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Davanti c’era un grigio vuoto, il lungo viale curvo.

Dietro — Dirk si voltò a guardare — c’era un cane che li stava inseguendo, trascinandosi dietro due catene rumorosissime. Ma diventava sempre più piccolo mentre Dirk lo osservava. Figure scure ingombravano il pavimento di plastica della fredda strada. Non appena Dirk aveva cominciato a contarle, le forme scomparvero. Una pulsazione luminosa si accese per un istante in alto, proveniente dal nulla che li circondava.

Dopo poco lui e Gwen erano di nuovo soli e non si sentiva nessun rumore tranne il mormorio ronzante della loro macchina. La faccia di Gwen era calmissima. Le sue mani erano ferme. Le mani di Dirk non lo erano. «Penso che lo abbiamo ucciso», disse lui.

«Si», rispose lei. «Lo abbiamo ucciso. Anche qualche cane». Lei rimase tranquilla per un po’. Poi disse: «Si chiamava, se mi ricordo bene, Teraan Braith, o qualcosa di simile».

Tutti e due erano calmi. Gwen spense di nuovo i fari.

«Che fai?», chiese Dirk.

«Ce ne sono degli altri davanti a noi», disse lei. «Ricordati che abbiamo sentito un grido».

«Sì». Ci pensò per un po’. «La macchina potrà sopportare delle altre collisioni?».

Gwen ebbe un debole sorriso. «Ah», disse lei. «Il codice duellesco dei Kavalari ha diverse modalità aeree. Le aerauto sono spesso scelte come armi. Sono di costruzione robusta. Questa macchina è costruita per poter resistere al fuoco del laser il più a lungo possibile. L’armatura… debbo andare avanti?».

«No». Lui fece una pausa. «Gwen».

«Sì?».

«Non ucciderne degli altri».

Lei lo guardò. «Loro stanno dando la caccia agli Emereli», disse lei, «e a qualsiasi altro che sia tanto sfortunato da trovarsi all’interno di Sfida. Sarebbero ben felici di dare la caccia anche a noi».

«Calma», disse lui. «Dobbiamo portarli fuori strada, riuscire a guadagnare tempo per gli altri. Jaan arriverà presto. Non c’è bisogno di uccidere nessuno».

Lei sospirò e le mani si mossero per far rallentare la macchina. «Dirk», aveva cominciato a dire lei. Poi vide qualcosa e quasi arrestò l’aerauto, che mantenne librata in aria ed in movimento lentissimo. «Ehi», disse, «guarda». Lei allungò un dito.

La luce era talmente bassa che era difficile distinguere chiaramente le cose, finché non furono più vicini e poi… c’era la carcassa di qualcosa, o almeno i suoi resti. Al centro della strada, ferma e sanguinante. Pezzi di carne sparsa tutt’attorno. Sangue scuro secco sulla plastica.

«Questa deve essere stata la vittima che abbiamo sentito gridare prima», spiegò Gwen in tono da conversazione. «I cacciatori di falsuomini non mangiano le prede che uccidono, lo sai. In una parola, loro affermano che le creature non sono umane e sono solo una specie di animali semi-senzienti e ci credono pure. Comunque la puzza di cannibalismo è troppo forte anche per loro, per cui non osano mangiarli. Anche negli antichi tempi, su Alto Kavalaan durante i secoli bui, i cacciatori della granlega non mangiavano mai la carne dei falsuomini che abbattevano. Dicevano che la lasciavano per gli dei, per le falene mangiatrici di carogne, per gli scarafaggi della sabbia. Naturalmente dopo averne dato un boccone ai loro cani, come premio. Comunque i cacciatori prendono dei trofei. La testa. Guarda, qui c’è il torace. Vedi forse la testa?».

Dirk si senti male.

«Anche la pelle», continuò Gwen. «Hanpo dei coltelli da scuoiatore. O per lo meno li avevano. Nota che la caccia ai falsuomini è stata vietata su Alto Kavalaan, ormai da molte generazioni. Anche il consiglio degli altolegati di Braith si è pronunciato a sfavore. Le uccisioni che fanno questi cacciatori sono clandestine. Sono costretti a nascondere i loro trofei, tranne forse quando sono tra di loro. Comunque qui, be’, secondo Jaàn, i Braith cercheranno di restare su Worlorn il più a lungo possibile. Lui mi ha detto che secondo una voce, vogliono rinunciare a Braith, portarsi le loro betheyn dalle granleghe del pianeta di origine e formare una coalizione qui, una società che ricorderà le vecchie maniere, tutte le brutture della morte e delle uccisioni. Per un po’, un anno, due o dieci, finché lo stratoscudo dei Toberiani potrà trattenere il calore. Lorimaar alto-Larteyn ed i suoi amici, senza nessuno che li possa fermare».

«Ma sarebbe pazzesco!».

«Forse. Ma questo non li fermerà. Se Jaantony e Garse dovessero partire domani, lo farebbero di sicuro. La presenza di Ferrogiada serve da deterrente. Loro hanno paura che se gli altri Braith tradizionalisti muovessero quaggiù in forze, la fazione progressista dei Ferrogiada potrebbe anche mandare i suoi uomini in forze. Allora non ci sarebbe niente da cacciare e i loro figli si troverebbero di fronte ad una vita breve e dura su di un mondo morente, senza nemmeno il piacere a cui più bramano, la gioia dell’alta caccia. No». Si strinse nella spalle. «Comunque ci sono sale piene di trofei a Larteyn, anche adesso. Lorimaar da solo vanta cinque teste e si dice che abbia due giubbe fatte di pelle di "falsuomo". Non le indossa mai. Jaan lo ucciderebbe».

Gwen lanciò di nuovo a tutta velocità la macchina e la velocità riprese ad aumentare. «Adesso», disse lei, «vuoi ancora che io li schivi la prossima volta che li incontriamo? Adesso che sai che cosa sono loro?».

Lui non rispose.

Pochissimo tempo dopo i rumori ripresero sotto di loro, gli ululati e le grida, echeggiando lungo la strada altrimenti deserta. Superarono un altro veicolo capovolto, con i pneumatici di gomma morbida gonfi e strappati e Gwen dovette girargli attorno per superarlo. Un po’ dopo c’era uno scafo vuoto fatto di metallo nero che bloccava la discesa, un robot gigantesco con quattro braccia tese in posizione grottesca sopra la testa. La parte superiore del torace era un cilindro scuro in cui erano stati incastonati degli occhi di vetro; la parte inferiore era una base delle dimensioni dell’aerauto, montata su ruote. «Un controllore», disse Gwen mentre passavano accanto al silenzioso cadavere meccanico e Dirk vide che le mani erano state tagliate via dalle braccia una per una e che il corpo era pieno di buchi provocati dal laser.

«Avrà combattuto con loro?», chiese lui.

«Probabilmente», rispose lei. «Il che significa che la Voce è ancora viva e controlla ancora alcune funzioni. Forse è per questo che non abbiamo più sentito niente da Bretan Braith. Può darsi che abbiano dei guai laggiù. La Voce, naturalmente, ammasserà i suoi controllori per proteggere le funzioni vitali della città». Si strinse nelle spalle. «Ma non importa. Gli Emereli non sanno come comportarsi per difendersi dalle violenze. I controllori sono strumenti di prevenzione. Sparano dardi narcotici e credo che possano emettere dei gas lacrimogeni dalle griglie che hanno alla base. I Braith vinceranno. Sempre».

Dietro di loro il robot era già scomparso e la strada era di nuovo vuota. I rumori davanti si fecero più forti.

Questa volta Dirk non disse niente quando Gwen si chinò in avanti e riaccese le luci e le grida e gli impatti si susseguirono uno dopo l’altro. Gwen colpi entrambi i cacciatori Braith, anche se dopo disse che non era sicura di aver ucciso il secondo. Era stato colpito di striscio e buttato da una parte, finendo contro uno dei cani.

E Dirk era rimasto senza voce, perché mentre l’uomo cadeva e roteava contro la loro ala destra, aveva perduto la presa e si era schiantato contro la vetrina di un negozio lasciando una traccia sanguinante sul vetro mentre scivolava dentro. La cosa che aveva in mano, fino a quel momento, lui la stava tenendo per i capelli, notò Dirk.

La strada a cavatappi continuava a girare attorno alla torre che era stata Sfida, affondando lentamente, ma continuamente. Ci volle più tempo di quanto immaginasse Dirk per sprofondare dal livello 388 — dove avevano sorpreso la seconda banda di Braith — fino al livello uno. Un lungo volo nel silenzio grigio.

Non incontrarono nessun altro, né Kavalari, né Emereli.

Al livello 120 un controllore solitario bloccò loro la strada, facendo roteare i suoi occhi debolmente luminosi e comandando loro di fermarsi con la voce — sempre tranquilla e cordiale — della Voce di Sfida. Ma Gwen non rallentò e quando lei fu vicina, il controllore roteò via spostandosi, senza sparare dardi e senza emettere gas. I suoi ordini echeggianti li inseguirono lungo la strada.