«Ho dormito abbastanza», stava dicendo Vikary. «È una cosa senza importanza. Ho pensato alla nostra posizione». Fece un gesto con la mano. «Vieni»
Andarono in un’altra stanza, una stanza da pranzo vuota, poi uscirono su uno dei molti balconi che si affacciavano sulla città Cupalba. Vista di giorno, Kryne Lamiya era diversa, meno disperata; anche il debole sole di Worlorn era sufficiente a far scintillare la veloce acqua che riempiva i canali e nell’eterno crepuscolo le pallide torri apparivano meno sepolcrali.
Dirk era debole ed aveva molta fame, ma il suo mal di testa era andato via ed il vento frizzante contro il volto lo faceva star bene. Si allontanò i capelli dagli occhi — i capelli erano tutti annodati e stopposi — e aspettò di sentire Jaan.
«Ho guardato da qui durante la notte», disse Vikary, con i gomiti sulla fredda ringhiera e gli occhi che frugavano l’orizzonte. «Ci stanno cercando, t’Larien. Per due volte ho visto delle macchine sulla città. La prima volta era solo una luce, alta e distante, per cui può darsi che mi sia sbagliato. Ma la seconda volta non posso essermi sbagliato. Era la macchina a testa di lupo di Chell che volava rasoterra sui canali, con un faro attaccato. È passato vicinissimo. C’era anche un cane. Ho sentito che abbaiava come impazzito per la musica di Cupalba».
«Non ci hanno trovati», disse Dirk.
«Vero», rispose Vikary. «Penso che qui siamo abbastanza al sicuro, per un po’. A meno che… Non so bene come hanno fatto a trovarvi a Sfida e la cosa mi spaventa. Se seguono la nostra pista fino a Kryne Lamiya e setacciano la città con i cani Braith, siamo in un grosso pericolo. Ormai non abbiamo più annulla-scia». Guardò Dirk. «Come hanno fatto a sapere dove eravate fuggiti? Hai qualche idea?».
«No», disse Dirk. «Non lo sapeva nessuno. Certamente non ci ha seguiti nessuno. Può darsi che l’abbiano semplicemente indovinato. Era la scelta più logica, dopotutto. La vita era più comoda a Sfida che in qualsiasi altra città. Più facile. Capito?».
«Si, lo so. Ma non accetto la tua teoria, però. Ricordati, t’Larien, che anche Garse ed io abbiamo preso in considerazione questo problema, quando tu ci hai svergognati abbandonandoci al quadrato della morte. Sfida era la scelta più ovvia, e quindi la meno logica, abbiamo pensato. Sembrava più probabile che sareste andati a Musquel vivendo con il pesce che riuscivate a pescare, oppure che Gwen avesse pensato per tutti e due procurando cibo nella foresta che lei conosceva così bene. Garse aveva anche suggerito che potevate semplicemente aver nascosto la macchina per rimanere in qualche altra sezione di Larteyn, in modo da poterci far fessi mentre vi cercavamo per tutto il pianeta».
Dirk si innervosì. «Si. Be’, immagino che la nostra scelta sia stata stupida».
«No, t’Larien, non direi così. L’unica scelta stupida, penso sarebbe stata quella di scappare verso la Città nella Palude Senzastelle, dove si sapeva che i Braith erano a frotte. Sfida era una scelta sottile, sia che fosse stata fatta apposta o no. Pareva una scelta così sbagliata che in effetti era l’unica giusta. Mi capisci? Non riesco a vedere come abbiano fatto i Braith a scoprirlo con un semplice processo deduttivo».
«Forse», disse Dirk. Ci pensò un momento. «Ricordo che il primo che abbiamo sentito è stato Bretan, che ci ha parlato. Lui… Be’, non stava verificando una teoria. Lui sapeva che noi eravamo là da qualche parte».
«E non hai nessuna idea di come facesse?».
«No. Nessuna idea».
«Allora dovremo vivere con la paura che ci trovino anche qui. Altrimenti, a meno che i Braith non possano ripetere il miracolo, saremmo al sicuro.
«Devi capire, però, che la nostra posizione non è priva di difficoltà. Abbiamo un tetto e acqua a volontà, ma non abbiamo cibo di nessun genere. La prossima volta che usciamo all’aperto — dobbiamo andare allo spazioporto ed abbandonare Worlorn al più presto possibile, non c’è altra possibilità — la prossima volta che usciamo sarà molto difficoltoso. I Braith ci anticiperanno. Noi abbiamo la mia pistola a laser e due laser da caccia che ho trovato nell’aerauto. Più la macchina, armata e corazzata bene, che dovrebbe appartenere probabilmente a Roseph alto-Braith Kelcek…».
«Uno dei relitti sulla terrazza è ancora parzialmente funzionante», intervenne Dirk.
«Allora abbiamo due aerauto, se dovessimo averne bisogno», disse Vikary. «Contro di noi ci sono otto dei cacciatori Braith ancora vivi e probabilmente nove… Non sono sicuro, di aver colpito gravemente Lorimaar Arkellor. È possibile che l’abbia ucciso, ma sono propenso a dubitarne. Probabilmente i Braith possono mettere in cielo otto macchine, se lo credono opportuno, benché sia più tradizionale volare assieme, teyn-e-teyn. Tutte le macchine saranno corazzate. Hanno delle riserve, energia, cibo. Ci superano di gran numero. Può darsi, dato che io sono un fuorilegge infrangi-duello, che facciano pressione su Kirak Rossacciaio Cavis e sui due cacciatori della Fortezza di Scianagate perché si uniscano a loro nella mia ricerca. Infine, c’è Garse Janacek».
«Garse?».
«Io spero — prego — che si tolga la pietraluce dal braccio e ritorni su Alto Kavalaan. Si vergognerà, sarà solo se porterà solo il ferro. Non è un destino facile, t’Larien. È in disgrazia per causa mia, come tutta Ferrogiada. Mi dispiace che lui sia nei guai, però spero che vada a finire così. Però c’è anche un’altra possibilità, vedi».
«Un’altra…?».
«Potrebbe cacciarci. Lui non può abbandonare Worlorn fino a quando non verrà la nave. E per questo ci vorrà un po’ di tempo. Non so cosa farà lui».
«Non si unirà di sicuro ai Braith. Loro sono suoi nemici e tu sei il suo teyn e Gwen è la sua cro-betheyn. Può darsi che voglia uccidere me, questo è certo, ma…».
«Garse è più Kavalar di me, t’Larien. Lo è sempre stato. E adesso ancor più di prima, dato che io non sono più un Kavalar dopo quello che ho fatto. I vecchi usi insegnano che il teyn di un uomo debba portare la morte ad un infrangi-duelli, non meno degli altri. È un uso che può essere seguito solo dai più forti. Per molti, il vincolo del ferro-e-pietraluce è troppo stretto, per cui li si lascia da soli a piangere. Comunque Garse Janacek è un uomo molto forte, in un certo senso anche più forte di me. Non so. Non so».
«E se ci venisse dietro?».
Vikary parlò con calma. «Non potrei sollevare un’arma contro Garse. Lui è il mio teyn, anche se io non sono più il suo e gli ho fatto già abbastanza male, ho causato il suo fallimento, gli ho gettato addosso la vergogna. Per causa mia lui ha dovuto sopportare una dolorosa ferita per la maggior parte della sua vita da adulto. Una volta, quando eravamo giovani tutti e due, un uomo più anziano accusò offesa per uno dei suoi scherzi e lanciò la sfida. Il modo era il colpo-solo e combattemmo teynati e nella mia saggezza non proprio infinita, convinsi Garse che avremmo dimostrato il nostro onore se avessimo sparato in aria. Purtroppo facemmo proprio così. Gli altri due decisero di insegnare una lezione di umorismo a Garse. Con mia grande vergogna mi lasciarono illeso, mentre lui venne sfigurato a causa della mia stupidità.
«Eppure non mi ha mai rimproverato. La prima volta che lo vidi dopo il duello, quando stava ancora riprendendosi dalle ferite, mi disse: "Avevi ragione Jaantony, hanno proprio mirato in aria anche loro. peccato che abbiano sbagliato la mira"». Vikary rise, ma Dirk lo guardò e vide che aveva gli occhi pieni di lacrime, la bocca tesa e amara. Però non piangeva; con uno sforzo di volontà immenso riuscì a tenere indietro le lacrime.
All’improvviso Jaan si voltò e ritornò dentro, lasciando Dirk da solo sul balcone con i venti della bianca città del crepuscolo e la musica di Lamiya-Bailis. Lontano, sull’orizzonte si alzavano le bianche mani tese, che trattenevano la foresta usurpante. Dirk le studiò, pensoso, riflettendo sulle parole di Vikary.