guidava il circolo. Per il resto, faceva affidamento sulla natura umana. Non si guardò indietro, eppure emise quasi un sospiro di sollievo quando udì le altre Cercavento mormorare fra loro dietro di lei. Seguendola.

Qualunque cosa Guybon avesse visto, erano buone notizie, poiché si raddrizzò prima di tornare di corsa al suo cavallo. Arymilla doveva aver svuotato i suoi accampamenti fino all’osso. Al Cancello di Far Madding erano in ventimila, allora, se non di più. Volesse la Luce che stessero tenendo le mura ovunque. Ma Elayne veniva prima. Prima e sopra ogni altra cosa.

Quando raggiunse Guybon, che era di nuovo sul suo cavallo, le donne della Guardia si disposero su tre file dietro Caseille da un lato. L’intera ampiezza di cento passi del passaggio era piena di uomini e cavalli che procedevano svelti verso destra e sinistra per unirsi agli altri che stavano formando tre ranghi da ogni lato della strada. Bene. Non ci sarebbe stato nessun modo semplice per le Cercavento di sgusciare di nuovo attraverso per un po’ di tempo. Un carro con una copertura di tela ad arco trainato da quattro cavalli, circondato da un piccolo manipolo di uomini in sella, era fermo sulla strada appena oltre gli ultimi edifici di Caemlyn bassa, forse a un miglio di distanza. Al di là la gente era affaccendata nei mercati aperti di mattoni che fiancheggiavano la strada, andando in giro per le proprie vite meglio che poteva, ma era come se non esistessero. Elayne era in quel carro. Birgitte sollevò la mano senza distogliere gli occhi dal veicolo e Guybon le mise nel palmo il suo cannocchiale dalla montatura in ottone. Carro e cavalieri balzarono più vicino ai suoi occhi quando lei vi sollevò il tubo.

«Cosa vuoi che veda?» domandò Chanelle.

«Un momento» replicò Birgitte. C’erano quattro uomini, tre dei quali a cavallo, ma cosa più importante erano le sette donne in sella. Era un buon cannocchiale, ma non abbastanza perché potesse distinguere un volto senza età a quella distanza. Tuttavia doveva supporre che fossero tutte e sette Aes Sedai. Otto contro sette poteva sembrare uno scontro quasi alla pari, ma non quando le otto erano collegate. Non se fosse riuscita a fare in modo che le otto prendessero parte a quello scontro. Cosa stavano pensando quegli Amici delle Tenebre nel vedere migliaia di soldati e armigeri comparire dietro di loro da quella che ai loro occhi sarebbe sembrata una foschia causata dal calore e sospesa nell’aria? Abbassò il cannocchiale. I nobili stavano iniziando a cavalcare giù mentre i loro armigeri uscivano e andavano a unirsi alle file.