I dadi dicevano che avrebbe dovuto trovare Harnan o una delle altre Braccia Rosse e piantonarla fuori solo per evitare incidenti, ma lui non esitò. «Hai dato la tua parola» disse sistemandosi il cappello sulla testa. Il sorriso che ricevette in risposta valeva il rischio. Che fosse folgorato, le illuminò davvero il volto. Le donne erano sempre un azzardo, ma a volte un sorriso poteva essere una vincita sufficiente.
Vide dall’entrata che i giorni di Jurador senza una presenza seanchan erano giunti al termine. Proprio di fronte alla strada rispetto allo spettacolo, diverse centinaia di uomini si toglievano l’armatura, scaricavano carri, montavano tende in file ordinate, stabilivano linee di cavalli.
Tutto fatto con molta efficienza. Vide Tarabonesi con veli di maglia che pendevano dai loro elmi e strisce di blu, giallo e verde dipinte sulle corazze, e uomini in armature colorate allo stesso modo, chiaramente dei fanti, che ammassavano lunghe picche e disponevano archi molto più corti di quelli dei Fiumi Gemelli. Mat pensò che si trattasse di Amadiciani. Né Tarabonesi né Altarani erano molto veloci a piedi, e gli Altarani al servizio dei Seanchan per qualche motivo avevano le armature contrassegnate in modo diverso. Naturalmente c’erano veri Seanchan, forse venti o trenta tra quelli che poteva vedere. Non ci si poteva sbagliare con quelle armature dipinte a piastre sovrapposte o su quegli strani elmi a forma di insetto.
Tre dei soldati giunsero camminando a passo tranquillo dall’altra parte della strada, uomini magri e temprati. Le loro giacche blu, con i colletti a righe verdi e gialle, erano piuttosto semplici nonostante i colori e mostravano l’usura causata dall’armatura, ma nessun segno del loro grado. Niente ufficiali, dunque, ma potevano essere comunque pericolosi come vipere. Due dei tizi potevano sembrare dell’Andor o del Murandy, o perfino dei Fiumi Gemelli, ma il terzo aveva gli occhi obliqui come quelli di un Saldeano e la sua pelle era color miele. Senza rallentare entrarono nello spettacolo.
Uno dei custodi di cavalli all’ingresso emise un acuto fischio a tre note che cominciò a riecheggiare per lo spettacolo mentre l’altro, un tizio dagli occhi strabici di nome Bolliti, spingeva la caraffa di vetro di fronte ai tre. «Il prezzo è un penny d’argento ciascuno, capitano» disse con ingannevole gentilezza. Mat aveva sentito l’omone parlare con lo stesso tono un istante prima di colpire in testa con uno sgabello un altro custode di cavalli. «Per i bambini sono cinque pezzi di rame se sono più alti della mia cintura e tre se sono più bassi, ma solo se devono essere portati in braccio entrano gratis.»
Il Seanchan dalla pelle color miele sollevò una mano come per spintonare via Bollin, poi esitò e il suo volto si fece più severo, se mai era possibile. Gli altri due fecero capannello accanto a lui con i pugni serrati mentre tonfi di stivali annunciavano l’arrivo di ogni uomo dello spettacolo, a quanto pareva, con artisti nei loro costumi appariscenti e custodi di cavalli in ruvidi abiti di lana. Ogni uomo aveva un qualche tipo di randello in mano, incluso Luca, in una sgargiante giacca rossa ricamata con stelle dorate fino ai risvolti dei suoi stivali, e perfino Petra lì a petto nudo, che possedeva la natura più mite di qualunque uomo Mat avesse mai incontrato. La faccia di Petra adesso era una nube temporalesca, però.
Per la Luce, quelli erano tutti gli ingredienti per un massacro, con i compagni di quei tizi a meno di cento passi di distanza e tutte le loro armi a portata di mano. Era proprio il posto da cui Mat Cauthon doveva defilarsi. Senza farsi notare tocco i pugnali da lancio nascosti su per le sue maniche e scrollò le spalle per sentire quello che gli pendeva dietro il collo. Non c’era modo di controllare quelli sotto la giacca o dentro i suoi stivali senza che nessuno se ne accorgesse, però. I dadi parevano un tuono continuo. Iniziò a pianificare come far allontanare Tuon e gli altri. Doveva starle attaccato ancora per un po’.
Prima che potesse aver luogo il massacro, comparve un altro Seanchan, una donna in armatura a strisce blu, gialle e verdi che portava l’elmo contro il fianco destro. Aveva occhi obliqui e pelle color miele, e fra i suoi corti capelli neri era sparso un po’ di bianco. era più bassa di quasi un piede rispetto a ciascuno degli altri tre, e sul suo elmo non c’erano piume, solo una piccola cresta come una punta di freccia di bronzo sul davanti, ma i tre soldati si misero ben dritti quando la videro.
«Ora, come mai non sono sorpresa di trovarti qui a quello che pare proprio l’inizio di una zuffa, Murel?» Il suo accento strascicato aveva una pronuncia nasale. «Che cos’è questa storia, allora?»
«Abbiamo pagato il nostro denaro, portabandiera,» replicò l’uomo dalla pelle color miele con lo stesso accento nasale «ma loro dicono che dobbiamo pagare di più dato che siamo soldati dell’impero.»
Bollin aprì la bocca, ma lei lo zittì sollevando una mano. Aveva quel tipo di carisma. Facendo scorrere gli occhi sugli uomini radunati in un folto semicerchio con i loro randelli e soffermandosi un momento per scuotere il capo vedendo Luca, li posò su Mat. «Tu hai visto cos’è successo?»
«Sì,» rispose Mat «hanno cercato di entrare senza pagare.»
«Buon per te, Murel» disse lei, ottenendo un’occhiata sorpresa dall’uomo. «Buon per tutti voi tre. Significa che non perderete i vostri soldi. Perché siete tutti confinati nell’accampamento per tre giorni, e dubito che questo spettacolo si tratterrà qui così a lungo. Anche la vostra paga verrà decurtata di dieci giorni. Dovreste essere a scaricare i carri, in modo che la gente di qui non si faccia l’idea che ci crediamo meglio di loro. O preferite un’imputazione di provocare il dissenso fra i ranghi?» I tre impallidirono visibilmente. A quanto pareva quella era un’accusa seria. «Non credo proprio. Ora via dalla mia vista e andate al lavoro, prima che lo renda un mese intero, invece di una settimana.»
«Sì, portabandiera» scattarono come un sol uomo, poi corsero dall’altra parte della strada più veloce che potevano togliendosi le giacche. Uomini duri, tuttavia la portabandiera lo era di più.
Non aveva finito, però. Luca si fece avanti, inchinandosi in modo plateale, ma lei interruppe qualsiasi cosa fosse sul punto di dire. «Non mi piacciono molto quelli che minacciano i miei uomini con dei randelli,» disse lentamente, appoggiando la mano libera sull’elsa della spada «nemmeno Murel, non in queste circostanze. Tuttavia dimostra che avete fegato. Qualcuno di voi gente coraggiosa vuole una vita di gloria e di avventura? Venite dall’altro lato della strada con me e vi arruolerò. Tu lì, in quella vistosa giacca rossa. Hai l’aria di un lanciere nato, secondo me. Scommetto di poterti trasformare in un vero e proprio eroe in un batter d’occhio.» Le teste degli uomini lì radunati vennero scosse come un’onda e alcuni, vedendo che ormai era improbabile che ci fossero problemi, cominciarono ad allontanarsi. Petra fu uno di quelli. Luca pareva sbigottito. Diversi altri sembrarono altrettanto sconcertati da quell’offerta. I saltimbanchi guadagnavano meglio dei soldati, ed evitavano il rischio di gente che volesse trapassarli a fil di spada. «Be’, se rimanete qui, forse posso convincervi. È improbabile che vi arricchiate, ma la paga viene corrisposta regolarmente e c’è sempre la possibilità di bottino, se viene dato l’ordine. Accade, ogni tanto. Il cibo varia, ma di solito è caldo e ce n’è abbastanza per riempire la pancia. I giorni sono lunghi, ma questo significa solo che sarete tanto stanchi da farvi una bella notte di sonno. Quando non dovrete lavorare anche di notte. Qualcuno è ancora interessato?»
Luca si riscosse. «Grazie, capitano, ma no» disse con una voce mezza strozzata. Alcuni stolti credevano che i soldati fossero adulati da qualcuno che pensava avessero un rango più alto. Alcuni soldati idioti lo erano. «Le mie scuse, se permetti. Abbiamo uno spettacolo da allestire. E gente che non sarà soddisfatta se deve aspettare più a lungo per vederlo.» Con un’ultima occhiata cauta alla donna, come temendo che potesse trascinarlo per il colletto, si voltò verso gli uomini dietro di lui.