Dopo poco tempo stava calcolando quanto avrebbe potuto guadagnare lì malgrado gli ingressi gratuiti, ma non smise mai del tutto di lamentarsi, anche quando la fila all’ingresso si estese quasi quanto quella di Jurador. Luca non fece che aggiungere lamentele su quanto avrebbe potuto incassare con altri tre o quattro giorni alla città del sale. Adesso erano tre o quattro giorni, e probabilmente si sarebbe trattenuto finché la folla non fosse diminuita fino a esaurirsi. Forse quei tre Seanchan erano stati opera del suo essere ta’veren. Improbabile, ma era un modo piacevole per vederla. Ora che era tutto passato, certo.
Fu così che procedettero. Al massimo due o forse tre leghe a passo comodo e di solito Luca trovava una piccola cittadina o un gruppo di villaggi che riteneva richiedessero una fermata. O era meglio dire che riteneva che il loro argento lo chiamasse. Perfino se passavano vicino a escrementi di mosca che non valevano la fatica di erigere la parete di tela, non percorrevano più di quattro leghe prima che Luca ordinasse di fermarsi. Non aveva intenzione di rischiare che l’accampamento venisse disposto in una linea troppo lunga accanto alla strada. Se non ci doveva essere un’esibizione, Luca preferiva trovare una radura dove i carri potevano essere disposti senza troppo affollamento, anche se, nel caso vi fosse costretto, mercanteggiava con un contadino per il diritto di fermarsi in un pascolo inutilizzato. E borbottava per quella spesa l’intero giorno successivo se gli era costato più di un penny d’argento. Luca era tirato con le cinghie del suo borsellino.
Convogli di carri di mercanti li superarono in entrambe le direzioni, tenendo una buona velocità e riuscendo a sollevare polveroni dalla strada in terra battuta. I mercanti volevano portare i loro beni ai mercati il più in fretta possibile. Di tanto in tanto vedevano anche un convoglio di Calderai, con i loro carri squadrati variopinti quanto quelli dello spettacolo, tranne per quello di Luca. Tutti loro erano diretti verso Ebou Dar, stranamente, ma d’altra parte si muovevano lentamente quanto Luca. Era improbabile che qualcuno di loro proveniente dall’altra parte superasse lo spettacolo. Due o tre leghe al giorno, e i dadi sbatacchiavano, cosicché Mat stava sempre a domandarsi cosa si celasse dietro la curva successiva della strada o cosa li stesse raggiungendo da dietro, era sufficiente a far venire a un uomo l’orticaria.
La primissima notte, fuori da Runnien Crossing, avvicinò Aludra. Vicino al suo brillante carro azzurro lei aveva predisposto una piccola recinzione di tela alla otto piedi per lanciare i suoi fiori notturni, e si raddrizzò con un’occhiataccia quando lui tirò indietro un lembo e vi si infilò dentro. Una lanterna richiusa posata per terra accanto alla parete emanava abbastanza luce perché lui vedesse che Aludra stava reggendo una palla scura delle dimensioni di un grosso melone. Runnien Crossing era abbastanza grande da meritare un unico fiore notturno. Lei apri la bocca, più che intenzionata a redarguirlo. Nemmeno a Luca era permesso entrare lì dentro.
«Tubi di lancio» si affrettò a dire Mat, facendo un gesto verso il cilindro di legno bordato di metallo, alto quanto lui e di quasi un piede di larghezza, messo ritto di fronte a lei su un’ampia base di legno. «Ecco per quale motivo vuoi un campanaro. Per fare tubi di lancio di bronzo. E il perché che non riesco a immaginare.» Sembrava un’idea ridicola — con un po’ di sforzo, due uomini potevano sollevare uno dei suoi tubi di lancio in legno nel carro che trasportava lei e altre provviste; uno di bronzo avrebbe richiesto un argano —, ma era l’unica cosa che gli era venuta in mente.
Con la lanterna dietro di lei, le ombre nascondevano la sua espressione, ma Aludra restò in silenzio per un lungo momento. «Un giovanotto così sveglio» disse infine. Le sue trecce con perline schioccarono piano quando lei scosse la testa. La sua risata fu bassa e gutturale. «Dovrei tenere a bada la lingua. Mi motto sempre nei guai quando faccio delle promesse a giovanotti svegli. Non pensare che ti dirò i segreti che ti farebbero arrossire, però, non ora. Stai già giostrando due donne, pare, e io non mi farò giostrare.»
«Allora ho ragione?» Mat fu a malapena in grado di trattenere l’incredulità dalla sua voce.
«Già» conformò lei. E gli gettò con noncuranza il fiore notturno!
Lui lo prese con un’imprecazione sbigottita e osò respirare soltanto quando tu cerio di avere una buona presa. La copertura pareva cuoio rigido, con un minuscolo innesco che spuntava da un lato. Mat aveva poca familiarità con i fuochi artificiali più piccoli, e a quanto pareva quelli esplodevano solo per il fuoco o se si permetteva all’aria di toccare quello che c’era all’interno anche se una volta ne aveva aperto uno senza che scoppiasse — eppure chi poteva dire cosa avrebbe fatto esplodere un fiore notturno? Il fuoco artificiale che lui aveva aperto era stato tanto piccolo da reggerlo in una mano sola. Qualcosa delle dimensioni di quel fiore notturno probabilmente avrebbe ridotto lui e Aludra a pezzetti.
Tutt’a un tratto si sentì sciocco. Era improbabile che lei gli avrebbe tirato quella cosa se fosse stata pericolosa. Cominciò a passarsela da una mano all’altra. Non per rimediare all’essere rimasto senza fiato e cose del genere. Giusto per avere qualcosa da fare.
«In che modo fondere dei tubi di lancio in bronzo li renderà un’arma migliore?» Era quello che lei voleva, armi da usare contro i Seanchan, per ripagarli di aver distrutto la Gilda degli Illuminatori.
«A me sembrano già abbastanza spaventosi.»
Aludra si riprese il fiore notturno borbottando qualcosa su goffi buoi e rigirando la palla fra le mani per esaminare la superficie in cuoio. Forse non era così sicuro come Mat aveva creduto. «Un tubo di lancio adeguato» disse una volta assicuratasi che lui non avesse danneggiato quell’affare «manderà questo quasi a trecento passi su nel cielo con la giusta carica, e a una distanza ancora maggiore lungo il terreno se inclinato a un certo angolo. Ma non abbastanza lontano per quello che ho in mente. Una carica di lancio abbastanza grande da mandarlo più lontano farebbe scoppiare il tubo. Con un tubo di bronzo, potrei usare una carica che manderebbe qualcosa di un po’ più piccolo a due miglia di distanza. Rendere l’innesco più lento, per farlo arrivare così lontano, è piuttosto semplice. Più piccolo ma più pesante, fatto di ferro, e non ci sarebbe posto per bei colori, solo per la carica di scoppio.»
Mat fischiettò tra i denti, figurandoselo nella testa, con esplosioni che eruttavano tra i nemici prima che fossero abbastanza vicini da poterli vedere chiaramente. Un brutto colpo da ricevere. Quello sì che sarebbe valso quanto avere delle Aes Sedai dalla propria parte, o qualcuno di quegli Asha’man. Meglio. Le Aes Sedai dovevano essere in pericolo per usare il Potere come un’arma, e per quanto Mat avesse udito voci su centinaia di Asha’man, le dicerie crescevano man mano che venivano raccontate. Inoltre, se gli Asha’man erano in qualche modo come le Aes Sedai, avrebbero cominciato a decidere dov’erano necessari e avrebbero preso il controllo dell’intero scontro. Mat cominciò a immaginare come utilizzare i tubi di bronzo di Aludra e subito notò un vistoso problema. Tutto il vantaggio sarebbe andato perduto se il nemico fosse arrivato dalla direzione sbagliata o da dietro, e se servivano degli argani per muovere questi aggeggi... «Questi tubi di lancio di bronzo...»
«Draghi» lo interruppe lei. «I tubi di lancio sono per far sbocciare i fiori notturni. Per deliziare l’occhio. Li chiamerò draghi, e i Seanchan gemeranno di dolore quando i miei draghi li morderanno.» Il suo tono era spietato come pietra affilata.