Piantandosi di fronte a lui, tanto vicina da interferire con il frettoloso tentativo di Joline di rimettersi in piedi, comare Anan lo esaminò con le braccia incrociate sotto i seni in un modo che aumentò il generoso incavo mostrato dalla sua profonda scollatura. Nonostante il vestito, lei non era di Ebou Dar, non con quegli occhi nocciola, ma aveva grossi anelli d’oro alle orecchie, un coltello nuziale, con l’elsa contrassegnata da pietre rosse e bianche per tutti i suoi figli e figlio, che pendeva da una larga collana d’argento che portava alla gola, e un pugnale ricurvo infilalo dietro la cintura. Le sue gonne verde scuro erano cucite in alto sul lato sinistro per mostrare delle sottane rosse. Con sprazzi di grigio tra i capelli, era fino al midollo la signorile locandiera di Ebou Dar, sicura di sé e abituata a dare ordini. Mat si aspettava che lo rimproverasse — quando si trattava di quello era capace quanto una Aes Sedai! — perciò rimase sorpreso quando lei parlò, sembrando davvero pensierosa.
«Joline deve aver cercato di fermarti, e anche Teslyn e Edesina, ma qualunque cosa abbiano fatto è fallita. Penso che significhi che tu possiedi uri ter’angreal in grado di scombussolare i flussi del Potere. Ho sentito parlare di oggetti del genere — pare che Cadsuane Melaidhrin ne abbia uno, o così dicono —, ma non ne ho mai visto uno simile. Mi piacerebbe molto. Non cercherò di sottrartelo, ma apprezzerei poterci dare un’occhiata.»
«Come conosci Cadsuane?» domandò Joline, cercando di sfregarsi la parte posteriore della gonna. La prima passata della mano le provocò un sussulto e lei si accontentò di un’occhiataccia a Mat solo per mostrargli che non le era passato di mente. Alcune lacrime rilucevano nei suoi grandi occhi marroni e sulle sue guance, ma se Mat doveva pagare per esse, ne valevano il prezzo.
«Ha detto qualcosa sulla prova per lo scialle» si inserì Edesina.
«Ha detto, ‘Come puoi aver superato la prova per lo scialle se rimani immobile in momenti come questo?’» aggiunse Teslyn.
La bocca di comare Anan si tese per un momento, ma se anche era turbata, riacquistò la sua compostezza in un attimo. «Forse ricorderete che possedevo una locanda» disse in tono asciutto.
«Molte persone visitavano La Donna Errante e molte di esse parlavano, forse più di quanto avrebbero dovuto.»
«Nessuna Aes Sedai l’avrebbe fatto» esordì Joline, poi si voltò concitata. Blaeric e Fen stavano salendo su per i gradini. Entrambi provenienti dalle Marche di Confine, erano degli omoni, e Mat si affrettò ad alzarsi in piedi, pronto a usare i suoi coltelli se necessario. Potevano sopraffarlo, ma non senza versare del sangue.
Con sua sorpresa, Joline scattò verso la porta e la chiuse in faccia a Fen, poi mise il chiavistello. Il Saldeano non fece alcun tentativo di aprire la porta, ma Mat non aveva dubbi che entrambi sarebbero stati lì ad attenderlo quando se ne fosse andato. Quando lei si voltò, i suoi occhi erano ardenti per le lacrime e tutto quanto, e pareva aver dimenticato comare Anan per il momento. «Se dovessi mai solo pensare di...» iniziò, agitando un dito verso di lui.
Mat si fece avanti e le puntò il proprio dito contro il naso, così veloce che lei fece un balzo indietro e arido a sbattere contro la porta. Da lì rimbalzò con uno strillo, chiazze di rosso che le sbocciavano sulle guance. A lui non importava un bel niente se fossero di rabbia o di imbarazzo. Joline aprì la porta, ma Mat si rifiutò di farle dire una parola.
«Se non fosse per me, tu staresti indossando un collare da damane, e così Edesina e Teslyn» disse con tanto calore nella voce quanto ce n’era nei suoi occhi. «In cambio, voi tutte cercate di tiranneggiarmi. Fate come vi pare e ci mettete in pericolo tutti quanti. Avete dannatamente incanalato quando sapete che ci sono dei Seanchan dall’altra parte della strada! Potrebbero avere una damane con loro, o una dozzina, per quanto ne sapete.» Mat dubitava che ce ne fosse anche solo una, ma il dubbio non era una certezza e, in ogni caso, non aveva intenzione di condividere i propri dubbi con lei, non in quel momento. «Ebbene, posso tollerarlo fino a un certo punto, anche se sarà bene che tu sappia che sono vicino al limite; ma non tollererò che tu mi colpisca. Fallo di nuovo e giuro che ti sculaccerò due volte tanto e due volte più forte. Hai la mia parola su questo!»
«E io non cercherò di fermarlo la prossima volta, se lo farai» disse comare Anan.
«Nemmeno io» aggiunse Teslyn, a cui fece eco dopo un lungo momento Edesina.
Joline aveva come l’aria di essere stata colpita in mezzo agli occhi con un martello. Molto soddisfacente. Sempre che Mat riuscisse a trovare un modo per evitare che Blaeric e Fen gli rompessero le ossa.
«Ora a qualcuno piacerebbe dirmi perché accidenti avete iniziato a incanalare come se fosse l’Ultima Battaglia? Devi continuare a tenerle così, Edesina?» fece un cenno col capo verso Scita e Bethamin. Era solo una supposizione, ma Edesina sgranò gli occhi per un momento come se pensasse che il suo ter’angreal gli permetteva di vedere i flussi del Potere, oltre a fermarli. A ogni modo, un istante dopo entrambe le donne erano in piedi normalmente. Bethamin cominciò ad asciugarsi con calma le lacrime con un fazzoletto di lino. Seta si mise a sedere sul letto più vicino, stringendosi con le braccia e tremando; pareva più scossa di Bethamin.
Nessuna delle Aes Sedai sembrava voler rispondere, perciò comare Anan lo fece per loro. «C’è stata una discussione. Joline voleva andare a vedere questi Seanchan con i suoi occhi e non si lasciava dissuadere. Bethamin ha deciso di punirla, proprio come se non avesse la minima idea di quello che sarebbe accaduto.» La locandiera scosse il capo per il disgusto. «Ha cercato di mettersi in grembo Joline, con Seta che l’aiutava, e Edesina le ha avvolte in flussi di Aria. Sto ipotizzando» disse quando le Aes Sedai la fissarono con sguardi acuti. «Posso non essere in grado di incanalare, ma so usare gli occhi.»
«Questo non spiega quello che ho percepito» disse Mat. «Qui dentro c’era molto Potere che veniva incanalato.»
Comare Anan e le tre Aes Sedai lo scrutarono con aria interrogativa, lunghe occhiate che parevano sondarlo in cerca del medaglione. Non si sarebbero dimenticate del suo ter’angreal, quello era certo. Joline riprese il racconto. «Bethamin ha incanalato. Non ho mai visto prima il flusso che ha usato, ma per qualche momento, prima di perdere la Fonte, ha fatto danzare delle scintille su tutt’e tre noi. Ritengo che possa aver usato tutto il Potere che era in grado di attingere.»
Tuffa un tratto Bethamin fu scossa da singhiozzi. Si incurvò quasi sul punto di cadere per terra.
«Non intendevo» pianse, le spalle tremanti, il volto contralto. «Pensavo che mi avreste ucciso, ma non intendevo. No.» Seta iniziò a dondolare avanti e indietro, fissando terrorizzata la sua amica. O forse la sua ex amica. Entrambe sapevano di poter essere avvinte da un a’dam, così come forse qualunque sul’dam, ma si erano affannale a negare la portata di quell’implicazione. Ogni donna in grado di usare un a’dam poteva imparare a incanalare. Era probabile che avessero tentato con tutte le loro forze di negare quella dura verità, di dimenticarla. In effetti incanalare cambiava tutto, però. Che fosse folgorato, gli ci mancava pure quello, oltre a tutto il resto. «Cosa avete intenzione di fare con questa faccenda?» Solo delle Aes Sedai potevano gestire quella situazione. «Ora che ha iniziato, non è che possa semplicemente smettere. Questo lo so anch’io.»
«Che muoia» disse impietosa Teslyn. «Possiamo tenerla schermata finché non riusciamo a sbarazzarci di lei, poi può pure morire.»
«Non possiamo farlo» disse Edesina in tono sconcertato. Anche se apparentemente non al pensiero che Bethamin potesse morire. «Una volta lasciata andare, sarà un pericolo per chiunque attorno a lei.»