Per quanto gli Amici delle Tenebre fossero sorpresi, non esitarono a lungo. Fulmini iniziarono a balenare da un cielo limpido, saette azzurro-argentee che colpivano il terreno con schianti fragorosi e scagliavano via uomini e cavalli come fango che schizzava. I cavalli si impennarono, si slanciarono in avanti e nitrirono, ma gli uomini lottarono per controllare i loro destrieri, per mantenerli al loro posto. Nessuno corse. Il tuono rimbombante che accompagnava quelle esplosioni colpì Birgitte come un botto, facendola barcollare. Poteva sentire i suoi capelli rizzarsi, cercando di sfuggire alla sua treccia. L’aria aveva un odore... pungente. Pareva pizzicare. Di nuovo il fulmine si abbatté sui ranghi. A Caemlyn Bassa le persone stavano correndo. Molti di loro stavano fuggendo via, ma alcuni sciocchi correvano in effetti dove potevano avere una visuale migliore. Le estremità di strette stradine che si aprivano sulla campagna iniziarono a riempirsi di spettatori.
«Se dobbiamo affrontare questo, faremo meglio a muoverci e renderglielo più difficile» disse Guybon, raccogliendo le sue redini. «Col tuo permesso, mia signora?»
«Perderemo meno uomini se siete in movimento» convenne Birgitte, e lui spronò il suo baio giù per la sporgenza.
Caseille arrestò il suo cavallo di fronte a Birgitte e le rivolse il saluto con un braccio contro il petto, li suo volto stretto era cupo dietro le sbarre del suo elmo laccato. «La Scorta ha il permesso di unirsi al fronte, mia signora?» Si poteva sentire la maiuscola. Non erano una scorta qualunque, ma la Scorta dell’erede al trono e sarebbero state la Scorta della regina.
«Concesso» disse Birgitte. Se qualcuno ne aveva il diritto, erano queste donne.
L’Arafelliana fece ruotare il suo cavallo e galoppò giù per la sporgenza seguita dal resto della Scorta per prendere il proprio posto fra quei ranghi squarciati dai fulmini. Una compagnia di mercenari, forse duecento uomini in elmi e pettorali dipinti di nero, che cavalcavano dietro uno stendardo rosso con un lupo nero in corsa, si fermò quando vide in cosa stava incappando, ma gli uomini dietro gli stendardi di una dozzina di casate arrivarono alle loro spalle incalzandoli, tanto che i mercenari non ebbero altra scelta se non andare avanti. Altri nobili cavalcarono giù per il pendio per guidare i loro uomini, Brannin e Kelwin, Laerid e Barel e altri ancora. Nessuno esitò quando vide comparire il suo stendardo. Sergase non fu l’unica donna a muovere di qualche passo il proprio cavallo come se anche lei avesse intenzione di unirsi ai suoi armigeri quando il suo vessillo fosse uscito dal passaggio.
«Al passo!» gridò Guybon per essere udito sopra le esplosioni. Lungo tutta la linea altre voci gli fecero eco. «Avanzate!» Facendo ruotare il suo baio, cavalcò lentamente verso quegli Amici delle Tenebre mentre il fulmine, assieme a boati ed esplosioni, faceva volare uomini e cavalli fra zampilli di terra.
«Cosa volevi che vedessi?» domandò di nuovo Chanelle. «Voglio essere lontana da questo posto.» Non c’era pericolo che lo facesse, per il momento: gli uomini stavano ancora uscendo dal passaggio, galoppando o correndo per raggiungere gli altri. Ora fra i ranghi cadevano anche palle di fuoco, aggiungendo altre eruzioni di terra, braccia e gambe. Una testa di cavallo roteò lentamente in aria.
«Questo» disse Birgitte, facendo un gesto verso la scena di fronte a loro. Guybon aveva iniziato ad andare al trotto, tirando gli altri con sé, i tre ranghi che si mantenevano saldi nella loro avanzata, altri che arrivavano a unirsi a loro più in fretta che potevano. Tutta un tratto una sbarra spessa quanto una gamba di quello che pareva fuoco bianco liquido eruppe da una delle donne accanto al carro. Aprì piuttosto alla lettera un varco ampio quindici passi fra le linee. Per un istante dei puntini luccicanti fluttuarono nell’aria, sagome di uomini e cavalli colpiti, e poi vennero consumati. La sbarra fu sbalzata in aria all’improvviso, sempre più in alto, poi si estinse lasciando delle fioche linee viola nella vista di Birgitte. Fuoco malefico, che bruciava gli uomini fuori dal Disegno tanto che erano morti prima che li colpisse. Si portò il cannocchiale all’occhio per un tempo sufficiente a individuare la donna che reggeva un’esile verga nera che sembrava lunga forse un passo.
Guybon iniziò a caricare. Fra troppo presto, ma la sua unica speranza era di coprire quella distanza mentre aveva ancora uomini in vita. La sua unica speranza, ma esisteva.
Sopra le tonanti esplosioni delle palle di fuoco e del fulmine si levò un grido aspro. «Elayne e l’Andor!» Aspro ma a piena voce. Gli stendardi stavano tutti sventolando. Una vista coraggiosa, se si riusciva a ignorare quanti stavano cadendo. Un cavallo e un cavaliere colpiti in pieno da una palla di fuoco semplicemente si disintegrarono, con uomini e animali tutt’attorno a loro che crollavano a terra. Alcuni riuscirono a rialzarsi. Un desinerò senza cavaliere si raddrizzò su tre gambe, provò a correre e cadde dibattendosi.
«Questo?» disse Chanelle incredula. «Non ho alcun desiderio di guardare degli uomini morire.» Un’altra striscia di fuoco malefico formò una breccia di quasi venti passi nei ranghi in carica prima di conficcarsi nel terreno, scavando un canale quasi a metà della strada per il carro prima di scomparire. C’erano parecchi morti, anche se non così tanti quanto Birgitte si sarebbe aspettata. Aveva visto la stessa cosa in battaglie durante le Guerre Trolloc quando era stato usato il Potere. Per ogni uomo che giaceva immobile, due o tre stavano barcollando in piedi o cercando di arrestare la fuoriuscita di sangue. Per ogni cavallo dalle zampe rigide nella morte, altri due erano in piedi ondeggianti. La pioggia di fuoco e fulmini continuava inesorabile.
«Allora fermalo» disse Birgitte. «Se uccidono tutti i soldati o quanti ne bastano per mandare in rotta gli altri, Elayne è perduta.» Non per sempre. Che fosse folgorata, l’avrebbe seguita per il resto della sua vita per cercare di liberarla, ma solo la Luce sapeva cosa avrebbero potuto farle nel frattempo.
«L’accordo di Zaida sarà perduto. E sarai tu la causa.»
La mattinala non era calda, eppure la fronte di Chanelle si imperlò di sudore. Palle di fuoco e fulmini eruttarono fra i cavalieri che seguivano Guybon. La donna che teneva in mano la verga sollevò di nuovo il braccio. Perfino senza usare il cannocchiale, Birgitte era certa che fosse puntala verso Guybon. Lui doveva vederlo, ma non deviò di un pelo.
Tutta un tratto un’altra saetta si abbatté. Il colpì la donna che reggeva la verga. Lei volò in una direzione e la sua cavalcatura in un’altra. Uno degli animali legali al carro si afflosciò al suolo mentre gli altri saltellavano e si impennavano.
Sarebbero corsi via se non fosse stato per quello morto. Anche gli altri cavalli attorno al carro si stavano impennando e scattando in avanti. La pioggia di fuoco e fulmini cessò mentre le Aes Sedai si sforzavano di riprendere il controllo dei propri cavalli e rimanere in sella. Piuttosto che cercare di calmare gli animali del carro, l’uomo a cassetta balzò giù, estrasse la spada e iniziò a correre verso i cavalieri in carica. Anche gli astanti a Caemlyn Bassa stavano correndo, stavolta via.
«Prendete vivi gli altri!» sbottò Birgitte. Non le importava davvero che vivessero — sarebbero comunque morti presto perché erano assassini e Amici delle Tenebre —, ma Elayne era in quel dannato carro!
Chanelle annuì rigida e attorno al carro i cavalieri iniziarono a ruzzolare giù dalle loro cavalcature imbizzarrite per giacere dibattendosi a terra come legati mani e piedi. Perché era così, naturalmente. L’uomo in fuga cadde di faccia e rimase a contorcersi. «Ho anche schermato le donne» disse Chanelle. Perfino trattenendoli Potere, non avrebbero potuto competere con un circolo di otto. Guybon sollevò la mano, rallentando la carica al passo. Era notevole quanto poco tempo c’era voluto. Era a meno di metà strada dal carro. Uomini in sella e a piedi si stavano ancora riversando fuori dal passaggio. Volteggiando in sella al bruno grigiastro, Birgitte galoppò verso Elayne. Dannata donna, pensò. Nemmeno per un momento il legame aveva trasmesso un accenno di paura.