Poi improvvisamente il Braith si alzò di nuovo con la pistola a laser stretta nella mano destra, puntata in direzione di Dirk. L’occhio di pietraluce fiammeggiò leggermente. «Esci fuori e facci vedere chi sei», annunciò. «Le tracce che hai lasciato nella polvere si vedono benissimo».
Dirk sollevò silenziosamente le mani al di sopra del capo e venne fuori.
«Un falsuomo!», disse il più alto dei Kavalari. «Quaggiù!».
«No», disse Dirk precipitosamente. «Dirk t’Larien».
Quello più alto lo ignorò. «Questa è una fortuna più unica che rara», disse al compagno con il laser. «Quegli uomini di gelatina di Roseph sarebbero comunque stati una preda da poco. Questo mi pare buono».
Il teyn giovane fece di nuovo quello strano rumore e la parte sinistra della sua faccia ebbe un tic. Ma la mano che teneva il laser era fermissima. «No», disse all’altro Braith. «Purtroppo non mi pare uno che possiamo cacciare. Costui non può essere altri che quel tale di cui parlava Lorimaar». Fece nuovamente scivolare la pistola a laser nella fondina e fece un cenno a Dirk, un movimento lentissimo e voluto, che era più un movimento di spalle che di testa. «Sei maledettamente grossolano. Il tettuccio si chiude automaticamente se lo si chiude tutto. Si può aprire dall’interno, ma…».
«L’ho capito adesso», disse Dirk. Abbassò le mani. «Stavo semplicemente cercando una macchina abbandonata. Mi serviva un mezzo di trasporto».
«Sicché tu volevi rubarci la macchina».
«No».
«Sì». Pareva che ogni parola costasse un tremendo sforzo al Kavalar. «Tu sei korariel di Ferrogiada?».
Dirk esitò, ma il suo no gli rimase in gola. Qualsiasi risposta lo avrebbe cacciato nei guai.
«Non hai niente da rispondere?», disse quello con la cicatrice.
«Bretan», lo avvertì l’altro. «Ciò che dice un falsuomo non ci interessa. Se Jaantony Ferrogiada lo ha nominato korariel, allora è così. Simili animali non possono dire che cosa sono. Qualsiasi cosa dica lui, la cosa non cambia, la realtà è quella che è. Sicché se noi lo uccidiamo, rubiamo una cosa di proprietà di Ferrogiada e quelli ci lancerebbero sicuramente la sfida».
«Ti invito a considerare le varie possibilità, Chell», disse Bretan. «Questo tale, questo Dirk t’Larien, può essere un falsuomo, o no, korariel di Ferrogiada, o no. Vero?».
«Vero. Ma non è un uomo vero. Ascolta, mio teyn. Tu sei giovane, ma io ho sentito parlare di queste cose da kethi che sono morti da molto tempo».
«Comunque pensaci un po’. Se lui è un falsuomo e Ferrogiada lo ha nominato korariel, allora è certamente un korariel, che lui lo ammetta o no. Ma è proprio così? Se è così, Chell, allora tu ed io dobbiamo combattere in duello con Ferrogiada. Costui stava cercando di rubare a noi, ti ricordi? Se è proprietà di Ferrogiada, allora costui è un ladro di Ferrogiada».
L’uomo grande con i capelli bianchi annuì, riluttante.
«Se si tratta di un falsuono, ma non è korariel, allora non ci sono problemi», continuò Bretan, «dato che può essere liberamente cacciato. E se fosse un vero uomo, umano come gli altolegati, e niente affatto un falsuomo?».
Chell era molto più lento del suo teyn. Il vecchio Kavalar corrugò la fronte pensoso e disse: «Bé, non è una femmina, quindi non può essere catturato. Ma se è un umano, deve avere i diritti di un uomo ed un nome da uomo».
«Vero», convenne Bretan. «Ma non potrebbe essere korariel, per cui il suo crimine è una cosa a cui solo lui dovrà rispondere. Io sfiderei lui a duello e non Jaantony alto-Ferrogiada». Il Braith emise ancora il suo strano grugnito-gemito.
Chell annuiva e Dirk era quasi paralizzato. Il più giovane dei due cacciatori sembrava aver condotto le cose con una precisione spaventosamente efficiente. Dirk aveva detto sia a Vikary, che a Janacek, in termini precisi, che rifiutava il marcio scudo della loro protezione. In quel momento la cosa gli era risultata piuttosto facile da fare. Su un mondo sano, come Avalon, sarebbe certo stata la cosa più giusta da farsi. Su Worlorn le cose, invece, non erano così semplici.
«Dove lo portiamo?», disse Chell. I due Braith parlavano come se Dirk non fosse diverso da una macchina.
«Lo dobbiamo portare da Jaantony alto-Ferrogiada e dal suo teyn», disse Bretan con un grugnito di cartavetrata. «So più o meno dove si trova la loro torre».
Per un istante Dirk prese in considerazione l’ipotesi della fuga. Non gli parve fattibile. Loro erano in due, avevano delle armi ed anche un’aerauto. Non sarebbe andato lontano. «Va bene», disse quando quelli si mossero verso di lui. «Vi mostrerò la strada». Gli pareva che avrebbe avuto un po’ di tempo per pensare, ad ogni modo; pareva che i Braith non sapessero che Vikary e Janacek erano già alla Città nella Palude Senzastelle, certo per cercare di proteggere gli sfortunati bambini di gelatina dagli altri cacciatori.
«Facci strada, allora», disse Chell. E Dirk, che non sapeva cos’altro fare, li condusse verso i passaggi sotterranei. Mentre camminavano pensò amaramente che tutto questo era successo perché lui era stufo di aspettare. Ed ora, pareva proprio che avrebbe dovuto aspettare, dopo tutto.
6
All’inizio l’attesa fu infernale.
Quando scoprirono che i Ferrogiada non c’erano, lo portarono sulla terrazza d’atterraggio sul tetto della torre e lo obbligarono a sedersi in un angolo battuto dal vento. Il panico stava per prenderlo ed il suo stomaco era un nodo dolorante. «Bretan», disse con voce un po’ isterica, ma il Kavalar si limitò a voltarsi verso di lui e a dargli una manata sulla bocca.
«Non sono "Bretan" per te», disse. «Chiamami Bretan Braith se ti rivolgi a me, falsuomo».
Dopo di che Dirk rimase zitto. La Ruota di Fuoco spezzata scendeva lentamente, a fatica, attraverso il cielo di Worlorn. Dirk l’osservava strisciare e gli pareva di essere vicinissimo al suo punto di rottura. Tutto ciò che gli era successo gli pareva irreale ed i Braith ed i fatti del pomeriggio erano la cosa meno reale di tutto. Si chiese che cosa sarebbe capitato se si fosse improvvisamente alzato in piedi e fosse saltato oltre il bordo della terrazza, giù nella strada. Sarebbe stata una caduta lunghissima, pensò, come quelle dei sogni, ma quando si fosse sfracellato sui cupi blocchi di pietraluce là sotto, non ci sarebbe stato alcun dolore, soltanto lo spavento del risveglio improvviso. E si sarebbe ritrovato nel suo letto su Braque, madido di sudore ed avrebbe riso delle assurdità del suo incubo.
Giocherellò con pensieri come quello ed anche altri per un periodo che parve durare ore, ma quando alla fine alzò gli occhi, Grasso Satana non era nemmeno completamente tramontato. Allora cominciò a tremare; il freddo, si disse, il freddo vento di Worlorn, ma sapeva bene che non era il freddo e più cercava di vincersi e più tremava, finché i Kavalari cominciarono a guardarlo in modo strano. E l’attesa continuava.
Alla fine i brividi scomparvero, dopo che aveva pensato al suicidio e dopo che era stato colto dal panico e su di lui si posò una specie di calma. Capi che stava ancora pensando, ma pensava a delle assurdità: speculazione inconcludente — come se avesse dovuto scommettere ai cavalli — quale delle due aerauto sarebbe ritornata a casa per prima, la manta grigia o il velivolo militare? E come si sarebbero comportati Jaan e Garse in un duello con Bretan il guercio. Che sarebbe successo ai bambini di gelatina nella distante città di Nerovino? Questi argomenti parevano terribilmente importanti, anche se Dirk non sapeva dire perché.
Poi cominciò ad osservare i suoi catturatori. Questo era il gioco più interessante di tutti e serviva a passare il tempo come e meglio di altre cose. Osservandoli, lui notò diverse cose.
I due Kavalari non avevano quasi parlato dopo averlo scortato fin sul tetto. Chell, quello alto, si era seduto sul basso muretto che circondava la terrazza, ad un metro da Dirk e quando Dirk cominciò ad osservarlo, vide che era un uomo davvero vecchio. La somiglianza con Lorimaar alto-Braith era molto ingannevole. Benché Chell vestisse e si muovesse come un uomo più giovane, era per lo meno vent’anni più vecchio di Lorimaar, giudicò Dirk. Visto da seduto i suoi anni gli gravavano pesantemente addosso. Si vedeva chiaramente la pancetta al di sotto del corpetto di maglia metallica e le rughe erano profondamente scavate nel suo viso sciupato e bruno, inoltre Dirk vide le vene azzurre e le macchie che gli coprivano le mani quando le posò sulle ginocchia. L’attesa lunga ed inconcludente dei Ferrogiada pesava anche su quell’uomo e non si trattava solo di noia. Pareva che avesse le guance incavate e le larghe spalle erano inconsciamente atteggiate in una posizione curva, di stanchezza.