Выбрать главу

«Alcuni dicono che il tuo piano consiste nell’essere catturata e resa gai’shain da Rand al’Thor, in modo da indurlo a sposarti. Un’idea divertente, non trovi?»

Involontariamente, Faile trasalì. La folle intenzione di Sevanna di sposare Rand al’Thor — doveva essere folle per pensare di poterlo fare — era quello che metteva Faile in pericolo da parte di Galina. Le donne aiel non sapevano che Perrin era collegato ad al’Thor: Galina poteva dirglielo. E glielo avrebbe detto, se lei non fosse riuscita a mettere le mani su quella dannata verga. Allora Sevanna non avrebbe corso il rischio di perderla. Sarebbe stata incatenata proprio come se fosse stata colta a tentare di scappare.

Sevanna pareva tutto tranne che divertita. Con occhi che brillavano, si sporse in avanti, la veste che si apriva per scoprire completamente il suo seno. «Chi lo dice? Chi?» Therava raccolse il suo calice e prese un’altra sorsata d’acqua. Rendendosi conto che non avrebbe ottenuto risposta, Sevanna tornò ad appoggiarsi all’indietro e si sistemò la veste. I suoi occhi brillavano ancora come smeraldi lucidi, però, e non c’era nulla di superficiale nelle sue parole. Le fuoriuscirono dure come i suoi occhi. «Io sposerò Rand al’Thor, Therava. Ce l’avevo quasi, finché tu e le altre Sapienti non mi avete deluso, io lo sposerò, unirò i clan e conquisterò tutte le terre bagnale!»

Therava sogghignò sopra il suo calice. «Couladin era il Car’a’carn, Sevanna. Non ho trovalo le Sapienti che gli hanno dato il permesso di andare a Rhuidean, ma le troverò. Rand al’Thor è una creatura delle Aes Sedai. Gli hanno detto cosa dire ad Alcair Dal, ed è stato un giorno nero quando ha rivelato segreti che in pochi sono abbastanza forti per conoscere. Sii grata che parecchi credono che abbia mentito. Ma mi dimentico. Tu non sei mai andata a Rhuidean. Tu stessa credevi ai suoi segreti mendaci.»

Dei gai’shain cominciarono a entrare dai lembi della tenda, con le loro vesti bianche bagnate di pioggia, tenendo sollevati gli orli fino al ginocchio finché non furono dentro. Ciascuno indossava la cintura e il collare dorati. I loro soffici stivali bianchi coi lacci lasciarono macchie di fango sui tappeti. Più tardi, una volta seccate, avrebbero dovuto ripulirle, ma sporcarsi visibilmente le vesti era una strada sicura per il frustino. Sevanna voleva i suoi gai’shain immacolati quand’erano in sua presenza. Nessuna donna aiel prestò la minima attenzione ai nuovi arrivati.

Sevanna parve colta alla sprovvista da quello che aveva detto Therava. «Perché ti preoccupi di chi ha dato il permesso a Couladin? Non ha importanza» disse, agitando una mano come per scacciare una mosca quando non ottenne risposta. «Couladin è morto. Rand al’Thor ha i segni, comunque li abbia ottenuti. Io lo sposerò e mi servirò di lui. Se le Aes Sedai possono controllarlo, e io le ho viste manipolarlo come un bambino, allora posso farlo anch’io. Con un piccolo aiuto da parte tua. E tu mi aiuterai. Sei d’accordo che è importante unire i clan, non importa in che modo? Lo hai fatto una volta.» In qualche modo in quell’affermazione c’era più di un’ombra di minaccia. «Noi Shaido diventeremo il più potente dei clan in un solo balzo.»

Abbassando i loro cappucci, i nuovi gai’shain sfilarono in silenzio lungo le pareti della tenda, nove uomini e tre donne, una delle quali era Maighdin. La donna dai capelli color del sole aveva l’espressione cupa che era stata sul suo volto dal giorno in cui Therava l’aveva scoperta all’interno della tenda della Sapiente. Qualunque cosa Therava avesse fatto, tutto ciò che Maighdin diceva al riguardo era di volerla ucciderò. A volte piagnucolava nel sonno, però.

Therava tenne per sé quello che pensava sull’unione dei clan. «C’è molto malcontento per lo stare qui. Molti dei capi delle sette premono il disco rosso sui loro nar’baha ogni mattina. Ti consiglio di dare ascolto alle Sapienti.»

Nar’baha? Quello voleva dire ‘scatola degli sciocchi’ o qualcosa del genere. Ma di cosa poteva trattarsi? Bain e Chiad le stavano ancora insegnando le usanze degli Aiel, quando riuscivano a trovare il tempo, e non avevano mai menzionato nulla del genere. Maighdin si fermò accanto a Lusara. Uno snello nobile cairhienese di nome Doirmanes si fermò accanto a Faile. Era giovane e molto grazioso, ma si mordeva il labbro nervosamente. Se lui avesse saputo dei giuramenti di fedeltà, l’avrebbero dovuto uccidere. Era certa che sarebbe corso da Sevanna in un istante.

«Noi rimarremo qui» disse Sevanna irata, scagliando il suo calice sui tappeti e macchiandoli di vino. «Io parlo per il capo clan, e ho parlato!»

«Tu hai parlato» convenne Therava con calma. «Bendhuin, caposetta dei Sali Verdi, ha ricevuto il permesso di andare a Rhuidean. E partito cinque giorni fa con venti dei suoi algai’d’siswai e quattro Sapienti come testimoni.»

Faile e gli altri attesero finché accanto a ognuno di quelli già lì non ci fu uno dei nuovi gai’shain, poi sollevarono i loro cappucci e iniziarono a sfilare lungo le pareti verso il lembo della tenda, già sollevando le proprie vesti al ginocchio. Era diventata abbastanza sicura di sé nell’esporre le gambe a quel modo.

«Lui cerca di rimpiazzarmi e io non sono stata nemmeno informata?»

«Non te, Sevanna. Couladin. Come sua vedova, tu parli per il capoclan fino a che un nuovo capo non torna da Rhuidean, ma non sei tu il capoclan.»

Faile uscì nella fredda pioggerellina grigia del mattino e il lembo della tenda isolò qualunque risposta di Sevanna. Cosa stava accadendo tra le due donne? A volte, come starnarli, parevano antagoniste, ma in altri casi sembravano cospiratrici riluttanti legate assieme da qualcosa che non dava alcun contorto a nessuna delle due. O forse era lo stesso fatto di essere legale assieme che le metteva a disagio. Be’, Faile non riusciva a capire come il fatto stesso di saperlo l’avrebbe aiutata a fuggire, perciò non aveva davvero importanza. Ma quell’enigma la ossessionava.

Sei Fanciulle erano riunite in un gruppetto di fronte alla tenda, con i veli che pendevano sui loro petti e le lance infilate attraverso l’imbracatura per le custodie dei loro archi che portavano sulla schiena. Bain e Chiad disprezzavano Sevanna poiché usava le Fanciulle della Lancia come sua guardia d’onore anche se lei stessa non lo era mai stata, e poiché la sua tenda era sempre sorvegliata, ma non ce n’erano mai meno di sei, notte o giorno. Quelle due disprezzavano anche le Fanciulle degli Shaido perché glielo permettevano. Né l’essere un capoclan né parlare per uno di essi dava tanto potere come quello che possedevano parecchi nobili. Le mani di quelle Fanciulle gesticolavano durante un’animata conversazione. Faile colse il segno per Car’a’carn diverse volte, ma non distinse parole a sufficienza per capire cosa stavano dicendo, oppure se riguardasse al’Thor o Couladin.

Rimanere lì per il tempo necessario a scoprirlo, se anche ci fosse riuscita, era fuori questione. Con gli altri che si stavano già affrettando ad allontanarsi lungo la strada fangosa, le Fanciulle sarebbero diventate sospettose, tanto per cominciare, e poi avrebbero potuto fustigarla loro stesse o, peggio ancora, usare i lacci dei loro stivali. Faile aveva ricevuto una buona dose di quello da alcune Fanciulle per avere degli ‘occhi insolenti’ e non ne voleva ancora. In particolare quando significava denudarsi in pubblico. Essere gai’shain di Sevanna non forniva alcuna protezione: qualunque Shaido poteva punire qualunque gai’shain se pensava che si stesse comportando in modo inappropriato. Poteva farlo addirittura un bambino, se veniva messo a guardia per controllare che il gai’shain eseguisse un compito. Inoltre la pioggia fredda, per leggera che fosse, presto le avrebbe inzuppato le vesti di lana. Doveva percorrere solo un breve tratto per tornare alla sua tenda, non più di un quarto di miglio, ma non l’avrebbe completato senza essersi fermata per un po’.