Dirk si guardò attorno immediatamente. «Sì, i controllori. La Voce ne ha parlato. Ha detto che ne mandava uno per noi». Quasi si aspettava di vedere qualcosa di grande e minaccioso che spuntava da un incrocio di corridoi, come capita a teatro. Ma non c’era niente. Ombre, globi di cobalto ed azzurro silenzio.
«Non possiamo restarcene qui», disse Gwen. Aveva smesso di mormorare. Ed anche lui. Entrambi avevano capito che se Bretan Braith ed i suoi amici potevano sentire le loro parole, allora avrebbero potuto localizzarli in una dozzina di altre maniere. Se era così, il loro era un caso senza speranza. Parlar piano era un gesto inutile. «La macchina è solo a due livelli di distanza», disse lei.
«Anche i Braith possono essere a due livelli di distanza», rispose Dirk. «E anche se non ci sono, dobbiamo evitare di andare all’aerauto. Devono sapere che ne avevamo una e forse aspettano proprio che noi corriamo a prenderla. Forse è proprio per questo che Breton ha fatto il suo discorsetto, per farci volar via, dove risulteremmo una preda più facile. Probabilmente i suoi confratelli di granlega sono là fuori che aspettano di abbatterci con i laser». Fece una pausa, pensando. «Ma non possiamo restarcene qui, comunque».
«E nemmeno star vicini al nostro appartamento», disse lei. «La Voce sapeva dove eravamo e Bretan Braith potrebbe essere in grado di scoprirlo. Ma dobbiamo rimanere nella città; hai ragione».
«Nascondiamoci, allora», disse Dirk. «Dove?».
Gwen si strinse nelle spalle. «Qui, là, in qualsiasi posto. È una città grande, come ha anche detto Bretan Braith».
Gwen si chinò rapidamente e aprì la sua valigia, scartando tutti gli abiti ingombranti, ma conservando le sue provviste d’emergenza ed il pacco di sensori. Dirk indossò il pesante mantello che gli aveva dato Ruark ed abbandonò tutto il resto. Si avviarono verso la discesa esterna; Gwen era ansiosa di allontanarsi il più possibile dal loro appartamento e nessuno dei due voleva arrischiarsi ad usare gli ascensori.
Nel largo viale le luci erano ancora completamente accese ed i marciapiedi ronzavano leggermente; la strada a cavatappi doveva avere un rifornimento di energia indipendente. «Su o giù?», chiese Dirk.
Gwen non parve udirlo; stava ascoltando qualcos’altro. «Zitto», disse lei. La bocca ebbe un guizzo.
Al di sopra del ronzio costante dei marciapiedi, anche Dirk riuscì a sentire un altro rumore, debole, ma inconfondibile.
Un ululato.
«Veniva dal corridoio dietro di loro, Dirk ne era assolutamente sicuro. Usciva come un gelido fiato dalla calda quiete azzurra e pareva rimaner sospeso nell’aria più a lungo di quel che avrebbe dovuto. Deboli grida in lontananza, seguite da vicino dal rumore di tacchi.
Ci fu un breve silenzio. Gwen e Dirk si guardarono e rimasero immobili ad ascoltare. L’ululato si sentì di nuovo, più distinto, ed echeggiò un po’, questa volta. Fu un urlo di terrore furioso, lungo e acuto.
«I cani dei Braith», disse Gwen, con una voce che era molto più ferma di quanto ci si sarebbe aspettati.
Dirk ricordò la bestia che aveva incontrato quando camminava per le strade di Larteyn… Il cane dalle dimensioni di un cavallo che aveva ringhiato quando lui si era avvicinato, la creatura con la faccia da topo, senza peli e gli occhietti rossi. Guardò lungo il corridoio dietro di sé con una certa apprensione, ma non si muoveva niente nelle ombre di cobalto.
I rumori si facevano più forti, più vicini.
«Giù», disse Gwen. «Ed in fretta».
Dirk non aveva nessun bisogno di essere persuaso. Si affrettarono verso la parte mediana della strada, dall’altra parte del viale silenzioso e salirono sul primo marciapiede discendente che era il più lento. Poi cominciarono a spostarsi, saltando da un nastro all’altro, fino a che si trovarono sul marciapiede più veloce. Gwen tirò fuori le sue provviste d’emergenza ed apri il pacchetto, rovistando, mentre Dirk stava in piedi accanto a lei, con una mano sulla spalla e controllava il numero dei livelli che passavano velocemente, nere sentinelle poste di fronte agli abissi crepuscolari che conducevano all’interno di Sfida. I numeri scintillavano ad intervalli regolari, facendosi sempre più piccoli.
Avevano appena superato il quattrocentonovantesimo, quando Gwen si alzò, con in mano una sbarra di metallo blu-nero lunga un palmo. «Togliti i vestiti», disse lei.
«Che?».
«Togliti i vestiti», ripeté. Dirk si limitò a guardarla, lei scosse il capo impaziente e batté con la punta della barretta il torace di lui. «Annulla-scia», gli disse. «Arkin ed io lo usiamo nella foresta. Spruzzati dappertutto prima di andare avanti. Il liquido annulla l’odore del corpo per circa quattro ore ed è sperabile che faccia perdere le tracce ai cani».
Dirk annuì e cominciò a spogliarsi. Quando fu nudo, Gwen gli disse di stare con le gambe aperte e le braccia sollevate sulla testa. Lei toccò un’estremità della barra metallica e dall’altra parte uscì una sottile nebbia grigia, che faceva leggermente prudere la pelle. Dirk si sentiva infreddolito e sciocco ed anche molto vulnerabile, mentre lei lo passava davanti e dietro e dalla testa ai piedi. Poi Gwen si inginocchiò e gli spruzzò anche i vestiti, dentro e fuori, tutto tranne il pesante mantello che gli aveva dato Arkin che lei mise attentamente da parte. Quando ebbe finito, Dirk si vesti di nuovo — gli abiti erano secchi e polverosi per via della polvere cinerea — intanto Gwen si spogliò a sua volta e si fece spruzzare.
«Perché hai messo via il mantello?», disse lui mentre lei si rimetteva i vestiti. Lei aveva spruzzato tutto quando: il pacco di sensori, le provviste d’emergenza, il suo braccialetto giada-e-argento… tutto tranne il mantello bruno di Arkin. Dirk lo toccò con la punta dello stivale.
Gwen lo raccolse e lo gettò dall’altra parte del guardrail, sul nastro veloce che si muoveva verso l’alto. Lo videro retrocedere e poi scomparire. «Tu non ne hai bisogno», disse Gwen quando il mantello fu scomparso. «Può darsi che riesca a condurre la muta dalla parte sbagliata. Si convinceranno di averci seguiti per tutta la lunghezza della strada».
Dirk pareva dubbioso. «Può darsi», disse, gettando uno sguardo alla parete più interna. Apparve il livello 472 e scomparve. «Penso che dovremmo filarcela», disse lui improvvisamente. «Andarcene dalla strada».
Gwen lo guardò, interrogativamente.
«L’hai detto anche tu», disse lui. «Quelli che ci stanno dietro arriveranno per lo meno fino alla fine della strada. Ma se hanno già cominciato a scendere, il mantello non potrà trarli in inganno a lungo. Lo vedranno passare accanto a loro e si metteranno a ridere».
Gwen sorrise. «Concesso. Ma valeva la pena di tentare».
«Immagina che adesso ci stiano seguendo…».
«Dobbiamo aver preso un buon vantaggio a questo punto», lo interruppe lei. «Non potrebbero condurre una muta di cani su dei marciapiedi, il che significa che sono certamente a piedi»; «E allora? La strada non è affatto sicura, Gwen. Senti, lassù non ci può essere Bretan, che infatti si trova nei sottolivelli. E probabilmente non c’è nemmeno Chell, ti pare?».
«No. Un Kavalar caccia sempre con il suo teyn. Non si separano mai».
«Lo pensavo anch’io. Così ne abbiamo un paio che fanno i giochini con l’elettricità sotto di noi ed un altro paio alle nostre spalle. Quanti altri saranno che ci corrono dietro? Sei in grado di rispondermi?».
«No».
«Direi che sono un bel po’, mi pare; e anche se non è così è meglio che ci prepariamo al peggio e ce ne andiamo di qui. Se ci fossero degli altri Braith sparpagliati per la città e se questi fossero in contatto con i cacciatori dietro di noi, quelli dietro potrebbero dire agli altri di sbarrare la strada».
Gwen strizzò gli occhi. «Forse no. Spesso i gruppi di cacciatori lavorano assieme. Ogni coppia vuole uccidere per ottenere i propri trofei. Maledizione, ma vorrei proprio avere un’arma!».
Dirk ignorò il suo commento finale. «Non possiamo correre dei rischi», disse lui. Non aveva finito di parlare che le luci che brillavano sulle loro teste cominciarono a vacillare, per poi sbiadire improvvisamente in un pallido grigiore incerto. Improvvisamente il marciapiede sotto di loro diede uno strappo e prese a rallentare. Gwen cadde per terra. Dirk la tirò su e la tenne per un braccio. La prima a fermarsi fu la cinghia più lenta, poi quella accanto alla loro ed alla fine il discensore su cui si trovavano.