«Abbiamo bisogno della dannata fortuna di Mat Cauthon oggi» borbottò Birgitte.
«Hai detto qualcosa del genere prima d’ora» disse Elayne. «Cosa intendi?»
Birgitte le rivolse un’occhiata singolare. Il legame trasmise... divertimento. «Non l’hai mai visto giocare a dadi?» «Non è che io passi molto tempo nei posti dove si gioca a dadi, Birgitte.»
«Diciamo solo che è più fortunato di qualsiasi uomo io abbia mai incontrato.»
Scuotendo il capo, Elayne scacciò Mat Cauthon dalla sua mente. Gli uomini di Charlz le stavano bloccando la visuale mentre cavalcavano avanti. Non stavano ancora caricando, poiché cercavano di non fare più rumore di quanto fosse assolutamente necessario. Con un po’ di fortuna, i suoi avrebbero circondato gli uomini di Arymilla prima che si rendessero conto di cosa stava accadendo. E poi avrebbero colpito Arymilla da ogni lato. Mat era l’uomo più fortunato che Birgitte avesse mai incontrato? In quel caso doveva esserlo davvero molto.
Tuffa un tratto gli uomini della Guardia di Charlz iniziarono a muoversi molto rapidi e le loro lance dalla punta d’acciaio si abbassarono. Qualcuno doveva aver guardato indietro. Si levarono urla, voci di allarme e un grido fragoroso che lei udì ripetuto da molte direzioni. «Elayne e l’Andor!»
Ci furono anche altre incitazioni. «Le Lune!» e «La Volpe!», «Le Triplici Chiavi!», «Il Martello!» e «Lo Stendardo Nero!» Altre ancora per casate minori. Ma dalla sua parte il grido fu uno solo, ripetuto più e più volte: «Elayne e l’Andor!»
All’improvviso stava tremando, per metà in preda al riso, per metà in preda al pianto. Volesse la Luce che non stesse consegnando quegli uomini alle loro morti per nulla.
Le grida si affievolirono, in gran parte rimpiazzate dal cozzo di acciaio e dalle urla di uomini che uccidevano o morivano. All’improvviso Elayne si rese conto che i cancelli si stavano aprendo, E lei non riusciva a vedere! Scalciando via i piedi dalle staffe, si arrampicò per mettersi in piedi sulla sella dall’alto arcione. Il grigio si agitò nervosamente, non avvezzo a essere trattato come una scaletta, ma non tanto da farle perdere l’equilibrio. Birgitte borbottò un’imprecazione particolarmente aspra, ma il momento successivo anche lei era in piedi sulla sua sella. Centinaia di balestrieri e arcieri si stavano riversando fuori dal Cancello di Far Madding, ma erano i suoi uomini oppure i mercenari rinnegati? Come risposta, gli arcieri iniziarono a tirare contro la cavalleria ammassata di Arymilla, quanto più veloce potevano incoccare e scagliare. Le prime balestre si sollevarono e lasciarono partire una salva. Immediatamente quegli uomini iniziarono ad azionare le loro manovelle per riavvolgerle, ma altri si precipitarono davanti a loro per scagliare una seconda raffica di dardi che abbatte uomini e cavalli come una falce che miete l’orzo. Altri arcieri si riversarono fuori dal cancello, tirando più veloce che potevano. Una terza fila di balestrieri si fece avanti per scagliare, poi una quarta e una quinta, e poi uomini che impugnavano alabarde si fecero strada fra i balestrieri che ancora uscivano fuori dal cancello. Un’alabarda era un’arma temibile, che combinava la punta di una lancia e la lama di un’ascia con un uncino per tirare gli uomini giù di sella. Non avendo spazio per caricare con le loro lance e con le spade che non avevano allungo sufficiente per controbattere i manici delle alabarde, i cavalieri iniziarono a ritirarsi. Uomini in giubbe rosse e corazze lucidate stavano galoppando fuori dal cancello ora, uomini della Guardia che si aprivano a destra e a sinistra per trovare un altro modo per attaccare i ranghi di Arymilla. Quel flusso continuò incessante. Per la Luce, come aveva fatto Dyelin ad avere così tanti uomini della Guardia? A meno che... Che fosse folgorata! Quella donna doveva aver racimolato gli uomini parzialmente addestrati! Be’, parzialmente addestrati o no, sarebbero stati consacrati col sangue! All’improvviso tre figure con elmi e pettorali dorati attraversarono i cancelli a cavallo, la spade in mano. Due di quelle sagome erano molto piccole. Le urla che si levarono alla loro comparsa erano rese fioche dalla distanza, ma comunque udibili sopra il frastuono della battaglia. «Le Aquile Nere!», «L’Incudine!» e «I Leopardi Rossi!» Due donne a cavallo apparvero sul cancello, affannandosi finché quella più alta non riuscì a portare fuori dalla vista il cavallo dell’altra.
«Sangue e maledette ceneri!» sbottò Elayne. «Conail è abbastanza grande, suppongo, ma Branlet e Perival sono ragazzi! Qualcuno avrebbe dovuto tenerli lontano da questo!»
«Dyelin c’è riuscita abbastanza a lungo» disse Birgitte intono tranquillo. Il legame trasmetteva una profonda calma. «Più a lungo di quanto pensavo riuscisse a trattenere Conail. Ed è riuscita a tenerne fuori Catalyn. Comunque sia, i ragazzi hanno qualche centinaio di uomini tra loro e il fronte, e non vedo nessuno che stia cercando di far loro spazio perché possano insinuarsi in avanti.» Era vero. I tre stavano agitando le loro spade senza effetto almeno a cinquanta passi da dove gli uomini stavano morendo. D’altra parte cinquanta passi erano un raggio corto per un arco o una balestra.
Degli uomini iniziarono ad apparire sui tetti, prima dozzine, poi centinaia, arcieri e balestrieri che si arrampicavano sopra i tetti a spiovente per poi tirare sulla massa assiepata lì sotto. Uno scivolò e cadde, col suo corpo che giacque sopra gli uomini in strada e che sussultava mentre veniva perforato ripetutamente. Un altro si rizzò all’improvviso con una freccia che gli spuntava da un fianco e ruzzolò giù dalla sua posizione elevata. Anche lui piombò disteso sugli uomini, contorcendosi nell’essere infilzato più e più volte.
«Sono assiepati troppo stretti» disse Birgitte in tono eccitato. «Non possono sollevare un arco, meno che mai tenderlo. Scommetto che i morti non hanno nemmeno lo spazio per cadere a terra. Non durerà ancora a lungo, a questo punto.»
Ma il massacro continuò per un’altra buona mezz’ora prima che si levassero le prime grida di «Grazia!» Gli uomini iniziarono ad appendere gli elmi sulle else delle spade e sollevarle sopra la testa, rischiando la morte sperando nella vita. I fanti si tolsero gli elmi e sollevarono le mani vuote. I cavalieri gettarono a terra lance, elmi e spade e alzarono le mani. Si diffuse come una febbre, quel grido che si levava da migliaia di gole. «Grazia!»
Elayne si sedette a dovere sulla sua sella. Era fatta. Ora si trattava di vedere in che misura.
Il combattimento non si fermò all’istante, naturalmente. Alcuni cercarono di continuare a lottare, ma si battevano da soli e perivano oppure venivano tirati giù da uomini attorno a loro che non erano più pronti a morire. Alla fine, comunque, perfino i più temerari iniziarono a mettere da parte armi e armatura, e se non tutte le voci urlavano grazia, il ruggito era ancora fragoroso. Uomini privi di armi e spogliati di elmi, corazze e qualunque altra armatura avessero potuto indossare iniziarono ad arrancare attraverso la fila di uomini della Guardia con le mani sopra la testa. Gli alabardieri li raggrupparono come pecore. E delle pecore avevano lo sguardo sconcertato come se si stessero recando al macello. La stessa scena di sicuro si stava ripetendo in dozzine delle viuzze di Caemlyn Bassa e ai cancelli, poiché le uniche urla che Elayne udiva erano per la grazia, e stavano iniziando a scemare mentre gli uomini si rendevano conto che veniva concessa.
Al sole non mancava più di un’ora al suo picco di mezzodì prima che i nobili fossero separati dagli altri. Quelli minori vennero scortati dentro la città, dove sarebbero stati tenuti come riscatto. Da pagare una volta che il trono fosse stato al sicuro. I primi dei nobili maggiori a essere portati da lei, scortati da Charlz e da una dozzina di uomini della Guardia, furono Arymilla, Naean ed Elenia. Charlz aveva uno squarcio sanguinante lungo la sua manica sinistra e un’ammaccatura nel pettorale luccicante che doveva essere stata fatta da un colpo di martello, ma le sue fattezze erano composte dietro le sbarre del suo elmo. Elayne emise un enorme sospiro di sollievo nel vedere le tre donne. Gli altri sarebbero stati trovati, fra i morti o fra i prigionieri. Aveva decapitato la sua opposizione. Almeno finché Luan e gli altri non fossero arrivati. Le donne della Guardia di fronte a lei si fecero infine da parte in modo che lei potesse trovarsi faccia a faccia con le sue prigioniere.