«Cosa fanno allora?» chiese Olver.
«Ecco...» Noal si sfregò il naso con un dito contorto. «Ecco, si arrampicano sul sartiame così agilmente che si potrebbe pensare che abbiano mani al posto dei piedi. Ecco cosa fanno.» Olver fece un ‘oh’ di stupore e Noal emise un lieve sospiro di sollievo. Mat iniziò a rimuovere i sassolini bianchi e neri dal tavolo, mettendoli in due scatole di legno intagliato. I dadi nella sua testa rimbalzavano e sbatacchiavano perfino nel fragore del tuono. «Un’altra partilo, Thom?»
L’uomo canuto alzò gli occhi dalla sua lettera. «Credo di no, Mat. La mia mente è in un labirinto stasera.»
«Se non ti secca che te lo chieda, Thom, perché leggi quella lettera a quel modo? Voglio dire, a volte dalla tua faccia pare che tu stia cercando di decifrare cosa significa.» Olver cacciò un allegro urletto a un buon lancio di dadi.
«Perché è così. In qualche modo. Ecco.» Gli porse la lettera, ma Mat scosse il capo.
«Non sono affari miei, Thom. E la tua lettera e io non sono bravo con gli enigmi.»
«Oh, sono anche affari tuoi. Moiraine l’ha scritta appena prima... Be’, comunque l’ha scritta lei.»
Mat lo fissò per un lungo momento prima di prendere la pagina spiegazzata e, quando i suoi occhi caddero sull’inchiostro sbavato, sbatté le palpebre. Una grafia minuta e precisa ricopriva il foglio, ma iniziò: «Mio carissimo Thom.» Chi avrebbe pensato che proprio Moiraine si sarebbe rivolta al vecchio Thom Merrilin a quel modo? «Thom, questo è personale. Non penso che dovrei...»
«Leggi» lo interruppe Thom. «Vedrai.»
Mat trasse un profondo respiro. Una lettera da una Aes Sedai morta che era un enigma e lo riguardava in qualche modo? All’improvviso non desiderava affatto leggere quella cosa. Ma cominciò comunque. Fu quasi sufficiente a fargli rizzare i capelli.
Mio carissimo Thom,
ci sono moltissime parole che mi piacerebbe scriverti, parole dal mio cuore, ma devo rimandare perché so che devo e ora c’è poco tempo. Ci sono molte cose che non posso dirti per non causare sventure, ma quello che posso, lo dirò. Presta molta attenzione a quello che dico. Entro poco tempo scenderò ai moli e lì affronterò Lanfear. Come faccio a saperlo? Quel segreto appartiene ad altri. Ti basti sapere che lo so, e che questa preconoscenza faccia da prova per il resto di ciò che dico. Quando riceverai questa lettera, ti verrà riferito che sono morta. Tutti lo crederanno. Non sono morta, e forse potrei vivere per tutti gli anni che mi sono concessi. Può anche darsi che tu, Mat e un altro, un uomo che non conosco, cercherete di salvarmi. Dico può darsi perché è possibile che non lo farete o non potrete, o perché Mat potrebbe rifiutarsi. Non nutre per me quell’affetto che sembri avere tu, e ha le sue ragioni che non dubito ritiene buone. Se proverai, dovrete essere solo tu, Mat e un altro. Altri vorranno dire morte per tutti. Perfino se vieni solo con Mat e un altro, la morte potrebbe giungere. Vi ho visto provare e morire, uno, due o tutti e tre. Ho visto me stessa morire nel tentativo. Ho visto tutti noi vivere e morire da prigionieri.
Se dovessi decidere di tentare comunque, il giovane Mat conosce il modo per trovarmi, tuttavia non devi mostrargli questa lettera finché lui non lo chiederà. Questo è della massima importanza. Non deve sapere nulla del contenuto di questa lettera finché non lo chiede. Gli eventi devono svolgersi in certi modi, a tutti i costi.
Se vedi di nuovo Lan, digli che tutto questo è per il meglio. Il suo destino segue un sentiero diverso dal mio. Gli auguro tutta la felicità con Nynaeve.
Un’ultima cosa. Ricorda quello che sai sul gioco di serpenti e volpi. Ricorda e presta attenzione. È il momento e devo fare quello che dev’essere fatto.
Che la Luce ti illumini e ti dia gioia, mio carissimo Thom, che ci vediamo di nuovo oppure no.
Il tuono rimbombò quando ebbe finito. Davvero appropriato. Scuotendo il capo, gli restituì la lettera. «Thom,» disse a bassa voce «il legame di Lan con lei è stato spezzato. Questo richiede la morte. Lui ha detto che Moiraine era morta.»
«E la sua lettera dice che tutti l’avrebbero creduto. Lei sapeva, Mat. Sapeva tutto quanto in anticipo.»
«Può anche darsi, ma Moiraine e Lanfear sono entrati in quel ter’angreal a forma di portale che si è dissolto. Quella cosa era di pietra rossa o lo sembrava... pietra, Thom, eppure si è sciolta come cera. Io l’ho visto. Lei è andata dagli Eelfinn, ovunque siano, e perfino se fosse vivo, per noi non c’è più alcun modo di arrivare lì.»
«La Torre di Ghenjei» cinguettò Olver, e tutti e tre gli adulti voltarono le teste per fissarlo. «Me l’ha detto Birgitte» disse in tono difensivo. «La Torre di Ghenjei è la via per le terre di Aelfinn ed Eelfinn.» Fece il gesto che iniziava una partila di serpenti e volpi, un triangolo tracciato nell’aria e poi una linea ondulata attraverso di esso. «Lei conosce perfino più storie di te, mastro Charin.»
«Non sarà mica Birgitte Arco d’Argento, vero?» disse Noal in tono beffardo.
Il ragazzo gli rivolse un’occhiata perentoria. «Non sono un bambino, mastro Charin. Però è’ molto brava con l’arco, perciò forse lo è. Birgitte rinata, intendo.»
«Non penso che ci sia alcuna possibilità per questo» disse Mat. «Anch’io ho parlato con lei, sai, e l’ultima cosa che vuole è essere una qualche sorta di eroe.» Mat manteneva le sue promesse e i segreti di Birgitte erano al sicuro con lui. «In ogni caso, sapere di questa Torre non è di grande aiuto a meno che lei non ti abbia detto dove si trova.» Olver scosse tristemente il capo e Mat si piegò ad arruffargli i capelli. «Non è colpa tua, ragazzo. Senza di te, non sapremmo nemmeno che esiste.» Quello non parve essere di grande aiuto. Olver fissò il tabellone del gioco di stoffa rossa con aria afflitta.
«La Torre di Ghenjei» disse Noal, sedendosi a gambe incrociate e raddrizzandosi la giacca con uno strattone. «Non rimangono molte persone che conoscono quella storia. Jain diceva sempre che sarebbe andato a cercarla, un giorno. Da qualche parte lungo il Litorale dell’Ombra, diceva.»
«È comunque un’area vasta da perlustrare.» Mat mise il coperchio su una delle scatole. «Potrebbero volerci anni.» Anni che non avevano, se Tuon aveva ragione, e Mat ne era certo.
Thom scosse il capo. «Dice che lo sai, Mat. ‘Mat conosce il modo per trovarmi.’ Dubito davvero che l’abbia scritto per un capriccio.»
«Be’, non sono certo responsabile di quello che dice lei, o no? Fino a stasera non avevo mai sentito di nessuna Torre di Ghenjei.»
«Un peccato» sospirò Noal. «Mi piacerebbe averla vista, qualcosa che Jain dannato Farstrider non fece mai. Faresti bene a lasciar perdere» aggiunse quando Thom aprì bocca. «Se l’avesse vista non se lo sarebbe dimenticato, e perfino se non avesse mai sentito quel nome, avrebbe dovuto pensarci una volta udito di una strana Torre che permette alla gente di accedere ad altre terre. Quella cosa brilla come acciaio lucidato, a quanto ne so, alta duecento piedi e spessa quaranta, non ha la minima apertura. Chi potrebbe dimenticare di averla vista?»
Mat si immobilizzo completamente. La sua sciarpa nera gli sembrava troppo stretta contro la sua cicatrice da impiccagione. La cicatrice stessa all’improvviso gli parve recente e calda. Gli riusciva difficile respirare.
«Se non c’è nessuna apertura, come facciamo a entrare?» volle sapere Thom.
Noal scrollò le spalle, ma Olver parlò ancora. «Birgitte dice che devi fare il segno da una parte con una lama di bronzo.» Fece il segno che dava inizio al gioco. «Dice che dev’essere un pugnale di bronzo. Fai il segno e si apre una porta.»
«Cos’altro ti ha detto su...» esordì Thom, poi si interruppe accigliandosi. «Cosa ti affligge, Mat? Sembri sul punto di rimettere.»
Quello che lo affliggeva era la sua memoria, e non quelle di altri uomini, una volta tanto. Gli erano state ficcate dentro per riempire dei buchi fra i suoi stessi ricordi, cosa che facevano fin troppo bene, a quanto pareva. Di certo si ricordava molti più giorni di quanti ne aveva vissuti. Ma interi periodi della sua vita erano perduti e altri erano come coperte infestate di tarme oppure indistinti e oscuri. Aveva solo ricordi frammentali di essere scappato da Shadar Logoth e molto vaghi della fuga sull’imbarcazione fluviale di Domon, ma una cosa risaltava chiara in quel viaggio. Una Torre che brillava come acciaio lucidato. Rimettere? Il suo stomaco voleva svuotarsi.