Выбрать главу

Le forze che avevano prodotto la società delle granleghe di Alto Kavalaan erano scomparse da tempo. Al giorno d’oggi, le donne e gli uomini erano più o meno nello stesso numero, le epidemie erano ormai delle fumose favole, la maggior parte dei pericoli che si nascondevano sulla superficie del pianeta erano stati piegati. Tuttavia le coalizioni di granlega continuavano. Gli uomini combattevano duelli, studiavano la nuova tecnologia, lavoravano alle fattorie, all’interno delle fabbriche e navigavano sulle navi spaziali Kavalar, mentre le eyn-kethi vivevano in vaste caserme sotterranee, facendo le compagne sessuali di tutti gli uomini della granlega, lavorando a qualsiasi cosa i consigli degli altolegati ritenessero sicuro e adatto, ed avevano bambini, anche se adesso erano meno. La popolazione Kavalar era strettamente controllata. Altre donne vivevano in maniera un po’ più libera sotto la protezione della giada-e-argento, ma non erano molte. Una betheyn doveva venire dall’esterno della granlega, il che in pratica significava che un giovanotto ambizioso dovesse sfidare e uccidere un altolegato di un’altra coalizione, oppure reclamare una eyn-kethi di una granlega nemica ed affrontare un difensore scelto dal consiglio. La seconda via portava raramente a! successo; gli altolegati dei consigli sceglievano invariabilmente il più esperto dei duellatori per difendere la eyn-kethi. In effetti, la designazione era un onore singolare. Un uomo che riusciva a guadagnarsi una betheyn acquisiva immediatamente i suoi aitinomi ed il posto tra i governanti. Si diceva che dava al suo kethi il dono dei due sangui: il sangue della morte, un nemico ucciso, ed il sangue della vita, una nuova donna. La donna godeva lo stato di giada-e-argento fino a che il suo altolegato non veniva ucciso. Se veniva ucciso da uno della sua granlega, la donna diventava una eyn-kethi; se l’uccisore era uno di fuori, la donna passava a lui.

Questo era lo stato assunto da Gwen Delvano quando si era stretta al polso il braccialetto di Jaan.

Dirk rimase sveglio per gran tempo, pensando a tutto ciò che aveva letto con gli occhi fissi al soffitto e diventando sempre più arrabbiato man mano che ci pensava. Quando la prima luce dell’alba cominciò a filtrare lentamente dalla finestra che aveva sul capo, aveva deciso. In un certo senso non aveva più nessuna importanza se Gwen ritornava da lui o no, ma doveva assolutamente lasciare Vikary e Janacek e tutta la stramaledetta società di Alto Kavalaan. Ma da sola lei non sarebbe mai riuscita a rompere col passato, per quanto lo desiderasse. Benissimo allora, Arkin Ruark aveva ragione; lui avrebbe aiutato Gwen. L’avrebbe aiutata ad essere libera. E dopo ci sarebbe stato tempo per pensare alla loro relazione.

Alla fine, dopo aver preso una decisione precisa, Dirk si addormentò.

Quando si svegliò era mezzogiorno. Si svegliò di soprassalto, con la sensazione di essere colpevole. Si sedette sul letto, sbatté gli occhi e si ricordò che aveva promesso a Gwen di salire quel mattino e adesso la mattina era passata e lui aveva dormito più del solito. Si alzò in fretta e si vestì, si guardò attorno per trovare Ruark… il Kimdissi se ne era andato e non c’era niente che gli facesse capire dove era andato, o per quanto tempo… poi andò all’appartamento di Gwen, con la tesi di Vikary ben stretta sotto il braccio.

Bussò e venne ad aprirgli Garse Janacek.

«Sì?», disse il Kavalar con la barba rossa, aggrottando la fronte. Era nudo fino alla vita, indossava solo un paio di pantaloni molto comodi ed il solito braccialetto di ferro-e-pietraluce al braccio destro. Dirk capi subito perché Janacek non indossava le camicie con il collo a V, che parevano piacere tanto a Vikary; la parte sinistra del suo torace, dall’ascella al petto, recava una cicatrice lunga e tormentata, liscia e dura.

Janacek seguì il suo sguardo. «Un duello andato male», scattò lui. «Ero troppo giovane. Non capiterà più. Allora, di cosa ha bisogno?».

Dirk arrossì. «Voglio vedere Gwen», disse.

«Non è qui», disse Janacek, con gli occhi di ghiaccio, duri e privi di amicizia. Fece per chiudere la porta.

«Aspetti». Dirk fermò la porta con la mano.

«C’è altro? Che cos’è?».

«Gwen. Era inteso che ci saremmo visti. Dove si trova?».

«Nella foresta, t’Larien. Sarei grato che lei si ricordasse che Gwen è un’ecologa, mandata qui dagli altolegati di Ferrogiada per svolgere un lavoro importante. Gwen ha abbandonato il lavoro per due giorni interi per scarrozzare lei avanti ed indietro. Adesso, come è giusto, è tornata al lavoro. Lei ed Arkin Ruark hanno preso i loro strumenti e se ne sono andati nella foresta».

«Non mi aveva detto niente ieri sera», insistette Dirk.

«Non ha nessun dovere di informare lei di quello che ha intenzione di fare», disse Janacek. «Del resto non ha bisogno di avere il suo permesso per le sue cose. Non ci sono vincoli tra di voi».

Ricordando la lite che aveva spiato la sera prima, Dirk diventò improvvisamente sospettoso. «Posso entrare?», disse. «Vorrei restituire questo a Jaan e parlarne con lui», aggiunse, mostrando a Garse la tesi rilegata in cuoio. Per la verità sperava di poter vedere Gwen, di scoprire se la tenevano lontana da lui. Ma non era certo facile dire una cosa del genere; Janacek sprizzava ostilità da tutti i pori e non era certo la cosa migliore cercare di spingerlo da parte.

«Al momento Jaan non è in casa. Non c’è nessuno oltre a me. E anch’io sto per andarmene». Allungò una mano e strappò via la tesi dalle mani di Dirk. «Comunque prenderò questa roba. Gwen non avrebbe dovuto dargliela».

«Ehi!», disse Dirk. Ebbe come un impulso. «La storia era molto interessante», disse in fretta. «Non posso entrare e parlarne con lei? Un secondo o due… non voglio farle perdere tempo».

All’improvviso Janacek parve cambiare idea. Sorrise, lo lasciò passare e gli fece strada nell’appartamento.

Dirk gettò un rapido sguardo all’intorno. Il soggiorno era deserto, il caminetto era freddo; non c’era niente che sembrasse fuori posto o mancante. Anche la sala da pranzo, che era visibile attraverso un arco aperto, era vuota. Tutto l’appartamento era tranquillo. Nessun segno di Gwen o di Jaan. Da ciò che lui poteva vedere, pareva che Janacek gli avesse detto la verità.

Incerto, Dirk girò per la stanza, fermandosi presso la cappa con le cariatidi. Janacek lo osservò senza parlare, poi si voltò ed uscì, per ritornare poco dopo. Si era messa la sua cintura di maglia metallica con il fodero e si stava abbottonando una camicia sbiadita.

«Dove sta andando?», chiese Dirk.

«Fuori», rispose Janacek con un breve ghigno. Sbottonò la falda del fodero e trasse la pistola a laser, controllò il quadrante di carica sul lato del calcio, poi la rinfoderò e la trasse di nuovo fuori — un movimento continuo e controllato della mano destra — e guardò Dirk. «Le faccio paura?», chiese.

«Sì», disse Dirk. Si allontanò dalla cappa.

Janacek riprese a sorridere. Fece scivolare il laser nella fondina. «Sono piuttosto bravino con il laser da duello», disse, «anche se, per la verità, è meglio il mio teyn. Naturalmente io posso usare solo la mano destra. La sinistra mi fa ancora male. La pelle cicatrizzata mi tira ed anche i muscoli del torace non si muovono con la stessa facilità di quelli dalla parte destra. Però non mi interessa granché. Io sono soprattutto un mandestro. Il braccio destro è sempre meglio del sinistro, capisce». Continuava a tenere la mano destra sulla pistola mentre parlava e le pietreluce incastonate nel ferro nero scintillavano come piccoli occhi sul suo braccio.