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Tutt’a un tratto Loune parve ricordare con chi stava parlando. Il suo volto divenne una maschera dura come il legno. Non aveva importanza. Karede era convinto che quella era opera di Merrilin o qualunque fosse il suo nome. E sapeva perché quell’uomo stava facendo quello che stava facendo. In circostanze differenti avrebbe messo Loune a parte del suo ragionamento, ma la Somma Signora non sarebbe stata al sicuro finché non fosse tornata nel palazzo di Tarasin in mezzo a coloro che conoscevano il suo volto. Se l’uomo non gli avesse creduto sul punto chiave, che lei era la Somma Signora, avrebbe aumentato il suo rischio per niente.

«Ti ringrazio per il kaf » disse, posando la tazza e prendendo elmo e guanti d’arme. «La Luce ti preservi, Loune. Ci incontreremo a Seandar un giorno.»

«La Luce ti preservi, Karede» disse Loune dopo un momento, chiaramente sorpreso da quel congedo cortese. «Ci incontreremo a Seandar un giorno.» Quell’uomo aveva condiviso il kaf e Karede non aveva aldina disputa con lui. Perché si sarebbe dovuto sorprendere?

Karede non parlò con Musenge finché non furono usciti dal campo, loro a cavallo e i Giardinieri ogier che procedevano accanto ad ampie falcate appena davanti ai Sorveglianti umani. Hartha stava camminando sull’altro lato di Karede, la sua lunga ascia appoggiata sulla spalla, la testa quasi allo stesso livello delle loro.

«Ci dirigiamo a nordest» disse lui «verso le Gole di. Malvide.» Se si ricordava correttamente le mappe, e di rado dimenticava una mappa a cui aveva dato più di un’occhiata, potevano raggiungerle in quattro giorni. «Che la Luce risplenda su di noi in modo da farci arrivare prima della Somma Signora.» Se così non fosse stato, l’inseguimento sarebbe continuato, fino a Tar Valon, se necessario. Il pensiero di tornare indietro senza la Somma Signora non gli passò nemmeno per la testa. Se avesse dovuto portarla fuori da Tar Valon, l’avrebbe fatto.

35

L’importanza di Dyelin

«Vogliono un salvacondotto?» disse Elayne incredula. «Per entrare a Caemlyn?» Il fulmine balenò fuori dalle finestre e il tuono rimbombò. All’esterno, su Caemlyn si riversava un diluvio, un acquazzone martellante. Il sole doveva aver superato di molto l’orizzonte, ma le lampade su sostegni erano accese per scacciare un’oscurità crepuscolare.

Il giovane uomo snello di fronte alla sua sedia dal basso schienale si imporporò per l’imbarazzo, tuttavia continuò a guardarla negli occhi. Era poco più di un ragazzo, in effetti, con le sue guance lisce probabilmente rasate più per forma che perché aveva bisogno di un rasoio molto spesso. In modo molto appropriato, Hanselle Renshar, il nipote di Arathelle, non portava spada né armatura, ma i segni delle cinghie della corazza rimanevano sulla sua giacca verde, impressi per averla indossata a lungo. Una grossa chiazza umida sulla sua spalla sinistra mostrava un punto da cui il suo mantello aveva lasciato filtrare la pioggia. Strane le cose che si notavano in momenti come quello.

«Mi è stato ordinato di richiedertelo, mai signora» disse con voce ferma.

Dyelin, con le braccia conserte, grugnì stizzita. Non le mancava molto ad accigliarsi. Comare Harfor, splendida come sempre nel suo tabarro cremisi con il Leone Bianco immacolato sul suo petto florido, tirò udibilmente su col naso. Hanselle arrossì di nuovo. Si trovavano nel soggiorno più piccolo di Elayne, dove un fuocherello nel caminetto di marmo sottraeva buona parte del freddo mattutino e l’olio di lampada profumava l’aria di rose. Elayne desiderava che Birgitte fosse lì. Dalla lieve irritazione che fluiva attraverso il legame, si stava occupando dei rapporti. Il suo fastidio non era così marcato da denotare qualcosa di più urgente.

L’arrivo di Luan e degli altri sotto la città due giorni addietro con i loro sessantamila armigeri era stato fonte di una notevole eccitazione e celebrazioni improvvisate nelle strade da parte dei cittadini, una volta parso chiaro che non avrebbero occupato gli accampamenti abbandonati quando Jarid Sarand se n’era andato. Portando con sé uomini da casate che ora erano schierale con Elayne, anche se loro non potevano ancora saperlo. Solo la Luce sapeva quale guaio quel dannato uomo stava per causare. Ma il messaggio di Hanselle dava un nuovo aspetto all’enorme accampamento appena un miglio a sud di Caemlyn Bassa. Se Arathelle, Luan e gli altri sapevano che la città veniva approvvigionata da Tear e Illian attraverso passaggi, e di certo chiunque nell’Andor a quell’ora lo sapeva, forse avevano deciso che un assedio non avrebbe risolto nulla. Un salvacondotto era una questione di fronti di battaglia, forse avevano intenzione di richiedere la resa di Caemlyn per evitare un assalto in massa. I proclami di sostegno, portati da donne della Famiglia invece che da cavalieri, erano stati affissi da Aringill ai villaggi di minatori nelle Montagne di Nebbia, o lo sarebbero stati presto, ma perfino con Sumeko e le altre donne della Famiglia che si stavano dedicando alla Guarigione fino all’esaurimento, gli armigeri di Caeren, Anshar e Haryn che non erano stati portati via da Jarid non portavano i loro numeri neanche lontanamente vicino a sessantamila. Piccole bande di armigeri stavano iniziando a riversarsi nella città al diffondersi della voce che era sicuro avvicinarsi a Caemlyn, ma ancora non abbastanza. Poteva passare una settimana prima che dei manipoli considerevoli apparissero. Quelli si erano tenuti alla larga dalla città per paura dell’esercito di Arymilla. L’esito di un assalto in massa non era certo — gli uomini in cima a delle mura avevano un vantaggio notevole su quelli che cercavano di scalarle —, ma sarebbe stato in bilico nella migliore delle ipotesi e senza speranza di altro rapido aiuto. Dyelin aveva avuto un’altra visita a Danine Candraed nell’Ovest, ma la donna era ancora titubante. Elayne aveva nove casate mentre gliene servivano dieci, e Danine non riusciva dannatamente a decidersi se appoggiare o meno Trakand.

«Perché desiderano parlare con me?» Riuscì a impedire che l’indignazione di Birgitte permeasse la sua voce. Quella di Birgitte e la propria.

Hanselle arrossì di nuovo. Pareva farlo facilmente. Che fosse folgorata, avevano davvero mandato un ragazzo! «Non sono stato informato, mia signora. Mi è stato semplicemente detto di chiedere un salvacondotto.» Esitò. «Non entreranno a Caemlyn senza, mia signora.»

Alzandosi, Elayne andò al suo scrittoio, tolse un foglio liscio di buona carta bianca dall’apposito contenitore di palissandro e intinse una penna nella boccetta di cristallo dell’inchiostro su una montatura d’argento. Lettere precise fluirono sulla pagina senza i suoi abituali svolazzi. Fu breve e andò dritta al punto.

Lord Luan Norwelyn, lady Arathelle Renshar, lord Pelivar Coelan, lady Aemlyn Carand, lady Ellorien Traemane e lord Abolle Pendar possono sentirsi al sicuro a Caemlyn e certi che sarà permesso di lasciare la città a loro e ai loro seguiti in qualunque momento vorranno. Li riceverò informalmente questo pomeriggio nella Grande Sala come si addice al loro rango. Dobbiamo parlare degli uomini delle Marche di Confine.

Elayne Trakand
Erede al trono dell’Andor
Somma Signora della casata Trakand

Cercò di mantenere la calma, ma il pennino d’acciaio perforò la carta con le ultime lettere. Salvacondotto. Incanalò per accendere una candela da sigillo, poi la sua mano tremolò mentre faceva colare della cera giallo-oro sulla pagina. Insinuavano che lei avrebbe cercato di trattenerli con la forza.

No, più che insinuavano! Era come se lo dicessero a chiare lettere! Premette il suo sigillo, un giglio in fiore, nella cera come se stesse cercando di conficcarlo attraverso il tavolo.

«Ecco» disse, porgendo il foglio al giovane. La sua voce era ghiaccio e lei non fece alcuno sforzo per riscaldarla. «Se questo non li fa sentire al sicuro, forse potrebbero cercare di avvolgersi in fasce.» Il tuono rimbombò come a sottolineare quelle parole.