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Mat avrebbe desideralo che Seta cambiasse idea presto, piuttosto che tardi. Un’altra studentessa avrebbe lasciato alle Aes Sedai meno tempo per importunare lui. Se lo spettacolo era fermo, riusciva a malapena a voltarsi senza vedere Joline o Edesina che lo scrutavano facendo capolino da dietro una tenda o da carro. Di solito la testa di volpe si raffreddava sul suo petto. Non poteva dimostrare che stessero davvero incanalando contro di lui, eppure ne era sicuro. Era incerto su quale di loro avesse trovato la scappatoia nella sua protezione come avevano fatto Adeleas e Vandene, che qualcosa scagliato col Potere lo avrebbe colpito, ma dopo di allora poteva a stento lasciare la sua tenda senza essere colpito da una roccia e, inseguito da altri oggetti, faville incandescenti come una pioggia dal fuoco di una fucina, scintille pungenti che lo facevano sobbalzare e gli facevano rizzare i capelli. Era certo che ci fosse Joline dietro tutto ciò. Se non altro non la vedeva mai senza accanto Blaeric e Fen o entrambi per protezione. E gli sorrideva come fa un gatto con un topo.

Mat stava cercando di progettare come trovarla da sola — o quello oppure trascorrere il suo tempo nascosto da lei — quando Joline e Teslyn si misero a litigare urlando forte da cacciare via Edesina dal carro imbiancato quasi tanto rapidamente quanto Bethamin e Seta, e quelle due corsero fuori e rimasero a guardare il carro a bocca aperta. La Sorella Gialla tornò con calma a spazzolarsi i lunghi capelli neri, sollevandoli con una mano e facendo passare la spazzola verso il basso con l’altra. Vedendo Mat, gli sorrise senza smettere di farlo. Il medaglione divenne freddo e le urla scomparvero come tagliate con il coltello.

Mat non apprese mai quello che venne detto dietro a quello schermo intessuto col Potere. Teslyn lo preferiva in qualche modo, tuttavia quando glielo chiese, lei rispose con una di quelle occhiate e col silenzio. Erano faccende da Aes Sedai non sue Qualunque cosa fosse successa là dentro, però, non ci furono più sassi né scintille. Cercò di ringraziare Teslyn, ma lei non ne volle sapere.

«Quando non bisogna parlare di qualcosa, non bisogna parlarne e basta» disse in tono deciso.

«Sarebbe bene che tu imparassi questa lezione, se devi stare dove ci sono delle Sorelle e ritengo che la tua vita sia legata alle Aes Sedai, ora se non già da prima» Una cosa terribile da dire.

Teslyn non tentò mai di importunarlo sul suo ter’angreal, ma lo stesso non si poteva dire di Joline e Edesina, perfino dopo il litigio. Cercarono di indurlo a consegnarglielo ogni singolo giorno, Edesina mettendolo in un angolo da sola, Joline con i suoi Custodi alle spalle che lo guardavano torvo. I ter’angreal erano di diritto proprietà della Torre Bianca. I ter’angreal avevano bisogno di essere accuratamente studiati, in particolare uno con le singolari proprietà che quello possedeva. I ter’angreal erano potenzialmente pericolosi, troppo per essere lasciati nelle mani dei non iniziati. Nessuna delle due disse precisamente nelle mani di un uomo, ma Joline ci andò vicino. Mat cominciava a preoccuparsi che la Verde avrebbe semplicemente ordinato a Blaeric e a Fen di prenderglielo. Quei due ancora sospettavano che lui fosse coinvolto in quello che le era accaduto, e le occhiatacce cupe che gli rivolgevano dicevano che volevano solo una scusa per batterlo come un tamburo.

«Questo sarebbe rubare» gli disse comare Anan col tono di un discorso, raccogliendo il mantello attorno a sé. La luce del sole stava iniziando a sbiadire lasciando spazio alla frescura della sera. Erano in piedi fuori dal carro di Tuon e lui stava sperando di entrare in tempo per essere nutrito. Noal e Olver erano già dentro. A quanto pareva, Setalle era fuori per visitare le Aes Sedai, qualcosa che faceva di frequente. «La legge della Torre è piuttosto chiara su questo. Potrebbero esserci considerevoli... discussioni... sul fatto che ti debba essere restituito o meno — io penso che non si dovrebbe, alla fine — ma Joline dovrebbe comunque affrontare un castigo piuttosto severo per tutto.»

«Forse potrebbe pensare che ne valga la pena» borbottò lui. Il suo stomaco brontolò. I passeri cotti in pentola e le cipolle con panna che Lopin gli aveva presentato con orgoglio per pranzo si erano rivelati entrambi cattivi, con estrema mortificazione del Tarenese, il che voleva dire che Mat stava con un pezzo di pane da colazione e nient’altro. «Ne sai parecchio sulla Torre Bianca.»

«Quello che so, lord Mat, è che tu hai commesso praticamente ogni passo falso che un uomo può compiere con delle Aes Sedai, tranne cercare di ucciderne una. La ragione principale per cui sono venuta con te invece di andare con mio marito, metà del motivo per cui sono ancora qui, è per tentare di impedirti di commettere troppi passi falsi. A dire la verità, non so perché me ne dovrebbe importare, ma è così e basta. Se ti fossi lasciato guidare da me, non saresti nei guai con loro adesso. Non posso dire quanto posso riabilitarti, non ora, ma sono ancora disposta a provare.»

Mat scosse il capo. C’erano solo due modi per trattare con le Aes Sedai senza scottarsi: lasciare che ti calpestassero oppure restare lontano da loro. Non si sarebbe sottomesso al primo e non poteva attuare il secondo, perciò doveva trovare un terzo modo, e dubitava che potesse venirgli seguendo il consiglio di Setalle. Il consiglio delle donne sulle Aes Sedai in genere era di seguire la prima via, anche se non lo dicevano mai a chiare lettere. Dicevano di essere accomodanti, ma non erano mai le Aes Sedai quelle che ci si aspettava che lo fossero. «Metà del motivo? E qua! è l’altra...?» Grugnì come se fosse stato colpito da un pugno allo stomaco. «Tuon? Tu pensi che non ci si possa fidare di me con Tuon?»

Comare Anan rise di lui, una risata bella piena. «Tu sei un furfante, mio signore. Ora, alcuni furfanti sono ottimi mariti, una volta addomesticati un po’ — il mio Jasfer era un furfante quando l’ho incontrato — ma tu pensi ancora di poter mordicchiare un dolcetto qui, un altro lì e poi saltellare fino al successivo.»

«Non c’è modo di saltellare via da questo» disse Mat accigliandosi verso la porta del carro. I dadi gli schioccarono nella testa. «Non per me.» Non era certo di voler più saltellare via, ma per quanto lo volesse e lo desiderasse, era catturato per benino.

«Proprio così, eh?» mormorò lei. «Oh, hai scelto proprio la persona adatta di cui innamorarti.»

«Può darsi, comare Anan, ma ho le mie ragioni, l’arò meglio a entrare prima che si mangino tutto.» Si voltò verso i gradini sul retro del carro e lei gli appoggiò una mano sul braccio.

«Potrei vederlo? Solo vederlo?»

Non c’era dubbio su cosa intendeva. Lui esitò, poi intrufolò una mano nel collo della sua camicia in cerca della corda a cui era appeso il medaglione. Non avrebbe saputo dire perché. Aveva rifiutato a Joline e Edesina di dare anche solo un’occhiata. Era un oggetto squisito, una testa di volpe d’argento grande quasi quanto il suo palmo. Mostrava solo un occhio e rimaneva abbastanza luce diurna per vedere, da vicino, che la pupilla era mezza ombreggiata in modo tale da formare l’antico simbolo delle Aes Sedai. La mano di comare Anan tremolò un poco nel tracciare con un dito il contorno dell’occhio. Aveva detto di volerlo solo vedere, ma Mat le permise di toccare. Lei emise un lungo sospiro.

«Tu eri una Aes Sedai, un tempo» disse piano, e la sua mano si immobilizzò.

Si riprese tanto rapidamente che era possibile che Mat se lo fosse immaginato. Era l’imperiosa Setalle Anan, la locandiera di Ebou Dar con i grossi anelli d’oro alle orecchie e il coltello nuziale che pendeva con l’elsa all’ingiù nella fenditura dei suoi seni, la più lontana possibile da una Aes Sedai. «Le Sorelle pensano che io menta sul fatto di non essere mai stata alla Torre. Ritengono che io sia stata una servitrice lì da giovane e che abbia ascoltato cose che non avrei dovuto.»