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«lutti voi, tornate ai vostri palchetti. Cosa state facendo qui a bighellonare? Ho tutto sotto controllo. Tornate ai vostri palchetti prima che la gente cominci a chiedere indietro i soldi.» Quello, per come la vedeva lui, sarebbe stato un disastro. Se avesse dovuto scegliere fra il restituire i soldi e una sommossa, Luca sarebbe stato incapace di decidere cos’era peggio.

Con gli artisti che si disperdevano e Luca che si precipitava via lanciandole occhiate da sopra la spalla, la donna si voi lo verso Mat, l’unico uomo rimasto a parte i due custodi di cavalli, «E tu? Dal tuo aspetto potresti diventare ufficiale e darmi tu gli ordini.» Pareva divertita da quell’idea.

Mat sapeva quello che lei stava facendo. La gente in fila aveva visto tre soldati seanchan messi in fuga, e chi poteva dire per certo perché erano scappati, ma ora l’avevano osservata disperdere una folla più numerosa completamente da sola. Mat le avrebbe offerto un posto nella Banda come portabandiera in un attimo. «Sarei un pessimo soldato, portabandiera» disse inclinando il suo cappello, e lei rise.

Mentre Mat si voltava, udì Bollin dire in tono mite: «Non hai sentito cos’ho detto a quell’uomo? Fa un penny d’argento per te e un altro per la tua brava moglie.» Le monete tintinnarono nella caraffa.

«Grazie.» Le cose erano tornate alla normalità. E i dadi gli stavano ancora sbatacchiando nella testa. Facendosi strada attraverso lo spettacolo, dove gli acrobati stavano effettuando di nuovo le loro esibizioni per le folle sulle loro piattaforme di legno, i giocolieri facevano volteggiare oggetti, i cani di Clarine correvano in cima a grosse palle di legno, i leopardi di Miyora si mettevano ritti sulle zampe posteriori all’interno di una gabbia che pareva a malapena resistente per contenerli, Mat decise di controllare le Aes Sedai. Furono i leopardi a riportargliele in mente. I soldati semplici potevano passare la giornata a lavorare, tuttavia lui avrebbe scommesso che entro non molto tempo almeno qualcuno degli ufficiali sarebbe passato a dare un’occhiata. Per strano che fosse, si fidava di Tuon, ed Egeanin aveva abbastanza buonsenso da starsene nascosta quando potevano esserci in giro altri Seanchan, ma quello stesso buonsenso pareva mercé rara tra le Aes Sedai. Perfino Teslyn e Edesina, che avevano trascorso del tempo come damane, correvano rischi sciocchi. Joline, che damane non lo era stata, pareva ritenersi invulnerabile.

Tutti nello spettacolo oramai sapevano che le tre donne erano Aes Sedai, ma il loro grande carro, imbiancato e striato di pioggia, stava ancora vicino ai carri delle provviste ricoperti di tela, non lontano dalle linee dei cavalli. Luca era stato disposto a modificare la disposizione del suo spettacolo per una Somma Signora che gli aveva concesso un lasciapassare, ma non per delle Aes Sedai che lo mettevano a rischio con la loro presenza e inoltre erano praticamente senza un soldo. Le donne tra gli artisti per la maggior parte erano solidali con le Sorelle, gli uomini cauti a diversi livelli — era quasi sempre così con le Aes Sedai — ma se non fosse stato per l’oro di Mat, Luca probabilmente le avrebbe mandate via per la loro strada. Le Aes Sedai erano più una minaccia che altro finché si trovavano in terre controllate dai Seanchan. Mat Cauthon non riceveva ringraziamenti per quello, non che ne cercasse. Si sarebbe accontentato di un minimo di rispetto, per improbabile che fosse. Le Aes Sedai erano Aes Sedai, dopotutto.

I Custodi di Joline, Blaeric e Fen, non si vedevano da nessuna parte, perciò non ebbe bisogno di convincerli a farlo passare per entrare, ma quando si avvicinò ai gradini striati di terra sul retro del carro, il medaglione a testa di volpe appeso sotto la sua camicia divenne gelido contro il suo petto, poi ancora più freddo. Per un momento Mat restò immobile come una statua. Quelle stupide donne stavano incanalando lì dentro! Ricomponendosi, salì gli scalini a grandi passi e spalancò la porta di botto.

Le donne che si aspettava di vedere erano tutte presenti: Joline, una Sorella Verde, snella, graziosa e dagli occhi grandi; Teslyn, una Rossa dalle spalle strette che pareva come se stesse masticando rocce; Edesina, una Gialla, avvenente più che graziosa, con onde di capelli neri che le scendevano fino in vita. Le aveva salvate tutt’e tre dai Seanchan, facendo uscire addirittura Teslyn e Edesina dai canili delle damane, eppure la loro gratitudine era mutevole a dir tanto. Bethamin, scura come Tuon ma alta e formosa, e la bionda Seta erano state sul’dam prima di essere costrette ad aiutare la liberazione delle tre Aes Sedai, tutte e cinque condividevano quel carro, le Aes Sedai per tenere d’occhio le ex sul’dam, le ex Sul’dam per tenere d’occhio le Aes Sedai. Nessuna si rendeva conto del proprio compito, ma la sfiducia reciproca faceva sì che lo eseguissero in modo assiduo. La donna che Mat non si era aspettato di vedere era Setalle Anan, che aveva gestito La Donna Errante a Ebou Dar prima di decidere per qualche motivo di entrare a far parte di quel salvataggio. D’altra parte Setalle aveva l’abitudine di inserirsi. Di intromettersi, in effetti. Si intrometteva fra lui e Tuon in continuazione. Quello che stavano facendo era del tutto inaspettato, però.

Nel mezzo del carro, Bethamin e Seta erano in piedi, rigide come le assi di una palizzata, incastrate spalla a spalla tra i due letti che non potevano essere sollevati contro le pareti, e Joline stava schiaffeggiando in faccia Bethamin più e più volte, prima con una mano, poi con l’altra. Lacrime silenziose colavano lungo le guance dell’alta donna e Seta pareva temere che lei sarebbe stata la prossima. Edesina e Teslyn, con le braccia conserte, stavano a osservare senza la benché minima espressione mentre comare Anan era corrucciata con disapprovazione sopra la spalla di Teslyn. Che fosse disapprovazione per quegli schiaffi o per ciò che Bethamin aveva fatto per meritarseli, Mat non avrebbe saputo dire né gli importava.

Attraversando il pavimento con una sola falcata, afferrò il braccio sollevato di Joline e la fece voltare. «Per la Luce, cosa stai...?» Riuscì ad arrivare fin lì quando lei usò l’altra sua mano per sferrargli un ceffone così forte da fargli risuonare le orecchie.

«Questa sì che è la goccia che fa traboccare il vaso» disse lui e, con delle macchioline che ancora gli fluttuavano davanti agli occhi, si lasciò cadere sul lotto più vicino e tirò in grembo una sorpresa Joline. La sua mano destra le colpì il sedere con uno schiocco fragoroso che le fece uscire un gridolino sbigottito. Il medaglione divenne ancora più freddo e Edesina rimase senza fiato quando non accadde nulla, ma lui cercò di tenere un occhio sulle altre due Sorelle e l’altro sulla porta aperta per controllare che i Custodi di Joline non entrassero mentre lui la teneva ferma e la sculacciava più forte che poteva. Senza nessuna idea di quante sottovesti o sottane lei stesse indossando sotto quel liso abito di lana azzurra, Mat voleva essere certo di lasciare il segno. Pareva che la sua mano stesse battendo il tempo con i dadi che gli ruotavano nella testa. Sbattendosi e scalciando, Joline iniziò a imprecare come un carrettiere mentre il medaglione parve diventare di ghiaccio e poi si fece così freddo che Mat si domandò se gli avrebbe causato un congelamento, ma presto lui fece in modo di aggiungere guaiti privi di parole al caustico frasario di Joline. Il suo braccio poteva non competere con quello di Petra, ma era tutt’altro che debole. L’esercizio con l’arco e il bastone da guerra faceva venire braccia forti.

Edesina e Teslyn parevano immobilizzate come le due ex sul’dam dagli occhi sgranati — Bethamin stava sogghignando, tuttavia appariva sbalordita quanto Seta —, ma proprio mentre Mat cominciava a pensare che gli strilli di Joline stessero superando le sue imprecazioni, comare Anan provò a togliere di mezzo le due Aes Sedai. Sorprendentemente Teslyn le fece un gesto perentorio per farla rimanere dove si trovava! Pochissime donne o uomini contestavano gli ordini di una Aes Sedai, ma comare Anan rivolse alla Sorella Rossa un’occhiata gelida e si fece strada tra le due Aes Sedai borbottando qualcosa che le indusse entrambe a squadrarla con curiosità. Doveva ancora passare tra Bethamin e Seta, e lui sfruttò quel ritardo per vibrare un’ultima serie di sonore sculacciate, poi fece rotolare la Sorella Verde giù dal suo grembo. La mano aveva cominciato a pizzicargli comunque. Joline atterrò con un tonfo ed emise un ansimante ‘oh!’.