«Devi essere cauta, Faile Bashere» disse Rolan sorridendole. Alliandre non lo riteneva abbastanza bello, ma Faile aveva deciso che si sbagliava. Quegli occhi azzurri e quel sorriso lo rendevano quasi bellissimo. «Quello che cerchi di fare è pericoloso e io potrei non essere qui per proteggerti ancora per molto.»
«Pericoloso?» Faile provò una fitta allo stomaco. «Cosa intendi? Dove stai andando?» Poche delle donne delle terre bagnate erano sfuggite alle attenzioni degli uomini Shaido. Senza di lui...
«Alcuni di noi stanno pensando di tornare alla Terra delle Tre Piegature.» Il suo sorriso svanì. «Non possiamo seguire un falso Car’a’carn, e un abitante delle terre bagnate, per di più, ma forse ci sarà permesso vivere le nostre vite nei nostri tenitori. Ci stiamo pensando. È molto che siamo lontani da casa e questi Shaido ci danno la nausea.»
Faile avrebbe trovato un modo per arrangiarsi quando lui se ne fosse andato. Avrebbe dovuto farlo. In qualche maniera. «E cos’è che sto facendo di pericoloso?» Cercò di mantenere un tono leggero, ma era difficile. Luce, cosa le sarebbe successo senza di lui?
«Questi Shaido sono ciechi anche quando non sono ubriachi, Faile Bashere» replicò lui con calma. Spingendole indietro il cappuccio, le infilò uno dei fiori selvatici tra i capelli sopra il suo orecchio sinistro. «Noi Mera’din usiamo gli occhi.» Un altro fiore tra i suoi capelli, stavolta dall’altro lato.
«Ti sei fatta molti amici di recente e hai in progetto di scappare con loro. Un piano audace, ma pericoloso.»
«E tu lo dirai alle Sapienti, o a Sevanna?» Faile rimase sconcertata quando quelle parole le uscirono in un tono impassibile. Il suo stomaco stava cercando di annodarsi su sé stesso.
«lì perché dovrei farlo?» chiese lui, aggiungendo un altro fiore alle sue decorazioni. «Jhoradin pensa che porterà Lacile Aldorwin con sé alla Terra delle Tre Piegature perfino se lei è un’assassina dell’albero. Crede di poterla convincere a fare una ghirlanda da sposa da posare ai suoi piedi.» Lacile aveva trovato il suo protettore infilandosi tra le coperte del Mera’din che l’aveva resa gai’shain, e Arrela aveva fatto lo stesso con una delle Fanciulle che l’avevano catturata, ma Faile dubitava che Jhoradin avrebbe ottenuto quello che desiderava. Entrambe le donne erano concentrate sulla fuga come frecce puntate a un bersaglio. «E ora che ci penso, io potrei portarti con me, se andiamo.»
Faile alzò lo sguardo verso di lui. La pioggia stava cominciando a inzupparle i capelli. «Fino al Deserto? Rolan, io amo mio marito. Te l’ho già detto, ed è vero.»
«Lo so» disse lui, continuando ad aggiungere fiori. «Ma per il momento, tu indossi ancora il bianco, e quello che accade quando si indossa il bianco viene dimenticato una volta tolto. Tuo marito non può ritenerti responsabile. Inoltre, se andiamo, una volta arrivati vicino a una città di abitanti delle terre bagnate, ti lascerò andare. Non ti avrei mai nemmeno dovuto rendere gai’shain. Il collare e la cintura contengono abbastanza oro da farti arrivare sana e salva da tuo marito.»
La sua bocca si spalancò dallo sconcerto. Rimase sorpresa quando gli colpì l’ampio petto con un pugno. Ai gai’shain non era nini permesso usare violenza, ma l’uomo si limitò a sogghignare.
«Tu...!» Lui colpì di nuovo, più forte. Lo percosse. «Tu...! Non riesco nemmeno a pensare a un insulto adeguato. Tu mi hai lasciato credere che mi avresti abbandonato a questi Shaido mentre avevi intenzione di aiutarmi a fuggire fin dall’inizio?»
Alla fine lui le prese il pugno e lo trattenne facilmente con una mano che avviluppava completamente la sua. «Se andiamo, Faile Bashere» rise. Quell’uomo rise! «Non è deciso. Comunque, un uomo non può lasciar capire a una donna di essere troppo desideroso.»
Di nuovo lei sorprese sé stessa, stavolta cominciando a ridere e piangere allo stesso tempo, così forte che dovette appoggiarsi contro di lui per non cadere. Quel dannalo senso dell’umorismo aiel!
«Sei davvero bellissima con i fiori tra i capelli, Faile Bashere» mormorò lui, infilandovene un altro.
«O senza. E per il momento, indossi ancora il bianco.»
Luce! Faile aveva la verga, appoggiata così fredda contro il suo braccio, ma non c’era modo di darla a Galina finché Therava non l’avesse lasciata andare in giro di nuovo liberamente, non c’era modo di essere sicura che prima di allora la donna non l’avrebbe tradita per disperazione. Rolan le offriva la fuga, se i Mera’din avessero deciso di partire, ma avrebbe continuato a provare a persuaderla ad andare sotto le sue coperte finché lei avesse indossato il bianco. E se i Mera’din avessero deciso di non andare, uno di loro avrebbe tradito i suoi piani di fuga? Se doveva credere a Rolan, lo sapevano tutti! Speranza e pericolo, tutti intrecciati assieme inspiegabilmente. Che groviglio.
A quanto pareva ci aveva davvero visto giusto sulla reazione di Therava. Appena prima di mezzogiorno tutti i gai’shain vennero radunati all’aperto e fatti spogliare nudi. Coprendosi meglio che poteva con le mani, Faile si rannicchiò assieme ad altre donne che indossavano la cintura e il collare di Sevanna — erano stati costretti subito a indossarli di nuovo — stretta a loro per un brandello di decenza mente gli Shaido rovistavano fra le tende dei gai’shain, gettando ogni cosa fuori tra il fango. Tutto quello che Faile riuscì a fare fu pensare al suo nascondiglio dentro la città e pregare. Speranza e pericolo, e nessun modo per districarli.
6
Un’asta e un rasoio
Mat non si era mai aspettato per davvero che Luca lasciasse Jurador dopo un solo giorno — la città del sale cinta di mura era ricca, e a Luca piaceva vedere le monete attaccarsi alle sue mani — perciò non rimase esattamente deluso quando l’uomo gli disse che il Grandioso Spettacolo Viaggiante e Magnifica Imposizione di Prodigi e Meraviglie di Valan Luca sarebbe rimasto lì almeno altri due giorni. Non si sentiva deluso, eppure aveva pensato che la sua fortuna o l’essere ta’veren potessero giocare a suo favore. D’altra parte essere ta’veren non gli aveva mai portato altro che malasorte, da quello che poteva vedere.
«Le file all’ingresso sono già lunghe più di ieri» disse Luca gesticolando in modo plateale. Era presto e si trovavano all’interno dell’enorme e sgargiante carro di Luca, la mattina dopo la morte di Renna, e l’uomo alto sedeva sulla sedia dorata allo stretto tavolo — un vero tavolo, con sgabelli infilati sotto per gli ospiti; parecchi degli altri carri avevano una sorta di tavolino sostenuto da corde che pendevano dal soffitto e le persone si sedevano sui letti per mangiare. Luca non aveva ancora indossato una delle sue giubbe vistose, ma compensava con quegli ampi gesti. Latelle, sua moglie, stava cucinando farina d’avena per colazione su un piccolo fornello in mattoni con la sommità in ferro, costruito in un angolo del carro privo di finestre, e l’aria era densa di un pungente odore di spezie. Quella donna dal volto severo ce ne metteva così tante in ogni pietanza che preparava da rendere tutto quanto immangiabile, a parere di Mat; eppure Luca trangugiava qualunque cosa lei gli metteva davanti come se fosse un banchetto. Doveva avere una lingua di cuoio. «Oggi mi aspetto il doppio di visitatori di ieri, forse il triplo, e domani anche. La gente non può vedere tutto quanto in una sola visita, e qui possono permettersi di venire due volte. Passaparola, Cauthon. Passaparola. È quello a portarne altrettanti quanto i fiori notturni di Aludra. Mi sento quasi ta’veren, dal modo in cui le cose si stanno evolvendo. Alte affluenze di pubblico e prospettive sempre migliori. Un lasciapassare con la protezione della Somma Signora.» Luca si interruppe all’improvviso con aria un po’ imbarazzata, come se si fosse appena ricordato che il nome di Mat era su quel certificato proprio per essere escluso da quella protezione.
«Se tu fossi davvero ta’veren potrebbe non piacerti» borbottò Mat, cosa che indusse l’altro uomo a scoccargli una strana occhiata. Si mise un dito dietro la sciarpa di seta nera che gli nascondeva la cicatrice da impiccagione e la strattonò. Per un attimo gli era sembrata troppo stretta. Aveva passato una notte in preda a sogni cupi su cadaveri trasportati dalla corrente e si era svegliato con i dadi che gli rotolavano nella testa, sempre un cattivo segno, e ora pareva che gli stessero rimbalzando all’interno del cranio più torte di prima. «Posso pagarti quanto guadagneresti per ogni spettacolo da qui a Lugard, non importa quanto pubblico ci sia. Questo oltre a quanto li ho promesso per portarci a Lugard.» Se lo spettacolo non si fosse fermato tanto spesso, avrebbero potuto ridurre il tempo per arrivare a Lugard almeno di tre quarti. Ancora di più, se fosse riuscito a convincere Luca a viaggiare per l’intera giornata anziché solo per mezza come facevano ora.