Uno sbadiglio le fece spalancare le mascelle mentre si voltava dalla grande tenda rossa. Aveva proprio voglia delle sue coperte e qualche altra ora di sonno. Nel pomeriggio ci sarebbero state altre faccende. Non sapeva quali potessero essere. Le cose sarebbero diventate molto più semplici se Sevanna si fosse decisa su chi voleva che facesse cosa e quando, ma pareva che scegliesse nomi a caso e sempre all’ultimo minuto. Questo rendeva molto difficile pianificare qualunque cosa, compresa la fuga.
Ogni genere di tende circondava quella di Sevanna: tende aiel basse e scure, tende a punta, tende quadrangolari, tende di ogni forma e dimensione in qualunque colore immaginabile, separate da un intrico di strade sterrate che in quel momento erano fiumi di fango. Non possedendone abbastanza, gli Shaido raccattavano ogni tenda che riuscivano a trovare. Quattordici sette erano accampate in modo scomposto attorno a Malden, centomila Shaido e altrettanti gai’shain, e correva voce che altre due sette, i Morai e i Dirupo Bianco, sarebbero arrivate entro pochi giorni. A parte bambinetti che sguazzavano nella mota rotolandosi con dei cani, molte delle persone che lei poteva vedere mentre camminava indossavano vesti bianche macchiate di fango e portavano canestri o sacchi rigonfi. Molte delle donne non si affrettavano: correvano. Tranne per i fabbri, gli Shaido di rado lavoravano in prima persona, e in genere solo per noia, sospettava Faile. Con cosi tanti gai’shain, trovare compiti per tutti quanti era di per sé un compito. Sevanna non era più l’unica Shaido a sedersi in una vasca da bagno con un gai’shain a strofinarle la schiena. Nessuna delle Sapienti era ancora arrivata a tanto, ma alcuni degli altri non si muovevano di due passi per raccogliere qualcosa quando potevano dire a un gai’shain di prenderlo.
Fra quasi arrivata alla parte gai’shain dell’accampamento, proprio contro le mura di pietra di Malden, quando vide una Sapiente giungere a grandi passi verso di lei col suo scialle scuro attorno alla testa per proteggersi dalla pioggia, Faile non si fermò, ma le sue ginocchia si piegarono un poco. Meira non era così spaventosa come Therava, ma la donna dal volto torvo era abbastanza severa e più bassa di Faile. La sua bocca stretta si serrava ancora di più quando si confrontava con una donna più alta di lei. Faile avrebbe pensato che l’apprendere che la sua stessa setta, i Dirupo Bianco, sarebbe presto arrivata lì avrebbe migliorato l’umore della donna, ma quella notizia non aveva avuto alcun effetto degno di noia.
«Dunque li stavi semplicemente attardando» disse Meira avvicinandosi. I suoi occhi erano duri come gli zaffiri a cui assomigliavano. «Ho lasciato Khiale ad ascoltare i resoconti degli altri perché temevo che qualche idiota ubriaco ti avesse trascinata in una tenda.» Lanciò attorno un’occhiataccia come per cercare lì in giro un idiota ubriaco in procinto di fare proprio quello.
«Nessuno mi ha avvicinato, Sapiente» si affrettò a dire Faile. In diversi lo avevano fatto nelle precedenti settimane, alcuni ubriachi e altri no, ma Rolan era sempre apparso per il rotto della cuffia. Due volte il grosso Mera’din aveva dovuto combattere per salvarla e in un caso aveva ucciso il suo avversario. Faile si era aspettata ogni genere di trambusto e di guai, ma le Sapienti lo avevano giudicato un combattimento leale e Rolan le aveva detto che il suo nome non era mai stato menzionato. Per quanto Bain e Chiad insistessero che quello andava contro tutti i costumi, essere assalite era un pericolo costante per le donne gai’shain lì. Faile era certa che Alliandre fosse stata aggredita una volta, prima che anche lei e Maighdin acquisissero dei Mera’din che le difendessero. Rolan negava di aver chiesto loro di aiutare le sue amiche. Diceva che erano soltanto annoiati e alla ricerca di un passatempo. «Sono davvero spiacente di essere stata lenta.»
«Non temere. Non sono Therava. Non ti picchierò per piacere personale.» Parole pronunciate in toni duri quanto quelli di un boia. Meira poteva non picchiare le persone per il proprio piacere, ma Faile sapeva per certo che aveva un braccio forte quando agitava un frustino. «Ora dimmi quello che Sevanna ha detto e ha fatto. Quest’acqua che cade dal cielo può essere una cosa miracolosa, ma è spiacevole andare in giro sotto di essa.»
Obbedire all’ordine fu facile. Sevanna non si era svegliata nel corso della notte e, quando l’aveva fatto, tutto ciò che aveva detto riguardava i vestiti e i gioielli che avrebbe indossato, in particolar modo i gioielli. Il suo scrigno delle gioie era stato fatto per contenere vestiti, ed era colmo fino in cima di più gemme di quante ne possedevano molte regine. Prima di mettersi addosso un qualche indumento, Sevanna aveva trascorso del tempo a provarsi differenti combinazioni di collane e anelli e a studiare la sua immagine allo specchio a figura intera dalla cornice dorata. Era stato molto imbarazzante. Per Faile.
Era appena giunta all’arrivo di Therava con Galina quando ogni cosa di fronte ai suoi occhi si increspò. Lei si increspò. Non era la sua immaginazione. Gli occhi azzurri di Meira si sgranarono: anche lei l’aveva percepito. Di nuovo tutto si increspò, inclusa lei stessa, più forte di prima. Sbigottita, Faile si mise dritta e lasciò andare la sua veste. Il mondo si increspò una terza volta, ancora più forte, e mentre passava attraverso di lei, le parve come se potesse soffiata via dalla brezza o semplicemente dissiparsi in una nebbiolina.
Ansimando, attese la quarta increspatura, quella che sapeva avrebbe distrutto lei e tutto il resto. Quando non giunse, Faile espulse quel poco di aria che aveva nei polmoni dal sollievo. «Cos’è successo, Sapiente? Cos’era?»
Meira toccò il proprio braccio e parve un poco sorpresa che la sua mano non passasse attraverso carne e ossa. «Io... io non lo so» disse lentamente. Dandosi uno scrollone aggiunse: «Và per le tue faccende, ragazza.» Raccolse le sue gonne e superò Faile a grandi passi, quasi correndo, schizzando fango nell’allontanarsi.
I bambini erano scomparsi dalla strada, ma Faile poteva sentirli piangere dentro le tende. Cani abbandonati tremolavano e uggiolavano, con la coda tra le zampe. Le persone in strada si stavano toccando, toccavano gli altri, sia Shaido che gai’shain. Faile serrò assieme le mani. Ma certo che era solida. Si era solo sentila come se si stesse trasformando in nebbia. Ma certo. Sollevando le proprie vesti per evitare di lavarle più di quanto avrebbe già dovuto fare, iniziò a camminare. E poi a correre, incurante di quanto poteva far schizzare su sé stessa o su chiunque altro. Sapeva che non si poteva fuggire da quelle increspature. Ma corse comunque, rapida quanto le sue gambe potevano portarla.
Le tende dei gai’shain formavano un ampio anello attorno alle mura granitiche di Malden, ed erano disparate come le tende nella parte esterna dell’accampamento, anche se perlopiù erano piccole. La sua tenda a punta avrebbe potuto ospitare due persone in modo confortevole; vi dormivano lei e altre tre: Alliandre, Maighdin e un’ex nobildonna cairhienese di nome Dairaine, una di quelle che si ingraziavano Sevanna riferendole storie sugli altri gai’shain. Questo complicava le cose, ma non c’era modo di metterle a posto tranne uccidere la donna, e Faile non l’avrebbe permesso. Non a meno che Dairaine diventasse una reale minaccia. Dormivano rannicchiate assieme come cuccioli per necessità, liete di condividere il calore corporeo durante le notti più fredde.
L’interno della bassa tenda era buio quando lei vi si infilò dentro. Olio di lampada e candele scarseggiavano e non venivano sprecati per i gai’shain. Solo Alliandre era lì, stesa a faccia in giù sulle sue coperte con indosso il collare e un panno umido, intriso di un infuso d’erbe, sopra il suo fondoschiena ferito. Almeno le Sapienti erano disposte a dare le loro erbe guaritrici ai gai’shain come agli Shaido. Alliandre non aveva fatto nulla di male, ma era stata scelta come una dei cinque che il giorno prima avevano compiaciuto Sevanna di meno. A differenza di altri, aveva affrontato piuttosto bene la sua punizione — Doirmanes aveva iniziato a fustigarla ancora prima che lei si fosse piegata —, ma pareva essere fra quelli che venivano scelti ogni tre o quattro giorni. Essere una regina non insegnava come servire una regina. Ma d’altra parte Maighdin veniva scelta altrettanto spesso, e lei era la cameriera di una nobildonna, anche se non molto esperta. Faile stessa era stata scelta una volta sola.